Tumore al rene: sintomi, sopravvivenza e prognosi, cura

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 2 febbraio 2018

Introduzione

I reni sono due organi simmetrici, collocati ai lati dell’addome e delle dimensioni di un pugno chiuso; fanno parte dell’apparato urinario e la loro funzione è quella di preparare l’urina da espellere rimuovendo le sostanze di rifiuto e l’acqua in eccesso dal sangue.

L’urina si raccoglie in uno spazio cavo (bacinetto renale) che si trova al centro del rene, passa quindi dal bacinetto renale alla vescica percorrendo un lungo tubicino detto uretere. L’urina, infine, abbandona la vescica e viene espulsa dall’organismo attraverso un tubicino più corto (uretra).

I reni, inoltre, producono sostanze che aiutano a tenere sotto controllo la pressione e a fabbricare i globuli rossi.

Attaccata alla sommità del rene c’è la ghiandola surrenale. Due strati di tessuto, uno adiposo e uno fibroso, circondano il rene e la ghiandola surrenale.

Il tumore del rene è una crescita anomala all’interno dell’organo. Un tumore può essere benigno (non canceroso) o maligno (canceroso). La lesione più comune del rene è una formazione piena di liquido, denominata cisti. Le cisti semplici sono benigne e hanno un aspetto tipico nelle immagini delle tecniche diagnostiche. Non evolvono a cancro e di solito non richiedono controlli o trattamenti. I tumori solidi del rene possono essere benigni, ma di fatto sono cancerosi in oltre l’80% dei casi.

Il carcinoma a cellule renali (CCR) è un tipo di cancro del rene che origina dal rivestimento di tubi molto piccoli (tubuli) del rene. Questo carcinoma è il più comune tipo di cancro renale negli adulti, ma è importante essere consapevoli che, con una diagnosi e un trattamento tempestivi, il cancro del rene può essere curato.

Dagli anni settanta, la diffusione di questo tumore nei Paesi più ricchi è raddoppiata, è infatti una malattia tipica delle regioni più sviluppate, con diffusione fino a quasi cinque volte maggiore di alcune aree più povere. In Nord-America, Europa e Australia troviamo 10-20 casi per 100 000 persone, contro anche i 2 casi su 100 000 persone in alcune parti dell’Africa. In generale, la malattia è più diffusa tra gli uomini che tra le donne e il rischio aumenta con l’età.

La diagnosi è precoce in circa il 50% dei casi, il tasso di sopravvivenza è del 95% nel caso di diagnosi precoce, del 20% nel caso di stadi avanzati. Questo tumore rappresenta il 2% di tutti i casi di cancro e l’1% delle morti.

Ricostruzione grafica dell'anatomia della vescica

In figura sono evidenziati i due reni, la vescica e gli ureteri che li collegano (iStock.com/Nerthuz)

Cellule tumorali

Il tumore si manifesta nelle cellule, cioè nei “mattoncini” che costituiscono i tessuti; i tessuti, a loro volta, formano i reni e gli altri organi del nostro corpo.

In condizioni normali le cellule crescono, si dividono e originano così le nuove cellule quando l’organismo ne ha bisogno; le cellule normali che invecchiano o subiscono un qualche danno muoiono e vengono sostituite da cellule nuove.

In alcuni casi questo processo si altera, iniziano a formarsi cellule nuove anche quando l’organismo non ne ha bisogno e le cellule vecchie o danneggiate non vengono distrutte. L’accumulo di cellule va a formare una massa di tessuto detta tumore.

I tumori del rene possono essere

  • benigni (non cancerosi)
  • o maligni (di natura cancerosa).

Quelli benigni sono i meno pericolosi.

I tumori benigni (cisti):

  • di norma non rappresentano un pericolo grave,
  • possono essere curati o asportati e di solito non recidivano,
  • non invadono i tessuti circostanti,
  • non si diffondono in altre parti dell’organismo, cioè non formano metastasi.

I tumori maligni

  • in alcuni casi possono rappresentare un pericolo grave,
  • di norma possono essere asportati o distrutti, ma il tumore può comunque recidivare,
  • sono in grado di invadere i tessuti e gli organi circostanti,
  • possono diffondersi in altre parti dell’organismo.

Le cellule tumorali possono diffondersi in tutto l’organismo, staccandosi dal tumore originario. Possono entrare nel sistema linfatico e raggiungere i linfonodi, oppure entrare in circolo e colpire i polmoni, il fegato, le ossa o il cervello. Le cellule tumorali si attaccano ad altri organi e, crescendo, formano nuovi tumori in grado di danneggiare i tessuti.

Metastasi

Il cancro del rene può dare frequentemente metastasi, principalmente ma non solo ai linfonodi e al polmone (nel 55% dei casi), al fegato e alle ossa (in circa il 33% dei casi). Nel complesso possono essere interessati:

  • cervello,
  • colon,
  • fegato,
  • linfonodi,
  • milza,
  • ossa,
  • pelle,
  • polmone,
  • rene,
  • surrene.

Cause

Quando si riceve la diagnosi di tumore al rene è naturale chiedersi da che cosa sia stata causata la malattia, ma i medici di solito non sono in grado di spiegare perché alcuni pazienti sviluppino un tumore al rene e altri invece rimangano perfettamente sani.

Si sa con certezza, tuttavia, che i pazienti che presentano determinati fattori di rischio hanno maggiori probabilità di soffrire di tumore al rene. I fattori di rischio sono abitudini o situazioni in grado di aumentare il rischio di soffrire di una certa malattia.

Le ricerche hanno evidenziato i fattori di rischio seguenti per il tumore al rene:

  • Età. Si manifesta per lo più negli uomini tra i 50 e i 70 anni, con un picco attorno ai 60 anni.
  • Sesso. È circa due volte più frequente negli uomini che nelle donne. Parte di questa differenza potrebbe essere legata al fatto che ci sono maggiori probabilità che gli uomini siano fumatori e che siano esposti per motivi professionali ad agenti chimici causanti il cancro.
  • Fumo. Il fumo di tabacco è un fattore di rischio primario per il tumore al rene: chi fuma presenta un rischio maggiore rispetto ai non fumatori. Il rischio aumenta se si fumano più sigarette per un lungo periodo.
  • Esposizioni professionali a specifiche sostanze come metalli (cadmio) o altro (erbicidi e solventi organici, in particolare il tricloroetilene).
  • Obesità. L’obesità fa aumentare il rischio di tumore al rene.
  • Ipertensione. La pressione alta può far aumentare il rischio di tumore al rene.
  • Precedenti familiari di tumore al rene. Chi ha un familiare che è stato colpito da tumore al rene, presenta un rischio leggermente maggiore di ammalarsi; inoltre anche alcuni disturbi ereditari possono far aumentare il rischio.
  • Presenza di malattie renali gravi, soprattutto quando sia necessaria la dialisi.
  • Sindrome di Von Hippel-Lindau (VHL). È una malattia rara ed ereditaria, causata da una mutazione del gene VHL. In presenza di questa mutazione si ha un aumento del rischio di tumore al rene. Chi ne soffre può anche avere cisti o tumori all’occhio, al cervello o in altre parti del corpo. I famigliari delle persone affette dalla VHL possono sottoporsi a un esame specialistico per escludere la mutazione del gene.

Molti pazienti affetti da tumore al rene non presentano nessuno di questi fattori di rischio e viceversa, molti pazienti, pur presentando fattori di rischio noti non si ammalano.

Al momento attuale non è purtroppo possibile prevenire il tumore del rene, se non evitando i fattori di rischio noti come fumo ed obesità.

Sintomi

Tra i sintomi frequenti del tumore al rene ricordiamo:

Questi sintomi possono essere causati dal tumore al rene, ma ovviamente anche da molti altri problemi, ad esempio un’infezione o una cisti renale. Chi presenta i sintomi sopraelencati dovrebbe avvertire il medico, in modo da giungere a una diagnosi e a una terapia il più precoce possibili.

Da notare che purtroppo il cancro del rene causa raramente segni o sintomi nei suoi primi stadi; il classico terzetto di sintomi, dolori al fianco, ematuria e massa nel fianco, è poco comune (10%) ed è indicativo di malattia avanzata. Il 25-30% dei pazienti è asintomatico e il carcinoma a cellule renali viene trovato per caso durante indagini condotte con scopi diversi.

Sopravvivenza

Il tumore del rene e delle vie urinarie rappresenta circa il 2% di tutti i tumori

  • 16 casi su 100.000 uomini per anno,
  • 7 casi su 100.000 donne per anno.

Il carcinoma a cellule renali è il più comune tipo di cancro al rene negli adulti e faremo riferimento ad esso relativamente alle percentuali di sopravvivenza; tumori diversi possono avere prognosi diverse.

L’evoluzione del paziente dipende da quanto il cancro è diffuso e da come risponde al trattamento. La percentuale di sopravvivenza è maggiore se il tumore è nei suoi stadi iniziali e non si è diffuso al di fuori del rene. Se ha raggiunto i linfonodi o altri organi, la percentuale di sopravvivenza è molto minore.

La percentuale di sopravvivenza media dopo cinque anni è intorno al 90-95% per tumori più piccoli di 4 centimetri, mentre per tumori più grossi senza metastasi la percentuale si attesta intorno al 80-85%.

Nel caso di metastasi ai linfonodi la percentuale di sopravvivenza varia dal 5% al 15%, infine se si osserva diffusione di metastasi in altri organi la percentuale di sopravvivenza a cinque anni dall’intervento è meno del 5%.

Per i soggetti che manifestano una recidiva a seguito dell’intervento in genere la probabilità di sopravvivenza è purtroppo molto bassa.

Diagnosi e stadiazione

Se soffrite di sintomi che potrebbero far sospettare un tumore al rene il medico cercherà di scoprirne le cause; dovrete sottoporvi a una visita medica e a uno o più degli esami seguenti:

  • Esame delle urine. Serve per escludere la presenza di sangue nelle urine e di altri sintomi.
  • Esami del sangue. Gli esami controllano i livelli di diverse sostanze, come ad esempio la creatinina. Un livello di creatinina più alto del normale può indicare che i reni non funzionano correttamente.
  • Ecografia. Nell’ecografia vengono usate onde sonore non percepibili dall’orecchio umano. Le onde sonore fanno eco contro gli organi della zona addominale, e il computer quindi può creare un’immagine del rene e dei tessuti circostanti. L’ecografia permette di visualizzare un eventuale tumore al rene.
  • TAC. Un dispositivo radiografico connesso a un computer scatta una serie di immagini dettagliate dell’addome. Vi può essere iniettato un mezzo di contrasto, in modo che l’apparato urinario e i linfonodi risultino ben visibili nelle immagini. La TAC può visualizzare un tumore nei reni, nei linfonodi o nel resto dell’addome.
  • Risonanza magnetica. La risonanza magnetica usa una calamita potente connessa a un computer per scattare immagini dettagliate dell’apparato urinario e dei linfonodi. Anche in questo caso potrete ricevere un’iniezione di un mezzo di contrasto. La risonanza magnetica può visualizzare il tumore nei reni, nei linfonodi o in altri tessuti dell’addome.
  • Urografia. Vi verrà iniettato un mezzo di contrasto in una vena del braccio: il tracciante si muoverà all’interno dell’organismo e si raccoglierà nei reni, facendoli apparire nitidamente sulle radiografie. Mentre il mezzo di contrasto transiterà dai reni verso gli ureteri e la vescica, saranno scattate una serie di immagini, utili per evidenziare un tumore al rene o altri problemi. L’urografia è usata con minor frequenza rispetto alla TAC o alla risonanza magnetica per diagnosticare il tumore al rene.
  • Biopsia. La biopsia è la rimozione dei tessuti alla ricerca di cellule tumorali. In alcuni casi può essere l’unico modo per diagnosticare il tumore al rene. Un ago sottile viene inserito sottopelle e raggiunge il rene, dove asporta un minuscolo campione di tessuto. Il medico può usare l’ecografia o la TAC per dirigere l’ago. Il patologo esaminerà al microscopio il campione di tessuto prelevato, alla ricerca di eventuali cellule tumorali.
  • Intervento chirurgico. Dopo l’intervento di rimozione totale o parziale del rene (nefrectomia) il patologo effettuerà la diagnosi definitiva, esaminando i tessuti asportati al microscopio.

Stadiazione

Per capire qual è la terapia migliore nel vostro caso il medico deve sapere qual è lo stadio in cui si trova il tumore, cioè la gravità e la diffusione della patologia. Lo stadio dipende dall’eventuale invasione dei tessuti circostanti e dall’eventuale presenza di metastasi in altre parti dell’organismo.

Il medico potrà prescrivervi uno o più degli esami seguenti:

  • Esami del sangue. Il medico può prescrivervi gli esami del sangue, alla ricerca di anomalie nei livelli di determinate sostanze. Alcuni pazienti affetti da tumore al rene presentano livelli elevati di calcio o di LDH. Con gli esami del sangue, inoltre, si riesce a capire se anche il fegato funziona bene.
  • Radiografia toracica. La radiografia toracica può evidenziare un tumore ai polmoni.
  • TAC. La TAC del torace e dell’addome può evidenziare un tumore nei linfonodi, nei polmoni o in altre zone.
  • Risonanza magnetica. La risonanza magnetica può evidenziare un tumore nei vasi sanguigni, nei linfonodi o in altri tessuti dell’addome.

Se il tumore si diffonde in una zona dell’organismo diversa dalla sede originaria il nuovo tumore ha lo stesso tipo di cellule, e quindi lo stesso nome, di quello originario; ad esempio se il tumore al rene si diffonde nei polmoni, le cellule tumorali presenti nei polmoni saranno a tutti gli effetti cellule del tumore al rene. La patologia, quindi, sarà identificata come tumore renale metastatico e non come tumore ai polmoni, e come tale sarà curata. Il nuovo tumore sarà detto metastasi, o tumore a distanza.

Il tumore al rene è classificato secondo quattro stadi:

  1. Stadio I. il tumore è più piccolo di una pallina da tennis (diametro inferiore ai 7 cm). Le cellule tumorali sono presenti solo nel rene.
  2. Stadio II. Il tumore è più grande di una pallina da tennis, ma le cellule tumorali si trovano soltanto nel rene.
  3. Stadio III. Il tumore può essere di qualsiasi dimensione. Si è diffuso in almeno un linfonodo prossimo al rene oppure ha colpito anche i tessuti adiacenti al rene e ha raggiunto i vasi sanguigni circostanti.
  4. Stadio IV. Il tumore ha raggiunto e superato lo strato adiposo e lo stato fibroso esterno che circondano il rene. In alternativa le cellule tumorali si sono diffuse nei linfonodi vicini oppure nei polmoni, nel fegato, nelle ossa o in altri tessuti.

Cura e terapia

Chi soffre di tumore al rene ha a disposizione diversi tipi di terapia:

  • intervento chirurgico,
  • terapia mirata,
  • immunoterapia.

Le terapie possono essere combinate tra loro e la scelta del tipo di cura più efficace dipende principalmente da:

  • dimensione del tumore,
  • eventuale diffusione del tumore nei tessuti vicini al rene,
  • eventuale presenza di metastasi in altre parti dell’organismo,
  • età e stato di salute generale del paziente.

Sarete seguiti da un’équipe di specialisti che vi aiuterà a progettare la terapia. tra gli specialisti indicati nel vostro caso possiamo ricordare l’urologo, cioè il chirurgo specializzato nella terapia dei problemi dell’apparato urinario. Tra gli altri specialisti in grado di curare il tumore al rene ricordiamo:

  • urologo oncologo (chirurgo specializzato nella terapia dei tumori dell’apparato urinario),
  • oncologo,
  • radiologo.

L’équipe, inoltre, potrà comprendere un’infermiera e un dietologo.

Il medico vi descriverà le varie terapie, i risultati attesi di ciascuna di esse e i possibili effetti collaterali. La terapia oncologica in molti casi danneggia le cellule e i tessuti sani, quindi gli effetti collaterali sono frequenti. Prima dell’inizio della terapia, vi suggeriamo di chiedere all’équipe che vi segue informazioni sui possibili effetti collaterali e sulle ricadute della terapia sulla vostra vita quotidiana. Lavorerete insieme ai medici per costruire una terapia che venga incontro alle vostre necessità.

In tutte le fasi della malattia è possibile alleviare gli effetti collaterali della terapia, tenere sotto controllo il dolore e gli altri sintomi e ricevere aiuto per affrontare i sentimenti che la diagnosi di tumore inevitabilmente scatena.

In alcuni casi, inoltre, è possibile chiedere al proprio medico di partecipare a un esperimento clinico, cioè a una ricerca che sperimenta nuove terapie; gli esperimenti clinici sono un’ottima opportunità per i pazienti affetti da tumore al rene in qualsiasi stadio.

Intervento chirurgico

La maggior parte dei pazienti affetti da tumore al rene deve sottoporsi all’intervento chirurgico; il tipo di intervento dipende dalle dimensioni e dallo stadio del tumore, dallo stato di salute del rene non colpito da tumore (e dall’eventuale sua assenza) oppure dalla presenza del tumore in entrambi i reni.

Il chirurgo vi spiegherà quali sono i diversi tipi di intervento e quale tipo può essere adatto nel vostro caso.

  • Nefrectomia radicale. Il chirurgo asporta tutto il rene, la ghiandola surrenale e alcuni tessuti circostanti. Possono essere asportati anche alcuni linfonodi della zona.
  • Nefrectomia parziale. Il chirurgo asporta solo la parte del rene che contiene il tumore. Ai pazienti colpiti da un tumore di dimensioni inferiori a quelle di una pallina da tennis potrà essere consigliato questo tipo di intervento.

Il rene può essere asportato in due modi:

  • il chirurgo può asportare il tumore praticando un’ampia incisione (intervento a cielo aperto)
  • oppure diverse incisioni più piccole (intervento in laparoscopia). Nel caso della laparoscopia il chirurgo riesce a vedere l’interno dell’addome inserendo in una delle incisioni un tubicino sottile con una fonte luminosa a un’estremità (laparoscopio). In alcuni casi l’intervento è robotizzato: il chirurgo controlla il robot grazie allo schermo del computer e ai comandi computerizzati.

Il chirurgo può usare altri metodi per distruggere il tumore, ai pazienti con un tumore di dimensioni inferiori ai 4 cm oppure che non si possono sottoporre all’intervento di nefrectomia parziale per via di altri problemi di salute, il chirurgo può consigliare:

  • Criochirurgia. Il chirurgo inserisce il bisturi in una piccola incisione o direttamente nella pelle. Il bisturi raggiunge il tumore, congelando e distruggendo le cellule tumorali.
  • Ablazione in radiofrequenza. Il chirurgo inserisce una sonda speciale direttamente nella pelle o attraverso una piccola incisione. La sonda che raggiunge il tumore contiene minuscoli elettrodi che uccidono le cellule tumorali con il calore.

Il tempo di guarigione dopo l’intervento varia a seconda del paziente, ma con ogni probabilità vi sentirete deboli o stanchi per un po’ di tempo.

Per i primi giorni potrete avvertire dolore e fastidio, entrambi controllabili con i farmaci appositi. Prima dell’intervento vi consigliamo di chiedere al medico o agli infermieri come verrà gestito il dolore postoperatorio. Dopo l’intervento, il medico potrà adeguare il piano terapeutico alle vostre necessità, se il dolore sarà molto forte.

L’équipe medica controllerà i sintomi di emorragia, infezione o altri problemi: terrà traccia della quantità di liquidi che assumete e della quantità di urina prodotta.

Se viene asportato un solo rene, l’altro può lavorare tranquillamente per due; tuttavia, se il rene rimasto non svolge perfettamente la sua funzione di filtro del sangue, probabilmente dovrete ricorrere alla dialisi. Alcuni pazienti dovranno sottoporsi al trapianto di un rene sano proveniente da un donatore.

Terapia mirata

Chi è affetto da tumore al rene metastatico può ricevere una terapia detta terapia mirata: per il tumore al rene sono usati diversi tipi di terapia mirata che hanno in comune il fatto di riuscire a diminuire le dimensioni del tumore o rallentarne la crescita.

Di norma la terapia mirata viene somministrata per via orale, probabilmente durante la terapia vi sentirete molto stanchi e tra gli altri effetti collaterali ricordiamo:

Immunoterapia

Chi soffre di tumore al rene con metastasi può anche ricorrere all’immunoterapia: l’immunoterapia per il tumore al rene è una terapia in grado di aumentare le difese immunitarie naturali dell’organismo contro il tumore, cioè di migliorare l’efficienza del sistema immunitario. La terapia del tumore al rene è in grado di rallentare la crescita del tumore o di diminuirne le dimensioni. L’immunoterapia viene somministrata per endovena o mediante iniezione sottocutanea, in ospedale o in ambulatorio.

Per prevenire gli effetti collaterali possono essere somministrati altri farmaci contemporaneamente all’immunoterapia, gli effetti collaterali dipendono dal tipo di immunoterapico usato e variano a seconda del paziente. In molti casi l’immunoterapia può provocare eruzioni cutanee ed edema. Durante la terapia vi sentirete molto stanchi e probabilmente avvertirete anche mal di testa, dolori muscolari, febbre o estrema debolezza.

Alimentazione e follow-up

Alimentazione

Prima, durante e dopo la terapia è fondamentale prendersi cura di se stessi.

Prendersi cura di se stessi significa anche seguire una dieta bilanciata con la giusta quantità di calorie, per mantenere il peso forma. È anche importante assumere proteine a sufficienza, per salvaguardare la forza muscolare. Seguire una dieta sana può aiutarvi a sentirvi meglio e ad avere più energie.

In alcuni casi, soprattutto durante la terapia o immediatamente dopo, può succedere che non abbiate appetito, perché non vi sentite bene o siete stanchi. Alcuni pazienti lamentano un cambiamento del gusto degli alimenti, inoltre gli effetti collaterali della terapia (diminuzione dell’appetito, nausea, vomito o ulcere alla bocca) possono impedirvi di seguire una dieta corretta.

Il medico, il dietologo o gli specialisti che vi seguono possono suggerirvi come soddisfare le vostre esigenze nutrizionali.

Follow-up

Dopo la terapia per il tumore al rene dovrete sottoporvi a visite di controllo ed esami regolari, ad esempio ogni sei mesi. Le visite di controllo servono per diagnosticare e curare tempestivamente gli eventuali problemi.

Il tumore può recidivare dopo la terapia: il medico escluderà quest’eventualità prescrivendovi gli esami del sangue, la radiografia toracica, la TAC e/o l’ecografia.

Prevenzione

Non esistono ad oggi strategie efficaci per prevenirne con certezza la comparsa, se non evitando o riducendo i fattori di rischio cosiddetti modificabili:

  • dieta,
  • peso corporeo,
  • fumo,
  • attività fisica.

Non esistono esami di screening dal rapporto costi/benefici favorevoli, ma nei soggetti ad alto rischio potrebbe valere la pena valutare un’ecografia annuale di controllo, mirata a un’eventuale diagnosi precoce.

Fonti principali:

Adattamento a cura di Elisa Bruno

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Buonasera, il mio compagno ha fatto esami dell’urina ed è risultato che le proteine sono 74000. fuori norma ma meno evidente creatinina e albumina. Il nefrologo al quale si è rivolto gli fa rifare gli esami fra un mese. Non è troppo tempo? Poi niente tac o risonanza magnetica ai reni. Le sembra normale?
    Grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Probabilmente non ci sono altri fattori di rischio o sintomi che inducano all’urgenza.

  2. Anonimo

    Buongiorno dottore!
    Un caro amico di famiglia è stato operato ieri per un tumore ad un rene e gli è stato asportato completamente. Purtroppo questo tumore ha intaccato una vertebra che, quanto prima, verrà bombardata con una chemioterapia mirata. Purtroppo ci sono anche altri focolai nel pancreas e nei polmoni. Ho letto di una nuova terapia, composta dall’abbinata tra il Nab Paclitaxel (un nanofarmaco) e la gemcitabina (un chemioterapico utilizzato da tempo), che è stata appena approvata dall’Agenzia Italiana per il Farmaco.
    Potrebbe essere utile? È una alternativa alla chemioterapia classica? Potrebbe in qualche modo bloccare tutti questi focolai? È il caso di suggerirla ai medici che lo stanno seguendo? Quanto dovrebbe durare la cura? Che controindicazioni potrebbero esserci?
    Mi scusi per la raffica di domande e la ringrazio già da ora per la sua risposta.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace davvero, ma non mi sento in grado di rispondere.

    2. Anonimo

      Grazie lo stesso e buona giornata.

  3. Anonimo

    Operato neoplasia renale Di 3 cm incapsulata rene sx in attesa di referto . Posso sperare o operato a cielo aperto perso 7 kg cheratina normale .sono molto agitato

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Possiamo senza dubbio sperare, se così non fosse non sarebbe stato operato.

      Mi tenga al corrente.

  4. Anonimo

    Buongiorno dottore,
    Le volevo chiedere un parere, sono un ragazzo di 29 anni, Ho un varicocele bilaterale di terzo e secondo grado, non operabile essendo asintomatico e poiché lo spermiogramma è sempre andato bene.
    Ho letto che a volte un varicocele può essere sintomo di una massa tumorale al rene, è vero nel mio caso è doveroso forse fare un ecografia?, sono anche donatore di sangue due settimane fa ho donatore dal mio emocromo è risultato tutto nella norma ma non mi sembra di trovare quello specifico per la funzionalità per il rene.
    Soerandohin una sua risposta le porgo cordialissimi saluti.

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, in particolari casi può esserci una massa che può ostruire le vene spermatiche e causare il varicocele, ma essendo bilaterale escluderei problematiche simili. Inoltre probabilmente avrebbe dovuto avere qualche alterazioni all’esame delle urine. Non credo sia necessario fare accertamenti ai reni, ma se questo dovesse farla sentire meglio può farli. Saluti

  5. Anonimo

    Positvo aiuta sempre parlrne

  6. Anonimo

    BUONASERA ..MIO MARITO HA FATO DEGLI ESAMI DI RUTIN
    CHE é FISSATO E LI FA UNA VOLTA AL ANNO MA QUESTA VOLTA AVEVA DEI SBALZI ALLE URINE EMOGLOBINA 0,03 ..ERITROCITI 52 LEUCOCITI 33 POI LA DOTTORESSA GLI HA PRESCRITTI QUESTI ESAMI URINO CULTURA ..URINE ESAME CHIMICO E MICROSCOPICO E POI URINA 1°G SECONDO LEI COSA PUO AVERE??? E CHE DA GIORNI CHE SONO PREOCUPATA

    1. Anonimo

      MIO MARITO HA 42 ANNI

    2. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sintomi mentre urina?

    3. Anonimo

      a volte bruciore

    4. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Potrebbe trattarsi di infezione delle vie urinarie.

  7. Anonimo

    ok la ringrazio e scusi per il messaggio di sopra ..ho sbagliato

  8. Anonimo

    Buonasera dottore mio marito ha fatto gli esami di urine cultura risultati carica microbica Ufc 20000 colturale positivo poi 1 enterococcus faecalis urine di prima mattina tutto negativo

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Ha un’infezione urinaria, niente di grave, il medico prescriverà l’antibiotico adatto.

    2. Anonimo

      Anch’io ho avuto un risultato simile, quindi non si tratta di tumore?

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Difficile entrare nel merito senza conoscere ulteriori dettagli, ma un’urinocoltura positiva è in genere segno di infezione delle vie urinarie.

  9. Anonimo

    Questa mattina urinando ho notato che probabilmente c’era sangue (il colore era rosso intenso); ho 24 anni, sono sano come un pesce e ieri ho fatto un allenamento particolarmente duro di kickboxing, potrebbe essere questa la causa?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, è una spiegazione plausibile, ma raccomando comunque di fare il punto (magari solo telefonico) con il medico curante.

  10. Anonimo

    A 40 anni può venire un tumore al rene?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, è possibile, ma è sicuramente molto più comune dopo i 50-60; secondo statistiche americana l’età mediana di diagnosi è 64 anni.