Radioterapia oncologica: tutto quello che devi sapere

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 8 agosto 2018

Introduzione

La radioterapia si avvale di radiazioni molto potenti per circoscrivere i tumori ed uccidere le cellule tumorali. Le radiazioni usate per la terapia contro il cancro sono

  • raggi X,
  • raggi gamma
  • e quelle emesse da alcuni tipi di particelle radioattive.

Le radiazioni possono essere somministrate da

  • una macchina che circonda il corpo del paziente (radioterapia esterna),
  • oppure possono essere prodotte da una sostanza radioattiva che entra nell’organismo del paziente (radioterapia interna, anche detta brachiterapia).

La radioterapia sistemica usa sostanze radioattive come lo iodio radioattivo che si spostano nell’organismo del paziente e uccidono le cellule tumorali.

Circa la metà dei pazienti affetti da tumore deve sottoporsi a una qualsiasi forma di radioterapia nel corso della terapia antitumorale: per alcuni di loro la radioterapia è effettuata come trattamento curativo (si spera cioè che la terapia curi il tumore, o eliminandolo e/o prevenendone le recidive): in tal caso può essere usata da sola oppure in combinazione con l’intervento chirurgico e/o la chemioterapia.

La radioterapia può anche essere un trattamento palliativo, che non cura cioè il tumore ma si limita ad alleviare i sintomi e il dolore, per esempio in caso di:

  • radiazione mirata al cervello per circoscrivere le metastasi (cellule tumorali che si sono diffuse nel cervello, provenendo da un’altra parte dell’organismo),
  • radiazione mirata a circoscrivere un tumore che preme sulla colonna vertebrale o si è sviluppato all’interno di un osso,
  • radiazione mirata a circoscrivere un tumore vicino all’esofago, che può interferire con la normale nutrizione del paziente.
Sessione di radioterapia alla schiena

iStock.com/Mark Kostich

Come agisce la radioterapia?

La radioterapia è in grado di uccidere le cellule tumorali perché danneggia il loro DNA (le molecole all’interno delle cellule che contengono le informazioni genetiche e le trasmettono da una generazione alla successiva); questo attacco può essere diretto, oppure indiretto attraverso la creazione di particelle radioattive (radicali liberi) all’interno delle cellule, che a loro volta danneggiano il DNA.

Le cellule tumorali che subiscono danni irreversibili al DNA smettono di dividersi oppure muoiono. Se muoiono vengono decomposte ed eliminate dai normali processi chimici dell’organismo.

La radioterapia può purtroppo anche danneggiare le cellule sane e provocare così degli effetti collaterali: i medici tengono in considerazione gli effetti collaterali sulle cellule sane quando propongono al paziente un ciclo di radioterapia. La dose di radiazioni massima, al di sopra della quale si possono avere effetti collaterali, è nota per tutti i tessuti dell’organismo. I medici usano quest’informazione per decidere la zona del corpo da trattare.

Come viene somministrata

Le radiazioni vengono diffuse da un’apparecchiatura esterna all’organismo del paziente (radioterapia esterna), oppure da una sostanza radioattiva che arriva nell’organismo vicino alle cellule tumorali (radioterapia interna, chiamata di solito brachiterapia).

La radioterapia sistemica usa una sostanza radioattiva, somministrata per via orale o tramite flebo, che entra in circolo e può raggiungere i tessuti di tutto l’organismo.

Il tipo di radioterapia prescritto dal radioterapista dipende da diversi fattori, tra cui ricordiamo:

  • tipo di tumore,
  • dimensioni del tumore,
  • posizione del tumore,
  • vicinanza del tumore ai tessuti sani sensibili alle radiazioni,
  • percorso che le radiazioni devono compiere nell’organismo,
  • stato di salute generale e storia medica del paziente,
  • necessità di sottoporsi anche ad altre terapie antitumorali,
  • altri fattori, ad esempio l’età del paziente e altre patologie.

Radioterapia esterna

La radioterapia esterna viene somministrata nella maggior parte dei casi sottoforma di fasci di fotoni (raggi X oppure raggi gamma). Il fotone è la particella elementare che costituisce la luce e le altre forme di radiazione elettromagnetica e lo si può immaginare come un “pacchetto” di energia. La quantità di energia di un fotone può variare, ad esempio i fotoni dei raggi gamma trasportano più energia, mentre quelli dei raggi X trasportano una quantità di energia leggermente inferiore.

I pazienti di solito ricevono la radioterapia esterna in diverse sessioni giornaliere per un periodo di diverse settimane. Il numero di sedute dipende da numerosi fattori, tra cui la dose totale di radiazioni da somministrare.

Uno dei tipi di radioterapia più usati è la radioterapia conformazionale (3D-CRT) che usa software sofisticati e apparecchiature all’avanguardia per somministrare le radiazioni in zone delimitate con la massima precisione.

Molte altre forme di radioterapia esterna sono attualmente in fase di test oppure sono già usate per la terapia antitumorale. Tra di esse ricordiamo:

  • La radioterapia a intensità modulata (IMRT) che usa migliaia di minuscoli dispositivi, detti collimatori, per dare forma al singolo fascio di radiazione. I collimatori possono rimanere fermi oppure muoversi durante la seduta, modificando in tal modo l’intensità del fascio di radiazione. La modulazione della radiazione permette di diversificare la dose di radiazione diretta verso il tumore e quella diretta verso i tessuti circostanti. La radioterapia a intensità modulata viene pianificata diversamente dagli altri tipi di radioterapia (pianificazione inversa). Nella pianificazione inversa lo specialista sceglie le dosi di radiazioni da somministrare nelle diverse zone del tumore e dei tessuti circostanti, poi un software specializzato calcola il numero di fasci e gli angoli più corretti per la terapia. Viceversa, durante la pianificazione normale, il medico sceglie in primo luogo il numero di fasci e gli angoli di incidenza e poi il computer calcola la dose di radiazioni da somministrare con ciascun fascio. Lo scopo dell’IMRT è quello di aumentare la dose di radiazioni nelle zone da trattare e di ridurre l’esposizione nelle zone sensibili dei tessuti circostanti. Rispetto alla radioterapia conformazionale, l’IMRT può far diminuire il rischio di effetti collaterali, ad esempio i danni alle ghiandole salivari (che causano bocca secca o xerostomia) nel caso della radioterapia alla testa o al collo. Tuttavia con l’IMRT, è necessario trattare un grande volume di tessuto sano, inoltre non si sa con certezza se l’IMRT sia in grado di tenere meglio sotto controllo la crescita del tumore né se dia migliori possibilità di guarigione.
  • Radioterapia guidata da immagini (IGRT). In questo tipo di radioterapia vengono riprese diverse immagini (TAC, risonanza magnetica o PET) durante la seduta. Le immagini sono trattate dal computer per poter identificare i cambiamenti nella posizione e nelle dimensioni del tumore in seguito alla terapia e quindi per poter modificare la posizione del paziente e la dose di radiazioni. Il fatto di riprendere immagini a intervalli regolari può migliorare l’accuratezza della terapia e può consentire di trattare meno tessuto rispetto a quanto pianificato all’inizio, minimizzando così l’esposizione dei tessuti sani.
  • La tomoterapia è una forma di IMRT guidata da immagini. L’apparecchiatura usata è un ibrido tra un dispositivo per la TAC e uno per la radioterapia esterna. La parte dell’apparecchiatura per la tomoterapia che emette le radiazioni utili per riprendere le immagini e per la curare il tumore può ruotare completamente intorno al paziente, esattamente come uno scanner per la TAC. L’apparecchiatura per la tomoterapia può scattare immagini del tumore immediatamente prima della seduta, permettendo così di indirizzare le radiazioni con estrema precisione e di risparmiare i tessuti sani. Esattamente come l’IMRT classica, la tomoterapia può essere migliore della radioterapia conformazionale perché evita la sovraesposizione dei tessuti sani; non sono tuttavia ancora stati realizzati esperimenti che mettano a confronto la radioterapia conformazionale e la tomoterapia.
  • La radiochirurgia stereotassica (gamma knife) può somministrare una o più dosi elevate di radiazioni a un tumore molto piccolo. Questo tipo di terapia usa procedure molto accurate per identificare la posizione del tumore mediante immagini e posizionare il paziente, quindi permette di somministrare una dose elevata di radiazioni senza danneggiare eccessivamente i tessuti sani. La radiochirurgia stereotassica può essere usata solo per curare i tumori piccoli con contorni ben definiti; è usata soprattutto per la terapia dei tumori cerebrali o spinali e delle metastasi al cervello. Per la terapia di alcuni tipi di metastasi al cervello può essere necessario sottoporsi anche alla radioterapia in tutto il cervello (radioterapia cerebrale totale). Per la radiochirurgia stereotassica può essere utile usare una maschera o un altro dispositivo che immobilizzi il paziente durante la seduta e assicuri che la dose di radiazioni sia somministrata con la massima accuratezza.
  • La radiochirurgia stereotassica frazionata comprende un minor numero di sedute, usa radiazioni di intensità minore che però nella maggior parte dei casi vengono somministrate in dosi più elevate rispetto alla terapia conformazionale. Per definizione la radiochirurgia stereotassica frazionata cura i tumori fuori dal cervello e dal midollo spinale. Poiché questi tumori si possono spostare con maggior facilità seguendo i movimenti del corpo e quindi non possono essere individuati con accuratezza come quelli del cervello o del midollo spinale, questa terapia di solito viene somministrata in diverse sedute. Può essere usata soltanto per curare i tumori piccoli e isolati, come quelli dei polmoni e del fegato.
  • Terapia protonica. La radioterapia esterna può essere somministrata mediante fasci di protoni, ovvero di particelle cariche. I protoni differiscono dai fotoni principalmente per il modo in cui depositano l’energia nei tessuti. I fotoni, infatti, depositano l’energia in piccoli “pacchetti” per tutto il loro percorso all’interno del tessuto, mentre i protoni depositano la maggior parte dell’energia alla fine del percorso (picco di Bragg) e meno energia lungo il loro cammino. In teoria l’uso dei protoni dovrebbe far diminuire l’esposizione dei tessuti sani alle radiazioni e permettere la somministrazione di dosi più elevate di radiazioni, tuttavia non sono ancora stati effettuati esperimenti clinici per mettere a confronto la terapia protonica e la radioterapia esterna classica.
  • Altre particelle cariche. Per irradiare i tumori superficiali, come quelli della pelle o quelli poco profondi, è possibile usare i fasci di elettroni, che non sono in grado di penetrare in profondità nei tessuti.

I pazienti possono informarsi sulle diverse forme di radioterapia con i loro medici per decidere se ce n’è una adatta per il loro tumore e se è possibile riceverla, magari partecipando a un esperimento clinico.

Radioterapia interna

Nella radioterapia interna (brachiterapia) le radiazioni vengono emesse da una sorgente radioattiva (sostanza radioattiva) che si trova all’interno dell’organismo del paziente. Per curare il tumore sono usate diverse tecniche di brachiterapia:

  • la brachiterapia interstiziale usa una sorgente radioattiva all’interno del tessuto tumorale, ad esempio di un tumore alla prostata.
  • La brachiterapia endocavitaria usa una sorgente radioattiva collocata in una cavità naturale o artificiale dell’organismo vicina al tumore, ad esempio la cavità toracica.
  • La brachiterapia episclerale, invece, è usata per curare il melanoma oculare e usa una sorgente attaccata all’occhio.

La brachiterapia è comunemente usata per trattare, tra l’altro, i tumori di

Nella brachiterapia gli isotopi radioattivi sono sigillati in minuscole sferette o “semi”. I semi sono impiantati nel paziente, usando dispositivi come le siringhe o i cateteri. Gli isotopi, durante il loro decadimento naturale, rilasciano le radiazioni che danneggiano le cellule tumorali limitrofe.

Se lasciati sul posto, gli isotopi decadono completamente nel giro di alcune settimane o pochi mesi e cessano di emettere radiazioni. I semi lasciati nell’organismo non sono dannosi (come nel caso della brachiterapia permanente, che descriveremo nel seguito).

Con la brachiterapia è possibile somministrare ad alcuni tipi di tumore dosi maggiori di radiazioni rispetto alla radioterapia esterna, causando meno danni ai tessuti sani.

La brachiterapia può essere somministrata in dose minima o in dose elevata:

  • Nella terapia con dose minima, le cellule tumorali ricevono una dose bassa di radiazioni, senza soluzione di continuità per diversi giorni.
  • Nella terapia con dose elevate un’apparecchiatura robotica attaccata agli appositi tubicini di somministrazione inseriti nelle guide colloca uno o più semi nei pressi del tumore o al suo interno e poi li rimuove alla fine della seduta. La terapia con dose elevata può comprendere una o più sedute.

Un esempio di terapia a dose elevata è il sistema MammoSite® messo a punto per curare le pazienti affette da tumore al seno che si sono sottoposte ad interventi chirurgici conservativi.

I semi per la brachiterapia possono essere impiantati in via temporanea oppure definitiva:

  • Durante la brachiterapia permanente i semi vengono impiantati chirurgicamente nell’organismo e lasciati lì anche dopo che l’emissione di radiazioni è terminata. Il materiale rimanente (in cui sono stati sigillati gli isotopi radioattivi) non causa alcun disagio né dolore al paziente. La brachiterapia permanente è una forma di brachiterapia a dose minima.
  • Nella brachiterapia temporanea sono usati dei cateteri o degli altri dispositivi per somministrare i semi radioattivi: sia i dispositivi sia i semi vengono rimossi alla fine della brachiterapia. La brachiterapia temporanea può essere a dose minima oppure a dose elevata.

I medici possono ricorrere alla brachiterapia come terapia singola oppure in combinazione con una forma di radioterapia esterna, in grado di fornire una dose elevata di radiazioni al tumore risparmiando il tessuto sano limitrofo.

Radioterapia sistemica

Nella radioterapia sistemica, la sostanza radioattiva (iodio radioattivo o sostanza radioattiva collegata a un anticorpo monoclonale) viene somministrata al paziente per via orale o tramite flebo.

Lo iodio radioattivo (131I) è un una sostanza usata di solito per la radioterapia sistemica di alcune forme di tumore alla tiroide. Le cellule della tiroide, infatti, sono in grado di assorbire questa sostanza.

Nel caso della radioterapia sistemica per altre forme di tumore, l’anticorpo monoclonale è in grado di dirigere la sostanza radioattiva verso il bersaglio. L’anticorpo, unito alla sostanza radioattiva, entra in circolo individuando e uccidendo le cellule tumorali. Ad esempio:

  • Il principio attivo ibritumomab tiuxetano (Zevalin®) è stato approvato dalla Food and Drug Administration per la terapia di alcuni tipi di linfoma non Hodgkin a cellule B. L’anticorpo presente nel farmaco riconosce una proteina che si trova sulla superficie dei linfociti B e si lega ad essa.
  • Il principio attivo combinato tositumomab (Bexxar®) è stato approvato per la terapia di alcune forme di linfoma non Hodgkin. In questo programma terapeutico, gli anticorpi non radioattivi del tositumomab vengono somministrati al paziente, seguiti dagli anticorpi del tositumomab legati a un isotopo radioattivo dello iodio (131I). il tositumomab riconosce la stessa proteina sulla superficie dei linfociti B riconosciuta dall’ibritumomab, e ci si lega. La forma non radioattiva dell’anticorpo contribuisce a impedire che i linfociti B normali siano danneggiati dalle radiazioni dell’isotopo radioattivo.

Sono in corso esperimenti clinici relativi a diversi metodi di radioterapia sistemica per diverse forme di tumore.

Alcuni farmaci per la radioterapia sistemica alleviano il dolore provocato dalle metastasi ossee e possono essere usati come radioterapia palliativa. Il farmaco radioattivo samario-153-lexidronam pentasodico (Quadramet®) e il cloruro di stronzio (Metastron®) sono esempi di sostanze radiofarmacologiche usate per la terapia palliativa delle metastasi ossee.

Perché alcuni tipi di terapia vengono somministrati a piccole dosi ripetute?

I pazienti che si sottopongono a radioterapia esterna di solito devono andare in ospedale o in clinica cinque giorni a settimana per diverse settimane. Ogni giorno viene somministrata una dose (una frazione) della dose totale prevista di radiazioni. Solo in alcuni casi vengono somministrate due dosi al giorno.

La maggior parte dei tipi di radioterapia esterna viene somministrata in monodose giornaliera per questi motivi:

  1. minimizzare i danni ai tessuti sani,
  2. aumentare la probabilità che le cellule tumorali siano esposte alle radiazioni nel momento del ciclo cellulare in cui c’è maggior probabilità di danni al DNA.

Negli ultimi decenni, i medici hanno sperimentato altri tipi di frazionamento, tra cui:

  • Frazionamento accelerato: la terapia è somministrata in dosi giornaliere o settimanali più elevate per diminuire il numero di settimane di terapia.
  • Iperfrazionamento: piccole dosi di radiazioni somministrate diverse volte al giorno.
  • Ipofrazionamento: dosi elevate di radiazioni somministrate una volta al giorno o con frequenza minore per diminuire il numero di sedute.

I ricercatori auspicano che le diverse forme di frazionamento della terapia siano o più efficaci del frazionamento classico oppure ugualmente efficaci ma più convenienti.

Adeguare le dosi al singolo paziente

Il radioterapista mette a punto il piano terapeutico del paziente mediante la pianificazione terapeutica, che ha inizio con una simulazione.

Durante la simulazione vengono riprese immagini dettagliate dell’organismo del paziente, per individuare dove si trova il tumore e dove invece ci sono tessuti sani. Le immagini vengono riprese di solito mediante la TAC (tomografia computerizzata), oppure anche con una risonanza magnetica (MRI), una PET (tomografia a emissione di positroni) od un’ecografia.

Scanner per radioterapia

Scanner per la TAC La TAC è usata spesso nella fase di pianificazione della radioterapia. Durante la TAC, il computer, collegato a un’apparecchiatura radiografica, elabora immagini dell’interno del’organismo

Durante la simulazione e le sessioni di radioterapia è fondamentale che il paziente stia sempre nella stessa posizione rispetto all’apparecchiatura che emette le radiazioni o elabora le immagini. È possibile costruire su misura delle impronte, delle maschere o altri dispositivi che aiutino il paziente a rimanere fermo. Per posizionare il paziente con la massima precisione i medici usano dei segni rimovibili sulla cute o delle specie di tatuaggi.

Maschera per la radioterapia

Maschera per la radioterapia. I pazienti che si sottopongono alla radioterapia alla testa possono aver bisogno di una maschera. La maschera aiuta a tenere la testa ferma e assicura che il paziente non cambi posizione tra una sessione e la successiva.

Dopo la simulazione lo specialista decide qual è la zona esatta da trattare, la dose totale di radiazioni che colpiranno il tumore, la dose massima consentita per i tessuti sani intorno al tumore e gli angoli di incidenza (i percorsi) più sicuri per la somministrazione delle radiazioni.

L’équipe che coadiuva il radioterapista (che comprende il tecnico di radiologia medica ed il fisico sanitario) usa computer sofisticati per mettere a punto i dettagli del piano terapeutico. Dopo l’approvazione del piano si autorizza l’inizio della terapia. Nel primo giorno di terapia, e di solito per almeno una settimana, vengono effettuati diversi controlli per accertarsi che la terapia sia somministrata esattamente come previsto.

La dose di radiazioni per la terapia antitumorale è misurata in gray (Gy) : 1 gray equivale alla quantità di radiazione assorbita da 1 kg di tessuto umano. Per eliminare i diversi tipi di cellule tumorali sono necessarie dosi diverse di radiazioni.

Le radiazioni sono in grado di danneggiare alcuni tessuti con particolare facilità: ad esempio gli organi riproduttivi (testicoli e ovaie) sono più sensibili alle radiazioni rispetto alle ossa. Il radioterapista comunque terrà conto di questo dato al momento di pianificare la terapia.

Se una certa zona dell’organismo è già stata sottoposta alla radioterapia, il paziente probabilmente non potrà sottoporsi una seconda volta alla radioterapia nella stessa zona; l’eventuale controindicazione dipende comunque dalla dose di radiazioni somministrata nel primo ciclo. Se una zona dell’organismo ha già ricevuto la dose massima consentita di radiazioni, è possibile curare un’altra zona a patto che sia sufficientemente distante.

L’area da trattare di solito comprende tutto il tumore e una piccola quantità di tessuto sano limitrofo.

Occorre trattare il tessuto sano per due motivi:

  • I movimenti del paziente, dovuti alla respirazione e al movimento degli organi interni, possono cambiare la posizione del tumore tra una seduta di radioterapia e la successiva.
  • È opportuno diminuire il rischio di recidiva dovuto alle cellule tumorali che potrebbero essersi diffuse nei tessuti che circondano il tumore (diffusione microscopica).

Quando deve essere eseguita

Il paziente può ricevere la radioterapia prima, durante o dopo l’intervento chirurgico.

  • Alcuni pazienti dovranno sottoporsi solo alla radioterapia, senza intervento chirurgico né altre terapie.
  • Altri, invece, dovranno sottoporsi contemporaneamente alla radioterapia e alla chemioterapia.

Il momento d’inizio della radioterapia dipende dal tipo di tumore da curare e dallo scopo della terapia (cura o terapia palliativa).

La radioterapia effettuata prima dell’intervento chirurgico è detta radioterapia preoperatoria o neoadiuvante: il trattamento neoadiuvante può servire per diminuire le dimensioni di un tumore prima dell’intervento e quindi il rischio di recidive.

La radioterapia somministrata durante l’intervento è detta radioterapia intraoperatoria (IORT). La IORT può essere esterna (con fotoni o elettroni) oppure interna. Quando le radiazioni sono somministrate durante l’intervento, i tessuti sani circostanti possono essere schermati, evitando così l’esposizione alle radiazioni. La IORT è usata in alcuni casi quando i tessuti normali sono troppo vicini al tumore e quindi è sconsigliabile ricorrere alla radioterapia esterna.

La radioterapia effettuata dopo l’intervento chirurgico è detta radioterapia postoperatoria o adiuvante.

La radioterapia somministrata dopo alcuni interventi complicati (soprattutto nella zona addominale o pelvica) potrebbe provocare troppi effetti collaterali, quindi si ritiene più sicuro effettuarla prima dell’intervento.

La combinazione di chemioterapia e radioterapia somministrate in contemporanea può essere chiamata radiochemioterapia. Per alcuni tipi di tumore, è in grado di uccidere un maggior numero di cellule tumorali (aumentando l’efficacia della cura), ma può anche causare più effetti collaterali.

Dopo la terapia antitumorale, i pazienti devono sottoporsi a controlli oncologici regolari per controllare il proprio stato di salute ed escludere eventuali recidive del tumore.

Il paziente diventa radioattivo?

La radioterapia esterna non fa diventare radioattivi.

Nel corso della brachiterapia breve, quando il materiale radioattivo è all’interno dell’organismo, si è radioattivi, e si smette di esserlo quando il “seme” viene rimosso. I pazienti che si sottopongono a brachiterapia temporanea, devono stare in una stanza speciale, schermata per impedire la fuoriuscita delle radiazioni.

Durante la brachiterapia permanente, il seme rimarrà radioattivo per diversi giorni, settimane o mesi dopo l’impianto. Per tutto il periodo il paziente sarà radioattivo, tuttavia la dose di radiazione che raggiunge la cute di solito è molto bassa; nondimeno la radiazione può essere individuata dagli strumenti e il contatto tra le madri e i figli piccoli può venire limitato a scopo precauzionale.

Alcuni tipi di radioterapia sistemica possono rendere leggermente radioattivi i fluidi prodotti dal paziente (saliva, urina, sudore, feci): si tratta di un effetto collaterale temporaneo, ma i pazienti devono limitare il contatto con altre persone, soprattutto con i bambini e le donne in gravidanza, per tutto il periodo di radioattività.

Per capire se è opportuno prendere precauzioni, i famigliari e tutti coloro che entrano in contatto col paziente dovrebbero rivolgersi al personale medico.

Con il passare del tempo (di solito entro alcuni giorni o alcune settimane) le sostanze radioattive rimaste nell’organismo decadranno e gli strumenti non registreranno più radioattività nel corpo del paziente.

Effetti collaterali

In alcuni momenti durante la radioterapia vi potreste sentire:

Questi stati d’animo sono del tutto normali, convivere con il tumore e sottoporsi alla terapia è molto stressante; inoltre potrete sentirvi stanchi, fastidio che non aiuta di certo a tenere sotto controllo queste sensazioni.

Accanto a queste emozioni sgradevoli potranno comparire alcuni disturbi più concreti.

Gli effetti collaterali della radioterapia dipendono dalla zona dell’organismo trattata. Per capire a quali potrste andare incontro vi consigliamo di fare riferimento alla tabella seguente. Nella prima riga trovate la parte del corpo trattata e leggendo la tabella per colonne compaiono gli eventuali effetti collaterali. Il segno di spunta indica che l’effetto collaterale può presentarsi, cliccando sul tipo di disturbo potrete leggerne le cause ed i rimedi.

Cervello Seno Polmoni Testa e collo
Stanchezza
Caduta dei peli e dei capelli (nella zona trattata)
Problemi in bocca
Nausea e vomito
Problemi alla pelle
Problemi alla gola
Altro Mal di testa, visione confusa Dolore, gonfiore Tosse, fiato corto Mal d’orecchie, modifiche del gusto
Zona pelvica Zona rettale Stomaco ed addome
Diarrea
Stanchezza
Caduta dei peli e dei capelli (nella zona trattata)
Problemi in bocca
Nausea e vomito
Disturbi alla sessualità e fertilità
Problemi alla pelle
Problemi alla vescica e alle vie urinarie

 

Fonte principale: cancer.gov (adattamento e integrazione a cura di Elisa Bruno)

Articoli correlati
Domande e risposte
  1. Anonimo

    Dottore spero mi risponda è molto importante. Sono incinta di 6 settimane e mio marito probabilmente dovrà fare visita tra 15giorni (quondi io sarei di 8 settimane se tutto va ok speriamo!!!) ad una parente sottoposta a radioterapia interna (non in ospedale la va a trovare a casa). La mia domanda è: può portarmi a casa le radiazioni? Grazie sono molto preoccupata…

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Rischio zero, ma ovviamente senta anche il parere del ginecologo.

    2. Anonimo

      Ho chiesto proprio ieri al ginecologo e mi ha detto rischio zero pure lui. Domani mio marito andrà a trovare la parente a casa (ho saputo oggi che la radio terapia l’ha eseguita lunedì, quindi la troverà 2 giorni dopo la terapia)… spero nn sia troppo presto!

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non si preoccupi.

  2. Anonimo

    incontrare per strada e salutare stringendo la mano ad una persona sottoposta a radioterapia interna per pochi minuti cosa provoca ad una donna in gravidanza? (9settimane)

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Probabilmente nulla.

    2. Anonimo

      Ma è radioattiva esatto??? l’ho incontrata non il giorno della terapia… però l’aveva fatta il giorno prima se non ho capito male…
      che ansia.. so che è brutto da dirsi ma…. che sfortuna averla incontrata in giro!!! sono preoccupata

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Nella maggior parte dei casi no, il paziente NON è radioattivo.

    4. Anonimo

      ah la ringrazio… avevo capito che chi sottoposto a RADIOTERAPIA INTERNA fosse radioattivo… forse la mia ansia mi ha fatto capire male… grazie ancora Dottore!!!

    5. Anonimo

      Se non erro è in cura per un tumore al seno… non so se cambia qualcosa

    6. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      La radioterapia interna prevede l’inserimento di sostanze radioattive nel paziente, quindi questi diventa radioattivo per un breve periodo, ma quando gli viene permesso di uscire è perchè non ci sono più rischi.

      In casi molto particolari si consiglia qualche avvertenza in più

      “Il paziente, cioè, non emette radioattività e non rappresenta un pericolo per le altre persone. In genere comunque, per prudenza, si consiglia di non avere stretti contatti con bambini e donne in gravidanza per un periodo di tempo variabile in base alla sostanza radioattiva utilizzata.”

      Ho riportato anche l’indicazione sulla gravidanza per avere l’occasione di dirle che i pochi minuti non rappresenterebbero comunque un problema. Per approfondire: http://www.airc.it/cancro/terapia-tumori/radioterapia/radioterapia-interna/

    7. Anonimo

      Grazie. Solo che per ora nessuno sa che sono incinta… e non mi va di dirlo ancora… però ci tengo molto a questa gravidanza… e comunque… ho una paura adesso che leggo tutte queste cose non so di ritrovarmi al ristorante una persona sottoposta a queste terapie…. che ansia…

  3. Anonimo

    i minuti saranno stati 6 circa… ero in ansia… minuto + minuto meno…. e comunque il “contatto” solo qualche secondo

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Ne parli con fiducia anche al suo ginecologo, vedrà che la tranquillizzerà in proposito (come detto i pazienti oncologici a rischio non vengono fatti uscire da zone specifiche dell’ospedale).

    2. Anonimo

      il mio ginecologo lo vedrò solo settimana prossima… per questo sono in ansia….
      comunque la radioterapia l’ha effettuata mercoledì e poi l’hanno dimessa (ha altre sedute la settimana prossima….) … e comunque spero di non incontrarla più…. grazie ancora! sono + tranquilla…

    3. Anonimo

      Queste sono alcune norme comportamentali successive alla dimissione dopo infissione di SEMI DI IODIO:
      I portatori di sorgenti radioattive in seguito a brachiterapia sono fonte di irradiazione significativa a distanza inferiore a un metro (Cattani, Radiotherapy and oncology, 79, 65-69, 2006) e potrebbero causare danni solo nel caso di frequentazioni prolungate: più di 20 ore settimanali nel caso di adulti e più di 2 ore settimanali se si tratta di bambini e donne in gravidanza.

  4. Anonimo

    Il dolore che persiste dopo un ciclo di radioterapia per metastasi vertebrali di un tumore al polmone cosa indica?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non sono oncologo, ma da solo non permette a mio parere alcuna considerazione certa, va segnalato allo specialista che lo indagherà nel contesto generale (altri sintomi, esami, analisi, …).

  5. Anonimo

    Dottore ho fatto trenta sedute di radioterapia esterna, come terapia precauzionale, dopo l’asportazione di un tumore al seno al primo stadio. Le vorrei chiedere se la radioterapia in se aumenta la probabilità in futuro, nel paziente, di avere tumori in generale. Vorrei chiederLe, poi, le conseguenze di lungo periodo di una radioterapia a livello di organi e a livello di cellule, cioè se la radioterapia, uccidendo anche le cellule buone, permette al paziente di raggiungere il numero di cellule preesistenti o se questo non sarà possibile e quindi avrà un deficit di cellule. Le chiedo se possibile rispondermi. Grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non sussiste il problema di andare incontro a un deficit di cellule, ma le confermo che alcuni tipi di radioterapia possono essere fattori di rischio per lo sviluppo di altri tumori.

  6. Anonimo

    Dottore vorrei chiederle quando un tumore può essere recidivo e perchè avviene questo. La recidività di un tumore può avvenire dal nulla o un tumore è recidivo sempre da una cellula tumorale rimasta dentro dopo l’intervento e la radioterapia? Se sono state uccise tutte le cellule tumorali dopo intervento e radioterapia, si può essere sicuri che non si rigeneri lo stesso tumore o questo può avvenire lo stesso partendo dal nulla? Che collegamento c’è tra il tumore trattato e la recidività dello stesso? Le chiedo una risposta quanto prima e La ringrazio.

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, molto dipende dal tipo di tumore e dallo stadio a cui viene diagnosticato oltre che dalla terapia eseguita; non si può essere mai sicuri di aver eliminato tutte le cellule, controllare questo è impossibile, la recidiva si sviluppa per persistenza di cellule tumorali o anche per la formazione di un nuovo tumore, se per esempio il soggetto è predisposto.

  7. Anonimo

    Mia madre ha finito un ciclo di 28 radio continue per un carcinoma squamoso all ano ora ci hanno detto che dobbiamo aspettare 40 giorni per la risonanza di controllo ma nn sono trpppi e nel frattempo nne che puo peggiorare?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Le tempistiche sono decide in base a precise linee guida, posso immaginare che facendolo prima non si evidenzierebbero ancora eventuali anomalie.

  8. Anonimo

    Può suggerirmi un gel sostituto della saliva? Vorrei acquistarlo on-line ma non saprei cosa cercare.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Biotene OralBalance è il primo che mi viene in mente, ma ne esistono anche altri.

  9. Anonimo

    Può causare problemi di fertilità? In caso positivo, c’è modo di prevenirli?