Tumore alla prostata: sintomi e sopravvivenza

Ultima modifica 26.12.2019

Introduzione

La prostata è una ghiandola del sistema riproduttore maschile situata sotto la vescica (l’organo che raccoglie ed espelle l’urina) e davanti al retto (la parte inferiore dell’intestino).

Ha le dimensioni di una noce e circonda parte dell’uretra (il dotto che espelle l’urina dalla vescica). La sua funziona risiede principalmente nella produzione di un liquido che costituisce parte dello sperma.

Dopo i carcinomi della cute, il tumore della prostata è il più comune negli uomini italiani e purtroppo spesso non si manifesta attraverso sintomi precoci, mentre nelle fasi più avanzate può diventare causa di diversi disturbi legati alla minzione.

Con l’invecchiamento la dimensione della prostata può aumentare, una prostata ingrossata può bloccare il flusso dell’urina dalla vescica e causare anche problemi alla funzione sessuale. Questa condizione è chiamata ipertrofia prostatica benigna (IPB) e, anche se non rappresenta un cancro, può essere necessario il ricorso alla chirurgia per affrontare il problema.

I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna o di altri problemi possono essere simili a quelli del cancro alla prostata e per questo è bene essere seguiti dallo specialista (urologo) in caso di disturbi di qualsiasi genere.

Il cancro della prostata fortunatamente di norma cresce molto lentamente e la maggior parte degli uomini colpiti, che hanno mediamente più di 65 anni, riusciranno a sopravvivere al tumore.

Anatomia semplificata del tumore alla prostata

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Cause

Le cause esatte che portano alla comparsa del cancro alla prostata non sono ancora del tutto chiare, ma esistono alcuni fattori di rischio noti; un fattore di rischio è un qualcosa che aumenta la possibilità di sviluppare un disturbo o una malattia, ma la loro presenza non implica necessariamente la comparsa del problema.

  • L’invecchiamento è il più importante fattore di rischio per il cancro della prostata, uomini con 50 anni o più sono associati a un rischio maggiore.
  • La famigliarità può avere un certo peso; se i famigliari più stretti (padre e fratello) hanno un tumore alla prostata il rischio per il soggetto è 2-3 volte superiore alla media.
  • Anche la dieta può anche essere un fattore rilevante: gli uomini che mangiano grandi quantità di grassi animali, in particolare provenienti da carne rossa, sono associati a un rischio maggiore.

Fattori protettitivi

  • Folati: I folati sono è un tipo di vitamina B che si trova naturalmente in alcuni alimenti, come gli ortaggi verdi, fagioli e succo d’arancia. L’acido folico è una forma artificiale di folato che si trova negli integratori vitaminici e negli alimenti arricchiti, come il pane integrale e i cereali. Uno studio della durata di 10 anni ha dimostrato che il rischio di cancro alla prostata si riduceva negli uomini che seguivano una dieta con una quantità sufficiente di folato. Tuttavia, il rischio aumentava negli uomini che assumevano 1 milligrammo (mg) di integratori o acido folico.
  • Finasteride e Dutasteride: La finasteride e la dutasteride sono farmaci usati per ridurre la quantità di ormoni sessuali maschili prodotti dall’organismo. Questi farmaci bloccano l’enzima che trasforma il testosterone in diidrotestosterone (DHT). Livelli di DHT superiori rispetto alla norma possono contribuire allo sviluppo del cancro alla prostata. È stato dimostrato che l’assunzione di finasteride o dutasteride riduce il rischio di sviluppare il tumore, ma non è noto se riducano anche il rischio di decesso.

Sintomi

Nelle sue fasi iniziali il tumore della prostata è spesso asintomatico e viene di norma diagnosticato in seguito alla visita urologica, che comporta

  • l’esplorazione rettale,
  • il controllo del PSA con un prelievo del sangue,
  • l’eventuale biopsia.

Quando la massa aumenta di volume compaiono sintomi urinari:

La presenza di dolore ai fianchi, alla schiena, al torace o in altri distretti potrebbe essere segno che il tumore si è diffuso alle ossa (metastasi).

Diagnosi

Il primo esame con cui si valuta la salute della prostata è l’esplorazione rettale, condotta attraverso l’inserimento di un dito coperto da un guanto e successivamente lubrificato all’interno del retto del paziente, al fine di valutare la dimensione della ghiandola.

In caso di dubbi è possibile procedere all’esame del sangue del PSA; in passato si riponeva grande fiducia nel dosaggio di questa molecola, che veniva considerata un vero e proprio marker tumorale. Ad oggi la sua importanza in termini di diagnosi di tumori è stata ridimensionata e l’esame è considerato un indice di salute prostatica (in altre parole un valore alto non è necessariamente legato alla presenza di tumore).

L’esame definitivo per la diagnosi di un tumore alla prostata è invece la biopsia, che prevede il prelievo di un certo numero di campioni di tessuto della ghiandola; trattandosi di un esame particolarmente invasivo, per quanto ragionevolmente sensibile e preciso, è compito degli specialisti individuare i soggetti in cui i rischi giustifichino la conduzione dell’esame.

Un nuovo impulso alla ricerca di metodiche meno invasive deriva da un recente lavoro di revisione che sembra dimostrare la superiorità della risonanza magnetica rispetto alla biopsia, tuttavia gli stessi autori sottolineano che quando esista un’elevata probabilità di presenza di tumore sia opportuno procedere alla biopsia anche in caso di RMN negativa.

Cura

La terapia del tumore alla prostata varia a seconda che il tumore sia limitato alla ghiandola o si sia già diffuso in altre parti del corpo; ovviamente la cura dipende anche dalla vostra età e dallo stato di salute generale.

Se il tumore non si è ancora diffuso dalla prostata ad altre parti del corpo, il medico vi potrebbe consigliare:

  • Vigile attesa, nota anche come sorveglianza attiva. Se la crescita del tumore è lenta e non dà problemi, potreste decidere di non curarlo, ma il medico dovrà monitorare regolarmente eventuali cambiamenti delle vostre condizioni. Gli uomini più anziani che hanno anche altri problemi di salute spesso scelgono questa possibilità.
  • Intervento chirurgico. L’intervento chirurgico più frequente rimuove tutta la prostata e alcuni tessuti circostanti (prostatectomia radicale). Come per qualsiasi altro intervento, ci sono dei rischi. Chiedete al medico se sarà possibile preservare una corretta funzionalità sessuale.
  • Radioterapia. Questa terapia usa raggi X ad alta energia per uccidere le cellule tumorali e arrestare quindi lo sviluppo del tumore. Chiedete al medico di illustrarvi gli eventuali effetti collaterali.
  • Terapia ormonale. Coloro che sono sottoposti alla radioterapia possono anche essere curati con farmaci che bloccano la produzione di ormoni, consigliati quando c’è probabilità che il tumore si ripresenti. La terapia ormonale è anche indicata quando il tumore alla prostata è arrivato a colpire anche altre parti del corpo.

Metastasi

Le cellule tumorali del cancro alla prostrata possono diffondersi staccandosi dal tumore originario. Possono raggiungere altre parti del corpo tramite i vasi sanguigni o linfatici. Dopo essersi diffuse, le cellule tumorali possono attaccare altri tessuti e crescere formando nuovi tumori che possono danneggiare i tessuti.

Quando il cancro alla prostata si diffonde dalla sede originaria a un’altra parte del corpo, il nuovo tumore ha la stessa tipologia di cellule anomale e lo stesso nome del tumore primario (originario). Ad esempio, se si diffonde alle ossa, le cellule tumorali presenti nelle ossa sono in realtà le cellule tumorali della prostata. La malattia è denominata cancro alla prostata con metastasi, non cancro alle ossa. Per questo motivo la malattia viene trattata come cancro alla prostata e non come cancro alle ossa.

In particolare vengono colpiti ossa e linfonodi.

Diffusione e sopravvivenza

Questo tumore è uno dei più diffusi tra gli uomini, ma la prognosi (possibilità di guarire) è molto buona quando lo si diagnostica in tempo.

Secondo recenti statistiche in Italia un uomo su 16 sviluppa il tumore nel corso della propria vita, ma in base a fonti americane relative agli anni 2009-2015 la sopravvivenza a 5 anni è del 98%.

Prevenzione

La possibilità di una prevenzione attiva del tumore alla prostata, ossia legata a fattori modificabili, passa essenzialmente attraverso:

Benché il tema della prevenzione di questa forma di tumore sia complesso e manchi ancora di conferme definitive, è sempre più consistente la letteratura disponibile che dimostra come uno stile di vita sano abbia un impatto concreto nel ridurre il rischio di sviluppare disturbi oncologici. Vale la pena sottolineare che NON esistono studi che dimostrino l’utilità di specifiche integrazioni, al contrario dell’assunzione di folati, antiossidanti ed altri micronutrienti attraverso la dieta, che può incidere significativamente sul rischio.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
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      No.