Troponina più alta dei valori normali: cosa significa?

Ultima modifica 13.06.2020

Cosa sono le troponine?

Le troponine sono proteine presenti nel tessuto muscolare che rendono possibile il complesso meccanismo di contrazione delle fibre, il processo alla base del movimento; sono costituite da 3 subunità molecolari, caratterizzate ciascuna da una differente funzione:

  • troponina I — legante la proteina F-actina;
  • troponina C — legante gli ioni calcio;
  • troponina T — legante la tropomiosina.

In soggetti sani i livelli di troponina sono in genere abbastanza bassi da non essere rilevabili o quasi; quando si verifica un danno cellulare a carico di strutture muscolari le troponine si riversano nel torrente ematico e diventano rilevabili attraverso un esame del sangue.

Il principale utilizzo di questo esame del sangue è in riferimento alla diagnosi di infarto, sfruttando il fatto che anche il cuore, in quanto muscolo, è responsabile di un aumento della quantità di troponine circolanti in caso di danno.

Provetta di sangue con la scritta troponina e un test rapida

iStock.com/jarun011

Valori normali

Sia il muscolo cardiaco che quello scheletrico esprimono troponina C, mentre la troponina T e I sono generalmente ritenute specifiche per il cuore (anche se alcuni Autori hanno recentemente messo in dubbio l’assunto). Questa è la ragione per cui in genere i valori del tipo C non vengono misurati.

  • Troponina I: inferiore a 10 µg/l
  • Troponina T: inferiore a 0.1 µg/l

Fonte: MedLinePlus

Nei referti specialisti le troponine possono essere indicate con la sigla Tn (e rispettivamente TnI, TnC e TnT).

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

A cosa serve misurare le troponine?

Le troponine sono coinvolte nel meccanismo della contrazione muscolare, che presenta connotati differenti a seconda che si consideri il tessuto muscolare liscio (cardiaco) piuttosto che quello striato (muscolatura scheletrica): nel primo caso il sistema è imperniato sulla calmodulina (sistema Ca2+-calmodulina), nel secondo caso invece la contrazione sarcomerica avviene in via tradizionale.

La loro concentrazione viene misurata, al pari di altri parametri più comunemente conosciuti dalla popolazione laica, in quanto direttamente correlata ad un verosimile danno di tipo infartuale. Tuttavia, va sottolineato che non si tratta di un esame particolarmente specifico: le troponine possono infatti risultare aumentate in una serie di condizioni slegate dall’infarto del miocardio e spesso prive di pericoli per il paziente. Complessivamente assumono un elevato valore predittivo positivo nei casi sintomatici, restringendo quindi la popolazione di riferimento ai pazienti verosimilmente affetti da infarto del miocardio (tipicamente i pazienti che si presentano in Pronto Soccorso con sintomi suggestivi di attacco cardiaco, ad esempio).

Durante un infarto miocardico i valori delle troponine tendono ad alzarsi nel giro di qualche ora dall’evento, raggiungendo il picco entro 24-48 ore e mantenendosi ad un livello elevato per oltre 10 giorni. Considerando che il loro aumento è rapidamente incrementale, risulta spesso utile ripetere la misurazione più volte nel corso dell’acuzie.

Da un diverso punto di vista, è quindi possibile dire che in presenza di sintomi dubbi, ma con una concentrazione di troponine nel sangue che rimane normale per almeno 12 ore dalla comparsa di disturbi, un infarto è improbabile.

Interpretazione

Un qualsiasi insulto a carico del miocardio determina un rilascio in circolo della troponina, a prescindere dalla causa specifica che lo ha causato. La modalità con cui la concentrazione varia nel tempo è piuttosto caratteristica e segue un andamento tipo:

  • moderato aumento entro 4-8 ore dall’episodio acuto;
  • raggiungimento del plateau entro 1-2 giorni dall’episodio acuto;
  • abbassamento graduale dei livelli dopo circa 10 giorni di plateau.
Grafico dell'andamento dei Marker Cardiaci dell'Infarto

By Sources Peetz et al. Glycogen phosphorylase BB in acute coronary syndromes; Clin Chem Lab Med. 2005; 43(12):1351-1358Rabitzsch et al. Immunoenzymometric Assay of Human Glycogen Phosphorylase Isoenzyme BB in Diagnosis of Ischemic Myocardial Injury; Clin Chem Lab Med. 1995; 41(7):966-978 – Sources Peetz et al. Glycogen phosphorylase BB in acute coronary syndromes; Clin Chem Lab Med. 2005; 43(12):1351-1358Rabitzsch et al. Immunoenzymometric Assay of Human Glycogen Phosphorylase Isoenzyme BB in Diagnosis of Ischemic Myocardial Injury; Clin Chem Lab Med. 1995; 41(7):966-978, Public Domain, Link

L’innalzamento di per sé, soprattutto se in assenza di sintomatologia suggestiva di infarto, non va considerato francamente patologico in quanto spesso correlato a condizioni benigne come l’esercizio fisico intenso, soprattutto se in individui dotati di importante massa muscolare.

Valori alti

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Valori bassi

Valori di troponina inferiori al cut-off del laboratorio di riferimento sono da considerarsi fisiologici.

Fattori che influenzano l’esame

Fattori non strettamente causali ma potenzialmente in grado di influenzare l’esame sono:

  • battito cardiaco eccessivamente veloce (tachicardia),
  • aumentata pressione sanguigna nelle arterie polmonari (ipertensione polmonare),
  • embolia polmonare,
  • insufficienza cardiaca congestizia (scompenso cardiaco),
  • spasmo coronarico,
  • infiammazione del muscolo cardiaco a causa di un virus (miocardite),
  • trauma con impatto fisico sul cuore (come un incidente d’auto),
  • indebolimento del muscolo cardiaco (cardiomiopatia),
  • malattie renali croniche.

L’aumento delle troponine può anche essere di natura iatrogena, legato quindi ad alcune procedure mediche come ad esempio

  • angioplastica,
  • defibrillazione o cardioversione,
  • chirurgia a cuore aperto,
  • ablazione con radiofrequenza del cuore.

Quando viene richiesto l’esame

La valutazione della concentrazione delle troponine trova solitamente impiego nel sospetto di un infarto del miocardio; si tratta quindi di uno degli strumenti più potenti in mano al Medico (solitamente del Pronto Soccorso) per la diagnosi differenziale tra le varie patologie che determinano dolore gravativo a livello del torace.

Va sottolineato che il dolore non è l’unica manifestazione dell’infarto, e che talvolta può essere accompagnato da altri sintomi quali:

Inoltre, d’altra parte, può capitare che un infarto si manifesti in via del tutto silente: tale evenienza è particolarmente frequente nel paziente anziano e nel diabetico.

La ripetizione del test viene di solito eseguita ad intervalli di 3 ore, in modo da monitorare efficacemente l’andamento della curva della troponina.

Il test delle troponine può trovare indicazione, seppur di importanza secondaria, per:

  • stimare in maniera quantitativa – seppur grossolana – un accertato danno cardiaco, in quanto i livelli sembrano correlare in via proporzionale alla quantità di tessuto necrotico e quindi alla gravità del quadro;
  • valutare la gravità complessiva del quadro e stimare quindi la prognosi: la concentrazione della troponina sembra correlare con la mortalità a 30 giorni e con la mortalità complessiva del paziente affetto.

Preparazione richiesta

Non è richiesta alcuna preparazione specifica.

Cosa fare se si sospetta di avere un infarto?

Non è semplice mantenere la calma in frangenti particolarmente preoccupanti e dolorosi, tuttavia va sottolineata l’importanza della lucidità e della metodicità con cui si dovrebbe affrontare il problema.

In primo luogo è importante la consapevolezza che non tutti i pazienti riconoscono correttamente un infarto, ma ciò non significa che “nel dubbio” non si debba chiedere aiuto! Chiamare un famigliare o i servizi di Emergenza, a seconda della gravità percepita, è quasi sempre un buon primo passo in quanto è dimostrato che l’intervento precoce aumenta statisticamente le probabilità di sopravvivenza.

È poi senz’altro utile cercare di mantenere una posizione comoda fino alla risoluzione del dolore o all’arrivo dei soccorsi.

Se non si tratta del primo episodio anginoso, infine, va considerata l’assunzione di farmaci nitroderivati (come la nitroglicerina sublinguale) che potrebbero contribuire ad attenuare il quadro.

 

Fonti e bibliografia

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