Test di Coombs diretto e indiretto, positivo e negativo

Ultima modifica 18.07.2020

Introduzione

Il test di Coombs è un esame del sangue che consente di valutare la presenza di alcuni specifici autoanticorpi nel siero del paziente, ossia anticorpi deputati ad attaccare non minacce esterne, ma bersagli facenti parte dell’organismo stesso.

I globuli rossi, ad esempio possono diventare bersaglio del sistema immunitario configurando quadri autoimmuni in grado di causare conseguenze di gravità variabile.

Esistono due varianti dell’esame:

  • Test di Coombs diretto: valuta la presenza di autoanticorpi legati direttamente alla superficie esterna del globulo rosso
  • Test di Coombs indiretto: valuta la presenza degli stessi anticorpi ma in forma libera nel siero.

Queste metodiche naturalmente sono caratterizzate anche da una differente procedura di esecuzione, oltre che da una diversa interpretazione dei risultati, ma a prescindere dal tipo di test svolto, il risultato fornito dal laboratorio analisi può essere positivo o negativo, a seconda del riscontro o meno degli autoanticorpi (siano essi adesi all’eritrocita o meno).

Donna in gravidanza sottoposta ad esame del sangue

iStock.com/Topalov

Cosa sono gli autoanticorpi?

Il globulo rosso presenta sulla sua superficie alcune particolari proteine che lo rendono “riconoscibile” al sistema immunitario: tali proteine sono dette antigeni. In condizioni normali gli antigeni eritrocitari vengono riconosciuti come self dai globuli bianchi e non esistono anticorpi rivolti ad essi; in alcune forme di malattie autoimmuni, invece, si possono formare anticorpi (chiamati appunto autoanticorpi) rivolti proprio contro queste strutture.

Schema dei gruppi sanguigni e relativi anticorpi

Esempi di antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi, responsabili in questo caso della suddivisione in gruppi sanguigni (iStock.com/ttsz)

L’autoanticorpo, attaccandosi al globulo rosso, media e favorisce l’attacco da parte delle cellule immunitarie effettrici che possono quindi lisarlo causandone la rottura. Un sintomo tipico in questo senso, oltre all’anemizzazione più o meno marcata, è la comparsa di ittero o subittero (acquisizione di un colore giallastro da parte della cute o delle mucose).

A cosa serve?

I due test di Coombs presentano differenti indicazioni allo svolgimento.

Il test diretto nasce per la valutazione delle cosiddette anemie emolitiche autoimmuni, ovvero condizioni di riduzione della quantità circolante di globuli rossi a seguito dell’attacco di auto-anticorpi; in realtà non tutte le anemie emolitiche sono di natura autoimmune, esistono forme alloimmuni dovute ad esempio a trasfusioni di sangue non compatibile con il proprio gruppo sanguigno, o ancora forme mediate da farmaci come la chinidina o la metildopa.

Il test indiretto si utilizza invece per la valutazione della compatibilità del sangue in corso di donazione/trasfusione, in modo da evitare reazioni immunitarie legate appunto ad incompatibilità del gruppo sanguigno o del fattore Rh. Questa metodica viene altresì utilizzata e prescritta nelle donne in gravidanza per verificare la presenza di anticorpi anti-Rh e quindi eventualmente adottare misure di profilassi nel corso del parto.

Nello specifico, può succedere che il nascituro erediti dal padre alcuni antigeni che non sono normalmente presenti sui globuli ossi materni; l’esposizione della madre a questi antigeni determina la formazione di autoanticorpi nel corso della gravidanza, che possono innescare la cosiddetta malattia emolitica del neonato qualora gli anticorpi materni superino la placenta e giungano nel sangue del neonato. Si tratta di una patologia di entità solitamente lieve, ma di natura potenzialmente prevenibile con alcune semplici misure di profilassi.

Valori di riferimento

Il test di Coombs non è un esame dall’esito quantificabile in termini numerici, quindi il risultato va valutato in termini di natura qualitativa:

  • test positivo: indica la presenza di anticorpi attivi nei confronti dei globuli rossi;
  • test negativo: indica l’assenza di una reazione anticorpale nei confronti dei globuli rossi.

L’interpretazione specifica del risultato dipende poi dal tipo di test eseguito, che può essere di tipo diretto o indiretto, ma da un punto di vista generale nell’individuo sano entrambi gli approcci dovrebbero restituire esito negativo (assenza di anticorpi, sia liberi che legati).

Interpretazione

Test di Coombs diretto negativo

L’esito negativo solitamente esclude con un buon grado di sicurezza la presenza di autoanticorpi sulla superficie eritrocitaria, e dovrebbe indirizzare il Medico verso una diagnosi di anemia emolitica differente.

Test di Coombs diretto positivo

La positività al test di Coombs diretto dimostra la presenza di autoanticorpi legati agli eritrociti, determinando una condizione per cui essi possono essere lisati dalle cellule effettrici del sistema immunitario.

Alcune delle possibili cause sono:

  • alcune malattie autoimmuni, quali:
  • assunzione di alcuni farmaci, quali:
    • cefalosporine (antibiotici)
    • levodopa e metildopa (farmaci usati contro il morbo di Parkinson)
    • chinidina (antiaritmico);
  • trasfusioni di sangue tra gruppi non compatibili;
  • contatto tra sangue materno e sangue fetale in caso di incompatibilità reciproca;
  • infezione da mycoplasma spp.

Nonostante il test di Coombs sia un esame di natura prettamente qualitativa, la quantità di anticorpi riscontrati può essere informativa sulla forza della reazione presente e talvolta sulla gravità del disturbo.

Test di Coombs indiretto negativo

Se una madre Rh negativa ottiene in risultato negativo al test di Coombs indiretto, viene in genere sottoposta ad un’iniezione di immunoglobuline Rh per prevenire la futura formazione di anticorpi.

Test di Coombs indiretto positivo

La positività al test di Coombs indiretto dimostra la presenza di autoanticorpi in circolo che potenzialmente potrebbero attaccare il globulo rosso determinandone la lisi. L’esame non fornisce informazioni sul tipo di anticorpo presente, per cui l’interpretazione dell’esame deve sempre essere vagliata dal parere di un Medico che potrà valutarne il risultato in relazione al singolo paziente secondo un approccio a trecentosessanta gradi.

Nel caso della donna in gravidanza gli anticorpi devono essere identificati:

  • se diretti contro antigeni di tipo D l’iniezione di immunoglobuline sarà inutile perché gli anticorpi sono già presenti,
  • se diretti contro antigeni diversi dal tipo D verrà sottoposta ad un’iniezione di RhIg per prevenirne la formazione.

Fattori che influenzano l’esame

Il test di Coombs diretto può risultare negativo nonostante sia effettivamente presente un’anemia emolitica autoimmune per dei limiti laboratoristici dell’esame. Viceversa, è possibile che il test di Coombs diretto risulti positivo in individui sani (falso positivo).

Quando viene richiesto l’esame

Il test di Coombs nella sua forma diretta viene prescritto in corso di anemia emolitica di natura non definita, al fine di riconoscerne il meccanismo causale.

Alcuni sintomi dell’anemia emolitica sono:

Lo stesso test può essere indicato qualora si siano riscontrate alterazioni in seguito ad una trasfusione di sangue, quali ad esempio:

Il test di Coombs indiretto, invece, trova indicazione nel corso della gravidanza (soprattutto dopo la prima) per valutare i rischi di una possibile anemizzazione post-natale e consentire così  eventualmente di attuare la necessaria profilassi.

Preparazione richiesta

Non è richiesta alcuna preparazione specifica.

Fonti e bibliografia

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