RDW nel sangue alto, basso e valori normali

Ultima modifica 20.06.2020

Cosa significa RDW?

RDW è un acronimo inglese per Red blood cells Distribution Width, ossia l’ampiezza di distribuzione dei globuli rossi. Si tratta di una misura derivata da calcoli statistici che stima quanto varia la dimensione in volume dei singoli globuli rossi in un determinato campione di sangue.

Senza entrare in tecnicismi matematici si può dire che tale indice misuri l’omogeneità delle dimensioni eritrocitarie:

valori normali indicano che le cellule ematiche sono tutto sommato tutte simili tra loro in volume, mentre viceversa valori elevati suggeriscono che le cellule presentano volumi molto variabili (anisocitosi).

Il valore dell’RDW viene solitamente espresso come percentuale, ma in alcuni casi si può ritrovare in valore assoluto se misurato in femtolitri; viene riportato in tutti gli esami emocromocitometrici (emocromo), e viene valutato in concerto all’MCV (Mean Corpuscular Volume) per fare diagnosi differenziale tra anemie di diversa natura.

L’eritrocita, anche conosciuto come globulo rosso, è la cellula preponderante tra gli elementi figurati del sangue ed assolve ad una funzione di trasporto dell’ossigeno e dell’anidride carbonica. Sono privi di nucleo e presentano una tipica forma a lente biconcava, come di disco “schiacciato” nel centro. Tale particola morfologia, oltre a facilitare gli scambi gassosi aumentandone il rapporto superficie/volume, consente loro una certa flessibilità strutturale che permette il passaggio all’interno dei vasi sanguigni più sottili.

Forma di un globulo rosso

iStock.com/PhonlamaiPhoto

Valori di riferimento

Uomini

  • Minore di 2 anni: non stabilito
  • 2 anni: 12.0 – 14.5%
  • 3 – 5 anni: 12.0 – 14.0%
  • 6 – 11 anni: 12.0 – 14.0%
  • 12 – 15 anni: 11.6 – 13.8%
  • Adulti: 11.8 – 15.6%

Donne

  • Minore di 2 anni: non stabilito
  • 2 anni: 12.0 – 14.5%
  • 3 – 5 anni: 12.0 – 14.0%
  • 6 – 11 anni: 11.6 – 13.4%
  • 12 – 15 anni: 11.2 – 13.5%
  • Adulti: 11.9 – 15.5%

Fonte: Mayo

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Perché si misura l’RDW?

La misurazione dell’RDW è di assoluta importanza nella diagnosi differenziale dei vari tipi di anemia. In questo senso l’RDW risulta particolarmente utile nelle sue varie combinazioni con l’MCV.

Un suo valore elevato va interpretato come la presenza di una grande discrepanza tra le dimensioni dei vari globuli rossi presenti nel campione (anisocitosi), in altre parole nel sangue sono presenti globuli rossi di dimensione molto diversa tra loro.

Un valore normale significa che i globuli rossi sono tutti simili tra loro (non possono ovviamente essere identici, ma tutti si volume indicativamente comparabile).

Valori inferiori all’intervallo di riferimento non sono stati riscontrati in letteratura e sono solitamente assimilabili ad errori laboratoriali.

Recenti studi svolti presso l’Università degli Studi di Verona hanno peraltro valutato la correlazione tra RDW e rischio cardiovascolare, ottenendo risultati molto interessanti soprattutto in termini prognostici.

Interpretazione

Valori alti

Da studi epidemiologici condotti su grandi casistiche è apparso che un’alterazione del parametro RDW è frequentemente associata ad alcune condizioni di anemia:

Generalmente valori elevati sono associati alla presenza di carenze (ferro, folati e vitamina B12) negli stadi in assoluto più precoci, mentre in associazione all’MCV consente di distinguere tra forme carenziali di anemia e forme talassemiche (anche se va sottolineato che il valore di RDW non è strettamente diagnostico di per sé).

RDW consente anche di discernere anemie megaloblastiche da anemie da carenza di folati e/o B12 (o comunque da altre cause di macrocitosi, ossia di un’aumentata dimensione dei globuli rossi).

Ancor più nello specifico:

MCV basso MCV normale MCV alto
RDW normale
  • Anemia da malattia cronica
  • Talassemia eterozigote
  • Emoglobina E beta talassemia
  • Anemia da malattia cronica
  • Perdita di sangue acuta o emolisi
  • Anemia da malattia renale
  • Anemia aplastica
  • Malattia epatica cronica
  • Chemioterapia, antivirali, alcool
RDW alto
  • Anemia da carenza di ferro
  • β-talassemia
  • Carenza di ferro, vitamina B12 o folati
  • Anemia falciforme
  • Malattia epatica cronica
  • Sindrome mielodisplastica
  • Carenza da folati o da vitamina B12
  • Anemia emolitica autoimmune
  • Chemioterapia (farmaci citotossici)
  • Malattia epatica cronica
  • Sindrome mielodisplastica

Valori bassi

Valori di RDW inferiori al cut-off del laboratorio di riferimento sono da considerarsi fisiologici, se non addirittura possibili errori di valutazione da parte del laboratorio analisi.

Fattori che influenzano l’esame

L’età del paziente può influire sul valore, per questa ragione in genere i valori di riferimento sono suddivisi per età; anche l’abuso di alcool può indurre modificazioni del valore di RDW.

Quando viene richiesto l’esame

L’indice viene richiesto come parte dell’esame emocromocitometrico standard, spesso in associazione all’MCV (volume corpuscolare medio), solitamente per valutare condizioni anemiche di origine dubbia.

Preparazione richiesta

Non è necessaria alcuna preparazione, ma trattandosi di un parametro calcolato durante la valutazione dell’emocromo (pannello richiesto spesso negli esami di routine, insieme ad altri valori) è probabile che sia richiesto il digiuno al fine di ottenere dati il più possibile veritieri.

Fonti

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