Piastrine alte e basse: pericoli e cosa fare

Ultima modifica 24.04.2020

Cosa sono le piastrine?

Le piastrine, anche dette trombociti, sono la seconda componente del sangue per quantità relativa.

Si tratta di frammenti cellulari la cui funzione (in concerto con i fattori della coagulazione) è quella di reagire a tagli e ferite attraverso un processo di aggregazione, dando inizio alla formazione del coagulo.

Le piastrine circolanti, nella loro forma inattiva, sono piccole strutture a forma di disco biconvesso (come una lente), con un diametro maggiore di 2–3 µm; le piastrine cosiddette attive, invece, dispongono di proiezioni della membrana che ricoprono la loro superficie per il reclutamento di altri elementi e l’adesione ai vasi sanguigni. Da un punto di vista macroscopico, quando queste estroflessioni membranali vengono emesse consentono formare una sorta di rete e quindi di “tappo” alla perdita ematica.

Piastrine, globuli rossi e bianchi

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Il fulcro del meccanismo di funzionamento di questi elementi è l’esposizione, nel vaso lesionato, di particolari proteine che mediano il processo di attivazione piastrinica: una volta individuata la soluzione di continuità (ossia il danno del vaso sanguigno), le piastrine si legano alla parete vascolare e si legano a loro volta con altre piastrine in modo da formare una prima struttura di contenimento. In contemporanea vengono rilasciate sostanze che favoriscono l’attivazione di altre piastrine e l’innesco del sistema coagulativo: quest’ultimo è un complesso meccanismo, indipendente dai trombociti, che consente la formazione di un coagulo in grado di fermare stabilmente il sanguinamento. Una volta risolta la ferita (grazie ai meccanismi di replicazione cellulare), il coagulo si dissolve e viene distrutto da delle sostanze chimiche presenti in circolo.

Similmente al globulo rosso, le piastrine non dispongono di un nucleo: sono infatti dei frammenti cellulari, che a loro volta derivano da un progenitore midollare chiamato megacariocita.

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La loro produzione è legata ad un ormone, la trombopoietina, che a sua volta è secreto da fegato e rene. In condizioni fisiologiche la sopravvivenza di queste strutture è pari a circa 8-10 giorni; a causa del loro breve ciclo vitale è fondamentale la produzione continua da parte del midollo osseo in modo da consentire un corretto turn-over.

Questi elementi del sangue rivestono anche un importante ruolo nel sistema immunitario dell’organismo, e in particolar modo nell’immunità innata; possono partecipare all’inizio del processo infiammatorio andando a legare i patogeni o addirittura contribuendo a distruggerli.

Il conteggio delle piastrine è uno dei parametri valutati nell’emocromo standard; tale esame consente un primo studio dell’assetto emostatico, in quanto esistono condizioni patologiche legate all’eccesso o al difetto di trombociti circolanti.

Valori normali

150000 – 450000 unità di piastrine per µl

(Attenzione: gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Interpretazione

Trombocitopenia (valori bassi)

Le condizioni in cui la quota circolante di piastrine risulta ridotta (quindi inferiore alla soglia del laboratorio di riferimento) sono dette trombocitopenie o piastrinopenie. Tali situazioni possono essere dovute ad una riduzione nella produzione da parte del midollo osseo oppure all’aumentato consumo.

Da un punto di vista clinico, e quindi dei sintomi, è importante premettere che le carenze piastriniche lievi non sono da considerarsi strettamente dannose; il deficit diventa manifesto quando la conta piastrinica risulta inferiore alle 50.000 unità, con una certa variabilità interindividuale. Tale valore non va quindi considerato come uno “spartiacque” tra malattia e stato di benessere, ma rappresenta una soglia indicativa superata la quale si va incontro ad un pericolo concreto per il paziente affetto.

Il pericolo legato agli stati di deficit piastrinico è quello dell’aumentato rischio di sanguinamento (emorragia), tale per cui anche danni vascolari lievi possono avere conseguenze anche letali.

Sono comuni cause di trombocitopenia da ridotta produzione:

  • Aplasia midollare
  • Neoplasia midollare
  • Alcune forme di infezione virale
  • Deficit di deficit di vitamina B12 o di acido folico
  • Terapie oncologiche mielotossiche
  • Sindrome mielodisplastica
  • Sindrome di Wiskott-Aldrich
  • Sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi
  • Anomalia di May-Hegglin

Sono invece frequenti cause di trombocitopenia da consumo o da sequestro:

  • Forme autoimmuni
  • Coagulazione intravasale disseminata
  • Sanguinamenti cronici (ad esempio in corso di ulcera peptica)
  • Sequestro splenico (in caso di un in grave ingrossamento della milza)
  • Porpora trombotica trombocitopenica (sindrome di Moschowitz)
  • Sindrome emolitico-uremica
  • Reazioni avverse da farmaci

Trombocitosi (valori alti)

Le situazioni in cui la concentrazione di piastrine nel sangue risulta aumentata (quindi superiore alla soglia del laboratorio di riferimento) sono dette trombocitosi o piastrinosi, e possono essere dovute a condizioni congenite, neoplastiche e reattive.

A differenza delle piastrinopenie, che hanno un quadro clinico correlato all’aumentato rischio di sanguinamento, l’eccessiva presenza di trombociti configura un quadro pro-trombotico che può avere conseguenze altrettanto gravi. Nello specifico, la piastrinosi è associata ad un aumentato rischio di trombosi sia venosa che arteriosa.

Sono cause di trombocitosi:

Fattori che influenzano l’esame

  • Trombocitopenia
    • Etilismo (abuso di alcol)
    • Trombocitopenia da sequestro splenico (situazioni normali in cui le piastrine sono concentrate nella milza e pertanto si trovano poco concentrate nel sangue)
    • Flusso mestruale in corso
    • Gravidanza in corso
  • Trombocitosi
    • Assunzione di terapia contraccettiva orale (nella donna)
    • Attività sportiva intensa
    • Gravidanza appena terminata
    • Vita ad alta quota

Quando viene richiesto l’esame

L’assetto piastrinico nella maggior parte dei casi viene richiesto come parte integrante dell’emocromo completo. Si tratta di un esame semplice e poco invasivo che fornisce però una grande quantità di informazioni nel paziente in cui si sospetta un disordine della coagulazione.

La conta piastrinica può quindi essere richiesta dal medico in caso di:

  • Esame di routine, nella valutazione della salute generale del paziente (check-up)
  • Esame diagnostico o di controllo per malattie della coagulazione che coinvolgono il versante piastrinico
  • Esame di valutazione di sospette condizioni di neoplasia del midollo osseo
  • Esame di approfondimento dei seguenti sintomi:
    • Sanguinamenti prolungati o comunque ingiustificati da piccole ferite
    • Sanguinamento gastrointestinale (manifestatosi con sangue nelle feci)
    • Formazione inspiegabile di lividi
    • Mestruazioni abbondanti
    • Frequenti episodi di epistassi (il cosiddetto “sangue dal naso”)
    • Presenza di petecchie (piccole macchioline rossastre) sulla cute del paziente

Esami associati

La gamma di patologie della coagulazione sospettabili in soggetti sintomatici è vasta. Per tale motivo, in certi casi può risultare indicata l’esecuzione concomitante di alcuni esami dell’assetto coagulativo; in particolare, i principali test per l’analisi della funzione coagulativa sono il tempo di protrombina (PT) ed il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT).

Preparazione richiesta

Per lo svolgimento dell’esame di conteggio delle piastrine non è necessaria alcuna preparazione specifica.

Fonti

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