MPV alto, basso e valori normali

Ultima modifica 08.07.2020

Cos’è l’MPV?

MPV è un acronimo derivante dall’inglese che sta per “mean platelet volume”, e consiste in una stima del volume medio piastrinico.

Le piastrine sono elementi corpuscolati del sangue formati dalla scissione di progenitori chiamati megacariociti, da cui si staccano e di cui costituiscono in tutto e per tutto dei frammenti cellulari. La loro funzione principale è legata all’emostasi, ossia a quell’insieme di processi e reazioni chimiche che complessivamente consentono all’organismo di fermare le perdite ematiche quando si verifica un danno che causa una rottura nella parete di capillari o grossi vasi. L’esposizione di determinate biomolecole che ne consegue stimola il richiamo e l’attivazione delle piastrine, che grazie alla loro particolare struttura formano delle vere e proprie “reti di contenimento” per i globuli rossi.

iStock.com/Carolina Hrejsa, CMI

Secondo questa logica risulta chiaro che dimensioni piastriniche maggiori rendono più agevole e vantaggioso il processo di aggregazione; d’altra parte, piastrine di dimensioni troppo piccole perderebbero di efficacia nella loro funzione di contenimento.

Perché misurarne la quantità nel sangue?

La dimensione media delle piastrine riflette a grandi linee l’attività di produzione del midollo osseo, in quanto volumi maggiori sono associati a piastrine “nuove” e quindi ad un midollo funzionante, in altre parole

  • qualora vi sia un malfunzionamento o un danno a carico del midollo, il volume piastrinico tende ad abbassarsi;
  • se il midollo è in salute ma la quantità di piastrine circolanti è troppo bassa, esso può tentare di compensarvi producendo piastrine di dimensioni maggiori.

L’esame consiste quindi di studiare la causa di anomalie nella quantità degli elementi circolanti, come ad esempio nella diagnosi di trombocitopenia (condizione per cui sono presenti meno piastrine rispetto agli intervalli normali di riferimento).

Valori normali

7.2 – 11.7 fL (femtolitri)

Fonte: ThrombosisResearch

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Interpretazione dei risultati

Parlare di valori normali nell’ambito del volume piastrinico medio può essere fuorviante se non addirittura improprio, in quanto non esiste un valore di riferimento universale; l’esito dell’esame va in qualsiasi caso valutato in un contesto complessivo, comprendendo come minimo anche la conta piastrinica:

  • Piastrine di volume elevato (valori alti) ma poco numerose sono da interpretare come segno che il midollo osseo funziona e produce a pieno regime.
  • Piastrine di volume ridotto (valori bassi) e poco numerose sono da interpretare come segno di un’insufficienza midollare, che può essere legata ad una malattia primitiva del midollo.

Ciò spiega l’utilità del volume piastrinico medio nella valutazione di:

  • produzione delle piastrine,
  • patologie primitive del midollo osseo,
  • condizioni infiammatorie.

Inoltre, un recente studio di Pafili, Papanas et al. ha dimostrato che valori molto elevati di volume piastrinico medio (superiori a 12 fL) sono risultati associati ad un aumentato rischio cardiovascolare soprattutto nei pazienti da malattia coronarica (CAD).

Valori alti

Nota: si parla – in casi estremi – di piastrine giganti qualora vi sia un aumento importante nel loro volume; di solito le condizioni eziologiche alla base di queste situazioni-limite sono malattie rare come la malattia di Bernard-Soulier o la porpora trombotica trombocitopenica.

Valori bassi

  • Anemia aplastica
  • Anemia megaloblastica
  • Ipersplenismo (funzionamento anomalo della milza)
  • Malattie infiammatorie intestinali (IBDs, come morbo di Crohn e colite ulcerosa)
  • Sindrome di Wiskott-Aldrich

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Rischio cardiovascolare

È ormai comprovata l’associazione tra valori elevati di MPV ed il rischio di sviluppare ictus e infarto del miocardio; il riscontro di un volume piastrinico medio superiore ai 12 fL in particolare determina una forte tendenza all’aggregazione piastrinica che a sua volta risulta in un maggior numero di fenomeni tromboembolici.

Del resto il valore di MPV è mediamente più elevato nei soggetti obesi, che spesso rientrano in quadri di sindrome metabolica: da sola, questa predisposizione spiega l’associazione con l’aumentato rischio cardiovascolare.

A tal proposito è utile ricordare che l’assunzione di acidi grassi di tipo omega-3 può contribuire a ridurre l’MPV e di conseguenza la predisposizione a sviluppare malattie cardiache.

Fattori che influenzano l’esame

Alcune condizioni predisponenti al rischio cardiovascolare possono influenzare l’esito dell’esame rendendolo di fatto poco attendibile; tra queste, quelle più importanti sono:

  • obesità,
  • diabete mellito,
  • tabagismo,
  • consumo di acidi grassi polinsaturi.

Inoltre, in certe condizioni è possibile che le piastrine tendano ad aggregarsi spontaneamente in provetta invalidando di fatto l’analisi che nei laboratori viene automatizzata da macchinari specializzati; in questo caso è necessaria l’analisi con metodi manuali, osservando al microscopio il campione.

Quando viene richiesto l’esame

Il volume piastrinico medio (MPV) è un parametro tipicamente incluso nelle analisi del sangue come parte dell’emocromo, richiesto spesso come valutazione di routine.

L’esame può inoltre essere richiesto con obiettivi più specifici in associazione ad un pannello di studio del profilo piastrinico, risultando di ausilio nell’inquadramento di una diagnosi di trombocitopenia, oppure in generale per approfondire l’assetto ematologico complessivo del paziente.

Preparazione richiesta

Per quest’esame non è necessaria alcuna preparazione specifica. Tuttavia, considerato che spesso il volume medio piastrinico viene richiesto come parte di un pannello di studio contenente altri esami, può essere consigliabile il digiuno nelle 12 ore precedenti al prelievo di sangue.

 

Fonti e bibliografia