Ultima modifica 20.01.2020

Introduzione

L’ormone LH, anche noto come ormone luteinizzante, è prodotto dalla porzione anteriore dell’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base del cranio.

Insieme all’FSH (o ormone follicolo-stimolante) e all’hCG (o gonadotropina corionica), fa parte della famiglia delle gonadotropine e agisce, come suggerisce il nome stesso, regolando l’attività delle gonadi, cioè degli organi riproduttivi maschili (i testicoli) e femminili (le ovaie).

Nel maschio l’LH agisce

  • stimolando la produzione testicolare di testosterone, un ormone fondamentale per lo sviluppo e la maturazione dei genitali esterni,
  • per l’acquisizione dei caratteri sessuali secondari (comparsa di barba, baffi, peli, abbassamento del tono della voce)
  • e per il corretto svolgimento della spermatogenesi (il processo di maturazione degli spermatozoi).

Nella donna l’LH

  • induce la produzione ovarica di estrogeni e progesterone, ma anche di piccole quantità di testosterone;
  • durante il ciclo mestruale, la sua concentrazione aumenta gradualmente fino a raggiungere, intorno alla metà del ciclo (mediamente, dai 16 ai 12 giorni prima dell’inizio del flusso mestruale successivo), un picco improvviso che determina l’ovulazione (il processo di rilascio di un ovocita pronto ad essere fecondato da parte dell’ovaio) e la formazione del corpo luteo (una ghiandola endocrina “temporanea” costituita da cellule che producono piccoli quantitativi di estrogeni e progesterone, l’ormone indispensabile nelle prime fasi della gravidanza per preparare l’endometrio uterino ad un possibile impianto).

La produzione di LH garantisce inoltre il mantenimento della funzionalità del corpo luteo durante le prime due settimane successive all’ovulazione; se non avviene la fecondazione, infatti, questa struttura va incontro a degradazione dando luogo alla mestruazione, mentre in caso di gravidanza la sua attività verrà progressivamente sostenuta anche dalla produzione di hCG.

Simbolo di genere maschile e femminile

iStock.com/filo

Valori normali

(I valori considerati normali variano da laboratorio a laboratorio, per cui è buona norma controllare comunque l’intervallo di riferimento riportato sul referto delle proprie analisi).

  • Uomo
    • Bambini: 0,3-6,0 mIU/ml
    • Adulti: 1,8-12,0 mUI/ml
  • Donna
    • Età prepubere: 0-4,0 mIU/ml
    • Pubertà: 0,3-31,0 mUI/ml
    • Età fertile
      • fase follicolare: 1-18 mIU/dl
      • metà ciclo: 20-105 mIU/ml
      • fase luteinica: 0,4-20,0 mUI/ml
    • Menopausa: 15,0-62,0 mIU/ml

Interpretazione nella donna

L’azione dell’LH è fondamentale per lo svolgimento corretto dei processi riproduttivi.

I livelli di questo ormone, unitamente a quelli dell’FSH a cui è strettamente correlato, consentono infatti di rilevare nella donna un’eventuale disfunzione ovarica, che si manifesta con l’incapacità da parte dell’ovaio di svolgere le proprie funzioni, prima fra tutte l’ovulazione.

Valori alti

Un valore eccessivamente elevato dell’ormone LH è tipicamente indicativo di insufficienza ovarica primaria; la concentrazione dell’ormone tende infatti ad aumentare nel tentativo di stimolare maggiormente la gonade femminile (in cui risiede verosimilmente un’alterazione patologica, che la rende incapace di rispondere adeguatamente). L’insufficienza ovarica primaria determina l’assenza di ovulazione e conseguentemente la comparsa di alterazioni del ciclo mestruale e impossibilità a rimanere incinta (almeno naturalmente).

Tra le cause principali ricordiamo:

  • Difetti di sviluppo (le ovaie presentano alterazioni strutturali o funzionali) per:
    • patologie che ne hanno determinato un mancato sviluppo,
    • malattie genetiche,
    • alterazioni nella produzione di ormoni.
  • Insufficienza ovarica prematura (condizione clinica caratterizzata dall’assenza di mestruazioni, generalmente prima dei 40 anni, nota anche come “menopausa precoce”); si può verificare a causa di:
  • Mancanza cronica di ovulazione (il ciclo mestruale è anovulatorio, cioè non si verifica un’ovulazione efficace in termini riproduttivi); può essere causata da:
    • sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): a questo proposito è importante sottolineare che il rapporto LH\ FSH, misurato al terzo giorno del ciclo, qualora diventi due o più (ossia con un valore di LH doppio, triplo o molto più elevato rispetto a quello dell’FSH) è un segnale molto forte della possibile presenza di ovaio policistico;
    • patologie tiroidee,
    • patologie del surrene,
    • tumori ovarici.
  • Menopausa fisiologica: è considerata a tutti gli effetti una forma di insufficienza ovarica ed è quindi correlata a valori elevati di LH.

Valori bassi

Un valore basso di LH può essere riconducibile ad un’alterazione nella funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisario, ossia nei centri di regolazione ormonale presenti nel cervello, come:

  • tumori dell’ipofisi, principalmente:
    • prolattinomi: neoplasie, in genere benigne, della ghiandola ipofisaria, caratterizzate da un’iperproduzione di prolattina, l’ormone che nelle donne induce la produzione di latte;
    • adenomi ipofisari ACTH secernenti: possono indurre una Sindrome di Cushing, caratterizzata da un insieme di segni e sintomi correlati all’iperproduzione di cortisolo.
  • esercizio fisico intenso;
  • disturbi alimentari (anoressia, bulimia);
  • stati di ansia, stress, alterazioni psicologiche (possono interferire con la produzione di GnRH, l’ormone di rilascio delle gonadotropine, prodotto dall’ipotalamo, che induce la produzione di LH e FSH da parte dell’ipofisi anteriore).

Uomini

Anche nell’uomo l’ormone luteinizzante ha un ruolo di primaria importanza; l’LH induce infatti la produzione di testosterone da parte di alcune cellule interstiziali del testicolo, note come cellule di Leydig.

Negli uomini valori elevati di LH possono essere indicativi di insufficienza testicolare primaria, correlabile a difetti nel normale sviluppo testicolare, o a danni testicolari; in questi casi la produzione di testosterone da parte dei testicoli, risulta essere insufficiente ed incapace di inibire la produzione di LH e FSH da parte del’ipofisi. La causa genetica più frequente di ipogonadismo primario è la sindrome di Klinefelter, condizione caratterizzata da disgenesia del tubulo seminifero, fallimento della spermatogenesi, iperplasia delle cellule di Leydig e un cariotipo 47, XXY.

Livelli bassi di LH sono più frequentemente associati a patologie a carico dell’ipofisi, che non è più in grado di produrre una quantità sufficiente di ormone, o dell’ipotalamo, che non rilascia un quantitativo sufficiente di GnRH, l’ormone che stimola a sua volta l’ipofisi a produrre LH e FSH; in entrambi casi si parla di ipogonadismo secondario.

Qualsiasi patologia sistemica acuta, infine, può causare ipogonadismo secondario temporaneo, con improvvise variazioni nei livelli di LH che raggiungono concentrazioni inferiori ai limiti previsti.

Bambini

Nei bambini un elevato livello di LH si associa generalmente ad una condizione di pubertà precoce (più comune nelle bambine che nei bambini) e dovuta a :

Un valore basso di LH può essere indicativo al contrario di pubertà ritardata, condizione che riconosce alla base diverse cause, tra cui:

  • carenze ormonali,
  • disfunzioni ovariche o testicolari,
  • tumori,
  • anoressia nervosa,
  • infezioni croniche.

Fattori che influenzano l’esame

Farmaci come anticonvulsionanti e naloxone possono determinare un aumento dei valori di LH;
digossina, pillole anticoncezionali, altri trattamenti ormonali possono al contrario determinare una riduzione della concentrazione di LH.

Quando è richiesto l’esame

Il dosaggio dell’LH, unitamente ad altri esami, tra cui FSH, estradiolo, progesterone e testosterone, può essere utile in molti casi, tra cui:

  • valutazione dell’infertilità sia maschile che femminile;
  • sospetto di malattia ipofisarie che possono influenzare la produzione di LH;
  • sospetto di patologie testicolari ed ovariche;
  • per stabilire la causa dei cicli mestruali irregolari;
  • nei processi di fecondazione assistita, per valutare l’andamento della terapia di induzione della superovulazione;
  • nei bambini, per valutare il ritardo o la precocità della pubertà.

Preparazione richiesta

Prima dello svolgimento dell’esame non è richiesta una preparazione specifica, ma nella donna in età fertile viene in genere indicato il periodo del ciclo mestruale in cui procedere al prelievo.

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati