LDH alto, basso e valori normali

Ultima modifica 24.06.2020

Cos’è la lattato deidrogenasi?

Lattato deidrogenasi (abbreviato come LDH o LD) è un enzima appartenente alla classe delle ossidoreduttasi che catalizza la reazione di deidrogenazione del lattato a piruvato, in altre parole favorisce la corretta e rapida esecuzione di una specifica reazione chimica all’interno dell’organismo.

Presenta un’espressione praticamente ubiquitaria nelle cellule dell’uomo, cioè si trova praticamente in tutti i tessuti, tuttavia in condizioni normali risulta rilevabile nel sangue solamente in quantità molto piccole.

Più nel dettaglio la lattato deidrogenasi si trova soprattutto nelle cellule di:

  • muscoli,
  • cuore,
  • cervello,
  • fegato,
  • pancreas.

Trattandosi di un enzima cellulare il suo riscontro nel sangue è possibile solamente in alcuni stati patologici, di solito accomunati dal fenomeno della lisi cellulare: si rompono le cellule ed il loro contenuto finisce nel sangue.

Da un punto di vista molecolare LDH è costituita dall’unione di due monomeri diversi:

  • tipo H (dall’inglese heart – maggiormente espressa nel cuore)
  • tipo M (dall’inglese muscle– maggiormente espressa nel tessuto muscolare scheletrico)

Dalla combinazione in diverse quantità di queste isoforme si originano 5 diverse configurazioni della molecola (isoenzimi) aventi diverse proprietà biochimiche e espressione nei vari tessuti, oltre che differente struttura molecolare:

  • LDH1 (H4) — presente soprattutto in miocardio e globuli rossi
  • LDH2 (H3M1) — presente soprattutto in miocardio e nelle emazie in generale
  • LDH3 (H2M2) — presente soprattutto nei polmoni, e nella placenta
  • LDH4 (H1M3) — presente soprattutto nella midollare renale e nel muscolo scheletrico
  • LDH5 (M4) — presente soprattutto nel tessuto muscolare scheletrico e nel fegato

A seconda della natura di approfondimento richiesta dal Medico curante è possibile dosare la quantità totale di LDH presente in circolo, oppure la quantità specifica delle singole isoforme. Può inoltre essere utile indagare la presenza di LDH nelle urine o nel liquor cerebrospinale.

Provetta di sangue con la scritta LDH

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Valori di riferimento

Totale (suddiviso per età)

  • 1-30 giorni: — 135-750 U/l
  • 31 giorni-11 mesi: — 180-435 U/l
  • 1-3 anni: — 160-370 U/l
  • 4-6 anni: — 145-345 U/l
  • 7-9 anni: — 143-290 U/l
  • 10-12 anni: — 120-293 U/l
  • 13-15 anni: — 110-283 U/l
  • 16-17 anni: — 105-233 U/l
  • ≥18 anni: — 122-222 U/l

Singoli isoenzimi

  • I — 17.5-28.3%
  • II — 30.4-36.4%
  • III — 19.2-24.8%
  • IV — 9.6-15.6%
  • V — 5.5-12.7%

Fonte: Mayo

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Perché misurare LDH?

Lattato deidrogenasi è un enzima fondamentale per il corretto funzionamento dei meccanismi biochimici di metabolismo cellulare; esso infatti consente l’ossidazione del lattato a piruvato, passaggio fondamentale della catena dell’acido lattico.

 

Un innalzamento dei valori di LDH va di norma ricondotto ad un fenomeno di lisi cellulare (rottura), più o meno marcato in maniera proporzionale al risultato del test. Tale aumento non è da intendersi in senso assoluto e immutabile, ma rappresenta “un’istantanea” dell’attuale stato del paziente: questo perché la concentrazione di LDH varia in un arco di tempo lungo qualche giorno:

  • inizialmente aumenta,
  • poi raggiunge un picco,
  • infine diminuisce.

Sono molteplici le condizioni che possono determinare un aumento dell’LDH; tra le principali si annoverano

Entrando nello specifico, la misurazione dei singoli isoenzimi e in particolar modo della loro quantità relativa può risultare utile per sospettare in maniera sommaria la sede dov’è avvenuta la citolisi:

  • un marcato aumento dell’isoforma cardiaca LDH1 rispetto alle altre può sottendere ad un danno al tessuto miocardico (ad esempio un infarto),
  • mentre un aumento di LDH5 potrebbe essere riconducibile ad un danno epatico (ad esempio un’epatite).

Purtroppo i quadri riscontrati difficilmente sono chiari ed univoci, in quanto spesso si osservano livelli aumentati in maniera generalizzata che non consentono di trarre conclusioni dirimenti.

Va ricordato anche che l’LDH può essere utilizzato come strumento di monitoraggio dell’andamento di certe patologie, in quanto si è osservato che ad una sua diminuzione è talvolta collegato il miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.

Valori alti

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Valori bassi

Valori di LDH inferiori al cut-off del laboratorio di riferimento sono da considerarsi fisiologici.

Fattori che influenzano l’esame

Valori aumentati di LDH possono potenzialmente dipendere dall’assunzione di alcol, droghe o farmaci tra i quali:

  • acido acetilsalicilico (aspirina),
  • anestetici,
  • procainamide (un antiaritmico).

Altri fattori non strettamente farmacologici che possono influire sul risultato sono:

  • attività fisica intensa,
  • errata gestione del campione di sangue (emolisi in vitro),
  • alterazioni delle piastrine, soprattutto in condizione di trombocitosi,
  • malattie croniche.

Quando viene richiesto l’esame

Sangue

La quantificazione dell’LDH circolante totale è un esame del tutto aspecifico che indaga un generico danno tissutale o cellulare. Un riscontro positivo può spingere il Medico curante a richiedere un approfondimento tramite la valutazione degli altri tipici indici di citolisi, come AST, ALT (transaminasi) o ALP (fosfatasi alcalina).

In particolare, i casi in cui più frequentemente si effettua lo screening dell’LDH sono:

  • anemia emolitica,
  • patologia neoplastica,
  • infarto del miocardio,
  • infezioni gravi,
  • pancreatite,
  • malattia renale acuta,
  • malattia epatica acuta.

Altri liquidi biologici

L’esame può essere prescritto su altri liquidi biologici quali il liquido cefalorachidiano in un sospetto caso di meningite, ma è possibile richiederne la valutazione anche nelle urine.

Preparazione richiesta

Non è richiesta alcuna preparazione specifica.

Fonti e bibliografia

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