Glicemia alta, bassa e valori normali

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

Il glucosio è lo zucchero principale contenuto nel sangue, origina dal cibo ingerito ed è la principale fonte di energia dell’organismo. Il sangue trasporta il glucosio a tutte le cellule del corpo per il loro fabbisogno energetico.

I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno sono di norma al minimo la mattina, prima della colazione, ed aumentano dopo i pasti per un paio di ore circa. L’assunzione di alcolici causa un incremento iniziale dello zucchero nel sangue, seguito tendenzialmente da una caduta dei valori ed anche alcuni farmaci possono aumentare o ridurre i livelli del glucosio.

Livelli anomali di zucchero nel sangue possono essere indicativi di patologie, un valore persistentemente elevato viene detto iperglicemia, mentre il termine ipoglicemia identifica i livelli troppo bassi (a titolo di esempio, ci aspettiamo di trovare una glicemia digiuno compresa tra 70 e 99 mg/dl).

Il diabete mellito è una condizione caratterizzata da iperglicemia persistente per diverse possibili ragioni ed è il più diffuso problema della regolazione dello zucchero nel sangue. Con l’andar del tempo livelli glicemici costantemente elevati si manifestano in tutta la loro gravità attraverso complicazioni che coinvolgono tutti gli apparati.

In presenza di diabete, è fondamentale mantenere i livelli di glucosio nel sangue in un intervallo adeguato, che può variare leggermente da un paziente all’altro. Può essere necessario controllarne i valori varie volte al giorno ed il medico, per verificare, può avvalersi anche di un esame del sangue denominato A1C (emoglobina glicata) che serve a quantificare il livello medio di glicemia degli ultimi tre mesi. Se la glicemia è troppo alta/bassa può essere necessario modificare la terapia e/o la dieta.

Anche in assenza di diabete la glicemia può talvolta risultare troppo bassa o troppo alta, ma l’assunzione regolare di cibo ed eventuali farmaci, insieme all’attività fisica, possono essere di aiuto.

Fotografia di un glucometro appoggiato sull'esito di un esame del sangue per la glicemia

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Valori normali

I livelli di glucosio (lo “zucchero”, misurato in mg/dl) nel sangue variano nel corso delle 24 ore. I livelli di un individuo dipendono da quando, cosa e quanto ha mangiato, e se ha eseguito o meno attività fisica.

Livelli glicemici normali

  • La glicemia a digiuno (nessuna assunzione di nutrienti per 8 ore) normale oscilla tra 70 e 99 mg/dl (è da notare che l’OMS indica ancora valori di glicemia normali fino a 110 mg/dl).
  • La glicemia due ore dopo l’assunzione di cibo è normale se inferiore a 140 mg/dl, anche se abbondanti pasti serali possono essere seguiti da valori glicemici fino a 180 mg/dl (fonte: Linee guida italiane).

Diabete

La diagnosi di diabete viene posta in seguito ad una qualunque delle seguenti condizioni:

  • Due test glicemici a digiuno consecutivi con risultato uguale o superiore a 126 mg/dl.
  • Un qualunque rilievo glicemico maggiore di 200 mg/dl.
  • Un esame A1c con risultato uguale o maggiore a 6,5% (48 mmol/mol). L’esame A1c è un test del sangue semplice che fornisce la media trimestrale della glicemia.
  • Un test orale di tolleranza al glucosio da 75 g (la “curva da carico”) con un qualunque rilievo a due ore superiore a 200 mg/dl.

Talvolta, il soggetto può avvertire sintomi quali stanchezza, minzione o sete eccessiva, perdita di peso non pianificata. Spesso però l’iperglicemia è asintomatica e la diagnosi di diabete risulta incidentale.

Per formulare la diagnosi di diabete non sono utili le misurazioni di:

  • glicemia postprandiale o profilo glicemico,
  • insulinemia basale o durante OGTT (curva da carico),
  • peptide C,
  • autoanticorpi.

Intolleranza glucidica (ex pre-diabete)

Il medico può parlare di pre-diabete, anche se il termine non si dovrebbe più usare perchè sostituito da altra terminologia. In cosa consiste?

Significa che il soggetto ha un rischio elevato di sviluppare il diabete. È possibile prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia aumentando l’attività fisica, seguendo una dieta sana e mantenendo o perdendo peso.

  • glicemia a digiuno 100-125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno o impaired fasting glucose, IFG);
  • glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio compresa tra 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio o impaired glucose tolerance, IGT);
  • HbA1c 42-48 mmol/mol (6,00-6,49%).

Diabete gestazionale

Quando la malattia viene diagnosticata durante la gravidanza si parla di diabete gestazionale; i valori attesi nella curva da carico proposta durante la gestazione sono:

  • digiuno, uguale o superiore a 92 mg/dl,
  • ad 1 ora, uguale o superiore a 180 mg/dl,
  • a 2 ore, uguale o superiore a 153 mg/dl.

Obiettivi glicemici nei soggetti con diabete

I limiti di glicemia da perseguire sono personalizzati in base a:

  • durata del diabete,
  • età/aspettativa di vita,
  • patologie associate,
  • malattia cardiovascolare nota o complicanze microvascolari in fase avanzata,
  • incapacità a individuare l’ipoglicemia,
  • considerazioni paziente-specifiche.

Il trattamento del diabete deve quindi essere adattato ad ogni paziente fino ad ottenere valori di HbA1c stabilmente inferiori al 7% (HbA1C <53 mmol/mol), valori che permettono di prevenire l’incidenza e la progressione delle principali complicazioni

Nei pazienti di nuova diagnosi possono essere posti obiettivi glicemici più stringenti, fino ad ottenere valori di HbA1C <=6,5% – HbA1C<=48 mmoli/mole, mentre in pazienti con diabete di lunga durata (superiore ai 10 anni) o fragili per età e/o presenza di altre malattie l’approccio terapeutico deve permettere di prevenire le ipoglicemie e gli obiettivi di compenso glicemico sono quindi meno stringenti (HbA1 7 – 8% – HbA1C compresa tra 53 e 64 mmoli/mole).

La misurazione della glicemia post prandiale deve essere effettuata 2 ore dopo l’inizio del pranzo; valori post prandiali inferiori ai 140 mg/dl sono perseguibili nel diabete tipo 2

Interpretazione dei risultati

Al termine del controllo glicemico, annotare i risultati e rivederli con il medico per capire come cibo, attività fisica e stress influiscono sulla glicemia. Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno. Se i risultati sono ripetitivi, potrebbe essere il momento di cambiare piani.

È necessaria una lunga fase di apprendimento. Chiedere al medico o al personale infermieristico se e quando segnalare tempestivamente per telefono risultati fuori limiti.

Tenere presente che i risultati delle misurazioni glicemiche spesso hanno un alto impatto emotivo. Questi risultati possono generare fastidio, confusione, frustrazione, rabbia o depressione. È facile usare i numeri per auto-valutarsi. Ricordarsi che il livello glicemico è un modo per monitorare l’efficacia del programma di cura del proprio diabete, ma non è un giudizio sulla persona. I risultati possono semplicemente rivelare che è necessario un cambio di programma.

Quando controllarla?

Verificare con il medico la necessità di controllare la glicemia. Possono avere benefici dai controlli i soggetti che:

  • stanno usando insulina,
  • sono incinta,
  • hanno difficoltà a mantenere stabile la glicemia,
  • hanno bassi livelli di glucosio nel sangue,
  • hanno bassi livelli di glucosio nel sangue senza segni e sintomi riconoscibili,
  • hanno livelli di chetoni elevati conseguenti all’iperglicemia.

Come si controlla?

Per verificare la quantità di zucchero nel sangue è possibile affidarsi ad un laboratorio specializzato in analisi (oppure in farmacia), o procedere autonomamente al controllo a casa con gli appositi strumenti per automisurazione.

  1. Lavarsi le mani e quindi inserire una striscia di test nel dispositivo di misura.
  2. Impiegare un’apposita lancetta per prelevare una goccia di sangue dalla punta di un dito.
    Fare contatto e mantenere il bordo della striscia di test sulla goccia di sangue; attendere i risultati.
  3. Il dispositivo di misura mostrerà la glicemia sul proprio visore.

Nota: ciascun dispositivo di misura ha caratteristiche specifiche; fare quindi sempre riferimento alle istruzioni per l’uso del proprio strumento.

Valori alti e bassi incoerenti

Talvolta, si misurano valori di glicemia occasionalmente più alti o più bassi del solito senza poterne individuare la ragione. Una virosi acuta o l’influenza faranno quasi sempre aumentare i livelli di glicemia, tanto che potrà essere necessario contattare il proprio medico. Vi sono numerose altre cause di variazione dei livelli glicemici. In particolare:

  • ora del pasto e tipologia del cibo, tipo e quantità di carboidrati (per esempio, pane, pasta, cereali, verdura, frutta e latticini),
  • esercizio o attività fisica,
  • malattie e dolore,
  • farmaci per il diabete,
  • alcolici,
  • stress emozionali,
  • altri farmaci,
  • tecniche di misura.

Contattare il medico o il personale sanitario di riferimento per il diabete nel caso ci si accorga che l’andamento della glicemia varia o che quest’ultima sia sistematicamente più alta o più bassa del solito.

Nel caso di risultati dubbi da automisurazione, ecco un elenco di possibili verifiche:

  • data di scadenza delle strisce,
  • compatibilità della striscia di test con il dispositivo di misura,
  • quantità di sangue sulla striscia sufficiente,
  • inserimento corretto della striscia nel dispositivo di misura,
  • conservazione delle strisce in condizioni ambientali corrette (calore, luce,…),
  • lavaggio e asciugatura delle mani accurati prima del test (risultati falsamente elevati possono conseguire a una contaminazione da alimenti dolci, come marmellate o frutta),
  • pulizia del dispositivo di misura,
  • temperatura del dispositivo di misura (non troppo caldo né troppo freddo),
  • codice di calibrazione corretto (i dispositivi più recenti non lo richiedono più),
  • batteria bassa o esaurita.

Qualunque dispositivo darà risultati diversi con una goccia di sangue diversa e, purché le differenze non siano importanti, non ci sono ragioni di preoccuparsi.

L’accuratezza di tutti i dispositivi di misura può essere controllata con gocce di liquidi dispositivo-specifici, chiamati soluzioni di controllo. Se preoccupati del buon funzionamento del dispositivo, è possibile verificarlo con una soluzione di controllo. Un farmacista o personale apposito è in grado di eseguire il controllo.

È importante prendersi cura delle strisce in modo da ottenere risultati accurati. La manutenzione andrà eseguita secondo le istruzioni del fabbricante. Includerà raccomandazioni come:

  • conservarle in posti asciutti,
  • rimettere il tappo immediatamente dopo l’uso,
  • controllare la data di scadenza.

Emoglobina glicata (A1c)

L’esame dell’emoglobina glicata misura il livello medio di glucosio nelle ultime 10 – 12 settimane e dovrebbe essere consigliato al paziente diabetico ogni 3 – 6 mesi.

Il test A1c non è sostitutivo delle auto-misurazioni, non mostra i picchi alti e bassi rilevati dalle proprie misurazioni, è quindi uno strumento che fornisce informazioni aggiuntive per ottenere un quadro complessivo della gestione della propria glicemia.

Valori obiettivo di A1c

Per molti soggetti diabetici, l’obiettivo sarà intorno a 6,5 – 7% (48 – 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani. Il medico o apposito personale può aiutare a stabilire un valore obiettivo che sia adeguato e realistico in uno specifico individuo.

I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia. In presenza di tali condizioni viene raccomandato un attento monitoraggio, la valutazione della coesistenza di altri fattori di rischio per diabete o malattie cardiovascolari come

cioè dei fattori che fanno parte del quadro della sindrome metabolica.

Ricordiamo in ogni caso che al momento non esiste uniformità di vedute su questo punto da parte delle società mediche, infatti l’OMS considera le evidenze disponibili non sufficienti per dare alcuna raccomandazione sull’interpretazione di livelli di emoglobina glicata inferiore a 48 mmol/mol (6,49%), mentre al contrario, l’ADA (Associazione diabetologi statunitense) estende la categoria di elevato rischio anche ai valori di emoglobina glicata compresi fra 39 e 42 mmol/mol (es. 5,7-6%). Certamente sull’argomento sono ancora necessari ulteriori studi.

Controllo del glucosio nell’urina

I controlli urinari del glucosio sono meno accurati di quelli ematici (cioè sul sangue) e dovranno essere adottati solo nell’impossibilità di un esame del sangue. I controlli urinari dei chetoni, però, diventano importanti quando un diabete è fuori controllo o in caso di malattia. Un soggetto con diabete dovrà imparare a eseguire la ricerca dei chetoni nell’urina.

Ipoglicemia (basso livello di glucosio)

L’ipoglicemia, ossia bassi livelli di glucosio o zucchero nel sangue, è la condizione in cui il glucosio scende al di sotto dei livelli normali.

I farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia. Il rischio è maggiore in soggetti diabetici che abbiano mangiato meno, fatto più attività fisica o assunto alcolici più del solito. Tra le altre cause di ipoglicemia, ci sono insufficienza renale, alcuni tumori, malattie del fegato, l’ipotiroidismo, l’inedia (grave malnutrizione), errori congeniti del metabolismo, gravi infezioni, ipoglicemia reattiva e varie droghe tra cui l’alcool.

L’ipoglicemia può insorgere in neonati altrimenti sani che non siano stati alimentati per qualche ora.

Il livello di glucosio che definisce l’ipoglicemia è variabile. Nei soggetti diabetici, livelli sotto 70 mg/dl sono diagnostici.

Negli adulti non diabetici, gli elementi diagnostici sono sintomi relativi all’ipoglicemia, bassi valori di zucchero al momento dei sintomi e miglioramento conseguente alla normalizzazione dei valori. In alternativa, si può usare un livello inferiore a 50 mg/dl dopo non aver mangiato o dopo attività fisica.

Nei neonati, livelli inferiori a 40 mg/dl o a 60 mg/dl in presenza di sintomi indicano ipoglicemia.

Nei soggetti diabetici, la prevenzione consiste nel coordinare l’assunzione di cibo, la quantità di attività fisica e l’assunzione di farmaci. Si raccomanda la misurazione della glicemia quando un soggetto avverte un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue.

Alcuni pazienti hanno pochi sintomi premonitori di ipoglicemia; in questi soggetti, è consigliabile eseguire abitualmente misurazioni frequenti. Il trattamento dell’ipoglicemia consiste nell’assunzione di cibi ricchi di zuccheri semplici o di destrosio.

In soggetti non in grado di assumere cibo per bocca, può essere di aiuto un’iniezione di glucagone.

Il trattamento dell’ipoglicemia non legata al diabete prevede il trattamento della causa sottostante come pure una dieta sana.

Il termine “ipoglicemia” è talvolta usato non correttamente per indicare la sindrome idiopatica post-prandiale, una condizione controversa con sintomi simili che avviene dopo i pasti ma con livelli di zucchero normali.

Segni e sintomi

I sintomi e manifestazioni di ipoglicemia possono essere divisi in:

  • effetti dipendenti dagli ormoni controregolatori (epinefrina/adrenalina e glucagone) attivati dalla caduta del glucosio,
  • effetti neuroglicopenici per la riduzione del glucosio cerebrale.

In generale possono verificarsi:

  • tremori, ansia e nervosismo,
  • palpitazioni, tachicardia,
  • sudorazione, sensazione di caldo (effetto muscarinico simpatico piuttosto che adrenergico),
  • pallore, sudorazione fredda,
  • pupille dilatate (midriasi),
  • senso di fame e borborigmi,
  • nausea, vomito, fastidio addominale,
  • cefalea,
  • incoerenza, giudizio alterato,
  • disforia aspecifica, lunaticità, depressione, pianto, preoccupazioni esagerate,
  • sensazione di intorpidimento e di punture di spillo (parestesie, formicolii, ..),
  • pessimismo, irritabilità, aggressività, rabbia,
  • variazioni della personalità, labilità emotiva,
  • stanchezza, debolezza, apatia, letargia, fantasticherie, sonno,
  • confusione, perdita della memoria, senso di stordimento o vertigini, delirio,
  • occhio fisso, vitreo, visione confusa o sdoppiata,
  • lampi di luce nel campo di vista,
  • comportamenti meccanici, anche noti come automatismi,
  • difficoltà a parlare, parole impastate,
  • atassia, mancanza di coordinazione, talvolta, segni simili all’ubriachezza,
  • deficit motori focali o generali, paralisi, emiparesi,
  • stupor, coma, respiro abnorme,
  • convulsioni generalizzate o focali.

Ricerche in adulti sani mostrano che l’efficienza mentale diminuisce leggermente ma in modo misurabile quando la glicemia scende sotto 65 mg/dl.

L’ipoglicemia non si presenta sempre con tutti i sintomi descritti sopra. I sintomi, se mai si manifestano, non seguono un ordine di comparsa. L’età, la gravità e la velocità di insorgenza dell’ipoglicemia possono anch’esse influire sulla sintomatologia.

Iperglicemia (alto livello di glucosio)

Iperglicemia è il termine medico per livelli elevati di glucosio nel sangue. È un problema frequente nei soggetti diabetici e può interessare soggetti con diabete di tipo 1 e di tipo 2, come pure donne incinta con diabete gestazionale.

Può eventualmente colpire individui non diabetici, ma comunque, di solito, soggetti molto malati, ad esempio convalescenti da ictus o attacco cardiaco o da una grave infezione.

Queste informazioni sono focalizzate sull’iperglicemia nei soggetti diabetici.

Gravità dell’iperglicemia

Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali. In un soggetto diabetico, però, per quanta attenzione si possa fare ci sono alte probabilità di sviluppare prima o poi l’iperglicemia. È importante essere in grado di identificare e trattare l’iperglicemia, perché, se non trattata, può dare grossi problemi di salute.

Episodi occasionali lievi non destano in genere preoccupazione e possono essere trattati molto facilmente o anche risolversi spontaneamente, tuttavia l’iperglicemia può diventare pericolosa se i livelli di glucosio diventano molto alti o rimangono alti per periodi protratti.

Livelli glicemici molto alti possono causare complicanze potenzialmente mortali quali:

  • chetoacidosi diabetica, una condizione causata dal fatto che il corpo deve metabolizzare grasso come fonte di energia, con possibile induzione di coma diabetico; la chetoacidosi colpisce tendenzialmente soggetti con diabete di tipo 1
  • stato iperglicemico iperosmolare, una grave disidratazione conseguente al tentativo dell’organismo di eliminare l’eccesso di zucchero; colpisce tendenzialmente individui con diabete di tipo 2

L’iperglicemia protratta costantemente per lunghi periodi (mesi o anni) può indurre danni permanenti a parti del corpo come gli occhi, i nervi, i reni e i vasi sanguigni.
In caso di frequenti iperglicemie, è necessario consultare il medico o il personale sanitario addetto alle cure del diabete. Potrà essere necessario cambiare il trattamento o lo stile di vita per mantenere i livelli di glicemia all’interno di un intervallo sicuro.

Sintomi

Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane. In alcuni casi ci possono non essere sintomi finché i livelli di glucosio non raggiungono valori molto alti.

I principali sintomi di iperglicemia consistono in:

I sintomi di iperglicemia possono anche dipendere da un diabete non diagnosticato; è quindi fondamentale consultare il proprio medico per un inquadramento. Esistono esami per verificarlo.

Cause

Esistono molteplici fattori che possono determinare un incremento della glicemia in soggetti diabetici, tra cui:

  • stress,
  • una malattia acuta, come un raffreddore,
  • assunzione di cibo in eccesso, ad esempio merendine tra i pasti,
  • mancanza di attività fisica,
  • disidratazione,
  • omissione di una dose di farmaco per il diabete, o l’assunzione di una dose sbagliata,
  • sovra-trattamento di un episodio di ipoglicemia (basso livello di glucosio),
  • assunzione di determinati farmaci, come i cortisonici.

Episodi occasionali di iperglicemia possono insorgere nei bambini e nei giovani durante fasi di crescita veloce.

Trattamento

Un soggetto con diabete noto e sintomi di iperglicemia dovrà seguire le indicazioni per la riduzione della glicemia fornite dall’apposito personale sanitario. Contattare il proprio medico o tale personale in caso di dubbi.

I possibili suggerimenti saranno di:

  • modificare la dieta, ad esempio evitando cibi che causino salite della glicemia, come dolci o bevande zuccherate,
  • bere molti liquidi senza zuccheri, di aiuto in caso di disidratazione,
  • fare più spesso attività fisica; attività fisiche leggere e regolari, come camminare, possono spesso ridurre la glicemia, soprattutto se contribuiscono a fare perdere peso,
  • variare la dose di insulina, nel caso si sia in trattamento; sarà il personale sanitario a dare indicazioni specifiche in merito.

Potrà anche venire suggerito di monitorare più attentamente la glicemia, o sottoporre sangue o urina alla ricerca di sostanze dette chetoni (associati con la chetoacidosi diabetica).

Finché la glicemia non ritorna sotto controllo, bisogna stare attenti all’eventuale insorgenza di altri sintomi, che potrebbero preludere a condizioni più gravi.

Emergenza

Contattare immediatamente il personale sanitario di riferimento se iperglicemici e con i sintomi seguenti:

  • sensazione o condizione di malessere,
  • dolore addominale (mal di pancia),
  • respiro rapido, profondo,
  • segni di disidratazione, come cefalea, pelle secca e polso rapido e debole,
  • difficoltà a stare svegli.

Questi sintomi potrebbero essere segni di chetoacidosi diabetica o stato iperglicemico iperosmolare e richiedere il ricovero ospedaliero.

Prevenzione

Ci sono modi semplici per ridurre il rischio di iperglicemia grave o prolungata:

  • Fare attenzione al cibo, in particolare essere consapevoli degli effetti di merende e dolci o carboidrati sui propri livelli glicemici.
  • Seguire alla lettera il proprio programma terapeutico; ricordarsi di assumere l’insulina o altro farmaco per il diabete come prescritto dall’apposito personale sanitario.
  • Essere il più possibile attivi; l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia. Sarà però necessario confrontarsi con il proprio medico se in trattamento con farmaci, poiché alcune medicine possono indurre ipoglicemia se associate ad un eccesso di attività fisica.
  • Fare molta attenzione se si contrae una malattia acuta; è possibile che il personale sanitario di riferimento indichi delle “regole in caso di malattia” che evidenzino il comportamento da seguire per mantenere sotto controllo la glicemia durante una malattia.
  • Monitorare i livelli glicemici; è possibile che venga suggerito l’impiego di un dispositivo di misura per uso domestico, in modo da individuare presto un incremento della glicemia e agire di conseguenza.

Come abbassare la glicemia

Può risultare complesso mantenere i livelli glicemici nei limiti raccomandati dal proprio medico. Infatti, i fattori che fanno variare la glicemia sono molti, e talvolta improvvisi. Di seguito, vengono presentati alcuni elementi in grado di influenzare la glicemia.

Alimentazione

Un’alimentazione sana è alla base di una vita sana, a prescindere dal diabete. In presenza della malattia, però, la consapevolezza di come i cibi interagiscano con il glucosio nel sangue diventa essenziale. Non è solo necessario sapere cosa si mangia, ma anche quanto e in che combinazione.

Carboidrati

I carboidrati sono i cibi che spesso hanno il maggior impatto sulla glicemia, quindi soprattutto nel caso dei soggetti in terapia con insulina è cruciale conoscere la quantità di carboidrati degli alimenti, in modo da assumere la dose corretta di farmaco.

Per quanto possibile, pianificare per ciascun pasto una giusta composizione di amidi, frutta e verdure, proteine e grassi. Imparare a valutare l’impatto dei diversi tipi di carboidrati sulla propria glicemia (frutta, verdure e cereali integrali sono più salutari di altri perchè la quantità di fibra contenuta rallenta l’assorbimento dei carboidrati, ottenendo quindi un effetto diverso sulla glicemia rispetto per esempio a una fetta di torta).

Pasti e assunzione dei medicinali andranno programmati al meglio, imparando a modificare eventuali terapie in caso di aumentato o ridotto consumo di zuccheri (per esempio in caso di strappi alla dieta, oppure in caso di salto del pasto).

Infine occorre evitare per quanto possibile dolci e bevande zuccherate, ovviamente a parte in caso di crisi ipoglicemiche, che causano un improvviso aumento dei valori di glicemia nel sangue.

Grassi

Un consumo eccessivo di alimenti ricchi di grassi, soprattutto animali, tendono a peggiorare una condizione di insulino-resistenza, in altre parole l’organismo dovrà produrre più insulina a parità di pasto consumato per cercare di mantenere la glicemia nei limiti.

Acqua

La disidratazione può essere causa di aumento della glicemia, è quindi raccomandabile bere molto tutti i giorni.

Caffeina

Diversi studi hanno dimostrato che la caffeina è in grado di aumentare l’insulino-resistenza e aumentare quindi i livelli di glicemia.

Alcool

Il fegato in genere rilascia lo zucchero accumulato per controbilanciare una caduta della glicemia. Se però il fegato sta smaltendo alcool, è possibile che la glicemia non riceva l’aiuto necessario. L’alcool può determinare una condizione di ipoglicemia poco dopo la sua ingestione e anche fino a 24 ore dopo.

Esercizio fisico

L’attività fisica è un’altra componente importante del piano di prevenzione e gestione del diabete. Durante l’esercizio fisico, i muscoli usano il glucosio come fonte energetica, quindi l’attività fisica regolare aiuta anche l’organismo ad adoperare l’insulina con più efficienza.

Questi fattori concorrono ad abbassare il livello glicemico nel paziente diabetico e prevenirlo nel soggetto sano. Più intensa è l’attività fisica, più dura l’effetto. Comunque, anche attività leggere, come i lavori domestici, il giardinaggio o stare in piedi per tanto, possono migliorare i livelli di glicemia.

Mestruazioni

Le variazioni ormonali la settimana prima e durante le mestruazioni possono determinare fluttuazioni significative della glicemia. Inoltre, per qualche anno pre-menopausa o in menopausa, le variazioni ormonali possono variare in modo imprevedibile la glicemia e complicare la gestione del diabete.

Stress

Sotto stress, gli ormoni prodotti dall’organismo in risposta a uno stimolo prolungato possono causare un incremento del livello glicemico. Inoltre, può essere più difficile seguire la routine di gestione del diabete se sotto pressione.

Fenomeno dell’alba

Tutti i soggetti, diabetici o meno, vanno incontro al fenomeno dell’alba, che è il nome dato all’osservazione che l’organismo va incontro a una produzione di ormoni tra le 4:00 e 5:00; nei soggetti con diabete manca una risposta insulinica adeguata e per questo si possono verificare dei picchi iperglicemici.

Carenza di sonno

Nei soggetti che dormono meno ore del necessario è possibile osservare un aumento della glicemia, così come in chi soffre di altri disturbi del sonno, predisponendo peraltro a un maggior rischio di obesità.

Malattie

In caso di malattie (per esempio raffreddore, influenza, …) l’organismo tende a rilasciare maggiori quantità di ormoni (adrenalina, cortisolo, glucagone, …) con il risultato di ridurre la sensibilità all’insulina.

Allergie

Alcuni pazienti allergici hanno notato un aumento dei livelli di glicemia durante il periodo delle fioriture.

Fumo

Alcuni studi sembrano suggerire un effetto diretto del fumo sull’aumento dell’insulinoresistenza, rendendo peraltro più difficile trovare un corretto equilibrio con l’insulina.

Conclusione

Più si conoscono i fattori che influenzano la propria glicemia, più se ne possono prevedere le fluttuazioni e gestirsi coerentemente. Se contenere la glicemia nel proprio obiettivo risulta problematico, consultare l’apposito personale sanitario per consigli.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Salve, ho 30 anni seguo un alimentazione corretta ( data da un nutrizionista) ma ultimamente non mi sento molto bene e…dato che mi padre era diabetico (mellito tipo2) ho riconosciuto qualche sintomo (sete, minsione frequente e nervosismo improvviso) ho deciso di fare un diario glicemico, normalmente dopo i pasti (esattamente 2 ore dopo) la glicemia varia dai 120 ai 140 la cosa che mi preoccupa un po è la misurazione della mattina a digiuno varia da un minino di 94 fino ad arrivare a 103, volevo sapere se è il caso di fare indagini più’ approfondite.
    ringrazio anticipatamente
    Serena

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Segnali i valori al medico curante, valuterà se integrare con la glicata.

  2. Anonimo

    buonasera.
    sono un po agitata perche quando ero da mia nonna che soffre di diabete mi sono misurata l’emoglobina glicata con il suo apparato e mi é uscito il valore di 8.4. mezz’ora prima avevo fatto colazione con latte, biscotti integrali e pane e nutella e un po di marmelllata. puo essere che sia uscito un numero cosi alto proprio per la colazione fortemente dolce o devo andare a fare un controllo? grazie mille. ho 21 anni, alta 1.78 e peso 75 kg.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      La glicata NON viene influenzata dall’ultimo pasto, indispensabile quindi verificare con il medico.

  3. Anonimo

    93 a digiuno è preoccupante?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      In linea generale sembra buona, servirebbero in ogni caso ulteriori dati per valutazioni più approfondite.

  4. Anonimo

    Quando viene diagnosticato il prediabete si è certi di sviluppare poi diabete?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non necessariamente, ma soprattutto intervenendo con rapidità e decisione sullo stile di vita è spesso possibile ritardarlo anche di anni se proprio non fosse possibile evitarlo.

  5. Anonimo

    Mantenendo uno stile di vita sano e un peso nella norma posso stare tranquilla che non svilupperò mai diabete?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Nessuno può darle la garanzia al 100% perchè entrano in gioco fattori indipendenti dal nostro controllo (come la genetica), ma ne abbatte drasticamente il rischio.

  6. Anonimo

    110 a un’ora dal pranzo è preoccupante?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sembra un valore molto buono, ma raccomando di discuterlo con il medico per inquadrarlo meglio con gli ulteriori dettagli necessari.

  7. Anonimo

    Se mi hanno diagnosticato il pre-diabete posso ancora mangiare la pasta?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Certamente, anche il paziente con diabete conclamato deve mangiare carboidrati (pane, pasta, …); la cosa importante è sceglierli (preferire sempre le varianti integrali) e dosarli correttamente.