FSH alto, basso e valori normali

Ultima modifica 25.01.2020

Cos’è l’FSH?

L’ormone follicolo-stimolante (FSH) è prodotto dalla porzione anteriore dell’ipofisi, una ghiandola endocrina localizzata alla base del cranio; fa parte delle cosiddette gonadotropine e come tale agisce regolando il corretto funzionamento delle gonadi (testicoli e ovaie, rispettivamente nell’uomo e nella donna).

  • Nell’uomo, la sua azione si esplica a livello dei tubuli seminiferi del testicolo, dove l’ormone stimola la produzione di nuovi spermatozoi (spermatogenesi) e consente il mantenimento delle concentrazioni di testosterone ottimali, tali da consentire a queste cellule di maturare correttamente.
  • Nella donna l’FSH assume principalmente due ruoli fondamentali:
    1. garantire la maturazione dei follicoli ovarici (strutture anatomiche che contengono in fase di maturazione la cellula uovo, situate nella porzione corticale dell’ovaio)
    2. e, insieme all’ormone LH (luteinizzante), stimolare la produzione di estrogeni.

Nelle donne le produzioni di FSH e LH hanno un andamento ciclico e variano nelle diverse fasi del ciclo mestruale; grazie alle crescenti concentrazioni di FSH, uno solo dei follicoli presenti nelle ovaie (il follicolo “dominante”) raggiungerà la piena maturazione, rilasciando l’ovocita (ovulo), pronto, eventualmente, ad essere fecondato da uno spermatozoo.

I diversi follicoli localizzati nelle ovaie, rilasciano inoltre delle sostanze in grado di ridurre progressivamente, mentre avviene la selezione del “follicolo dominante”, la produzione di FSH, con un meccanismo a feedback negativo.

Questo meccanismo è di fondamentale importanza nell’interpretazione dei valori di FSH, perché:

  • Valori più bassi di FSH sono tipici della giovane età, perché ad ogni ciclo mestruale vengono prodotti numerosi follicoli che inviano forti segnali di inibizione per la produzione ulteriore di FSH.
  • Valori più elevati di FSH sono caratteristici della menopausa, in quanto i follicoli disponibili sono inferiori e non più in grado di produrre i segnali di inibizione per la produzione di FSH.

Valutare le concentrazioni di questo ormone, dunque, può essere di importanza fondamentale nella diagnosi e nel trattamento dell’infertilità, nella diagnosi di pubertà precoce e in presenza di eventuali ipogonadismi.

Provetta appoggiata su una scheda paziente in cui sono crociati gli esami richiesti per la valutazione della fertilità (LH, FSH, prolattina, ...).

Spesso l’esame del FSH viene richiesto nella donna in associazione agli altri ormoni legati alla fertilità (iStock.com/jarun011)

Valori normali

  • Bambini ( età prepubere)
    • Maschi: 0-5.0 mlU/ml
    • Femmine: 0-4,0 mlU/ml
  • Uomini
    • Pubertà: 0.3-10.0 mIU/ml
    • Adulto: 1.5-12.4 mIU/ml
  • Donne
    • Pubertà: 0.3-10.0 mIU/ml
    • Età fertile
      • Fase follicolare: 1.0-8.8 mIU/ml
      • Ovulazione: 4.0-25.0 mIU/ml
      • Fase luteale: 1.0-5.1 mIU/ml
    • Menopausa: 16.7-134.8 mIU/ml

I valori considerati normali variano da laboratorio a laboratorio, per cui è buona norma controllare comunque l’intervallo di riferimento riportato sul referto delle proprie analisi.

Interpretazione

Donne

Nelle donne la valutazione dell’FSH viene richiesta principalmente in caso di:

Di norma, per valutare la fertilità di una donna, le concentrazioni dell’ormone sono valutate generalmente tra il terzo e il quinto giorno del ciclo, durante la fase follicolare (o proliferativa).

Seppur con alcuni limiti legati alle variazioni soggettive del caso in esame, un valore aumentato di FSH nel sangue di una donna induce al sospetto di uno stato di ridotta riserva ovarica, perché il dosaggio dell’ormone è una sorta di misura indiretta del numero dei follicoli ovarici residui (e quindi, banalizzando, del numero di ovuli rimasti a disposizione).

L’esame nelle donne, condotto il terzo giorno di ciclo, potrebbe, generalizzando, essere così valutato:

  • Valori superiori a 15: scarse riserve di follicoli ovarici;
  • Valori tra 10 e 15: possibile diminuzione della fertilità correlata all’età;
  • Valori inferiori a 10: sono considerati ottimali.

Un aumentato valore di FSH, dunque, può essere predittivo di una scarsa probabilità di successo anche in caso di utilizzo di tecniche di fecondazione assistita; si noti tuttavia che uno  studio condotto nel 2017 da ricercatori americani e pubblicato su JAMA, una prestigiosa rivista scientifica, e condotto su quasi mille donne di età compresa tra i 30 e i 44 anni, mostra come le pazienti con limitate riserve di ovociti non avrebbero minori probabilità di concepimento rispetto a donne con risultati normali di questi test (lo studio non prende però in considerazione la capacità effettiva di portare avanti la gravidanza, oltre a soffrire di alcune altre carenze metodologiche).

Di fatto, attualmente, in molti centri di fecondazione assistita non sono accettate donne con valori di FSH superiori ad una certa soglia, in genere proporzionale all’età, anche se è importante sottolineare che

  • aumentati livelli di FSH non sono indicativi dell’impossibilità di concepire ma solo, verosimilmente, di una maggiore difficoltà di restare incinta,
  • dati più attendibili sulla riserva ovarica possono essere ottenuti dalla valutazione congiunta dei livelli di ormone antimulleriano.

Una seconda importante indicazione che emerge d’analisi congiunta di FSH e LH è legata alla diagnosi di ovaio policistico; le donne che ne sono affette mostrano in genere valori di LH almeno doppi rispetto ai livello di FSH.

In menopausa i valori in genere raggiungono e progressivamente superano i valori di 40 mIU/ml.

È infine bene notare che un risultato alto o basso non  permette da solo alcuna diagnosi, fornisce invece indicazioni sulle possibili cause.

Valori alti sono possono per esempio essere suggestivi di:

  • presenza di cisti ovariche,
  • insufficienza ovarica primitiva,
  • sindrome dell’ovaio policistico,
  • neoplasie,
  • pseudoermafroditismo,
  • pubertà precoce nelle bambine,
  • sindrome di Morris.

Al contrario, valori bassi possono essere legati a:

  • alcolismo,
  • anoressia,
  • estrogeni,
  • insufficienza ovarica,
  • malattie ipofisarie,
  • malattie sistemiche,
  • malnutrizione,
  • neoplasie,
  • tossicodipendenza.

Uomini

Negli uomini l’esame può essere richiesto in caso di:

  • ridotta conta spermatica (condotta attraverso l’esame dello sperma),
  • impoverimento della massa muscolare,
  • calo del desiderio sessuale,
  • difficoltà nel concepimento.

Elevati livelli di FSH possono essere attribuibili ad un’insufficienza testicolare primaria, dovuta a difetti nello sviluppo testicolare o ad eventuali lesioni testicolari (per malattie genetiche, autoimmuni, trattamenti chemio-radioterapici, traumi).

Bassi livelli di FSH, invece, fanno pensare a disturbi ipofisari o ipotalamici, per cui il livello di ormone prodotto da queste strutture, risulta essere insufficiente, ma il riscontro può anche essere legato a

  • alcolismo,
  • alterazioni neuroipotalamiche,
  • anoressia,
  • farmaci (fenotiazine, alcuni antidepressivi, reserpina, …),
  • iperparatiroidismo,
  • malattie ipofisarie,
  • malattie sistemiche,
  • osteomalacia,
  • rachitismo.

Bambini

Nei bambini i livelli di FSH crescono poco dopo la nascita, per poi ridursi in maniera significativa intorno all’età di 6 mesi nei maschi, 1-2 anni nelle bambine, e aumentare nuovamente prima della pubertà.

Nei pazienti in età pediatrica l’esame può essere richiesto quando si sospetti un ritardo o una certa precocità nello sviluppo sessuale.

Preparazione richiesta

Prima dell’esame potrebbe essere necessario sospendere farmaci che potrebbero interferire con i livelli normali dell’ormone, per questo è necessario chiedere consiglio e indicazioni al proprio medico.

Non è necessario digiunare, ma nella donna è importante rispettare scrupolosamente il giorno stabilito dallo specialista per lo svolgimento degli esami, in quanto il risultato andrà correlato ad uno specifico momento individuato nel ciclo ovarico.

Fonti e bibliografia

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