Esame del colesterolo: valori, colesterolo buono e cattivo

Ultima modifica 27.12.2019

Un qualsiasi controllo medico di routine prevede in genere l’analisi dell’assetto lipidico plasmatico, ossia la misurazione della quantità di colesterolo nel sangue.

Se in passato si parlava genericamente di valori normali, ad oggi si preferisce invece parlare di valori “ottimali” di colesterolo in rapporto al rischio cardiovascolare del soggetto, cioè dei limiti personalizzati in base all’insieme dei singoli fattori di rischio cardiovascolari presenti:

  • fattori non modificabili:
    • età (il rischio di eventi aumenta con l’età),
    • sesso (il rischio è maggiore negli uomini rispetto alle donne in pre-menopausa, mentre successivamente la situazione s’inverte),
    • familiarità,
  • fattori modificabili

Tra i valori che possiamo leggere sul referto, compaiono:

  • Colesterolo HDL (valore ideale maggiore o uguali a 60 mg/dL)
  • Colesterolo LDL (valore ideale minore di 70 mg/dL in presenza di gravi fattori di rischio)
  • Trigliceridi (valore ideale inferiore a 150 mg/dL).

Per quanto riguarda il colesterolo totale si tratta di un valore che ha perso progressivamente di importanza negli anni, in quanto sostituito dalla valutazione dei due precedenti; genericamente si considera come valore ideale un risultato inferiore a 200 mg/dL (190 mg/dL in alcune linee guida).

Vengono talvolta richiesti e calcolati alcuni valori derivati, con l’obiettivo di sintetizzare la situazione del paziente:

  • Rapporto tra colesterolo totale e HDL, valori ideali inferiori a 3.5
  • Colesterolo non-HDL (colesterolo totale – HDL), valori ideali più alti di 30 mg/dL rispetto ai propri valori di riferimento LDL (idealmente quindi 100 mg/dL per i pazienti ad elevatissimo rischio).

Si noti che in realtà i limiti riportati, soprattutto quello dell’LDL, risultano particolarmente restrittivi, ma devono essere intesi come obiettivi solo nel caso di soggetti con gravi fattori di rischio, mentre in assenza di questi possono venire tollerati anche valori superiori (benché idealmente siano comunque da preferire valori di LDL che siano il più bassi possibile).

Il colesterolo è un lipide (grasso) che nell’uomo va incontro a diversi destini: è uno dei costituenti delle membrane cellulari, è il precursore di ormoni quali estrogeni, corticosteroidi e della vitamina D, è presente nella bile come acidi biliari o in forma libera.

I trigliceridi e il colesterolo introdotti con la dieta vengono assorbiti dall’intestino ed entrano in circolo associati a speciali trasportatori chiamati chilomicroni, i quali hanno il compito di distribuire i lipidi alle cellule dei tessuti periferici; ciò che resta di questa lipoproteina è ricco di colesterolo e si trasforma in LDL. La componente sintetizzata dal fegato entra in circolo associato alle LDL, lipoproteine con il compito di trasportare il colesterolo ai vari organi.

È previsto anche un sistema di recupero di questo lipide: le lipoproteine HDL si propongono come transfer del colesterolo dalla periferia al fegato, da cui verrà eliminato come acidi biliari o come colesterolo biliare.

Sebbene i processi biochimici che regolano questi processi siamo molto complicati, risulta evidente da queste definizioni come elevate quantità di LDL plasmatiche possano essere considerate un fattore di rischio per lo sviluppo dell’aterosclerosi (che consiste nella formazione di placche lipidiche che si depositano sulla parete dei vasi accludendone parzialmente il lume); viceversa alti livelli nella concentrazione delle HDL diminuiscono il rischio.

I fattori che aumentano le HDL plasmatiche, il cosidetto “colesterolo buono“, sono:

  • l’attività fisica,
  • una dieta ricca di acidi grassi polinsaturi (i cosiddetti omega-3 contenuti nel pesce, anche se in realtà le evidenze più recenti dimostrano che vengono migliorati più che altro i valori dei trigliceridi),
  • perdita di peso se necessario,
  • la vitamina C (presente negli agrumi, ma ancor di più nei peperoni e nel prezzemolo).

Viceversa

  • una dieta ricca di lipidi saturi (strutto, burro, formaggi),
  • fumo,
  • sedentarietà

aumentano la quota del cosiddetto “colesterolo cattivo“, fungendo quindi da fattore di rischio per l’insorgenza di patologie coronariche (le coronarie infatti sono vasi estremamente sottili, ed è sufficiente una piccola quantità di grasso depositato per impedire il flusso sanguigno determinando l’infarto cardiaco).

Rappresentazione grafica di una strada che si divide verso uno stile di vita più sano e uno invece ricco di cibo spazzatura

iStock.com/adventtr

Oltre alle abitudini di vita, un aumento dei valori del colesterolo cattivo in soggetti che seguono una dieta equilibrata, può far pensare a una malattia genetica che prende il nome di “ipercolesterolemia familiare”: nella maggior parte dei casi il difetto molecolare è l’assenza o la carenza di recettori per le LDL funzionanti, situazione che ha come inevitabile conseguenza un aumento dei livelli di LDL nel plasma. Noduli di colesterolo, chiamati xantomi, si formano nella pelle e nei tendini; più dannoso è ovviamente il deposito di colesterolo nel sistema vascolare periferico.

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Domande e risposte
  1. Domanda -

    Cosa evitare in caso di colesterolo alto?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Alcuni alimenti contengono colesterolo (come le uova), ma sorprendentemente non fanno una grande differenza per le quantità nel sangue; devono invece essere ridotti gli alimenti contenenti grassi saturi come ad esempio latticini grassi (come latte intero, formaggi stagionati, burro, panna, …) e carni grasse.

  2. Domanda -

    Colesterolo alto, cosa fare?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      I trattamenti per il colesterolo alto prevedono una combinazione di modifiche allo stile di vita e, quando necessari, specifici farmaci; a prescindere dai medicinali qualsiasi paziente deve innanzi tutto adottare un’alimentazione sana, perdere peso se necessario e praticare una regolare attività fisica.