Le notizie della settimana

Ultima modifica 27.09.2020

27 settembre 2020, Vitamina D: dieta, sole o integratori?

“Non so definire la pornografia, ma la so riconoscere.”

Questa è una frase pronunciata da un giudice della Suprema Corte americana negli anni 60 e che secondo me calza a pennello anche per le vitamine.

Diversi Autori definiscono infatti le vitamine come un gruppo eterogeneo di molecole organiche essenziali per l’organismo. Vi ricordo che il termine “essenziale” in questi contesti indica la necessità di introdurre il nutriente attraverso la dieta, perché diversamente l’organismo non sarebbe in grado di sintetizzarlo autonomamente pur avendone bisogno. A parte che questa definizione si espone ad alcuni limiti, come il fatto che ad esempio la vitamina C sia essenziale per l’essere umano, ma non per cane e gatto, che sono capaci di sintetizzarla, ma proprio nella vitamina D troviamo una sorta di contraddizione: noi infatti siamo capaci eccome di sintetizzarcela da soli, ma lo facciamo attraverso l’esposizione al sole.

Non abbiamo ancora iniziato a parlare degli effetti della vitamina e già ci siamo incastrati sulla definizione e questo non è che l’antipasto della confusione che regna su questo argomento, anche tra gli stessi addetti ai lavori.

Non passa giorno senza che si legga su qualche sito dei poteri quasi taumaturgici che avrebbe la vitamina D, tanto da spingere molti esperti improvvisati, ma devo dire anche molti medici autorevoli, a suggerirne un’integrazione a tappeto. Per non parlare poi di chi invita a esporsi al sole come se non ci fosse un domani, in barba a qualsiasi avvertimento legato al rischio tumore della pelle.

E quindi, cosa dovremmo fare? Vi do un minimo di contesto, poi vi dico cosa ne penso io. Attenzione però, io sono solo uno dei tanti là fuori che ha presunzione di volervi spiegare qualcosa sulla salute, ma la mia laurea in farmacia non fa di me un esperto, a maggior ragione in un ambito in cui nemmeno gli esperti si mettono d’accordo…

Il nostro organismo ha bisogno della vitamina D per funzionare correttamente e le fonti possibili sono due:

  1. la dieta, attraverso pesci come le sardine e il salmone e poco altro, che tuttavia ci permette di raggiungere circa il 10% del nostro fabbisogno a meno di non assumere olio di fegato di merluzzo, l’unica vera fonte alimentare ad alto dosaggio escludendo eventuali alimenti fortificati;
  2. il sole, dalla cui esposizione traiamo, o dovremmo trarre, il restante 90%.

Sull’esposizione al sole si dice e si legge tutto e il contrario di tutto, ma bene o male quasi l’intera comunità scientifica concorda su alcuni punti essenziali, ben riassunti dal Dr. Maestri, un endocrinologo di cui vi lascio linkata nelle fonti una presentazione interessante.

  • Quantificare con esattezza l’efficienza della sintesi di vitamina D dall’esposizione al sole è impossibile, perché ci sono numerosi fattori che ne modulano i risultati.
  • Alle nostri latitudini, in Italia, si ritiene che l’esposizione di viso, collo e arti per 10-15 minuti per 2-3 volte alla settimana nella fascia oraria 10-15 porti ad produzione sufficiente di vitamina D.
  • La vitamina D è liposolubile, si scioglie nei grassi, quindi il nostro organismo è capace di farsene scorta annuale durante l’estate; sempre secondo l’endocrinologo una settimana di sole al mare è sufficiente a ridurre il rischio di carenza durante l’anno

Ma come la mettiamo con il rischio tumore le protezioni solari?

Non è vero che blocchino completamente la sintesi a livello cutaneo, anche se sicuramente la riducono di molto; ma senza dilungarci troppo, la Skin Cancer Foundanton americana ci ricorda che non esiste evidenza che un utilizzo quotidiano di protezione solare sia causa di carenza di vitamina D.

Invece l’esposizione attraverso un vetro purtroppo è un limite enorme; e poi ancora, la capacità di sintesi si riduce nelle giornate velate e anche con l’età diventiamo meno efficienti, ma sembra che l’attività fisica svolta all’aria aperta invece promuova il raggiungimento di valori nella norma.

Ma perché dannarci tanto per questa vitamina? A cosa serve?

Beh, è essenziale per salute delle ossa, per il funzionamento dei muscoli e per la salute del sistema immunitario, quindi sì, ci serve proprio, ma la vera esplosione d’interesse che si è verificata negli ultimi anni è legata a possibili coinvolgimenti anche in termini di prevenzione da… beh, praticamente da tutto secondo alcuni: tumori, malattie cardiovascolari, depressione, …

E proprio da queste premesse nascono infinite discussioni sui social:

  • La vitamina costa poco, le aziende ci nascondono la verità perché guadagnerebbero pochissimo.
  • Sì, ma intanto cuba n mila miliardi nel mondo.
  • Le aziende farmaceutiche non vogliono darcela per farci ammalare, ma intanto qualcuna ha perso un sacco di soldi da quanto il SSN ne ha ridotto la prescrivibilità.
  • Gli integratori sono utili a prescindere, no, non è vero, è sufficiente evitare carenze.
  • Basta esporci al sole per produrla… sì, ma così ci viene un tumore della pelle, …
  • No, basta usare le protezioni solari… no, così non viene prodotta

E ad aggiungere confusione alla confusione ovviamente ci si mettono siti e giornali, che trasformano studi osservazionali in evidenze fondamentali sull’efficacia degli integratori. Eh sì, perché spesso e volentieri quando leggete “La vitamina riduce il rischio di COVID”, in realtà quello che si è scoperto è che i soggetti carenti sembrano ammalarsi più frequentemente, ma se ci pensate bene NON è la stessa cosa che dire che dare più vitamina D significa proteggersi, perché per esempio, tanto per semplificare il concetto, potrebbe essere l’esposizione al sole il fattore chiave per spiegare la correlazione tra carenza e rischio di infezione… E questo vale per quasi tutte le malattie che negli anni sono state associate alla vitamina D, tanto che qualche autore inizia a ritenerla più un indicatore dello stato generale di salute che non la vera causa di queste malattie

E quindi? Che facciamo? Integriamo oppure no?

A mio avviso, sulla base delle evidenze che abbiamo oggi, settembre 2020, quello che serve è solo un po’ di buon senso; dopo aver letto un po’ tutte le opinioni, quelle basate sui fatti ovviamente, ritengo che:

  • I soggetti in stato di carenza devono necessariamente integrarla e su questo punto credo che tutti, ma proprio tutti siano d’accordo. Cosa significa carenza? Manco a dirlo c’è dibattito, ma tendenzialmente si ritengono normali valori compresi tra 20 e 40 ng/mL, non sembrano esserci vantaggi ad avere concentrazioni superiori.
  • I soggetti che non sono carenti non hanno ad oggi alcun motivo basato sull’evidenza per assumere integratori.

Come sappiamo se siamo carenti? L’unico modo certo è con un esame del sangue, ma se lo stato di salute è buono, non ci sono sintomi caratteristici di carenza (come stanchezza e dolori muscolari) e sappiamo di avere un minimo di esposizione regolare al sole possiamo ragionevolmente aspettarci di non essere carenti.

Se volessimo cautelarci potremmo prendere due strade, io vi consiglio senza dubbio alcuno la prima, ossia

  1. attraverso un’esposizione di buon senso al sole: abbiamo visto che basta poco per creare una buona scorta e se praticate almeno 2-3 volte alla settimana un po’ di attività fisica all’aperto prendete due piccioni con una fava. Ricordiamoci la crema solare, come abbiamo detto non rappresenta affatto un problema così grosso se l’esposizione è regolare.
  2. Se proprio volete prendervi un integratore ad oggi, con buon senso, non sembrano esserci rischi tali da renderlo controindicato. In questo caso il buon senso è legato alla dose. L’NHS inglese consiglia per la popolazione del Regno Unito, che vive ad una latitudine a minor esposizione solare, l’assunzione di 10 mcg/day. Tendenzialmente molti autori ritengono che si possa anche alzare un po’ il tiro, ad esempio la nostra AIFA consente la vendita di integratori senza necessità di ricetta medica con dosi quotidiane fino a 50 mcg, corrispondenti a 2000 unità internazionali, ma onestamente in molti casi non sembrano davvero giustificate e ricordate che dosi eccessive, anche se in genere più alte di queste, sono associate a rischi di salute anche gravi, come ipercalcemia, fratture ossee e formazione di calcoli renali.

 

E ricordatevi che in medicina, così come in nutrizione, il troppo è nemico del bene.

Fonti e bibliografia