Vulvodinia: sintomi, cura e rimedi

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

La vulvodinia è un dolore cronico nella zona che circonda la vulva (la parte più esterna dei genitali, dove ha sbocco la vagina), senza nessuna causa apparente.

La sensazione percepita dalla paziente è spesso descritta anche come un forte bruciore, pizzicore e irritazione e il dolore può essere tanto intenso da interferire con la quotidianità, impedendo alla donna di rimanere seduta o di avere rapporti sessuali; i sintomi possono persistere per mesi o addirittura per anni.

Viene talvolta indicata dal medico con con termini più specifici in base alla localizzazione:

  • forma generalizzata: i disturbi interessano gran parte della regione vulvare (perineo e regione anale compresi);
  • forma localizzata: è la forma più comune e i disturbi interessano solo una specifica zona, per esempio il clitoride.
  • vestibolodinia: colpisce la regione vestibolare della vulva, o il punto di ingresso alla vagina.

Se soffrite di questa malattia chiedete aiuto al medico, anche se non presenta segni visibili o siete in imbarazzo a parlarne, perchè l’attenzione su questo disturbo è fortunatamente cresciuto negli ultimi anni e per alleviare i sintomi sono ad oggi disponibili diverse nuove terapie.

Donna che appoggia le mani a livello pelvico a causa del dolore

iStock.com/grinvalds

Cause

Il numero esatto di donne con vulvodinia è tuttora oggetto discussione. I ricercatori stimano che dal 9% al 18% delle donne di età compresa tra i 18 e i 64 anni possano aver provato questa forma di dolore almeno una volta nella loro vita e l’evidenza suggerisce che molte di loro o non cercano aiuto, o passano da uno specialista all’altro senza ottenere una diagnosi esatta.

La causa della è tuttora sconosciuta, ma tra i fattori che possono favorirne la comparsa ricordiamo:

  • aumento della densità delle fibre nervose nel vestibolo vulvare,
  • livelli elevati di sostanze pro-infiammatorie nel tessuto vulvare,
  • risposta anomala delle cellule vulvari a fattori ambientali,
  • alterata espressione dei recettori ormonali nel tessuto vulvare,
  • predisposizione genetica (come la suscettibilità alle infiammazioni croniche, suscettibilità al dolore cronico diffuso o l’incapacità di combattere l’infezione vulvovaginale),
  • ipersensibilità localizzata e causata da candida o altre infezioni vaginali,
  • debolezza o spasmi della muscolatura del pavimento pelvico,
  • lesioni o irritazioni ai nervi che circondano la regione vulvare,
  • sbalzi ormonali.

Molte donne affette da questa malattia hanno dei precedenti di vaginiti o candida ricorrente. Alcune di esse possono aver subito abusi sessuali, ma di fatto a maggior parte non presenta cause specifiche.

Condizioni che possono causare dolore vulvare cronico sono:

ma a differenza della vulvodinia in questi casi è possibile identificare con certezza la causa del dolore.

La condizione non è sessualmente trasmessa e non è un sintomo di un tumore.

Sintomi

Il sintomo principale della vulvodinia è il dolore nella zona genitale che, anche se può essere diverso da donna a donna, è spesso caratterizzato da:

I fastidi possono peggiorare o comparire in caso di pressione sulla zona vulvare, per esempio durante il rapporto, a seguito dell’inserimento di un tampone o anche solo a causa di pantaloni troppo stretti. Possono verificarsi

  • durante l’esercizio fisico,
  • dopo la minzione,
  • in posizione seduta o anche sdraiata.

Il dolore può essere costante o intermittente e può durare per mesi o addirittura per anni, salvo poi sparire improvvisamente così com’è comparso.

Lo si può avvertire in tutta la vulva oppure può essere localizzato in una zona ben precisa, ad esempio nel vestibolo, cioè nell’apertura della vagina.

Il tessuto vulvare può anche non apparire infiammato o gonfio, anzi, nella maggior parte dei casi la vulva ha un aspetto normale.

La presenza di un dolore cronico può anche

  • influire sulle relazioni sociali,
  • ridurre il desiderio sessuale,
  • causare una diminuzione del tono dell’umore e anche depressione.

Quando chiamare il medico

La vulvodinia è un disturbo abbastanza diffuso, anche se le donne raramente si rivolgono al ginecologo per una diagnosi, mentre è molto importante approfondire le cause dei sintomi accusati.

È una malattia che richiede invariabilmente un aiuto specialistico per poter essere gestita e serve prima di tutto una diagnosi certa, escludendo altre possibili cause di fastidio (infezioni batteriche o la candida, i problemi della pelle e disturbi più gravi come il diabete).

Pericoli

La malattia può essere così dolorosa e frustrante da inibire l’attività sessuale e ridurre le relazioni sociali, arrivando quindi a causare problemi emotivi.

Il timore di avere rapporti può causare vaginismo, cioè spasmi involontari dei muscoli che circondano la vagina.

Tra le altre complicazioni ricordiamo:

Diagnosi

La malattia tende ad essere diagnosticata per esclusione, ossia solo quando altre cause di dolore vulvare più comune (come infezioni e malattie della pelle) sono state escluse.

La diagnosi può richiedere vari approcci, tra cui:

  • Dosaggi ormonali.
  • Visita ginecologica. Il ginecologo esamina i genitali esterni e la vagina alla ricerca di infezioni o di altre cause dei sintomi della vulvodinia. Anche se all’esame visivo non c’è traccia di infezioni, il medico può prelevare un campione di cellule dalla vagina alla ricerca di un’infezione vaginale, ad esempio la candida o la vaginosi batterica.
  • Tampone. Durante quest’esame il ginecologo usa un tampone inumidito per prelevare alcune cellule dalle zone della vulva in cui la paziente avverte il dolore.
  • Viene spesso usato un “test del cotton-fioc”, in cui il ginecologo appoggia un cotton-fioc od altro strumento sulla vulva per delineare le aree di dolore e valutarne la loro severità. Le pazienti spesso descrivono il tocco del cotton-fioc come estremamente doloroso, come l’attrito di un coltello.
  • Biopsia.

Prima di formulare una diagnosi il medico vi farà diverse domande per farsi un’idea della vostra storia medica e per capire la zona, la natura e la gravità dei sintomi.

Cura e terapia

La terapia della vulvodinia mira ad alleviare i sintomi; non esiste una singola terapia che funzioni per tutte le donne e probabilmente nel vostro caso sarà necessaria una combinazione di terapie. Per alleviare i sintomi in modo significativo, ci possono volere settimane o addirittura mesi. Tra le possibili terapie ricordiamo:

  • Farmaci.
    • Gli antidepressivi triciclici o gli anticonvulsivanti possono essere utili per alleviare il dolore cronico.
    • Gli antistaminici possono far diminuire il prurito.
    • Sono talvolta prescritte creme anestetiche e/o trattamenti ormonali.
    • Iniezioni di farmaci antinfiammatori, cortisonici o anestetici.
  • Biofeedback. Questo tipo di terapia può essere utile per diminuire il dolore, perché insegna alle pazienti a controllare specifiche reazioni dell’organismo. Il biofeedback serve per rilassarsi e diminuire la percezione del dolore. Nel caso della vulvodinia il biofeedback può insegnarvi a rilassare i muscoli della zona pelvica che possono reagire alla minaccia di dolore contraendosi e causando il dolore cronico.
  • Blocchi dei nervi. Chi soffre di dolore costante che non risponde alle altre terapie, può trarre beneficio dalle iniezioni locali di sostanze che bloccano i nervi.
  • Riabilitazione del pavimento pelvico. Trattamento fisioterapico per allenare la muscolatura pelvica.
  • Intervento chirurgico. La rimozione chirurgica della pelle e dei tessuti colpiti (vestibolectomia) può essere utile per alleviare il dolore in alcune donne. È tuttavia considerato un approccio superato e quasi mai preso in considerazione.
  • Metodo basato sul protocollo di Standford, ossia il trattamento dei trigger point attraverso terapia manuale per rilassare i muscoli e intervenire sulla contrattura e l’ipertono dei muscoli del pavimento pelvico, e farmacologica, attraverso farmaci miorilassanti che agiscono sia sulla muscolatura che sulla neuropatia.

Il dolore vulvare può avere importanti ripercussioni psicologiche ed emotive e un percorso di supporto psicologico e/o psicosessuologico può avere risvolti positivi sulla gestione del disturbo.

Questo non deve essere inteso come l’idea che il dolore sia inventato, bensì come la consapevolezza dal parte del ginecologo che anche un supporto mentale possa essere necessario per imparare a convivere con dolori e fastidi.

La terapia sessuologica può essere utile affrontarla in coppia, mentre il percorso psicologico può essere una valida fonte di consigli su

  • tecniche di rilassamento,
  • capacità di affrontare il dolore
  • e gestione delle sfide che ogni giorno si pongono alla donna.

Un lavoro di qualche anno fa ha dimostrato che un approccio psicologico di tipo cognitivo comportamentale ha concreti benefici sul benessere della coppia e della propria intimità.

Possono anche essere utili l’esercizio fisico, i massaggi, l’allenamento funzionale o tecniche terapiche come il biofeedback.

Non ci sono controindicazioni a intraprendere percorsi con la medicina alternativa e complementare (yoga, agopuntura, …), anche se in questo caso mancano le necessarie evidenze di efficacia.

Alcune pazienti traggono beneficio da una dieta povera di ossalati e ricche di citrati (simile alla dieta per i calcoli renali), ma non ci sono prove scientifiche che possano spiegarne le cause.

Stile di vita e rimedi pratici

Per tenere sotto controllo i sintomi potete seguire questi consigli:

  1. Borsa dell’acqua fredda. La borsa dell’acqua fredda applicata sui genitali esterni può essere utile per diminuire il dolore e il prurito, ma va valutata con il ginecologo perchè sull’utilità non c’è unanimità di pensiero.
  2. Non indossate né collant stretti né biancheria intima di nylon. La biancheria e i collant troppo stretti impediscono la circolazione dell’aria sui genitali, e quindi fanno aumentare la temperatura e l’umidità, causando irritazioni. Indossate biancheria bianca e di cotone, che lascia traspirare l’aria e non trattiene l’umidità, e di notte dormite senza biancheria.
  3. Evitate jeans e altri pantaloni troppo stretti.
  4. Evitate i bagni caldi nella vasca. Rimanere troppo a lungo nell’acqua calda può causare fastidi e prurito.
  5. Non praticate attività che comprimono i genitali esterni, ad esempio il ciclismo o l’equitazione.
  6. Fate attenzione all’igiene intima. Lavare o strofinare i genitali esterni troppo spesso o senza la dovuta delicatezza può far aumentare l’irritazione. Lavatevi con acqua corrente, senza strofinare troppo e asciugando con delicatezza. Niente sapone o altri prodotti a uso locale (deodoranti, salviette, …). Dopo l’igiene intima mettete una crema emolliente per creare una barriera protettiva.
  7. Evitare lavande vaginali.
  8. Mettete sempre il lubrificante prima dei rapporti.
  9. Prima di andare a dormire provate a usare un antistaminico, che serve per diminuire il prurito e farvi dormire meglio.

Fonti e bibliografia

 

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Durante un rapporto ho avvertito dolore da un lato interno della vagina anche se e passato qualche giorno ancora lo avverto cosa dovrei usare?….o degli ovuli” fiderm forte beta”…potrebbero andare bene?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace, ma non posso suggerire/avallare terapie.

  2. Anonimo

    Salve dottore vorrei un aiuto…ho avuto fastidi per molto tempo senza alcuna risoluzione. ..ad oggi ho fastidio appena dopo aver urinato, una sorta di “sensibilizzazione” al passaggio Dell urina,come del ciclo o di eventuali rapporti con il mio partner…si può diagnosticare come vulvodinia? Da premettere che ho fatto Pap test e tampone vaginale ed è risultato tutto negativo

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      No, in caso di vulvodinia ci sono dolori da contatto molto severi.

  3. Anonimo

    Buona sera Dottore, è da tre anni che ho grossi problemi. Il rapporto và tutto bene fino a quando arriva il momento della penetrazione completa io mi irrigidisco e provo dei forti dolori bloccando tutto. La mia ginecologa mi ha detto o meglio consigliato … mi avrebbe emesso attraverso un macchinario delle scosse all’interno della vagina per ammorbidire la zona e agevolando la penetrazione. Lei cosa ne pensa, cosa mi consiglia? ho cercato su internet ma non ho trovato nessun articolo. Grazie mille

  4. Anonimo

    Salve vorrei avverte qualche consiglio sto da lunedì sera ke ho forti bruciori quando urino labbra grandi ingrossate.con dolore ke non posso nemmeno sedermi sono andata dalla dottoressa e mi ha prescritto ginocanesten e monuril ma senza risultato ancora peggio mercoledì la kiamo e mi dice di prendere l antibiotico m ancora niente come posso risolvere il problema è che cura ci sta grazie

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Che diagnosi ha fatto la ginecologa? Potrebbe essere ancora presto per avere miglioramenti notevoli, termini la cura e poi si faccia rivalutare.

    2. Anonimo

      Però da stasera mi sono accorta ke ho sulle labbra grandi delle mucose tipo pus sicuramente richiamerò la dott e mi faccio grazie notte

  5. Anonimo

    Buongiorno, Vi scrivo perchè è da qualche giorno che soffro di bruciore vaginale, l area genitale è rossa gonfia, e una sensazione fastidiosa in vagina che se si sente di più da seduti e perdite vaginale bianche con a volte tracce di sanque.. Ho fatto il tampone vaginale e sono in attesa di esito. Il mio dottore mi ha detto che trattasi di Candita, mi ha dato una pastiglia di Diflucan e una tra 15 gg e Gynocanesten per sette giorni. Settimana prossima appena vedo la ginecologa farò una visita e vedrò cosa mi dice in quanto sono in una fase premenopausale, (non ho più il ciclo da cinque mesi). Già a luglio avevo avuto problemi simili. Oltre tutto in questo mesi ho avuto mal di schiena, stitichezza, mal di stomaco, difficoltà digestive che per ora sembra andar meglio. Soffo in questi mesi di insonnia e prendo delle tisane per dormire. Volevo chiedere se è ora di prendere in considerazione la terapia ormonale in quanto ho avuto e ho parecchi disturbi di cui non ho mai avuto. Grazie e cordiali saluti.

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, è possibile la diagnosi di candidosi vaginale, in pre-menopausa/menopausa si è più soggetti alle infezioni vaginali; per la terapia sostitutiva deve valutarla il ginecologo e decidere in base al quadro clinico.

    2. Anonimo

      La ringrazio per la risposta, vediamo cosa mi dirà la ginecologa, in quanto ho avuto troppi fastidi in questi mesi che hanno condizionato la mia vita.
      A quanto ne so con la terapia ormonale dovrebbe attenuare un pò i vari sintomi. Cordiali salutl

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Dipende dalla causa, se fosse candida non necessariamente può influire.

  6. Anonimo

    Mi scusi, ancora una domanda. Cosa potrei assumere per attivare le difese contro la Candida? Grazie.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace, ma non posso consigliare integratori/farmaci; è però importante curare l’alimentazione e lo stile di vita in genere, usare magari assorbenti 100% cotone, evitare perizona/tanga, …

    2. Anonimo

      ok grazie, per le risposte.

  7. Anonimo

    Dottore, da giorni soffro di prurito e cattivo odore, con perdite di colore strano… Ho tanta paura che possa essere vulvodinia, cosa devo fare?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Innanzi tutto è indispensabile ritrovare un po’ di serenità, è molto più probabile una più banale infezione vaginale (che tuttavia NON deve essere trascurata); si rivolga con fiducia al suo medico o al suo ginecologo per una diagnosi esatta e ne segua scrupolosamente la cura prescritta.

  8. Anonimo

    L’agopuntura potrebbe aiutarmi?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Onestamente sono un po’ scettico verso questa pratica, ma se praticata da personale qualificato in genere non ci sono grandi controindicazioni a provare.

  9. Anonimo

    Le infezioni vaginali possono predisporre allo sviluppo di vulvodinia?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Se occasionali no, se ripetute/croniche è possibile.