Vene varicose alle gambe e insufficienza venosa: rimedi

Ultima modifica 13.04.2020

Introduzione

L’insufficienza venosa è un disturbo estremamente comune che interessa principalmente la popolazione femminile e la cui incidenza aumenta progressivamente con l’età.

Il meccanismo che caratterizza questa condizione è un difficile drenaggio del sangue venoso negli arti inferiori, con conseguente ristagno nei vasi superficiali che appariranno quindi ben visibili e dilatati.

Accanto al fattore estetico possono causare una sensazione di disagio soggettivo in quanto, chi soffre di questo problema, lamenta spesso la percezione di avere le gambe

  • gonfie,
  • pesanti
  • e dolenti.

Con l’obiettivo di favorire la formulazione di una diagnosi uniforme e un confronto standardizzato, è stato messo a punto un sistema di classificazione dell’insufficienza venosa in base ai segni e sintomi manifestati:

Classe 0 Assenza di segni clinici visibili o palpabili di malattia venosa
Classe 1 Presenza di teleangectasie o vene reticolari
Classe 2 Presenza di vene varicose
Classe 3 Presenza di edema
Classe 4 Turbe trofiche di origine venosa: pigmentazione, eczema, ipodermite
Classe 5 Come classe 4 con ulcere cicatrizzate
Classe 6 Come classe 4 con ulcere in fase attiva

Le cause dell’insufficienza venosa sono principalmente di tipo genetico e ormonale, ma anche altri fattori, come l’obesità o lo stare in piedi per molte ore consecutive possono contribuire ad aggravare la situazione.

Esistono fortunatamente numerosi rimedi e terapie che possono portare alla risoluzione di questo comune disturbo.

Vene varicose su un ginocchio

iStock.com/Staras

Sistema venoso superficiale e profondo

L’anatomia del sistema venoso degli arti inferiori vede la suddivisione dei vasi venosi in due principali sistemi:

  • sistema venoso profondo,
  • sistema venoso superficiale.

Questa distinzione è delineata dalla presenza di fasce connettivali che separano anatomicamente i due distretti: si tratta di guaine fibrose che ricoprono e contengono i muscoli e i tessuti, compresi i vasi venosi profondi. Quelli appartenenti al circolo superficiale, invece, si trovano al di sopra del piano fasciale.

Le vene che appaiono dilatate in caso di insufficienza venosa cronica appartengono al sistema venoso superficiale, ma i due distretti sono strettamente correlati. Il superficiale, infatti, è costituito da vasi che al termine del loro decorso perforano le fasce connettivali e vanno a confluire nelle vene facenti parte del sistema profondo. Se è presente un ostacolo a livello del sistema venoso profondo, come avviene ad esempio in caso di trombosi venosa, ne risentirà necessariamente anche il superficiale, in quanto risulterà ostacolato il drenaggio del sangue.

Il sistema venoso superficiale è costituito da due vasi principali:

  • piccola safena,
  • grande safena.
Anatomia della vena safena grande e piccola

Di BruceBlaus. When using this image in external sources it can be cited as:Blausen.com staff (2014). “Medical gallery of Blausen Medical 2014“. WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI:10.15347/wjm/2014.010. ISSN 2002-4436. – Opera propria, CC BY 3.0, Collegamento

La piccola safena origina posteriormente al malleolo esterno (protuberanza ossea laterale a livello della caviglia) e rappresenta la continuazione della vena laterale marginale del piede. Risale lungo il margine laterale del tendine di Achille e si porta poi nella porzione posteriore della gamba, dove decorre tra i due ventri muscolari del muscolo gastrocnemio, a livello del polpaccio. A questo punto perfora la fascia connettivale per andare a confluire nel sistema venoso profondo a livello della vena poplitea, nella faccia posteriore del ginocchio.

La vena grande safena, invece, ha un decorso più lungo: origina sempre a livello della caviglia ma nel versante interno, anteriormente al malleolo mediale, dove drena il sangue proveniente dalla vena marginale mediale del piede. Risale poi lungo la faccia interna della tibia e nella superficie anteriore della coscia fino a confluire nel sistema venoso profondo a livello inguinale, sboccando nella vena femorale.

Ritorno venoso al cuore: sistema delle pompe periferiche

Il ritorno al cuore del sangue venoso degli arti inferiori è permesso da dei sistemi fisiologici particolari che nel loro insieme vengono indicati come pompe venose periferiche o cuore periferico.

Il percorso che deve compiere il sangue per passare dal livello delle caviglie fino al cuore avviene infatti contro la forza di gravità; necessita quindi di un sistema di pompaggio che ne permetta il movimento verso l’alto.

Ciò è assicurato dal lavoro coordinato svolto dalla contrazione dei muscoli delle gambe e dalla corretta tenuta delle valvole presenti a livello dei vasi venosi.

Esemplificazione grafica del malfunzionamento delle valvole venose in caso di vene varicose

iStock.com/Marina113

Durante la deambulazione infatti si ha la contrazione della muscolatura che è contenuta all’interno delle fasce connettivali inestensibili precedentemente nominate; questo fa sì che i muscoli comprimano i vasi venosi del sistema profondo creando una spinta (sistole periferica) che permette al sangue di refluire in senso centripeto verso il cuore.

Nel momento in cui, durante il ciclo del passo, si ha il rilassamento del muscolo, il vasi sanguigni precedentemente compressi si possono dilatare e il sangue tenderebbe quindi a refluire verso il basso. Questo però in condizioni normali non avviene poiché lungo il sistema venoso profondo sono presenti delle valvole unidirezionali che impediscono il reflusso venoso e frazionano la colonna di sangue presente nei vasi del sistema profondo. In questo modo ogni segmento di vaso sanguigno compreso tra due valvole adiacenti contiene al suo interno del sangue che presenta un bassa pressione. Il sangue contenuto all’interno del sistema superficiale può quindi passare nel circolo profondo grazie al sistema delle vene perforanti e, alla successiva sistole periferica (cioè con la contrazione muscolare che avverrà al passo successivo) verrà spremuto verso l’alto, fino a giungere a livello cardiaco.

Cause

Nel caso in cui ci siano delle alterazioni del funzionamento del sistema di drenaggio del sangue venoso degli arti inferiori si può sviluppare un’insufficienza venosa cronica. Ciò significa che il sangue venoso non scorre più in senso centripeto, come dovrebbe avvenire normalmente, ma tende a ristagnare a livello periferico creando delle problematiche di varia entità.

L’insufficienza venosa viene suddivisa, da un punto di vista etiologico, in due grandi categorie:

  • insufficienza venosa primitiva,
  • insufficienza venosa secondaria.

Le cause dell’insufficienza venosa possono essere riscontrate

  • in un’alterazione che interessa prevalentemente il sistema venoso superficiale, e si parla in questo caso di insufficienza venosa primitiva o primaria,
  • o nel sistema venoso profondo, parleremo quindi di insufficienza venosa secondaria.

L’insufficienza venosa primaria è sicuramente la forma più comune; quello che è emerso dagli studi effettuati sulle vene varicose è che nella tonaca di questi vasi sanguigni è presente una minore quantità di elastina e un aumento del contenuto di collagene. Questo ha come conseguenza una diminuita elasticità dei vasi, che risultano meno distendibili e più rigidi. Sopportano quindi male un aumento della pressione venosa e il loro diametro, una volta che il vaso viene dilatato, ha una minore capacità di ritorno elastico alle dimensioni normali.

Inoltre, probabilmente a causa delle alterazioni della parete vasale e della conseguente perdita di tono, le valvole risultano essere incontinenti: i lembi valvolari non collabiscono più in maniera ermetica e di conseguenza si sviluppa un reflusso del sangue verso i vasi del sistema superficiale, in direzione opposta a quello che dovrebbe essere il normale ritorno venoso.

L’aumento della pressione venosa dovuta ad un alterato drenaggio provoca una dilatazione della parete dei vasi già indeboliti, soprattutto a livello del circolo superficiale, che si manifesta con lo sviluppo delle vene varicose.

Schematizzazione delle vene varicose

iStock.com/vectortatu

Le problematiche connesse al difettoso drenaggio venoso si manifestano anche a livello capillare in cui vi è un’alterazione dei normali scambi che avvengono tra i vasi del microcircolo e i tessuti periferici; si ha la tendenza a sviluppare edema, soprattutto a livello delle caviglie, e si genera una condizione di infiammazione cronica. Tutto questo crea i presupposti per lo sviluppo delle lesioni tissutali che si formano negli stadi più avanzati di insufficienza venosa.

Per quanto riguarda invece i casi di insufficienza venosa secondaria si tratta di condizioni meno frequenti, ma ben più gravi rispetto alle forme primitive: la causa dell’insufficienza venosa secondaria è infatti da ricercare nella presenza di trombosi a livello del sistema profondo degli arti inferiori: si parla quindi di trombosi venosa profonda (TVP). I trombi sono coaguli sanguigni che si formano, in condizioni patologiche, all’interno dei vasi e vanno ad occluderli, parzialmente o totalmente, impedendo il normale flusso del sangue.

Le cause della TVP sono diverse e comprendono

  • stati di ipercoagulabilità,
  • lesioni della parete dei vasi sanguigni
  • e alterazioni del flusso ematico.

Si tratta in ogni caso di una patologia più seria rispetto all’insufficienza venosa primitiva, in quanto crea i presupposti per lo sviluppo dell’embolia polmonare, una condizione che può essere potenzialmente mortale.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio legati allo sviluppo di problemi di insufficienza venosa sono:

  • età (adulta e anziana),
  • familiarità,
  • sesso femminile,
  • sovrappeso,
  • sedentarietà,
  • gravidanza,
  • ortostatismo prolungato (stare in piedi per molto tempo),
  • esposizione prolungata al sole.

Sintomi e segni

I sintomi che più comunemente vengono riferiti da chi soffre di insufficienza venosa comprendono:

  • formicolii,
  • prurito,
  • sensazione di calore,
  • dolore gravativo, sensazione spiacevole di pesantezza,
  • bruciore,
  • gonfiore ed edema, soprattutto alla caviglia.

I sintomi insorgono soprattutto quando si resta fermi in piedi per lungo tempo, sono più intensi d’estate e tendono ad attenuarsi con l’esercizio fisico.

Le manifestazioni cliniche dell’insufficienza venosa variano a seconda dello stadio della malattia:

  • nelle prime fasi sono presenti soltanto capillari dilatati,
  • mentre nelle forme più gravi la circolazione è talmente compromessa da portare alla formazione di ulcere cutanee.

In ordine di gravità troviamo le seguenti manifestazioni cliniche:

  • Teleangectasie: gruppi di capillari dilatati e ramificati di colore rossastro o bluastro. Sono localizzate più spesso sulla faccia laterale della coscia e a livello della superficie interna e posteriore del ginocchio. Sono considerate espressione preclinica di una malattia venosa cronica.
  • Varici reticolari: stadio caratterizzato da dilatazioni venose sottocutanee non rilevate.
  • Vene varicose: dilatazioni venose superficiali permanenti, rilevate e palpabili di dimensioni variabili. Sono espressione di alterazioni della parete dei principali vasi venosi del sistema superficiale e cioè di grande e piccola safena. Esprimono uno stato di ipertensione venosa cronica e costituiscono la stragrande maggioranza della patologia venosa degli arti inferiori.
  • Dermatite da stasi: la stasi ematica, cioè il ristagno di sangue a livello dei tessuti, determina la formazione di un edema infiammatorio cronico localizzato soprattutto alla parte inferiore della gamba, intorno alla caviglia. Si manifesta con prurito e cute eczematosa con formazione di discromie cutanee dovute ad una fuoriuscita dei globuli rossi dai capillari compromessi e conseguenti depositi di emosiderina nei tessuti, con gambe gonfie e scure.
  • Lipodermatosclerosi: stato di infiammazione perivascolare del sottocute che diventa inspessito, si formano delle aderenze, la cute è arrossata e scura e il processo ha andamento evolutivo cronico.
  • Ulcere cutanee: lesioni croniche che non tendono spontaneamente alla guarigione se non attraverso cure e presidi sanitari che possano permettere di migliorare il ritorno venoso. Tendono a localizzarsi nella parte interna della caviglia e sono causate all’ipossia loco-regionale.
Esemplificazione grafica degli stadi d'insufficienza venosa

iStock.com/Antaya

Diagnosi

La diagnosi di insufficienza venosa è essenzialmente clinica, con il medico che procede a

  • raccogliere i sintomi riportati dai pazienti,
  • valutare le manifestazioni presenti a livello degli arti inferiori,
  • evidenziare eventuali fattori di rischio.

Una volta stabilita la presenza di insufficienza venosa possono essere eseguiti due semplici test che permettono di inquadrare meglio il caso dello specifico paziente:

  • Manovra di Trendelemburg: serve per valutare la continenza della valvola nel punto in cui la vena grande safena confluisce nella vena femorale (cross safeno-femorale). Il paziente si trova inizialmente disteso in posizione supina, viene sollevato l’arto inferiore in maniera tale da permettere lo svuotamento dei vasi venosi e si applica poi un laccio emostatico a livello della coscia. A questo punto il paziente viene inviato a portarsi in piedi mantenendo il laccio: nei secondi successivi il sangue dovrebbe lentamente refluire a livello della gamba. Trascorso circa un minuto viene tolto il laccio e si osserva cosa accade:
    • se non c’è ulteriore reflusso di sangue la valvola è continente,
    • in caso contrario è indicativo di incapacità di tenuta.
  • Test di Perthes: dà una indicazione sulla possibilità che l’insufficienza venosa sia secondaria a trombosi venosa profonda o meno. Il paziente si trova in piedi, viene applicato il laccio emostatico a metà coscia e viene invitato a camminare. La deambulazione normalmente favorisce il passaggio del sangue dal sistema venoso superficiale a quello profondo:
    • se con il cammino le varici si svuotano significa che il sistema venoso profondo è pervio e si stratta quindi di una forma di insufficienza venosa primitiva;
    • se invece questo non accade è probabile che ci sia una trombosi a livello delle vene del sistema profondo che impedisce il drenaggio del sangue.

Per un’identificazione più precisa del problema vengono poi eseguite delle indagini ecografiche: gli ultrasuoni consentono di valutare

  • le pareti dei vasi sanguigni,
  • la presenza di eventuali anomalie anatomiche,
  • diametro, spessore parietale, forma delle valvole, velocità e direzione del flusso ematico,
  • la presenza di trombosi a livello del sistema venoso profondo.

Cura e rimedi

Gli approcci terapeutici al problema dell’insufficienza venosa e delle vene varicose sono molteplici e variano a seconda dello stadio della malattia.

È possibile affrontare il problema con metodiche:

  • Fisiche: elasto-compressione;
  • Mediche: farmaci ad azione anti-infiammatoria e antiradicalica;
  • Chirurgiche.

Nel primo caso vengono utilizzate delle calze elastiche specifiche per la gestione dell’insufficienza venosa primaria. Ne esistono di varie categorie suddivise in base all’entità della compressione che esercitano; il loro funzionamento si basa sull’applicazione di una pressione esterna a livello della superficie cutanea che vada a controbilanciare la pressione eccessiva presente all’interno delle vene. In questo modo aiutano a migliorare la funzionalità della pompa muscolare, contrastano l’eccessiva pressione venosa e proteggono la microcircolazione cutanea.

Può essere utile l’integrazione mediante l’uso di sostanze di origine naturale con azione anti-infiammatoria e antiossidante che contribuiscono a diminuire lo stato di infiammazione cronica tipico di questa condizione. Alcune delle sostanze più utilizzate sono:

  • flavonoidi,
  • antocianosidi
  • e saponine.

Il trattamento chirurgico delle vene varicose si è molto diversificato negli ultimi anni e vengono proposte tecniche più conservative, in cui si va a mantenere le vene presenti cercando ad esempio di ripristinare il funzionamento delle valvole incontinenti (valvuloplastica) e tecniche invece ablative che puntano ad asportare l’intera vena o il tratto di vena maggiormente compromesso (come nel caso della safenectomia).

Sono poi disponibili anche degli approcci endovascolari dove le vene difettose vengono lasciate in sede ma il loro lume viene occluso in maniera tale da evitare che vi sia un reflusso e un ristagno di sangue al loro interno. In linea di massima l’atto chirurgico vero e proprio è quasi sempre risolutivo mentre nel caso di metodiche endovascolari è possibile che si formino delle recidive. Queste ultime offrono però il vantaggio di un minor dolore post-operatorio e di una più rapida ripresa delle normali attività.

Domande e risposte

Cosa sono le vene varicose?
Le vene varicose sono vene che appaiono gonfie, dilatate e di colore scuro; spesso assumono un andamento tortuoso e possono causare fastidi come senso di pesantezza, dolore e prurito.
Come riconoscerle?
Le vene varicose appaiono in genere sulle gambe e si presentano come vasi gonfi, dilatati,infiammati, dall'andamento tortuoso e di colore scuro. Spesso è presente anche un arrossamento locale.
Quando preoccuparsi?
In genere l'adozione di uno stile di vita sano (dal punto di vista della dieta, del peso corporeo e dell'attività fisica) è sufficiente a gestire il problema.

La presenza di vene varicose che non causano sintomi in genere non è pericolosa; si raccomanda invece di rivolgersi al medico nel caso in cui si assista ad un peggioramento dei sintomi (dolore, fastidio, irritazione, peggioramento del sonno a causa del bruciore, comparsa di ulcere).
Quali rimedi per eliminare le vene varicose?
  • Adottare un'alimentazione sana e varia, ricca di frutta e verdura.
  • Praticare regolare attività fisica.
  • Smettere di fumare.
  • Perdere peso se necessario.
  • Evitare di restare in piedi troppo a lungo.
  • Sollevare le gambe durante la notte (alzando il letto o il materasso nella parte terminale).
  • Indossare calze elastiche a compressione graduata.
Quando questi suggerimenti non fossero sufficienti è possibile ricorrere a trattamenti medici più invasivi, come scleroterapia, legatura e chirurgia.
Come si chiama il medico specialista che si occupa di vene varicose?
Angiologo, chirurgo vascolare ed eventualmente specialista in medicina estetica sono le figure che si occupano di vene varicose.

Articoli Correlati