Vaginite: cause, sintomi, pericoli e cura

a cura di Dr.ssa Roberta Kayed -Ultimo Aggiornamento: 24 luglio 2019

Introduzione

La vaginite è l’infiammazione della mucosa vaginale che, talvolta, si estende fino ad interessare  anche la vulva, la parte esterna della vagina (vulvovaginite).

Le vaginiti comprendono alcune delle malattie ginecologiche più comuni, soprattutto nelle donne in età fertile, e possono causare:

  • irritazione,
  • prurito,
  • perdite vaginali,
  • bruciore,
  • cattivo odore,
  • disagio psicosociale.

Si tratta di condizioni che possono essere causate e sostenute da agenti patogeni specifici (come batteri, funghi o parassiti), quando l’alterazione del pH della mucosa provoca un disequilibrio della flora vaginale, favorendo la crescita incontrollata di microorganismi patogeni.

Vengono classificate in

  • infettive (la maggior parte dei casi di natura batterica, fungina e parassitaria),
  • non infettive o infiammatorie aspecifiche

e sono molto più comuni in età adulta, sebbene possano venire diagnosticate anche nella popolazione pediatrica.

Le forme più comuni sono quelle batteriche, tipicamente legate ad infezioni da Candida e Trichomonas.

La cura viene prescritta in modo specifico in base alla causa alla base dell’infiammazione.

Vaginite

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Cause

Le vaginiti possono essere così classificate:

  • non infettive,
  • infettive:
    • batteriche (le più comuni),
    • micotiche (cioè sostenute da funghi),
    • parassitarie.

L’età rappresenta un fattore chiave nella trattazione delle infiammazioni che coinvolgono la vagina, principalmente per due aspetti:

  • alterazioni del pH acido vaginale (normalmente compreso fra 3.8 e 4.2 nella donna in età fertile) predispongono a modifiche della composizione della flora batterica vaginale,
  • l’attività sessuale rappresenta un importante fattore di rischio per varie ragioni:
    • il rapporto sessuale può determinare una porta d’ingresso a batteri patogeni (per esempio in forma di malattie sessualmente trasmesse),
    • le variazioni ormonali (legate per esempio al ciclo mestruale, alla menopausa, alla gravidanza, alla contraccezione ormonale, …) possono predisporre a cali delle difese immunitarie locali,
    • l’utilizzo di dispositivi contraccettivi (spirale, preservativo, …) rappresenta un fattore di rischio anche per lo sviluppo di vaginiti non infettive.

A prescindere dall’età, invece, tra i fattori di rischio più comuni ricordiamo:

  • condizioni igieniche,
  • malattie della pelle,
  • presenza di fistole fra intestino e tratto genitale (le fistole sono dei veri e propri canalicoli che si formano in diverse circostanze e che mettono in comunicazione due organi o apparati vicini, provocando il passaggio del materiale di un tessuto all’altro; nel caso delle vaginiti avremo la colonizzazione della vagina per opera di batteri intestinali),
  • calo delle difese immunitarie:
    • uso di antibiotici (in grado di distruggere la flora batterica vaginale normalmente presente),
    • radioterapia,
    • chemioterapia,
    • tumori,
    • HIV,
    • cortisone,
    • terapie immunosoppressive post-trapianto, …
  • utilizzo di materiali e sostanze in grado di irritare la mucosa e causare vulvite non infettiva:
    • saponi aggressivi sul pH,
    • assorbenti,
    • detersivi e ammorbidenti,
    • fibre sintetiche,
    • carta igienica,
    • creme vaginali.

Vaginiti nelle bambine

In questa fascia d’età sono frequenti le infezioni vaginali innescate da batteri provenienti dall’intestino, a causa di un’igiene intima non corretta (ad esempio lavarsi dall’ano alla vagina dopo l’evacuazione, non lavarsi le mani, …) o dell’utilizzo di prodotti irritanti (nel bagnoschiuma o in altri detergenti per l’igiene intima) o in seguito a corpi estranei (anche la semplice carta igienica potrebbe irritare la mucosa vaginale, particolarmente delicata in età prepubere).

Vaginiti in età riproduttiva

  • Vaginosi batterica: è la causa più comune (40-50%) nelle donne dai 15 ai 44 anni e si presenta in seguito a uno squilibrio fra i batteri “buoni” (lactobacilli, che diminuiscono) e quelli “cattivi” (anaerobi, che aumentano) normalmente presenti sulla mucosa vaginale, a causa della modifica del pH. Tra le possibili ragioni di questo squilibrio ricordiamo:
    • scarsa igiene personale,
    • frequenti irrigazioni con lavande vaginali,
    • terapia con antibiotici,
    • contraccettivi orali e intrauterini,
    • sesso non protetto con un nuovo partner,
    • gravidanza.
  • Vaginite da Candida (candidiasi): è la seconda causa più frequente di vaginite. Candida sp (solitamente Candida Albicans) è un fungo che vive normalmente nel corpo e che, quando le difese immunitarie si abbassano, può crescere in maniera incontrollata sulla mucosa vaginale. È rara nelle donne in post-menopausa, mentre si riscontra nel 20-40% delle donne in gravidanza e il 15-20% di quelle non in gravidanza. Le cause della crescita incontrollata includono:
    • terapia con antibiotici (molto comune è per esempio la candida vaginale a seguito dell’assunzione di amoxicillina-acido clavulanico),
    • terapia con cortisonici,
    • rapporti sessuale non protetti,
    • gravidanza,
    • diabete,
    • HIV o immunodepressione,
    • uso di Indumenti stretti e non traspiranti,
    • contraccettivi orali e intrauterini.
  • Vaginite da Trichomonas: Trichomonas è un parassita comunemente trasmesso per via sessuale e si ritrova nell’80% dei partner sessuali della persona infetta. È la terza causa di vaginite e si riscontra nel 15-20% dei casi. I fattori di rischio sono:
    • rapporti sessuali non protetti con partner multipli,
    • contraccettivi intrauterini,
    • stato immunitario compromesso.
  • Corpi estranei o prodotti utilizzati per l’igiene personale: raramente, gli assorbenti interni possono provocare una vaginite infiammatoria non infettiva. Anche prodotti quali spray vaginali, irrigazioni vaginali, detersivi, ammorbidenti e saponi possono sensibilizzare la mucosa e la vulva.

Vaginiti in menopausa

In menopausa si assiste alla diminuzione della produzione di estrogeni e alla perdita della funzione nutritiva che svolgono sulla mucosa vaginale; questo predispone a vaginite infiammatoria (in particolare vaginite atrofica).

Nelle donne più anziane si rileva in alcuni casi anche un problema d’igiene, soprattutto in caso di incontinenza urinaria e fecale, nonché in caso di pazienti allettate o con cateteri vescicali, dove l’irritazione di urina e feci può produrre un’infiammazione cronica o un’infezione aspecifica.

Sintomi

I sintomi di vaginite dipendono dalla causa che ha provocato l’infiammazione o l’infezione, ma tra i più importanti spiccano le perdite vaginali (leucorrea); queste perdite sono diverse dalle normali secrezioni che servono a mantenere la mucosa in salute, in condizioni fisiologiche le secrezioni sono bianche, inodori e non sono irritanti, mentre le perdite dovute a infiammazione hanno caratteristiche diverse e possono essere accompagnate da altri sintomi come:

  • prurito,
  • eritema (chiazza rossastra dovuta all’irritazione localizzata),
  • bruciore,
  • lieve sanguinamento,
  • difficoltà e dolore nella diuresi e durante i rapporti sessuali (disuria, stranguria e dispareunia), soprattutto quando l’infiammazione è estesa o quando la mucosa vaginale è atrofica (assottigliata) nei casi di carenza ormonale.

Secondo la vaginite, per quanto riguarda la quantità, il colore, e/o l’odore, possono presentarsi:

    • Vaginosi batterica: perdite grigiastre, sottili, dal tipico odore di pesce (spesso dopo il rapporto sessuale) e frequentemente associate a prurito e irritazione. Non è presente dolore durante i rapporti sessuali.
    • Vaginite da Candida: perdite spesse e biancastre simili alla ricotta, intenso prurito vaginale e talvolta vulvare. Possono essere presenti bruciori, eritema (rossore) e dolore nel rapporto sessuale.
    • Vaginite da Trichomonas: perdite giallo-verdastre importanti, maleodoranti, prurito, eritema, bruciore e difficoltà durante la minzione e i rapporti sessuali
    • Vaginite infiammatoria: secrezione purulenta, secchezza vaginale, assottigliamento della mucosa, dolore nei rapporti sessuali e nella diuresi.

Complicazioni

Solitamente la prognosi delle vaginiti è buona e il trattamento è efficace. In alcuni casi le infezioni ricorrenti possono provocare:

  • irritazione cronica,
  • escoriazioni,
  • cicatrici,
  • problemi durante i rapporti sessuali come dolore (dispareunia),
  • stress emozionale e psicosociale.

È importante trattare le vaginosi batteriche e le vaginiti da Trichomonas poiché sono considerate dei fattori di rischio per:

  • trasmissione di malattie sessuali, incluso HIV,
  • malattia infiammatoria pelvica, una pericolosa infezione cronica, associata al rischio d’infertilità permanente,
  • endometriti.

In gravidanza la presenza di una vaginite predispone a:

  • rottura prematura delle membrane,
  • parto pre-termine,
  • basso peso alla nascita
  • ed endometrite post-partum

Diagnosi

La diagnosi di vaginite e della causa sottostante si basa su:

  • Anamnesi: raccolta della storia clinica, in particolare in riferimento a:
    • attività sessuale,
    • metodi contraccettivi,
    • infezioni sessualmente trasmesse,
    • storia clinica personale,
    • riconoscimento dei sintomi:
      • quando si sono presentati,
      • se è la prima volta,
      • se sono associati a dolore o sanguinamento;
  • Esame obiettivo (visita ginecologica),
  • Analisi di laboratorio:
    • Analisi macroscopica delle secrezioni vaginali per quanto riguarda:
      • quantità,
      • durata,
      • colore,
      • consistenza,
      • odore;
    • Analisi microscopica delle secrezioni vaginali tramite microscopia a fresco;
    • Esame colturale: se la ricerca tramite microscopia a fresco ha dato risultati inconcludenti, la secrezione può essere messa in coltura per fare crescere eventuali ceppi di funghi o Trichomonas.

Le secrezioni vaginali non sono unicamente il prodotto di infiammazione o infezione genitali, ma anche di altre condizioni che è bene escludere, come:

Nelle bambine pre-puberi il reperto di vaginite da Trichomonas, la presenza di perdite atipiche o cervicite, è sempre patologica e deve essere posta in diagnosi differenziale con abuso sessuale.

Cura

Il trattamento delle vaginiti poggia le basi sul mantenimento di una buona igiene intima, oltre che ovviamente eliminare la causa che ha provocato l’infiammazione e le eventuali complicanze.

  • Misure igieniche: è bene mantenere pulita la vulva il più possibile, evitare saponi irritanti, prodotti non essenziali e qualsiasi fattore possa essere collegato all’irritazione (vedi sezione Cause).
  • Possono ridurre l’irritazione e il prurito impacchi freddi alternati a bagni caldi, con o senza bicarbonato di sodio.
  • Farmaci sintomatici, per il prurito e l’irritazione, come cortisonici in crema o antistaminici per via orale.
  • Farmaci antibiotici e antimicotici: nei casi d’infezione il trattamento dovrebbe essere assunto anche dal partner sessuale per il rischio di contagio e di reinfezione.
  • Creme agli estrogeni (in caso di secchezza vaginale da cambiamenti ormonali o menopausa).

Prevenzione

Alcuni accorgimenti possono essere utili per diminuire il rischio di vaginiti, di reinfezioni e delle complicanze associate.

  • Proteggere sempre i rapporti sessuali con partner occasionali (o counseling nei casi di malattia sessualmente trasmessa),
  • adeguata igiene intima
  • evitare l’uso di irrigazioni (lavande) e le creme vaginali non espressamente prescritte da un medico, che potrebbero diffondere l’infezione alle zone circostanti, alla cervice o all’utero, aumentando il rischio di malattia infiammatoria pelvica e di endometriti.

Fonti e bibliografia

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