Ulcera corneale: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 13.10.2020

Introduzione

Un’ulcera corneale è una lesione della cornea dell’occhio potenzialmente molto pericolosa, generalmente secondaria a un’infezione. È importante che venga riconosciuta precocemente da parte del medico specialista, perché una diagnosi tempestiva riduce il rischio concreto di una perdita permanente della vista.

I sintomi più comuni sono:

  • fastidio alla luce (fotofobia),
  • dolore oculare,
  • sensazione di corpo estraneo (descritto come presenza di sabbia o simili),
  • occhio rosso,
  • aumentata lacrimazione,
  • riduzione della vista.

Il trattamento è ovviamente mirato all’infezione responsabile ed il tempo necessario per la guarigione è variabile, ma nella maggior parte dei casi sono sufficienti dalle due alle tre settimane.

Ulcera corneale secondaria a cheratite batterica

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Cause

Le possibili cause possono essere numerose, ma quelle più frequenti sono di natura infettiva tra cui:

  • Batteriche: le ulcere iniziano come cheratite (infiammazione della cornea) dopo la rottura dell’epitelio corneale, consentendo ai batteri di penetrare nell’occhio. Sono generalmente dovute all’utilizzo prolungato delle lenti a contatto, ad abrasioni traumatiche della cornea o ad altri traumi oculari. Fattori di rischio possono includere il diabete, precedenti interventi chirurgici all’occhio, utilizzo di farmaci cortisonici, tra cui colliri, o una malattia cronica oculare. Tra i batteri più frequentemente coinvolti si possono trovare: Stafilococco aureo, Stafilococco coagulasi-negativo e Pseudomonas aeruginosa.
  • Virali: l’Herpes simplex virus (HSV), Varicella zoster virus (VZV) e il citomegalovirus sono i più coinvolti nello sviluppo dell’ulcera corneale, sebbene l’incidenza risulti essere inferiore rispetto alle forme batteriche.
  • Funghi: Rappresentano meno del 5% di tutte le ulcere corneali. Si sviluppano soprattutto nelle regioni caldo/umide in seguito a un trauma all’occhio. Le specie più frequentemente coinvolte includono: Aspergillus, Fusarium, Scedosporium apiospermum e Candida albicans.
  • Protozoi: l’acanthamoeba è il parassita maggiormente responsabile di cheratiti e ulcere corneali. Tende ad essere presente nel suolo e nell’acquea stagnanti. Principalmente si trovano nei portatori di lenti a contatto.

Tra le cause non infettive, invece, la più frequente è la cheratite ulcerosa periferica che solitamente si trova in associazione ad altre malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, la granulomatosi di Wegener, la poliarterite nodosa, la sindrome di Churg-Strauss o la policondrite microscopica.

Cause meno frequenti includono: carenze alimentari (in particolare vitamina A), traumi (esempio ustioni chimiche) oppure malattie della palpebra come un’infiammazione (blefarite) oppure l’entropion (palpebra introflessa)

Fattori di rischio

Tra i fattori di rischio più rilevanti in grado di favorire l’insorgenza di un’ulcera cornale si possono riscontrare:

  • episodi precedenti dello stesso disturbo
  • mancata protezione degli occhi durante l’uso di utensili elettrici o durante la saldatura
  • lesioni o traumi agli occhi
  • secchezza oculare
  • utilizzo inadeguato delle lenti a contatto
  • eccessiva esposizione alla luce UV
  • anomalie della palpebre
  • soppressione del sistema immunitario

Sintomi e segni

Un’ulcera corneale può causare:

L’ulcera può localizzarsi sia centralmente che sul bordo esterno della cornea. Clinicamente i segni più caratteristici sono:

  • congiuntiva arrossata (dovuta ad una dilatazione dei vasi sanguigni congiuntivali)
  • gonfiore della cornea laddove è localizzata l’ulcera
  • cicatrici se vi sono stati precedenti episodi di ulcera corneale
  • nelle forme più gravi ci può essere il coinvolgimento dell’iride (irite) con stratificazione delle cellule infiammatorie nella parte inferiore della camera anteriore (ipopion)

Diagnosi

L’oftalmologo, lo specialista medico che studia e valuta le patologie dell’occhio, visiterà il paziente e valuterà prima di tutto i fattori di rischio come l’utilizzo di lenti a contatto: il tipo di lenti, le abitudini di conservazione, l’igiene, se pratica sport e in particolare nuoto (rischio contaminazione con l’acqua); il medico valuterà, inoltre, se ci siano stati precedenti interventi chirurgici agli occhi, recenti traumi oculari, le eventuali malattie in attimo e i farmaci utilizzati.

Poi verrà valutato il tipo e la gravità del dolore, la rapidità di insorgenza, l’eventuale presenza di fotofobia o di visione sfuocata.

L’esame obiettivo permetterà di studiare meglio l’occhio e differenziare l’ulcera corneale con altre malattie; viene utilizzato il test dell’acuità visiva, la tonometria (per valutare la pressione all’interno dell’occhio) e il riflesso pupillare alla luce per valutare l’integrità delle funzioni motorie e sensitive dell’occhio.

È, inoltre, necessario eseguire un esame approfondito dell’occhio mediante lampada a fessura che permette di studiare tutte le strutture circostanti e ricercare in modo approfondito la lesione corneale. In caso di sospetta rottura dell’ulcera può essere opportuna l’applicazione di un collirio a base di fluorescina per identificarne meglio le caratteristiche (test di Seidel).

Trattamento

La prognosi di un’ulcera corneale dipende dalla causa, dalle dimensioni, dalla localizzazione ma anche dalla rapidità con cui viene fatta diagnosi e di conseguenza dalla risposta al trattamento. Sebbene la maggior parte delle ulcere corneali possa sviluppare cicatrici, queste non sempre provocano la perdita della vista, che avviene invece nel caso in cui l’ulcera sia profonda e al centro della cornea.

Il trattamento dell’ulcera corneale batterica prevede l’utilizzo degli antibiotici topici (colliri), più comunemente fluorochinoloni come la ciprofloxacina oppure l’ofloxacina. A causa della crescente resistenza agli antibiotici da parte dei comuni microrganismi oculari, si consigliano colture corneali, in modo tale da cercare di utilizzare l’antibiotico più adatto.

Il trattamento delle forme virali prevede l’utilizzo di farmaci antivirali: il più utilizzato è l’aciclovir, che viene somministrato sotto forma di unguento più volte al giorno.

Le ulcere fungine tendono ad avere esiti peggiori rispetto alle altre forme infettive, dato che le opzioni di trattamento sono minori. Attualmente il collirio più utilizzato è a base di natamicina, mentre l’amfotericina B potrebbe essere una valida alternativa come efficacia, ma dato il maggior rischio di effetti collaterali, è un farmaco di seconda fascia.

Le ulcere da acanthamoeba sono le più difficili da trattare dato che l’unica terapia efficace si basa sull’utilizzo di farmaci che vadano ad agire nella fase iniziale del ciclo vitale del protozoo, ossia nella fase cistica; tali sostanze sono la biguanide poliesametilene e la clorexidina.

Nelle forme più aggressive è necessario il trattamento con antibiotici per bocca oppure cortisone e, addirittura, nei casi refrattari a qualsiasi terapia è necessario il trattamento chirurgico di trapianto di cornea (cheratoplastica).

Gli individui con ulcere corneali causate da malattie immunologiche richiedono un trattamento specifico con farmaci immunosoppressori. In questi casi oltre all’oculista, spesso è necessario avvalersi di un team costituito da diversi specialisti.

Fonti e bibliografia