Tripofobia (fobia dei buchi): immagini, sintomi e cura

Ultima modifica 17.12.2019

Introduzione

La tripofobia (etimologia: dal greco trýpa, che significa buco, foro e phóbos, che significa paura) è un disturbo cronico e persistente che si manifesta con:

  • avversione,
  • disgusto,
  • intensa repulsione,
  • paura incontrollabile

nei confronti di gruppetti, grappoli, ammassi e motivi ripetuti di oggetti punteggiati, buchi ravvicinati, o altri elementi in cui vi è un’alternanza fra fori e protuberanze.

Maggiore è il ripetersi dei fori, maggiore è la repulsione.

Le immagini che provocano il disgusto sono diverse, ad esempio:

  • alveare (clicca qui per vedere un’immagine)
  • fette di formaggio groviera (clicca qui per vedere un’immagine)
  • fette di pane con buchini o semini
  • bocciolo del fiore di Loto (clicca qui per vedere un’immagine)
  • vestiti con motivi a puntini, pois, leopardati e così via
  • muri in ristrutturazione con fori all’interno
  • marciapiedi con pietrini nel calcestruzzo
  • fori nell’alluminio o in altri materiali da costruzione
  • frutti con semi ravvicinati e in evidenza (fragole, melograno, kiwi e così via, clicca qui per vedere un’immagine)
  • motivi ripetuti sulla superficie degli strumenti musicali
  • tubi impilati (clicca qui per vedere un’immagine)
  • fori nei maccheroni
  • spugna da bagno (clicca qui per vedere un’immagine)

Sebbene sia un disturbo dalle conseguenze cliniche, lavorative, scolastiche e sociali bene evidenti, la tripofobia rimane ancora una malattia sconosciuta e attualmente oggetto di ricerca da parte di molti studiosi a livello internazionale. Non è stata però ancora inclusa nel DSM V, il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali redatto dall’American Psychiatric Association e utilizzato comunemente nella pratica clinica.

Alcune caratteristiche della tripofobia potrebbero far pensare che faccia parte delle fobie specifiche (paure degli aghi, dei ragni e così via), ma ancora una volta non esistono abbastanza studi per confermare questa ipotesi.

La paura è un’emozione normale come risposta alle situazioni minacciose e di pericolo immediato, è accompagnata da tutta una serie di modifiche neurologiche, ormonali e biochimiche che rientrano in quello che si chiama “attacco e fuga”: aumento della pressione, dei battiti, convoglio del sangue dagli organi interni ai muscoli per un eventuale attacco al pericolo o una fuga.

La fobia invece è un’eccessiva, sproporzionata e costante paura nei confronti di uno stimolo che è innocuo e che non provoca alcun danno fisico.

Si parla per la prima volta di “disagio visivo” negli anni ’80 per definire dagli scienziati un gruppo di condizioni accomunate dalla paura provata verso determinate immagini di oggetti e motivi ripetuti che includono buchi, fori, protuberanze, ma anche figure a strisce.

In seguito si scopre che le immagini in questione mostrano tutte uno spettro elettromagnetico specifico (energia ad alto contrasto alle frequenze medie e basse), caratteristica che provoca spesso disagio anche nella popolazione generale, ma a cui le persone con tripofobia sono particolarmente sensibili.

Cause

Le cause della tripofobia sono tuttora sconosciute.

Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi causali, nessuna delle quali però è stata validata all’unanimità dalla comunità scientifica, così come nessuna associazione è stata stabilita con assoluta certezza.

  • Teoria evoluzionistica. La tripofobia potrebbe essere il prodotto dell’evoluzione e quindi un meccanismo di sopravvivenza.
    La repulsione verso schemi ripetuti e alternati di fori e protuberanze sarebbe un istintivo meccanismo di difesa che ci fa pensare alle stesse immagini presenti in alcune situazioni potenzialmente letali e ci aiuterebbe quindi a riconoscerle istintivamente:
    • Animali pericolosi e velenosi dalla pelle a squame, a chiazze e dai colori con forte contrasto dai quali scappavano i nostri antenati. In realtà, in alcuni studi sui bambini non è stata rilevata un’associazione inconscia fra i motivi ripetuti di buchi e la minaccia degli animali velenosi. Se esiste un’associazione, forse questa si manifesta in età più adulta.
    • Malattie infettive e contagiose della pelle: recentemente è stata studiata l’associazione fra tripofobia e le malattie parassitarie e infettive della pelle, malattie che rappresentavano una minaccia per i nostri antenati dato che molte delle malattie più gravi e mortali si manifestavano in ammassi irregolari di pustole, vescicole o altre lesioni circolari sulla pelle umana. La repulsione verso determinate immagini sarebbe il prodotto della naturale avversione per le malattie della pelle contagiose e potenzialmente letali e ci allontanerebbe da chi le manifesta sulla pelle, evitando così la trasmissione di microorganismi e parassiti. Si è inoltre visto come le persone con disturbi cutanei siano più sensibili alle immagini tripofobiche rispetto ai soggetti senza malattie della pelle.
  • Caratteristiche delle immagini. Resta il fatto che le persone con tripofobia provino disgusto e avversione in generale verso tutte le immagini con motivi ripetuti, a prescindere dagli animali velenosi e dalle malattie infettive della pelle.
    Sembra, infatti, che la caratteristica comune a tutte le immagini con gruppi ravvicinati di buchi sia la presenza di uno spettro d’onda con un’energia ad alto contrasto alle frequenze medie e basse; sarebbe questo particolare spettro elettromagnetico a indurre una reazione di disgusto piuttosto che l’associazione con il pericolo in sé. Questo spiegherebbe il motivo per cui anche persone senza tripofobia siano sensibili a immagini che condividono queste caratteristiche.
  • Caratteristiche psicologiche personali. Sono stati studiati i tratti psicologici che possono contribuire alla propensione alla tripofobia, anche se altri fattori psicologici sono ancora sconosciuti. Quelli evidenti sono:
    • sensibilità al disgusto,
    • sensibilità al disagio provato a livello visivo,
    • empatia,
    • stress personale.
  • Storia familiare. Circa il 20% delle persone con tripofobia ha dei parenti di primo grado con lo stesso disturbo. Non sembrano esserci comunque storie passate di esperienze traumatiche con fori o ammassi di fori nei racconti di chi ne soffre.
  • Sesso ed età. Alcuni studi mostrano come il sesso femminile sia più predisposto a sviluppare il disturbo con un’età d’insorgenza media adolescenziale.

Sintomi

I sintomi della tripofobia sono:

  • disgusto fino alla nausea,
  • paura intensa e sproporzionata

verso gruppi irregolari di piccoli buchi o protuberanze.

Il disgusto è più frequente della paura vera e propria, ma entrambi i sintomi si ritrovano in varie combinazioni:

  • maggiore disgusto,
  • solo disgusto,
  • maggiore paura,
  • solo paura,
  • entrambi.

Sono associati sintomi fisici anche molto intensi di attivazione neurologica, ormonale e biochimica (sintomi neurovegetativi) che si ritrovano nelle situazioni di forte repulsione e paura:

La persona può preoccuparsi anche per molte ore durante la settimana, perfino in assenza dell’immagine tripofobica, e questo può indurre un notevole imbarazzo nei confronti delle proprie reazioni emotive.

In alcuni casi si possono avere inoltre veri e propri sintomi di ansia con o senza attacchi di panico.

È quindi evidente come la tripofobia sia associata a livelli di stress rilevanti e possa compromettere la vita di chi ne soffre: oltre al disagio visivo provato in presenza dell’oggetto (che, come abbiamo visto, spesso è di comune utilizzo) provoca una preoccupazione anticipatoria, dalla severità che dipende dalla gravità dei sintomi.

Diagnosi

La diagnosi della tripofobia si basa sulla raccolta dei sintomi che la persona racconterà al medico. Alcuni esami di laboratorio e strumentali, come gli esami del sangue e l’elettrocardiogramma, potrebbero servire a escludere condizioni mediche che contribuiscono ai sintomi neurovegetativi (ad esempio ipertensione arteriosa, malattie cardiache, ipertiroidismo, disturbi gastrointestinali).

Esiste inoltre un questionario (Questionario sulla Tripofobia) che valuta e analizza 17 sintomi della tripofobia.

Nonostante questo la malattia rimane ancora scarsamente caratterizzata dal punto di vista clinico e altri disturbi presenti contemporaneamente nella stessa persona, possono confondere il quadro.

I più frequenti sono:

In misura minore

  • fobia sociale: le persone con fobia sociale che sperimentano paura nel contatto visivo o nell’essere osservate possono manifestare i tratti tripofobici quando guardano delle immagini composte da occhi o visi ripetuti. Sembra quindi che in questi casi sia la fobia sociale sia la tripofobia contribuiscano al disagio che queste persone sperimentano nell’essere osservate;
  • disturbo di panico,
  • disturbo bipolare,
  • disturbo ossessivo compulsivo.

Cura

Non esiste uno schema di cura standardizzato e inoltre, nonostante le importanti ripercussioni a livello lavorativo, scolastico e sociale, purtroppo la maggior parte delle persone tripofobiche non cerca aiuto a causa dell’imbarazzo e non può essere quindi curata.

Chi è riuscito a superare la vergogna e a cercare aiuto ha trovato giovamento dalle cure mediche che possono essere di tipo:

  • farmacologico,
  • psicoterapico (attraverso in genere la terapia ad esposizione).

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati