Toxoplasmosi: prevenzione, alimentazione, sintomi, gravidanza

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 5 maggio 2018

Introduzione

Secondo i Centers for Disease Control and Preventing (CDC), circa 60 milioni di persone nei soli Stati Uniti potrebbero aver contratto in passato la toxoplasmosi. Molti ne sono del tutto inconsapevoli, perchè è possibile aver superato un’infezione asintomatica o con sintomi comuni ad altre malattie, ma se contratta in determinate condizioni (gravidanza, sistema immunitario depresso, …) può avere complicazioni e sequele particolarmente gravi.

Questa infezione è causata da un microscopico parassita (protozoo Toxoplasma gondii) che può vivere nelle cellule degli uomini e degli animali, soprattutto gatti e animali da allevamento.

In passato si riteneva che vivere con un gatto esponesse a un elevato rischio di contagio, ma come vedremo meglio in seguito in realtà nella maggior parte dei casi il contagio avviene attraverso il consumo di alimenti contaminati con varie modalità, oppure molto più raramente a seguito di trapianto di organo infetto o trasfusione di sangue.

Quando presenti i sintomi della toxoplasmosi sono simil-influenzali e comprendono:

  • linfonodi ingrossati,
  • dolori muscolari che possono durare per un mese o più.

La maggior parte dei pazienti con con toxoplasmosi non ha bisogno di terapia, mentre esistono farmaci somministrabili in caso di donne incinte e persone con sistema immunitario indebolito.

Ricostruzione grafica del protozoo causa della toxoplasmosi

iStock.com/Dr_Microbe

Trasmissione

È ancora piuttosto diffusa l’idea che il principale responsabile delle infezioni sia il gatto di casa, ma se il nostro amico

  • vive sempre all’interno dell’appartamento,
  • mangia abitualmente cibo industriale (scatolette e/o croccantini),
  • non è mai stato cibato con carne cruda, o prodotti a base di carne cruda o salumi (prosciutto crudo, bresaola, …)

la possibilità di contrarre o diffondere la toxoplasmosi è quasi trascurabile.

Ancora più importante, quando il gatto si infesta con il protozoo responsabile della malattia espelle le oocisti (che sono le “uova” del parassita) nelle feci; prima che queste oocisti diventino in grado di trasmettere la malattia all’uomo se ingerite sono necessari da 1 a 5 giorni dall’emissione nelle feci (a seconda delle condizioni di temperatura ed umidità), quindi cambiando quotidianamente la lettiera il rischio praticamente si annulla.

Altro aspetto significativo è che l’espulsione delle uova avviene per un massimo di 20 giorni consecutivi, dopodiché il gatto acquisisce immunità per il resto della sua vita. (fonte: Merck Veterinary Manual, ringrazio il veterinario “DAN” per l’intervento nei commenti, che mi ha permesso di approfondire questi aspetti).

Alla luce di questi fatti risulta quindi chiaro che la possibilità di contrarre l’infezione a causa dei gatti sia quasi nulla e, in ogni caso, drasticamente inferiore alle altre possibili cause di contagio (vedi anche BMJ).

Si può invece più facilmente contrarre l’infezione:

  • mangiando carne contaminata cruda o non cotta bene,
  • mangiando cibi crudi, frutta non lavata o verdure che sono state contaminate dal concime,
  • preparando cibo con coltelli ed altri utensili usati per preparare carne cruda.

poichè le oocisti in grado di causare la malattia possono rimanere contagiose per mesi.

Sebbene l’infezione normalmente non si diffonda da persona a persona, ad eccezione della gravidanza,in rari casi la toxoplasmosi può essere trasmessa attraverso trasfusioni di sangue e organi donati per trapianto.

Sintomi

La toxoplasmosi si trasmette dagli animali alle persone, a volte senza causare alcun sintomo.

Quando ad essere contagiato è un bambino, invece, i sintomi possono variare in base all’età e alla risposta del sistema immunitario all’infezione.

Anche i gatti infettati spesso non mostrano alcun segno di infezione.

Le infezioni da toxoplasmosi nelle persone possono essere di tre tipi:

  1. toxoplasmosi congenita, in cui un bambino viene infettato prima di nascere,
  2. toxoplasmosi in soggetti sani (con gli stessi sintomi che può avere una donna incinta),
  3. toxoplasmosi in pazienti con sistema immunitario indebolito.

Toxoplasmosi congenita

Quando una donna incinta (anche se non ha sintomi) contrae la toxoplasmosi durante la gravidanza e non viene curata, c’è più  di una possibilità che possa trasmettere l’infezione al feto. I bambini che vengono infettati durante il primo trimestre di gravidanza della mamma tendono a manifestare i sintomi più gravi.

È invece raro che una donna che abbia contratto la toxoplasmosi prima di rimanere incinta trasmetta l’infezione al feto perché lei, e di conseguenza il suo bambino, avranno sviluppato immunità all’infezione.

Può invece succedere che una donna in gravidanza, che abbia avuto una precedente infezione, diventi immunocompomessa e la sua infezione si ripresenti; per scongiurare questi questi casi si consiglia quindi di norma di aspettare prima di cercare una gravidanza almeno 6 mesi dopo la malattia.

Fino al 90% dei bambini nati con una toxoplasmosi congenita non manifestano sintomi nella prima infanzia, ma una grande percentuale di loro mostrerà segni di infezione mesi o anni dopo. I pochi che mostrano chiari segni di infezione alla nascita, o poco dopo, potrebbero essere nati prematuramente e/o essere sottopeso.

Altri segni e sintomi, se si manifestano, possono essere:

Alcuni bambini con toxoplasmosi congenita presentano poi  disturbi al cervello e al sistema nervoso causa di

C’è infine un alto rischio di danni agli occhi, in particolare alla retina (il rivestimento dietro all’occhio sensibile alla luce, responsabile della vista) che si manifesta con gravi problemi alla vista.

Se un bambino nasce con la toxoplasmopsi congenita e non viene curato durante l’infanzia, manifesterà sempre qualche segno di infezione (spesso danni agli occhi) dalla prima infanzia all’adolescenza.

Toxoplasmosi in pazienti sani

Un soggetto sano che viene infettato dalla toxoplasmosi può non manifestare sintomi o, quando presenti, spesso questi sono solo ghiandole gonfie nel collo, senza particolari conseguenze.

Toxoplasmosi in pazienti immunocompromessi

I soggetti il cui sistema immunitario è indebolito (ad esempio malati di AIDS, cancro, o sotto terapia di farmaci immunosoppressori assunti dopo trapianti di organo) sono invece in una condizione di forte rischio se infettati dal protozoo.

Soprattutto per i malati di AIDS, la toxoplasmosi potrebbe casusare encefalite toxoplasmica (un infiammazione al cervello) con sintomi quali:

  • febbre,
  • emicrania,
  • psicosi,
  • problemi alla vista, al linguaggio, ai movimenti, alla capacità di pensiero.

Durata

Nonostante i parassiti siano in grado di iniziare a moltiplicarsi nel giro di una settimana nell’organismo ospite, i sintomi possono manifestarsi fino a settimane o mesi dopo il contatto con il protozoo.

Una volta contratta la toxoplasmosi il microrganismo responsabile stazionerà a vita nell’organismo, seppure in forma latente (inattiva) non più in grado di manifestare alcun tipo di sintomo. Solo in caso di episodi di immunodepressione l’infezione può nuovamente ricomparire.

In un bambino con sistema immunitario indebolito, la toxoplasmosi congenita può essere fatale.

Pericoli

I pericoli maggiori sono legati alla toxoplasmosi congenita ed in tutti casi di forte immunodepressione.

La probabilità del feto di contrarre la toxoplasmosi congenita è leggermente inferiore se l’infezione si verifica durante il primo trimestre (10% al 25%) rispetto al terzo trimestre (60% al 90%), ma il rischio di complicazioni gravi è sostanzialmente e significativamente più alto se l’infezione si verifica durante il primo trimestre (fonte).

Quando chiamare il medico

Chiama immediatamente il tuo dottore se il paziente:

  • è già stato curato per AIDS o cancro,
  • presenta una condizione che influisce sul sistema immunitario.

Se sei incinta e noti anche solo una ghiandola gonfia, soprattutto se sei stata a contatto con gatti o hai mangiato carne cruda o non cotta bene, chiama immediatamente il tuo dottore.

Diagnosi

È possibile diagnosticare con sicurezza la toxoplasmosi attraverso prove di laboratorio che rilevino i microscopici parassiti

  • nel sangue,
  • nel liquido spinale,
  • nel liquido amniotico,
  • nella placenta,
  • nei linfonodi,
  • nel midollo osseo
  • o altri tessuti del corpo.

Più frequentemete si prescrivono tuttavia esami del sangue per misurare i livelli di anticorpi (sostanze che fanno parte delle reazioni immuno difensive del corpo) prodotti per combattere i parassiti.

Sofisticati nuovi test genetici riescono ad identificare il DNA contenente geni di parassiti della toxoplasmosi dopo che hanno invaso il corpo. Questi test sono utili soprattutto per testare nel liquido amniotico la presenza di toxoplasmosi congenita in un feto, rilevabile anche attraverso gli ultrasuoni. Entrambi i test non sono purtroppo sufficientemente accurati e possono dare falsi risultati positivi.

Cura e terapia

A meno di sistema immunitario indebolito o gravidanza, in genere non c’è bisogno di curare un’infezione da toxoplasmosi. I sintomi (principalmente le ghiandole gonfie) regrediscono in poche settimane o mesi. I bambini dovrebbero comunque essere sempre visitati da un dottore, perché le ghiandole gonfie potrebbero essere anche segno di un’altra malattia.

Se una donna incinta manifesta un’infezione da toxoplasmosi, nel consulto con il medico e uno specialista di malattie infettive si deciderà il piano di cure. Le ricerche hanno mostrato che curando la madre si può aiutare a ridurre la gravità della malattia nel bambino, ma non necessariamente prevenirla.

I bambini nati con una toxoplasmosi congenita vengono curati con una varietà di farmaci anti-toxoplasmosi, di solito per il primo anno successivo alla nascita.

In un bambino più grande, sano, che sviluppa una seria infezione da toxoplasmosi, la cura di norma dura dalle 4 alle 6 settimane (o almeno 2 settimane dopo che i sintomi sono scomparsi).

I bambini con un sistema immunitario indebolito spesso hanno bisogno di essere ricoverati quando contraggono la toxoplasmosi e quelli che hanno l’AIDS possono aver bisogno di assumere farmaci anti-toxoplasmosi a vita.

Prevenzione

Per prevenire la toxoplasmosi è stato ampiamente dimostrato che non è necessario separarsi dal gatto di casa perchè il rischio di contrarla in questo modo è quasi trascurabile (vedi paragrafo “Trasmissione”), mentre è possibile stilare questi consigli di massima:

  1. cuoci bene la carne,
  2. lava le mani con sapone e acqua dopo aver toccato cibi crudi o verdure non lavate,
  3. lava tutta la frutta e le verdure prima di servirla, sbucciarla è un’ulteriore garanzia,
  4. congela la carne per qualche giorno prima di cucinarla, perché aiuta a ridurre la probabilità di toxoplasmosi,
  5. lava bene i taglieri, gli altri utensili e le superfici della cucina (soprattutto quelle che vengono a contatto con la carne cruda) con acqua calda saponata dopo ogni uso,
  6. fai cuocere bene la carne,
  7. se sei incinta fai cambiare la lettiera del tuo gatto a qualcun’altro. E chiedi a lui o lei di usare detergente o acqua calda per pulirla e lavarsi bene le mani dopo averlo fatto. Se nessun altro può cambiare la lettiera, indossa dei guanti quando lo fai e lava bene le mani subito dopo,
  8. tieni il tuo gatto sempre in casa per evitare che prenda la toxoplasmosi con gli escrementi,e/o piccoli animali infetti che cerchi di prendere o mangiare,
  9. tieni la sabbiera all’aperto e coperta, per evitare che gatti vagabondi la usino come lettiera,
  10. non dar da mangiare al tuo gatto carne cruda,
  11. non prendere un nuovo gatto se sei incinta,
  12. metti i guanti quando pratichi giardinaggio e lava le mani subito dopo,
  13. alcune fonti americane consigliano prudenza nel caso di presenza di blatte (insetti simili a scarafaggi) e altri insetti, che potrebbero venire a contatto con feci infette e disperdere nell’ambiente le oocisti,
  14. non bere acqua non depurata, soprattutto se stai viaggiando verso paesi sottosviluppati.

Relativamente alla lettiera del gatto, se questi vive anche all’esterno o mangia anche solo occasionalmente carne cruda, è inoltre importante che la pulizia sia tempestiva, in quanto le cisti contenute nelle feci si schiudono e diventano infettanti solo dopo un periodo variabile da 1 a 5 giorni.

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    La banana si può mangiare in gravidanza se sono suscettibile alla toxo?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      In linea di massima sì, perchè si mangia il frutto all’interno; è importante non toccare la parte edibile con mani sporche o un coltello che sia stato usato per altro.

  2. Anonimo

    IgM negative e IgG positive, che significa? Devo preoccuparmi?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Raccomando ovviamente di valutare la situazione con il ginecologo, ma sembra tutto OK; dovrebbe averla fatta e superata in passata ed esserne quindi immune.

  3. Anonimo

    È curabile la toxoplasmosi in gravidanza? Oppure si manifesteranno sicuramente problemi?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      La prognosi dipende moltissimo dal mese in cui si è contratta, ma i danni al feto fortunatamente non sono mai scontati; spesso si tenta di arginare l’infezione con massicce dosi di antibiotici.

  4. Anonimo

    Gentile Dottore,

    sono incinta da poche settimane ma non ho mai contratto la toxoplasmosi; quando mi sono sposata ho portato con me in appartamento la mia gattina (fa 17 anni il prossimo anno) e come può immaginare ne sono legatissima, ma allo stesso tempo sono un po’ preoccupata per la toxo.

    Il mio ginecologo mi ha detto di non preoccuparmi e di limitarmi a osservare le normali attenzioni igieniche (evitando magari di cambiare la lettiera), mentre una mia amica insiste dicendo che devo assolutamente darla ai miei almeno per i prossimi 9 mesi. Sono molto combattuta, cosa devo fare?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      A mio avviso può (ovviamente 😉 ) seguire il consiglio del ginecologo, ma le spiego anche le ragioni:
      1. Come spiegato nell’articolo la possibilità di contrarre la malattia dal contatto con l’animale è pressoché nulla, il rischio è invece legato al cibo.
      2. Un gatto può essere contagioso (o meglio, le sue feci lo sono) per pochissimo tempo nell’arco di tutta la vita; se a maggior ragione adesso la gattina vive in appartamento è davvero improbabile che possa venire contagiata.
      3. Oltre ad esserci come abbiamo visto un rischio pressoché nullo, tenere la gattina con lei avrà effetti assolutamente positivi sull’umore e sulla salute (una mamma felice è una mamma che sta meglio), quindi non dovrebbero esserci dubbi.

      Come le ha detto il ginecologo sarà sufficiente attenersi alle più comuni norme di buon senso, ma questo glielo scriverei a prescindere dalla toxo (e glielo scrive uno che dorme da sempre nel letto con cani e/o gatti…).

  5. Anonimo

    Gentile dottore, le scrivo perché a luglio a causa della persistenza di alcuni linfonodi ingrossati mi sono stati prescritti diversi esami ed è risultata positiva la toxoplasmosi (IgM 123.5 e IgG 151.0 UI/ml); ad inizio settimana ho ripetuto il dosaggio, riscontrando IgG a 400 IgM a 61.5.
    Come mai gli IgG sono saliti? È normale o significa che sono ancora malato? Grazie mille.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Tutto normale, gli IgG stanno ancora aumentando perché sono anticorpi di memoria, che intervengono in un secondo momento. Con il tempo si abbasseranno anche quelli, ma rimarranno per sempre positivi a testimonianza dell’avvenuta infezione (e già pronti eventualmente ad intervenire in caso di nuovi contatti).