Tinea cruris (tigna all’inguine): cause, sintomi e cura

Ultima modifica 13.08.2019

Cos’è la tinea cruris?

Con il termine “tinea cruris” (o tinea inguinalis o dermatofizia delle grandi pieghe) s’intende un’infezione micotica che interessa le pieghe inguinali, le cosce ed i glutei; è una condizione tipica dei pazienti adulti di sesso maschile, che solo raramente interessa donne e bambini.

I funghi responsabili sono soprattutto antropofili, ovvero agenti microbici che hanno l’uomo quale ospite abituale: la tinea cruris si trasmette per contatto interumano (diretto od indiretto), oppure per auto-inoculazione di miceti che derivano da una micosi di un’altra zona cutanea (come nel caso del piede d’atleta“tinea pedis”).

La manifestazione tipica consiste in lesioni piane (chiazze), ampie ed arrossate (eritematose) nella regione inguinale mono- o più spesso, bi-lateralmente, cui si associa un’intensa sintomatologia pruriginosa.

Il trattamento con antimicotici locali o sistemici è efficace, quindi la prognosi è favorevole.

Contagio

La tinea inguinalis ha come causa la colonizzazione cutanea da parte di funghi dermatofiti quali Tricophyton rubrum, Epidermophyton floccosum e Tricophyton interdigitale.

In sede inguinale il microorganismo più frequentemente riscontrato è E. floccosum. S

e un paziente soffre anche di tinea pedis (piede d’atleta), il microorganismo coinvolto è invece presumibilmente T. rubrum o T. mentagrophhytes variante interdigitale.

L’infezione si trasmette per contatto interumano diretto (contatto con un paziente infetto, o per autocontagio) oppure indiretto, ad esempio per condivisione di asciugamani, indumenti, biancheria. Poiché è molto frequente l’autoinoculazione del fungo dai piedi, nei pazienti con lesioni cutanee dell’inguine si devono controllare sempre anche le estremità.

Fattori di rischio

La tinea cruris è stata anche definita “eczema marginato di Hebra” o “prurito del fantino”: i fantini, infatti, sono soliti utilizzare pantaloni stretti ed in tessuti sintetici antitraspiranti sollecitando molto la zona inguinale a contatto con la sella del cavallo, tutte abitudini che rappresentano dei fattori di rischio per questa infezione.

Fattori che predispongono a questa infezione così come agli altri tipi di intertrigine sono:

  • obesità,
  • diabete mellito,
  • igiene personale inadeguata,
  • iperidrosi,
  • stare seduti per molto tempo su superfici di plastica o non assorbenti,
  • utilizzo di abiti stretti e in tessuti sintetici.

Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dall’immunosoppressione, ovvero il deficit delle difese immunitarie per cause infettive (in primo luogo infezione da virus dell’immunodeficienza umana, HIV) e/o farmacologiche (terapie prolungate con farmaci immunosoppressori per varie cause, ad esempio in seguito ad un trapianto d’organo).

Sintomi

La manifestazione classica consiste nella comparsa di ampie chiazze eritematose (arrossate) alla superficie interna delle cosce, specialmente nel punto il cui lo scroto viene a contatto con le gambe. La lesione mostra tipicamente margini netti e desquamanti; in assenza di trattamento le lesioni tendono lentamente ad espandersi interessando il perineo, la zona perianale ed interglutea mentre lo scroto è solitamente risparmiato.

I bordi delle chiazze possono essere caratterizzati da piccole lesioni rilevate (papule), talvolta contenenti materiale liquido sieroso (vescicole), indicative di infiammazione dei follicoli piliferi.

Le chiazze tendono a risolversi progressivamente al centro, dove assumono un colore brunastro, mentre il bordo che è più attivo, allargandosi, conserva le caratteristiche infiammatorie ed essudative. Nelle vicinanze della lesione principale possono svilupparsi delle lesioni analoghe più piccole (lesioni satelliti).

La tinea cruris è tipicamente pruriginosa e va incontro a variazioni stagionali: miglioramenti spontanei in inverno e/o aggravamenti in estate (stagione più calda e per questo favorente una condizione di maggior caldo-umido nella zona della lesione).

Diagnosi

La diagnosi si fonda su

  • anamnesi (la storia di lesioni cutanee e prurito nella zona inguinale in presenza dei classici fattori di rischio è sospetta),
  • esame obiettivo,
  • dimostrazione del fungo responsabile attraverso l’esame micologico (microscopico e colturale).

Quest’ultimo consiste nella raccolta delle squame da una lesione cutanea suggestiva per tinea cruris mediante il grattamento con uno strumento chirurgico chiamato curette.

Curette dermatologica

iStock.com/VV-pics

L’esame è indolore e la raccolta del materiale dura pochi minuti. Le squame si osservano al microscopio per la ricerca diretta dei funghi (esame microscopico) e si seminano su terreni di coltura per l’esame colturale. Le colonie fungine si sviluppano nell’arco di alcune settimane e sono identificate in base agli aspetti macroscopici e microscopici che assumono.

La tinea cruris deve essere differenziata da:

  • eritrasma, infezione batterica (Corynebacterium minutissimum) delle pieghe inguinali caratterizzata da chiazze brunastre desquamanti;
  • intertrigine da Candida albicans, che si manifesta con chiazze eritematose caratterizzate da macerazione e ragadi nella parte centrale e papule satelliti nella parte periferica,
  • malattie infiammatorie come
  • malattia di Haley-Haley (o pemfigo familiare benigno), malattia genetica che si presenta con lesioni fissurate delle pieghe cutanee.

Prognosi e complicazioni

La prognosi è favorevole e, se adeguatamente trattata, la tinea cruris non comporta complicazioni.

In assenza di trattamento le lesioni possono invece andare incontro a lichenificazione, ovvero ispessimento per via del grattamento cronico. Sempre il grattamento cronico può determinare l’escoriazione delle lesioni con sovrainfezioni batteriche.

Cura e rimedi

La terapia è preferibilmente locale e consiste nell’uso di uno dei numerosi farmaci derivati azolici, disponibili in commercio sotto forma di

  • creme,
  • soluzioni,
  • spray.

In alternativa ai derivati azolici si può utilizzare localmente la nistatina in spray o la ciclopiroxolamina in soluzione/polvere.

I prodotti topici richiedono l’applicazione per un minimo di 14 giorni consecutivi 1-2 volte al giorno, non solo sulle lesioni ma anche 2-3 centimetri oltre.

La terapia per bocca, che si utilizza nei casi di lesioni particolarmente estese e pruriginose, può essere a base di:

  • ketoconazolo al dosaggio di 200 mg al giorno per almeno 2 settimane;
  • fluconazolo alla dose di 100 mg al giorno da assumere per almeno 2 settimane;
  • itraconazolo alla dose di 200/400 mg al giorno per 1-2 settimane; da considerare con cautela l’associazione di questo principio attivo come degli altri derivati azolici sopracitati con alcuni farmaci quali ciclosporina, diuretici, antidiabetici orali, anticoagulanti, rifampicina, contraccettivi con i quali gli azolici possono interferire;
  • terbinafina alla dose di 250 mg al giorno per 4 settimane; rispetto ai derivati azolici, crea problemi di interferenze con un più ristretto numero di altri principi attivi (rifampicina).

Gli eventuali effetti collaterali di questi farmaci sono minimi e reversibili alla sospensione.

I farmaci antimicotici per via orale sono controindicati durante la gravidanza e l’allattamento.

Prevenzione

Dopo l’eradicazione della tinea cruris, per evitare reinfezioni, si dovrebbe porre attenzione specialmente alle infezioni dei piedi, indossando calzature apposite per doccia e applicando polveri antifungine nelle calze.

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Wolff K., Johnson R., Saavedra A. Fitzpatrick Manuale ed Atlante di Dermatologia clinica. Edizione italiana sulla settima di lingua inglese a cura di Mauro Alaibac. Piccin 2015.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

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