Spondilosi: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 11.04.2019

Introduzione

Per spondilosi si intende una patologia degenerativa che si delinea come un processo di artrosi generalizzata (degenerazione delle ossa) a carico della colonna vertebrale.

La spondilosi nello specifico coinvolge le strutture anatomiche del rachide:

  • disco intervertebrale,
  • corpi vertebrali,
  • tessuti perivertebrali adiacenti.

A seconda della sede anatomica maggiormente coinvolta dalla patologia si parla di:

  • spondilosi cervicale,
  • spondilosi lombare,
  • spondilosi completa, quando coinvolge tutti i tratti della colonna.

La spondilosi prevede cause patogenetiche condivise con molte altre patologie che affliggono la colonna vertebrale:

Trauma alla schiena

  • vizi posturali,
  • patologie sistemiche che colpiscono anche il rachide,
  • lavori pesanti,
  • sovrappeso e obesità.

Il quadro clinico della spondilosi prevede diversi sintomi, tra cui:

  • dolore alla schiena, con possibilità di irradiarsi anche agli arti,
  • difficoltà nei movimenti e nel mantenere la posizione eretta per lungo tempo,
  • astenia e malessere generalizzato,
  • parestesie e altri disturbi sensitivi.

La diagnosi di spondilosi avviene per mezzo di anamnesi ed esame obiettivo specialistico, con la possibilità di eseguire alcuni esami strumentali come radiografia del rachide o risonanza magnetica.

Essendo la spondilosi una patologia degenerativa progressiva, non vi può essere guarigione completa, il trattamento perciò si basa su:

  • prevenzione da sforzi e ulteriori sollecitazioni alla colonna,
  • terapia antalgica per mezzo di farmaci antinfiammatori e antidolorifici di uso comune,
  • fisioterapia,
  • intervento chirurgico nelle forme gravi non responders alla terapia medica.
Radiografia di una colonna vertebrale con rilievi patologici

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Cause

Nella spondilosi si sviluppano processi degenerativi che coinvolgono le articolazioni del rachide. Le principali cause di tale processo sono:

  • traumi (da incidenti stradali, colluttazioni, …),
  • vizi posturali, con sviluppo di cifosi, scoliosi o lordosi,
  • anomalie congenite della colonna (cioè presenti dalla nascita),
  • svolgimento di attività lavorative “pesanti” (muratori, agricoltori,…),
  • sforzi ripetuti nel corso degli anni,
  • familiarità per patologie vertebrali, reumatiche ed osteo-articolari (artrite reumatoide, spondilite anchilosante, spina bifida, …),
  • interventi chirurgici a carico della colonna,
  • sovrappeso ed obesità.

La spondilosi si sviluppa dopo una progressiva degenerazione del nucleo polposo presente all’interno del disco intervertebrale e delle faccette articolari. Col tempo le cartilagini articolari formate da un tipo specifico di collagene vanno incontro a disidratazione avviando un processo di fibrosi e calcificazione; queste modifiche istologiche portano alla perdita delle tipiche funzioni della cartilagine con:

  • minore resistenza alle sollecitazioni,
  • minore elasticità,
  • minore capacità ammortizzante.

Questo porta come conseguenza alla formazione di:

  • calcificazioni di superficie,
  • sclerosi dei tessuti molli (variazione della consistenza),
  • formazione di osteofiti (piccole escrescenze ossee),
  • usura della cartilagine che si assottiglia,
  • appiattimento dei dischi dopo disidratazione del nucleo polposo,
  • spondilolistesi: scivolamento anteriore di una vertebra rispetto a quella sottostante,
  • stenosi del canale vertebrale: con compressione midollare e delle radici nervose (nelle forme più gravi inveterate da molto tempo). Il dolore è maggiore in posizione seduta e diminuisce in posizione eretta o durante la deambulazione.

Sintomi

Questa patologia è molto diffusa in età adulta e durante la senescenza tanto che, a partire dai 50-60 anni, oltre il 60% della popolazione può soffrire di disturbi a carico della colonna dorsale e quindi di spondilosi.

Il quadro clinico varia da soggetto a soggetto con sintomi che possono essere più o meno gravi.

Nella maggior parte dei casi le alterazioni della spondilosi non si rendono evidenti clinicamente, ma vengono diagnosticate come reperto accessorio nel corso di esami strumentali eseguiti per altri motivi (come una radiografia, una TC o una risonanza magnetica).

In alcuni casi si avverte un dolore diffuso a gran parte della colonna (mal di schiena)

  • di entità lieve-moderata,
  • con carattere di intermittenza durante il corso della giornata (il fastidio va e viene),
  • ed esacerbazione durante gli sforzi o le attività fisiche più intense.

Nei quadri conclamati di spondilosi si presentano sintomi tipici come:

  • rigidità della colonna nei movimenti, tipicamente al mattino,
  • dolore diffuso soprattutto in posizione eretta,
  • dolore che aumenta con l’attività e gli sforzi,
  • dolore che si irradia al collo, alla testa, ai glutei e alle gambe,
  • difficoltà nei movimenti del tronco come il piegarsi in avanti o lateralmente,
  • riduzione delle attività lavorative e delle performance sportive per la comparsa improvvisa di dolore,
  • invalidità accertata, nelle forme croniche conclamati persistenti per lunghi periodi di tempi,
  • parestesie (sensazione di formicolio) a livello di mani e piedi.
  • debolezza muscolare,
  • sensazione di arto addormentato (mani e piedi, braccia e polpacci),
  • mal di testa,
  • nausea e vomito,
  • astenia e malessere generalizzato,
  • vertigini e senso imminente di perdita di equilibrio.

Nel quadro specifico di spondilosi cervicale si possono riconoscere 3 sottotipi clinici a seconda della sintomatologia:

  • Tipo I: compressione delle radici nervose come nei casi di ernia del disco cervicale,
  • Tipo II: compressione del midollo spinale, con difficoltà nei movimenti fini delle mani, senso di pesantezza agli arti, parestesie e dolore generalizzato,
  • Tipo III: dolore intermittente lieve-moderato che si localizza alla sola regione cervicale o con irradiazione al capo.

Nel quadro specifico di spondilosi lombare si presenta un dolore in regione lombare (zona più bassa della schiena) di tipo cronico che peggiora in posizione eretta o durante la deambulazione. Possono associarsi disturbi nella motilità degli arti inferiori, disturbi sensitivi come parestesie e sensazione di scosse elettriche alla schiena, disturbi sfinterici (con lieve incontinenza urinaria o fecale).

Diagnosi

Il percorso diagnostico si avvale di anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dall’esecuzione di alcuni esami strumentali.

Con l’anamnesi il medico ricostruisce la storia clinica recente e passata del paziente cercando di evidenziare:

  • familiarità per patologie o problematiche alla colonna vertebrale,
  • presenza di patologia sistemica coinvolgente la colonna come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, lupus, spina bifida,
  • vizi posturali come scoliosi, cifosi o lordosi,
  • episodi di traumi alla colonna (da incidenti stradali, colluttazioni, …),
  • attività lavorative a rischio come lo svolgimento di lavori pesanti.

L’esame obiettivo specialistico permette di repertare i sintomi e i segni clinici caratteristici della spondilosi. Viene indagata soprattutto la sintomatologia dolorosa con tutte le sue caratteristiche:

  • quando compare,
  • cosa la scatena,
  • da cosa viene alleviata,
  • se sia acuta o cronica,
  • continuo o intermittente,

Il sospetto di spondilosi può essere confermata da alcuni esami strumentali come:

  • radiografia della colonna in posizione eretta o sotto carico,
  • TC, insieme alla radiografia utile per lo studio delle componenti ossee e di eventuali focolai di calcificazione patologici,
  • risonanza magnetica, utile nello studio delle alterazioni dei tessuti molli perivertebrali, come il disco, il nucleo polposo, le cartilagini articolari e i legamenti vertebrali,
  • scintigrafia ossea.

Cura

Per la spondilosi non esiste una guarigione definitiva dai sintomi, visto il quadro di degenerazione anatomico progressivo e inesorabile, si attua quindi un trattamento di tipo:

  • sintomatico (ovvero mirato alla riduzione della gravità dei sintomi e all’aumento della qualità della vita),
  • preventivo basato sull’educazione posturale e sulla riduzione delle sollecitazioni meccaniche alla colonna.

Dal punto di vista sintomatico si utilizzano farmaci antinfiammatori come i FANS e nei casi più gravi i cortisonici. Possono essere assunti

  • per os (somministrazione orale),
  • sotto forma di pomate o gel,
  • per via intramuscolo o endovena.

I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) di utilizzo più comune sono:

  • Ibuprofene (Brufen, Moment, …),
  • Paracetamolo (Tachipirina, Perfalgan, Efferalgan, …),
  • Ketoprofene (Oki, Artrosilene, Fastum gel, …),
  • Ketorolac (Toradol, …),
  • Diclofenac (Voltaren, Dicloreum, …),
  • Naprossene (Momendol, …).

Il trattamento preventivo e non farmacologico si basa invece su:

  • riposo assoluto nelle fasi di acuzie della patologia,
  • massoterapia (serie di massaggi praticati da specialisti accreditati come fisioterapisti o medici fisiatri),
  • ginnastica funzionale aerobica,
  • attività sportive mirate come il nuoto,
  • applicazioni di calore (borsa di acqua calda, fasciature contenitive, bustini dorso-lombari, collari cervicali, …),
  • TENS e altre terapie similari moderne che, svolte da professionisti abilitati, migliorano notevolmente la sintomatologia algica della spondilosi con buoni risultati a lungo termine.

Nelle situazioni più gravi con alterazioni anatomiche irrimediabili, il trattamento medico non sortisce più alcun effetto, motivo per cui può rendersi necessario l’intervento chirurgico risolutivo di correzione.

Fonti e bibliografia

  • Manuale di ortopedia e traumatologia di AA.VV. Ed. Elsevier
  • MedScape