Spondilolistesi: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 18.10.2019

Introduzione

Per spondilolistesi si intende una patologia della colonna vertebrale caratterizzata dallo scivolamento di una vertebra su quella sottostante. Il termine deriva dal greco

  • spondylos (vertebra)
  • e olisthesis (scivolamento).
Rappresentazione grafica della Spondilolistesi

iStock.com/nmfotograf

Questa patologia interessa circa il 5% della popolazione, ma è più frequente tra gli sportivi dove può raggiungere una prevalenza del 20%.

A seconda di come si manifesti questo scivolamento si parla di:

  • anterolistesi: quando lo scivolamento di una vertebra avviene anteriormente rispetto alla sottostante; rappresenta la forma più frequente di spondilolistesi e colpisce soprattutto la quarta o quinta vertebra lombare;
  • retrolistesi: quando avviene posteriormente;
  • laterolistesi: se avviene lateralmente.

La spondilolistesi può essere:

  • congenita (presente dalla nascita),
  • post-traumatica (comparsa dopo un trauma),
  • secondaria a sollecitazioni meccaniche ripetute (tipicamente nei soggetti che praticano sport come tuffi, ginnastica o sollevamento pesi che praticano esercizi ripetuti a carico della colonna vertebrale),
  • patologica (secondaria a malattie sistemiche che interessano la colonna vertebrale).

I principali sintomi della spondilolistesi sono:

  • dolore in zona lombo-sacrale che si irradia sui glutei e gli arti inferiori,
  • astenia e malessere generalizzato,
  • difficoltà nei movimenti del tronco e degli arti inferiori,
  • difficoltà nelle attività lavorative e sportive,
  • parestesie (sensazione di formicolio o scossa elettrica) a livello degli arti inferiori..

Il quadro clinico con la descrizione dei sintomi è spesso già dirimente di un problema alla colonna vertebrale, che deve tuttavia essere approfondito con esami strumentali come una radiografia del rachide e una risonanza magnetica (indagine di secondo livello).

Essendo la spondilolistesi una patologia con problematiche di natura meccanica, non vi può essere guarigione completa, per questo il trattamento si basa su:

  • prevenzione da sforzi e ulteriori sollecitazioni alla colonna,
  • terapia antalgica per mezzo di farmaci antinfiammatori e antidolorifici di uso comune,
  • fisioterapia,
  • intervento chirurgico nelle forme gravi che non rispondono alla terapia medica.

Cause

In base alle cause e alla patogenesi con cui si viene a creare la spondilolistesi, la si può classificare in:

  • congenita: quando è presente sin dalla nascita; questi neonati nascono con difetto articolare di una vertebra, di solito la quinta lombare (L5) che scivola anteriormente sull’osso sacro;
  • istmica: quando si presenta in seguito ad una frattura da stress dell’istmo vertebrale, tipica dei casi di sovraccarico meccanico negli sportivi;
  • degenerativa acquisita, spesso secondaria ad un quadro di artrosi;
  • post-chirurgica: ovvero dopo intervento sulla colonna vertebrale;
  • traumatica: si presenta in seguito ad un trauma come per un incidente automobilistico, colluttazione, investimento, …
  • secondaria a sollecitazioni meccaniche ripetute, come nei soggetti che praticano taluni sport;
  • patologica: quando si presenta in seguito ad una patologia sistemica che coinvolge secondariamente la colonna vertebrale, come ad esempio:

Per valutare il grado di scivolamento si utilizza la classificazione di Meyerding basata su 4 gradi:

  • grado 1: lo scivolamento è inferiore al 25%,
  • grado 2: scivolamento inferiore al 50%,
  • grado 3: scivolamento inferiore al 75%,
  • grado 4: scivolamento che può raggiungere il 100% (si parla in tal caso anche di spondiloptosi)
Rappresentazione grafica della gravità della spondilolistesi

iStock.com/nmfotograf

Sintomi

Il quadro clinico varia da soggetto a soggetto con sintomi che possono essere più o meno gravi a seconda del grado di scivolamento e della velocità con cui esso avviene; nella maggior parte dei casi si avverte un dolore di entità moderata, intermittente che può peggiorare nel corso della giornata ed esacerbarsi durante gli sforzi o le attività fisiche più intense.

I principali sintomi della spondilolistesi sono:

  • “mal di schiena”, ovvero dolore in sede lombare (lombalgia o “low back pain” meccanico) ed in sede sacrale che può irradiarsi lungo il decorso del nervo sciatico (gluteo, coscia, gamba sino al piede). Il dolore viene esacerbato soprattutto in caso di estensione del rachide;
  • rigidità della colonna con difficoltà nei movimenti: si parla di claudicazione neurogena nel caso di stenosi del canale vertebrale;
  • astenia, stanchezza e malessere generalizzato,
  • difficoltà nei movimenti del tronco come il piegarsi in avanti o lateralmente,
  • riduzione delle attività lavorative e delle performance sportive per la presenza del dolore,
  • debolezza muscolare soprattutto agli arti inferiori,
  • sensazione di formicolio ed arto addormentato (mani e piedi, braccia e polpacci),
  • accorciamento del tronco e spostamento in avanti dell’addome, nei casi più gravi.

Diagnosi

Il percorso diagnostico si avvale di anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvato dall’esecuzione di alcuni esami strumentali.

Con l’anamnesi il medico ricostruisce la storia clinica recente e passata del paziente cercando di evidenziare:

  • familiarità per patologie o problematiche alla colonna vertebrale,
  • presenza di patologia sistemica coinvolgente la colonna come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, lupus, spina bifida,
  • vizi posturali come scoliosi, cifosi o lordosi,
  • episodi di traumi alla colonna (da incidenti stradali, colluttazioni, …),
  • attività sportive a rischio per spondilolistesi.

L’esame obiettivo specialistico permette di repertare i sintomi e i segni clinici caratteristici della spondilosi. Viene indagata soprattutto la sintomatologia dolorosa con tutte le sue caratteristiche (quando compare, cosa lo scatena, da cosa viene alleviato, se è acuto o cronico, continuo o intermittente, …).

Il sospetto di spondilolistesi viene poi confermato da alcuni esami strumentali come:

  • Radiografia della colonna in posizione eretta o sotto carico, in due proiezioni; spesso sarà necessario allargare il focus dell’esame non solo al tratto di colonna colpita ma anche ai segmenti adiacenti.
  • Risonanza magnetica, utile nello studio delle alterazioni dei tessuti molli perivertebrali, come il disco, il nucleo polposo, le cartilagini articolari e i legamenti vertebrali. È un’indagine di secondo livello, utile per approfondire il quadro radiologico standard. Risulta utile anche nello studio del canale vertebrale per capire se vi possa essere una sofferenza a tale livello che possa determinare una sintomatologia neurologica.
  • TC torace e addome con studio della colonna, nel caso si voglia approfondire il sospetto di un tumore osseo.
  • Elettromiografia: utile in caso di sintomi neurologici per valutare la sofferenza dei nervi e fare diagnosi differenziale con problematiche di pertinenza muscolare.

Cura

Il trattamento può essere

  • preventivo (ovvero basato sull’educazione posturale e sulla riduzione delle sollecitazioni meccaniche alla colonna),
  • sintomatico (ovvero mirato alla riduzione della gravità dei sintomi e all’aumento della qualità della vita) .

Il trattamento preventivo si basa su:

  • riposo assoluto nelle fasi più acute di malattia,
  • massoterapia (serie di massaggi praticati da specialisti accreditati come fisioterapisti o medici fisiatri),
  • ginnastica funzionale aerobica,
  • attività sportive particolari come il nuoto,
  • applicazioni di calore (borsa di acqua calda),
  • approccio ortopedico con utilizzo di fasciature contenitive, bustini dorso-lombari o corsetti,
  • TENS e altre terapie similari svolte da professionisti abilitati, che migliorano notevolmente la sintomatologia dolorosa con buoni risultati a lungo termine.

Dal punto di vista sintomatico l’approccio è tipicamente farmacologico, basato sull’utilizzo di antidolorifici ed antinfiammatori. Possono essere assunti

I principali FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) di utilizzo comune sono:

Nelle situazioni più gravi, in presenza di alterazioni anatomiche irrimediabili, il trattamento medico non sortisce più alcun effetto, motivo per cui può rendersi necessario l’intervento chirurgico risolutivo di correzione. Nella maggior parte dei casi si esegue un intervento di artrodesi degli archi vertebrali posteriori (una tecnica chirurgica che permette di unire ossa della colonna vertebrale per stabilizzarla).

Viene valutato nei casi in cui vi sia presenza di sintomi neurologici gravi con perdita di sensibilità e di forza, dolore lombare di grave intensità che non si allevia con la terapia medica e fisioterapica.

Fonti e bibliografia

  • Manuale di ortopedia e traumatologia di AA.VV. Ed. Elsevier
  • MedScape

Articoli Correlati