Spermatocele: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 03.10.2019

Introduzione

Per spermatocele, o cisti dell’epididimo s’intende una formazione cistica sacculare ripiena di liquido biancastro e spermatozoi che si forma a livello dell’epididimo, una struttura anatomica a forma di “cappuccio allungato” che si trova sul margine posteriore del testicolo (anche detto didimo), al quale è strettamente collegato.

Anatomia semplificata del sistema genito-urinario maschile

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Lo spermatocele è una condizione essenzialmente benigna che non si associa a patologia tumorale; le cause più frequenti della formazione di questa cisti spermatica sono:

  • trauma a livello testicolare,
  • epididimite (infiammazione del testicolo),
  • intervento di vasectomia.

Nella maggior parte dei casi è asintomatica, almeno che non raggiunga dimensioni ragguardevoli ed in tal caso può portare allo sviluppo di sintomi quali:

  • dolore a livello testicolare e al basso ventre,
  • senso di tensione e fastidio,
  • tumefazione e gonfiore testicolare.

Per la diagnosi ci si avvale del quadro clinico con anamnesi ed esame obiettivo e della trans-illuminazione scrotale.

Nella maggior parte dei casi la condizione di spermatocele non richiede alcuna cura o trattamento, poiché tende a regredire e a risolversi spontaneamente. Nei casi più complessi può rendersi necessaria l’esecuzione di un intervento chirurgico risolutivo.

Cause

Sia il testicolo che l’epididimo sono contenuti all’interno della borsa scrotale.

Il testicolo è responsabile della produzione degli ormoni sessuali maschili (come il testosterone) e degli spermatozoi. L’epididimo invece è caratterizzato da una sorte di condotto a spirale che si occupa della maturazione degli spermatozoi e del loro passaggio verso il dotto deferente, che fa parte del funicolo spermatico e permetterà agli spermatozoi di raggiungere l’uretra e di essere espulsi all’esterno durante l’eiaculazione.

Anatomicamente l’epididimo si compone di:

  • testa,
  • corpo,
  • coda.

La condizione di spermatocele è piuttosto comune, potendo arrivare a coinvolgere sino al 30% della popolazione maschile adulta tra i 20 e i 50 anni.

Le cause principali che portano allo sviluppo di spermatocele sono:

  • pregressa epididimite, ovvero infiammazione del testicolo per un quadro di infezione batterica o virale,
  • trauma a livello testicolare,
  • Intervento di vasectomia (per il raggiungimento volontario della sterilità maschile).

Si parla infine di spermatocele idiopatici quando non si riconosce una vera e propria causa sottostante.

Il processo fisiopatologico prevede l’iniziale presenza di un’ostruzione parziale dei condotti dell’epididimo (che contengono gli spermatozoi immersi in uno specifico liquido di sostentamento). Questa ostruzione tende ad aumentare la pressione locale e a provocare un’estroflessione della parete di questi dotti. L’estroflessione nel tempo porta alla formazione di una vera e propria cisti a forma di sacco, in cui si accumulano gli spermatozoi e si forma lo spermatocele.

Sintomi

Nella maggior parte dei casi lo spermatocele raggiunge solo piccole dimensioni e non si associa ad una sintomatologia eclatante.

Quando le dimensioni aumentano e la cisti raggiunge diversi centimetri di diametro si potranno presentare sintomi tipici quali:

Con l’esame obiettivo è possibile repertare alcune caratteristiche dello spermatocele, che si presenta come un piccolo nodulo tondeggiante, piuttosto compatto e liscio, che risulta palpabile nella porzione superiore del testicolo coinvolto.

Pericoli

La condizione di spermatocele è assolutamente benigna poiché non si associa a riduzione della fertilità: quindi tutti gli uomini con spermatocele (anche con dimensioni ragguardevoli) possono concepire dei figli.

La condizione di benignità è ulteriormente confermata dall’assenza di degenerazione neoplastica del testicolo: allo stato attuale non sono mai stati descritti casi di neoplasia che siano originati dalla sola condizione di spermatocele.

Diagnosi

Nonostante lo spermatocele sia una condizione assolutamente benigna, si presenta con alcuni sintomi (come il gonfiore o tumefazione testicolare) che destano particolare attenzione ed allarmismo nei pazienti affetti; sono infatti diverse le patologie che si presentano come una formazione anomala al testicolo e richiedono una diagnosi precoce ed un trattamento efficace.

Tra le condizioni che entrano in diagnosi differenziale rispetto allo spermatocele ricordiamo:

Per la diagnosi ci si avvale essenzialmente dell’esame obiettivo con la palpazione dei testicoli.

Gli esami strumentali vengono eseguiti subito dopo tale fase, comprendendo ecografia scrotale e trans-illuminazione, un esame che consiste nell’illuminazione con una fonte luminosa lo scroto tenuto in sospensione. Così facendo è possibile discernere la natura della formazione anomala presente a livello testicolare, individuando la sua natura

  • liquida (spermatocele, varicocele, idrocele, ematocele),
  • solida (possibile tumore testicolare, che richiede la prosecuzione degli accertamenti per arrivare ad una diagnosi di certezza).

Cura

La condizione di spermatocele non richiede alcun tipo di terapia, tendendo alla risoluzione spontanea.

Qualora invece le dimensioni siano ragguardevoli ed associate ad una sintomatologia fastidiosa si rende necessario l’intervento chirurgico risolutivo con asportazione della cisti, chiamato “spermatocelectomia” (in regime ambulatoriale o di ricovero, in anestesia locale o generale, a seconda dei casi).

Nel post-operatorio si eseguano medicazioni “a piatto” della ferita, vale a dire applicando semplicemente il disinfettante sulla ferita e coprendo con una garza sterile o un cerotto.
Nelle prime 24-48 ore si consiglia di fare impacchi di ghiaccio sulla sede dell’intervento; il freddo riduce infatti il rischio di sanguinamento e di tumefazione infiammatoria.

Purtroppo si descrive in seguito a questo intervento una percentuale di recidiva dello spermatocele che si aggira intorno al 40% dei casi.

Fonti e bibliografia

  • “Malattie dei reni e delle vie urinarie” – F.P. Schena, F.P. Selvaggi, L. Gesualdo, M. Battaglia. Ed. McGraw-Hill – quarta edizione.
  • Mayo Clinic

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