Singhiozzo: cause e rimedi per farlo passare

Ultima modifica 19.08.2020

Introduzione

Il singhiozzo è un disturbo che ha colpito tutti almeno una volta nella vita ed è causato da una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome e che svolge una funzione fondamentale per la respirazione.

Ogni contrazione è seguita, circa un quarto di secondo dopo, dalla chiusura improvvisa delle corde vocali, che produce il caratteristico suono “hic”; il tutto può ripetersi anche più volte al minuto.

Il nome medico del singhiozzo è flutter diaframmatico sincrono (FDS), mentre il termine popolare deriva dal latino singult; in genere è caratterizzato da un ritmo (frequenza) più o meno costante nel tempo e può verificarsi un solo episodio occasionale di durata limitata a pochi minuti, oppure per un certo periodo può comparire più volte.

Molte persone giurano di conoscere rimedi efficaci, che vanno dal mettersi un sacchetto di carta sulla bocca e respirare, a mangiare un cucchiaino di zucchero o ancora molte altre tecniche più o meno fantasiose, ma la verità è che in genere il fenomeno va incontro a risoluzione spontanea dopo pochi minuti.

La causa è in genere banale, magari un pasto più abbondante del solito o un consumo eccessivo di alcool, ma in alcuni rari casi può persistere e ripetersi così frequentemente da diventare suggestivo di patologia, per esempio scompensi epatici o renali.

Singhiozzo nel neonato

I lattanti manifestano spesso il riflesso del singhiozzo ed in genere allattarlo (in caso di allattamento al seno, che generalmente è a richiesta) è sufficiente a farlo passare (il succhietto potrebbe essere un’efficace alternativa); se non dovesse risolversi non è in genere il caso di preoccuparsi, il fenomeno non arreca fastidio al neonato (nemmeno durante l’alimentazione o il sonno).

La causa non è al momento chiara, alcuni autori suggeriscono che possa essere indotto a causa della presenza di aria nello stomaco, che il singhiozzo aiuterebbe a smaltire; è infatti esperienza di molte mamme che aiutarlo a emettere il classico ruttino possa far cessare il riflesso.

In caso diventi eccessivamente frequente e continuo si raccomanda di segnalarlo al pediatra.

Cause

Il singhiozzo è un fenomeno estremamente comune che può colpire chiunque a qualsiasi età, neonati compresi.

Tra i fattori scatenanti più frequenti del singhiozzo ricordiamo:

Se il singhiozzo dura per più di 48 ore è più probabile che la causa sia patologia e, fra quelle più comuni, ricordiamo:

Ricordiamo infine che diversi farmaci possono causare singhiozzo, come ad esempio:

Sintomi

Il rumore tipico del singhiozzo, di solito preceduto da una leggera contrazione del petto, dell’addome o della gola, è il sintomo caratteristico del disturbo; si presenta in genere in modo improvviso, interrompendo il processo di respirazione o anche mentre si parla.

Raramente può diventare causa di lieve dolore/fastidio a

  • gola,
  • torace,
  • addome.

Il numero di singhiozzi al minuto può variare tra quattro e 60, ma in genere la durata del singolo episodio è limitata al massimo a pochi minuti.

Quando chiamare il medico

Quasi tutte le fonti concordano sul limite delle 48 ore come spartiacque tra un normale singhiozzo e una forma che potrebbe essere qualcosa di più serio.

Pericoli

Di per sé il singhiozzo non è pericoloso, ma se persistente alla lunga può diventare debilitante perché in grado di interferire con

  • riposo,
  • alimentazione,
  • respirazione, …

Può inoltre essere fonte di imbarazzo sociale o, in caso di recente intervento chirurgico addominale, può creare problemi nella cicatrizzazione della ferita.

Diagnosi

Nel caso in cui la genesi del singhiozzo non fosse ovvia (per esempio in caso di pregressi di reflusso gastroesofageo o altri problemi di stomaco), il medico procederà a un’accurata anamnesi, che consiste nella raccolta di informazioni relative a:

  • altri sintomi,
  • stato di salute,
  • farmaci in uso,
  • storia clinica,
  • fattori di rischio, …

A seguire il paziente verrà visitato e potrebbero venire prescritti esami strumentali e di laboratorio per chiarire la causa del disturbo, tra cui per esempio:

in base a quanto emerso dalla visita.

Come farlo passare?

Il fenomeno del singhiozzo scompare quasi sempre senza alcuna terapia ma, se così non fosse, è probabile che la causa vada cercata nella presenza di un altro disturbo; in questi casi si rende quindi necessaria una corretta diagnosi, volta alla pianificazione di un trattamento più mirato.

In genere i primi tentativi che vengono fatti, anche in assenza di diagnosi chiara, sono farmacologici, per esempio con:

  • clorpromazina o aloperidolo, farmaci antipsicotici,
  • metoclopramide (Plasil®), un farmaco antinausea,
  • baclofen (Lioresal®), miorilassante,
  • gabapentin, antiepilettico.

I farmaci possono venire prescritti anche al termine del percorso diagnostico, nel caso in cui non fosse emerso nulla di anomalo.

Nei casi frequenti di singhiozzo legato a disturbi di stomaco possono venire prescritti i cosiddetti farmaci inibitori della pompa protonica, medicinali in grado di ridurre la produzione acida dello stomaco e ridurre così qualsiasi sintomo ad essa legato.

Quando questi approcci non dovessero rivelarsi sufficienti è possibile ricorrere a metodi più invasivi, come dispositivi elettronici in grado di stimolare il nervo vago o iniezioni di anestetico effettuate a livello del nervo frenico.

Rimedi fai da te

Fra i rimedi da automedicazione che spesso vengono consigliati troviamo:

  • bere acqua ghiacciata,
  • trattenere il respiro,
  • mordere un limone,
  • mangiare pane secco,
  • starnutire,
  • mangiare un cucchiaino di zucchero,
  • assaggiare piccole quantità di aceto,
  • respirare in un sacchetto di carta appoggiandolo alla bocca (NON infilandolo dalla testa),
  • appoggiare le ginocchia al petto,
  • farsi spaventare,
  • appoggiarsi in avanti per comprimere il petto.
Donna che porge un bicchiere d'acqua, rimedio popolare per il singhiozzo

iStock.com/Wavebreakmedia

È da notare che tutti questi approcci sono più che altro frutto di tradizione popolare e non c’è quasi mai un approccio scientifico che possa permettere di trovare un razionale, fanno eccezione:

  • aumento della pressione parziale di CO2 respirando nella busta di carta, un po’ come si fa in caso di iperventilazione,
  • stimolazione del nervo vago con irritazione della gola (ghiaccio, pane secco, starnutire, …) o attraverso la manovra di Valsava (trattenere il fiato e soffiare tappandosi il naso).

Non essendoci particolari controindicazioni si può provare, ma spesso il singhiozzo passa a prescindere dai tentativi fatti.

Discorso analogo per quanto riguarda ipnosi e agopuntura, su cui non esistono in letteratura prove inconfutabili della loro efficacia.

Fonti e bibliografia

Domande e risposte

Perché viene il singhiozzo?
Gli episodi di singhiozzo acuto (durata inferiore a 48 ore) possono essere innescati da
  • bibite gassate
  • eccessivo consumo di alcolici
  • pasto troppo abbondante
  • eccitazione, stress, emozioni forti, ...
  • improvvisi cambi di temperatura
  • deglutizione di aria (masticando chewing gum, caramelle, ...).
La causa esatta alla base della comparsa del sintomo è tuttavia sconosciuta; episodi della durata superiore a 48 ore sono in genere patologici (cioè dovuti alla presenza di altre malattie) o un effetto collaterale di alcuni farmaci (oppiacei, barbiturici, ...).
Come far passare il singhiozzo?
In genere il fenomeno si risolve spontaneamente nell'arco di pochi minuti; la tradizione popolare suggerisce numerosi rimedi, ma tra i pochi con un (possibile, ma non dimostrato) razionale troviamo
  • trattenere il fiato
  • tappare bocca e naso e soffiare
  • gargarismi con acqua molto fredda
  • respirare dentro un sacchetto di carta.
Nel caso di singhiozzo ostinato si possono provare alcuni farmaci (che richiedono prescrizione medica).
Quando preoccuparsi?
Si raccomanda di segnalare al medico se il singhiozzo persiste per più di 48 ore.
Cos'è il singhiozzo?
Il singhiozzo è una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome, su cui appoggiano i polmoni; ciascuna contrazione è seguita, dopo circa 250 millisecondi, dalla chiusura improvvisa delle corde vocali, fenomeno che produce il caratteristico suono “hic”.

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