Sindrome di Costen: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

Le articolazioni temporomandibolari (ATM) sono le giunzioni che uniscono le ossa temporali del cranio e la mandibola e che consentono di masticare, parlare, deglutire e, più in generale, aprire e chiudere la bocca.

Articolazione temporo-mandibolare

Getty/SEBASTIAN KAULITZKI/SCIENCE PHOTO LIBRARY

L’ATM è bilaterale, dunque i due lati sono strettamente interconnessi tra loro durante il movimento, che nei soggetti sani avviene quindi in perfetto sincrono.

L’articolazione temporomandibolare è composta da:

  • Disco: formato da cartilagine e da tessuto connettivo denso, è una struttura dinamica in contatto con il condilo
  • Condilo: una porzione all’estremità dell’osso della mandibola
  • Fossa mandibolare: fossa appartenente all’osso temporale in cui il condilo si inserisce
  • Legamenti e muscoli
  • Membrana e cartilagine sinoviale

È molto comune che si presentino patologie associate a disfunzioni delle articolazioni temporomandibolari causate da problemi riguardanti i muscoli prossimi alla mandibola o le articolazioni. Queste anomalie comportano un’alterazione dell’allineamento articolatorio e, conseguentemente, un movimento inappropriato dei muscoli facciali della mandibola, visibili anche senza l’utilizzo di tecniche strumentali.

La sindrome dell’articolazione temporomandibolare, anche detta sindrome di Costen, è una sindrome comune, nonché molto dolorosa.

L’esordio si verifica di norma intorno ai trent’anni d’età ed è una problematica che riguarda prevalentemente le donne oltre i venticinque anni; si presenta anche in conseguenza di un’inadeguata ed eccessiva attività mascellare, come sintomatologia di soggetti particolarmente stressati che tendono a digrignare spesso i denti, specie durante la notte (bruxismo).

Purtroppo sono pochi i soggetti che scelgono di rivolgersi ad un medico, scelta che tipicamente  viene presa quando la severità del dolore supera una certa soglia; in realtà la diagnosi è veloce e viene formulata prevalentemente tramite esame obiettivo. Il trattamento, invece, varia in base alla tipologia di disfunzione e prevede per lo più l’utilizzo di

  • dispositivi orali,
  • farmaci antinfiammatori
  • e infiltrazioni intra-articolari.

Si ritiene che l’evoluzione della sindrome di Costen sia benigna ed autolimitante, con sintomi che migliorano lentamente fino a completa risoluzione e senza influire sul rischio futuro di sviluppo di artrite; cionondimeno i sintomi dolorosi persistenti, la disabilità e le limitazioni funzionali ed il conseguente disagio psicologico possono minare la qualità di vita del paziente.

Causa

A causare il conflitto temporomandibolare sono problemi anatomici delle articolazioni, che consistono in un disallineamento tra l’arcata dentaria superiore e l’arcata inferiore, contestualmente ad un’eccessiva tensione muscolare come il digrignamento dei denti o l’eccessiva attività di masticazione.

Tra le cause della sindrome di Costen troviamo:

  • Eccessivo sforzo muscolare della mandibola
  • Disallineamento delle arcate dentarie
  • Artrite e malattie degenerative
  • Bruximo (serrare e digrignare i denti durante la notte)
  • Osteopenia (riduzione della massa ossea)
  • Utilizzo improprio di apparecchi ortodontici (protesi impiantate male)
  • Problemi dentari (denti mancanti)
  • Lesioni traumatiche intra od extra-articolari (lussazioni, fratture dell’osso)
  • Infiammazioni
  • Disfunzioni ormonali
  • Anchilosi (la perdita del movimento articolare)
  • Ipermobilità (allentamento della mandibola)

L’insorgenza delle sindromi temporomandibolari può infine essere favorita da una predisposizione genetica (è stata osservata una certa ricorrenza nei membri della stessa famiglia).

Sintomi

Il conflitto temporomandibolare può essere una condizione molto dolorosa per la maggior parte dei soggetti e tende ad aggravarsi nel tempo. Il dolore è più forte al risveglio e può peggiorare in ambienti particolarmente umidi; si fa più intenso durante la masticazione e all’apertura della bocca.

La sindrome è caratterizzata poi da una difficoltosa apertura boccale, che in molti soggetti risulta essere anche notevolmente limitata ed accompagnata da disfunzioni di movimento dell’articolazione, che non risulta più simmetrica e perfettamente allineata.

È talora possibile avvertire la produzione di scricchiolii durante la masticazione e/o gli sbadigli, condizioni in cui i movimenti sono più accentuati e per questo anche soggetti a possibile blocco della mandibola.

Il fastidio facciale e mandibolare può irradiarsi alle strutture adiacenti fino a causare lo sviluppo di sintomi quali

Diagnosi

La diagnosi può essere effettuata dal medico specialista in otorinolaringoiatria, o dal dentista gnatologo.

Sulla base della descrizione della tipologia di dolore e delle modalità con cui si presenta, nonché osservando il paziente che effettua aperture e chiusure mandibolari, è possibile effettuare una diagnosi obiettiva: durante il movimento per aprire e chiudere la bocca può essere osservato un viraggio improprio della mandibola verso il lato dolente. Si effettua una palpazione dei muscoli cervicali e occipitali, per valutare la dolorabilità.
Gli esami strumentali che possono essere utilizzati per supportare la diagnosi sono:

Gli stessi strumenti possono essere utilizzati per effettuare la diagnosi differenziale con:

Cura

Il trattamento della sindrome dell’articolazione temporomandibolare prevede molteplici e diversi step, variamente combinabili tra loro a giudizio medico, che possano aiutare il paziente a superare il dolore causato dalla patologia:

  • L’utilizzo di un bite in resina che si adatti alla forma delle arcate dentarie (è utile specialmente nei pazienti che soffrono di bruxismo e che tendono a digrignare e serrare fortemente i denti);
  • Esercizi rilassanti di fisioterapia, insegnati dallo specialista in gnatologia e da ripetere quotidianamente, utili per tenere in allenamento e favorire l’allungamento dei legamenti mandibolari;
  • Il trattamento psicologico o psicoterapeutico volto al contenimento dello stress del paziente, che risulta un’importante causa concorrente per l’insorgenza di patologie conseguenti ad un eccessivo sforzo dei muscoli mandibolari;
  • Evitare l’assunzione di bevande eccitanti, ad esempio ricche di caffeina o zuccheri, prima del riposo notturno;
  • L’utilizzo di farmaci antinfiammatori, ansiolitici o miorilassanti. i medicinali più utilizzati sono:
    • ibuprofene,
    • ketoprofene sale di lisina,
    • acido acetilsalicilico,
    • piroxicam
  • La rimozione e la correzione di eventuali protesi dentarie che possono aver provocato la sintomatologia;
  • La fotobiostimolazione (trattamento a LED medicali per la stimolazione dei tessuti) sulle articolazioni che aiuta a ridurre il dolore grazie all’utilizzo di laser a diodi;
  • L’iniezione intra-articolare o nei trigger point muscolari (punti di maggiore dolorabilità) di farmaci anestetici;
  • L’intervento chirurgico maxillo-facciale se la problematica è causata da una malformazione dell’ossatura mandibolare che può essere risolta grazie alla chirurgia.

Gli esami di imaging utilizzati in fase di diagnosi possono essere ripetuti durante il trattamento al fine di monitorare l’evoluzione della malattia.

Fonti e bibliografia