Sindrome ADHD: sintomi, cause, cura in adulti e bambini

Ultima modifica 03.10.2019

Introduzione

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo cerebrale caratterizzato da un insieme di comportamenti che causano una costante disattenzione e/o un’iperattività-impulsività in grado di interferire con il funzionamento e lo sviluppo neurologico del soggetto colpito.

I sintomi principali dell’ADHD sono

  • disattenzione,
  • iperattività,
  • impulsività.

Più nel dettaglio definiamo come:

  • Disattenzione, la difficoltà a mantenere alta l’attenzione su uno specifico compito, ma anche l’incapacità di organizzarsi adeguatamente per raggiungere un obiettivo.
  • Iperattività, la necessità di muoversi costantemente, anche in situazioni in cui non sarebbe appropriato; negli adulti questo può manifestarsi anche sotto forma di estrema irrequietezza.
  • Impulsività, che si manifesta con azioni affrettate, senza la necessaria ponderazione della potenziali conseguenze, ma anche sotto forma di desiderio di ricompense immediate e incapacità di ritardare la gratificazione.

I sintomi della ADHD tendono ad essere notati già in tenera età, per diventare poi più evidenti in presenza di specifici cambiamenti, come l’inizio della scuola; la maggior parte dei casi vengono infatti diagnosticati tra i 6 e 12 anni di età.

I bambini possono essere molto più attivi e/o impulsivi rispetto ai loro coetanei. Questi comportamenti causano problemi significativi nella vita di relazione, nell’apprendimento e nel comportamento. Per questo motivo i bambini che soffrono di ADHD in alcuni casi sono considerati “difficili” oppure si ritiene che abbiano problemi comportamentali.

Non si conoscono ad oggi le cause alla base dello sviluppo della sindrome, ma l’orientamento attuale ipotizza che possa essere il risultato di una combinazione di fattori:

  • genetici,
  • ambientali.

Un tempo si pensava che l’ADHD guarisse spontaneamente con la crescita, mentre ora si sa che, per la maggior parte dei bambini, questo non è vero. I sintomi spesso migliorano quando il bambino cresce e impara a gestirli e quindi si riducono effettivamente con l’età, ma molti adulti affetti dal disturbo possono continuare ad avere problemi, spesso anche associati a condizioni correlate (come disturbi del sonno e ansia).

Gli studi suggeriscono che circa il 4% degli adulti potrebbe soffrire in qualche modo di ADHD, con sintomi che si manifestano ovviamente in modo leggermente diverso, per esempio attraverso una scarsa capacità nella gestione del tempo e delle attività di organizzazione e pianificazione, oltre che con più o meno gravi difficoltà di concentrazione e attenzione.

Per alcuni adulti una diagnosi di ADHD può portare addirittura un senso di sollievo, perché permette di comprendere le cause delle loro difficoltà e poter finalmente trovare un trattamento in grado di aiutarli ad affrontare le sfide quotidiane in modo più efficace.

Scritta colorata su sfondo bianco "ADHD"

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Cause

L’ipotesi attualmente più accreditata suggerisce che l’ADHD non abbia un’unica causa, ma sia invece il risultato di una qualche predisposizione genetica e uno o più fattori ambientali; studi su gemelli hanno infatti confermato che l’ADHD è associata a un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi).

Il disturbo tende quindi a ricorrere in determinate famiglie e la ricerca suggerisce che sia i genitori che i fratelli di un bimbo a cui è stato diagnosticato il disturbo siano associati a un rischio 5 volte superiore rispetto alla popolazione generale di soffrire a loro volta dello stesso disturbo.

Nelle ricerche condotte negli ultimi 40 anni sono poi emerse importanti differenze nel cervello di chi soffre del disordine, anche se in realtà l’esatto significato di queste diversità non è tuttora stato chiarito; cambiano i tempi di maturazione dell’organo, gli equilibri fra i diversi neurotrasmettitori e anche la dimensione di alcune strutture cerebrali.

La letteratura oggi disponibile non conferma invece il punto di vista popolare secondo cui l’ADHD potrebbe essere causata da

  • un consumo eccessivo di zucchero,
  • uso eccessivo della televisione,
  • fattori famigliari e sociali come la povertà e un ambiente di crescita poco sano,

anche se sicuramente alcune di queste condizioni possono essere causa di peggioramento nei sintomi e nella manifestazione della sindrome.

Fattori di rischio

  • Famigliarità. L’ADHD tende ad essere ereditaria. Attualmente sono in corso ricerche su diversi geni che potrebbero essere connessi a questo disturbo.
  • Fumo durante la gravidanza, uso di droghe ed esposizione alle tossine. Le gestanti che fumano corrono un rischio maggiore di mettere al mondo un figlio affetto dall’ADHD. L’abuso di alcol o di droghe durante la gravidanza probabilmente fa diminuire l’attività dei neuroni (cellule nervose) che producono i neurotrasmettitori. Anche le gestanti esposte alle tossine ambientali potrebbero correre un rischio maggiore di mettere al mondo figli affetti dall’ADHD.
  • Esposizione del bambino alle tossine ambientali. I bambini in età prescolare esposti a determinate tossine presentano un rischio maggiore di soffrire di problemi comportamentali e dello sviluppo. L’esposizione al piombo, che si trova soprattutto nelle vernici e nei tubi degli edifici vecchi è stata connessa ai comportamenti distruttivi e persino violenti e alla diminuzione della capacità di concentrazione.
  • Additivi alimentari. Gli additivi alimentari, come i coloranti e i conservanti artificiali, probabilmente contribuiscono al comportamento iperattivo. Lo zucchero è da più parti sospettato di causare l’iperattività, ma finora non c’è alcuna prova attendibile a sostegno di questa tesi.
  • Parto prematuro (prima della trentasettesima gravidanza).
  • Danni cerebrali nel grembo materno o nei primi anni di vita.
  • Basso peso alla nascita.

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività colpisce con maggior frequenza i maschi e spesso si presenta insieme ad altri disturbi (comorbilità), tra cui ricordiamo:

  • disturbi dell’apprendimento come la dislessia,
  • disturbo opposizionale (ODD),
  • ansia e depressione,
  • aumentato rischio di utilizzo di droghe.

Sintomi

Disattenzione, iperattività e impulsività sono i comportamenti chiave che caratterizzano il comportamento di soggetti colpiti da ADHD; i sintomi specifici sono più difficili da elencare, perché non è semplice distinguere con certezza una fisiologica disattenzione e iperattività rispetto alle situazioni in cui si renda necessario un intervento medico.

La maggior parte dei bambini sani è disattenta, iperattiva o impulsiva di tanto in tanto ed è normale che i bambini in età prescolare si distraggano facilmente e non siano in grado di concentrarsi troppo a lungo su un’attività. Anche nei bambini più grandi e negli adolescenti la capacità di concentrarsi dipende spesso dall’interesse che si prova per l’attività.

Lo stesso discorso vale per l’iperattività. I bambini piccoli normalmente sono pieni di energie e riuscirebbero a esaurire le energie di qualsiasi adulto prima di stancarsi. Inoltre possono diventare ancor più attivi quando sono stanchi, hanno fame, sono ansiosi o si trovano in un ambiente nuovo. Alcuni bambini, infine, sono più attivi dei loro coetanei.

Affinché possa essere diagnosticato l’ADHD occorre quindi un’osservazione dei sintomi in due situazioni diverse per almeno sei mesi al fine di valutare se determinati tratti comportamentali siano diversi da quelli degli altri bambini della stessa età.

I sintomi consentono una classificazione in base alla prevalenza di elementi di

  • iperattività-impulsività:
    • Il paziente si agita e parla molto, gli risulta difficile stare fermo per molto tempo (ad esempio per un pasto o mentre fa i compiti a casa). I bambini più piccoli possono correre, saltare o provare ad arrampicarsi costantemente. L’individuo si sente inquieto e ha problemi con l’impulsività, che si manifestano interrompendo altre persone che parlano o giocano, afferrando i giochi di altri bambini o parlando in tempi inadeguati. È difficile o impossibile aspettare il proprio turno o ascoltare indicazioni e istruzioni. Un soggetto impulsivo è poi più soggetto a piccoli e grandi infortuni.
  • disattenzione:
    • È una sfida spesso insormontabile organizzare o terminare un compito, prestare attenzione ai dettagli, seguire istruzioni o conversazioni. Il paziente si distrae facilmente e tende a dimenticare dettagli della routine quotidiana.
  • elementi combinati dell’uno e dell’altro (cosiddetto sottotipo combinato, la forma più comune).

Disattenzione

Il paziente che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività presenta almeno sei dei seguenti sintomi se la sua età e inferiore ai 17 anni, ne presenta cinque o più se di età pari o superiore. L’osservazione dei sintomi deve avvenire almeno in due situazioni diverse per almeno sei mesi.

  • Non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, al lavoro o durante altre attività.
  • Ha difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti o attività di gioco.
  • Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente.
  • Non segue le istruzioni e non riesce a finire i compiti scolastici o le attività assegnatagli sul lavoro,
  • Ha difficoltà a organizzarsi.
  • Evita, prova avversione, o è riluttante a fare i compiti che richiedono uno sforzo mentale per un lungo periodo di tempo, a scuola, a casa sul lavoro, …
  • Perde il materiale necessari per compiti e altre attività (ad esempio materiali scolastici, matite, libri, strumenti, portafogli, chiavi, documenti, occhiali, telefoni cellulari).
  • Viene facilmente distratto.
  • È spesso sbadato nelle attività quotidiane.

Iperattività e impulsività

Il paziente che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività presenta almeno sei dei seguenti sintomi se la sua età e inferiore ai 17 anni, ne presenta cinque o più se di età pari o superiore. L’osservazione dei sintomi deve avvenire almeno in due situazioni diverse per almeno sei mesi.

  • È irrequieto e si agita.
  • Non è in grado di rimanere seduto quando necessario.
  • Non può fare a meno di correre e arrampicarsi anche quando non sarebbe permesso
    (in adolescenti e adulti il comportamento può essere più sfumato).
  • Non è in grado di giocare o partecipare ad attività ricreative che prevedano il silenzio.
  • È spesso “in movimento”, come se fosse “azionato da un motore”.
  • Parla eccessivamente.
  • Risponde senza riflettere.
  • Ha difficoltà a aspettare la sua / il suo turno.
  • Interrompe chi sta parlando, si intromette nei giochi di altri bambini, …

Altro

Si può sospettare che il comportamento del bambino sia causato dall’ADHD se si notano disattenzione, iperattività o comportamenti impulsivi ripetuti che:

  • durano per più di sei mesi.
  • si verificano in diverse situazioni (di solito sia a casa sia a scuola).
  • interrompono o turbano regolarmente le attività scolastiche, il gioco e le altre attività.
  • causano problemi relazionali con gli adulti e con gli altri bambini.

I comportamenti connessi all’ADHD possono essere diversi a seconda del sesso del bambino:

  • I maschi tendono a essere soprattutto iperattivi, mentre alle femmine, in molti casi, non viene diagnosticato il disturbo perché tendono a essere disattente ma calme.
  • I maschi tendono a ribellarsi di più agli insegnanti e agli adulti, quindi il loro comportamento viene notato con maggior facilità.
  • Le femmine che hanno problemi di attenzione spesso sognano ad occhi aperti, mentre i maschi disattenti tendono a giocare o a muoversi senza sosta.

Quando chiamare il medico

Se sospettate che vostro figlio manifesti uno o più sintomi dell’ADHD, ad esempio

  • difficoltà di concentrazione,
  • problemi a rimanere seduto
  • o l’incapacità di controllare il suo comportamento,

andate dal pediatra o dal medico di famiglia. Il medico può indirizzarvi verso uno specialista, ma è fondamentale escludere eventuali patologie fisiche che potrebbero essere la causa delle difficoltà del bambino.

Se vostro figlio è già in terapia per l’ADHD, dovrebbe essere accompagnato regolarmente dallo specialista, almeno due volte all’anno anche se i sintomi rimangono stabili. Ricordate di chiedere al medico quale dovrebbe essere la frequenza delle visite. Chiamate il medico se il bambino presenta effetti collaterali dovuti ai farmaci, ad esempio ha poco appetito, ha problemi a dormire o è più irritabile del solito. Alcuni bambini in terapia con gli stimolanti possono perdere l’appetito e avere problemi a mantenere il tasso di crescita (di peso e altezza) che avevano prima dell’inizio della terapia. Tuttavia molto probabilmente riusciranno a raggiungere il potenziale di crescita entro l’età adulta.

Pericoli

L’ADHD può essere causa di difficoltà sociali, per esempio i bambini:

  • possono avere maggiori difficoltà a livello scolastico,
  • possono incontrare difficoltà nel rapporto con gli altri bambini,
  • corrono un rischio maggiore di traumi fisici,

mentre gli adulti

  • possono avere difficoltà professionali dovute alle difficoltà di concentrazione,
  • statisticamente corrono un rischio maggiore di dipendenza dall’alcol e dalle droghe d’abuso.

Si possono poi individuare diverse condizioni e patologie che possono andare a sovrapporsi:

  • disturbo d’ansia, che causa disagio per il continuo senso di preoccupazione e sintomi fisici come un battito cardiaco accelerato, sudorazione e vertigini;
  • disturbo oppositivo provocatorio (ODD), ossia un comportamento negativo e dirompente, in particolare verso le figure di autorità, come i genitori e gli insegnanti;
  • disturbo della condotta, che comporta una tendenza verso comportamenti altamente antisociali, come ad esempio il furto, la lotta, atti di vandalismo e di danneggiamento verso persone o animali,
  • depressione e disturbo bipolare,
  • disturbi del di sonno, tra cui difficoltà a prendere sonno e qualità del riposo insufficiente,
  • disturbi dello spettro autistico (ASD), che possono influenzare negativamente qualsiasi interazione sociale, comunicativa nonchè interessi e comportamenti,
  • epilessia, una condizione che colpisce il cervello e provoca attacchi ripetuti di convulsioni e altri sintomi,
  • sindrome di Tourette, una condizione del sistema nervoso caratterizzata da una combinazione di versi e movimenti involontari (tic),
  • difficoltà di apprendimento, come la dislessia.

Diagnosi

Molte persone tentano l’autodiagnosi usando i test o gli elenchi di sintomi visti sui giornali, alla TV o su Internet. Gli elenchi di sintomi possono essere utili ma, se pensate di soffrire di ADHD, è opportuno rivolgersi ad uno specialista per un approccio razionale e ragionato.

Il medico di base probabilmente vi visiterà e vi farà gli esami per scoprire se soffrite di problemi di salute con sintomi simili a quelli dell’ADHD, in caso di dubbi verrà consigliato di rivolgersi a uno specialista per una diagnosi certa.

La diagnosi di ADHD deve essere effettuata da un professionista della salute mentale adeguatamente formato (neuropsichiatra infantile, psichiatra e psicologo).

La diagnosi di ADHD è un processo che comprende diversi passi e non esiste un unico esame per diagnosticare la sindrome (molti altri disturbi come l’ansia, la depressione e alcuni tipi di disturbi dell’apprendimento possono peraltro causare sintomi simili).

Se negli Stati Uniti si fa generalmente riferimento al Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), in Europa si tende a preferire l’ICD-10 (si è osservato che la probabilità di diagnosi del disturbo è da 3 a 4 volte maggiore se vengono utilizzati i criteri del DSM-IV rispetto ai criteri ICD-10, tanto che negli USA a ricevere diagnosi di malattia sono il 9.4% dei bambini di età compresa tra i 2 e i 17 anni).

Non basta quindi osservare uno o più comportamenti insoliti per una diagnosi definitiva, che invece deve rispondere a numerosi criteri ben definiti e stringenti; la diagnosi di ADHD è per questo motivo un atto di esclusiva competenza medico-specialistica.

L’Istituto Superiore di Sanità italiano riporta entrambi gli approcci.

È stata infine recentemente pubblicata dall’American Academy of Pediatrics una versione aggiornata delle linee guida per la diagnosi, la valutazione ed il trattamento della condizione, che va modificare alcuni aspetti dell’approccio proposto dal DSM attraverso lo sviluppo di uno specifico algoritmo diagnostico.

Un aspetto importante su cui queste linee guida pongono l’accento è la necessità di procedere ad un’attenta valutazione delle eventuali comorbidità presenti in quasi due pazienti su tre, ossia altre condizioni patologiche come

  • condizioni emotive o comportamentali:
    • ansia,
    • depressione,
    • disturbo oppositivo provocatorio,
  • disturbi dello sviluppo come i disturbi dello spettro autistico,
  • condizioni fisiche:
    • presenza di tic,
    • apnea notturna

Criteri DSM

Bambini

Per porre la diagnosi di ADHD il bambino deve mostrare

  • 6 o più sintomi di disattenzione,

oppure

  • 6 o più sintomi di iperattività e impulsività.

Il bambino deve inoltre rispettare i seguenti ulteriori vincoli:

  • ha mostrato i sintomi per almeno 6 mesi,
  • ha iniziato a mostrare sintomi prima dei 12 anni,
  • ha mostrato sintomi in almeno 2 diverse condizioni (ad esempio casa e scuola, questo per escludere che il comportamento siano una reazione, per esempio, a certi insegnanti o al controllo parentale),
  • presenta sintomi che rendono la sua vita considerevolmente più difficile a livello sociale e scolastico,
  • i sintomi non sono ascrivibili allo sviluppo o ad un’altra condizione patologica.

Adulti

La diagnosi nell’adulto presenta maggiori difficoltà, in quanto la comunità scientifica non ha ancora trovato accordo sull’elenco dei sintomi cui fare riferimento; in alcuni casi ad un adulto può essere diagnosticato l’ADHD se presenta 5 o più sintomi di disattenzione, oppure 5 o più di iperattività e impulsività, elencati nei criteri diagnostici per i bambini con ADHD, ma secondo le attuali linee guida diagnostiche la diagnosi di ADHD negli adulti non può essere confermata senza la prova che i sintomi siano presenti sin dall’infanzia.

Nei casi in cui sia impossibile trovare questa conferma dal paziente potrebbe essere necessario fare riferimento ai genitori o agli insegnanti del paziente.

Attualmente si pensa infatti che l’ADHD non possa svilupparsi in età adulta.

Criteri ICD

L’approccio stilato nell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (ICD-10) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è più restrittivo e richiede che siano presenti simultaneamente

  • sintomi di iperattività,
  • comportamenti impulsivi,
  • deficit di attenzione.

Ai fini della diagnosi è inoltre richiesto che vengano soddisfatti i seguenti criteri:

  • Esordio precoce: i sintomi comportamentali devono aver avuto esordio prima dei 6 anni di età ed essere di lunga durata.
  • Le difficoltà devono presentarsi almeno in due diversi contesti (casa e scuola, per esempio).
  • Devono essere escluse le diagnosi di
    • disturbi d’ansia,
    • disturbi dell’umore,
    • disturbi pervasivi dello sviluppo
    • e schizofrenia.

Cura e terapia

Anche se non esiste una cura risolutiva per l’ADHD, i trattamenti attualmente disponibili possono contribuire a ridurre i sintomi; l’approccio è tipicamente multidisciplinare.

Farmaci

Nella maggior parte dei pazienti i farmaci sono in grado di ridurre efficacemente i sintomi legati all’iperattività e all’impulsività, migliorando così la capacità di concentrarsi, lavorare e imparare. I medicinali di prima scelta sono gli stimolanti.

  • Stimolanti: Anche se può sembrare insolito curare l’ADHD con un farmaco che è considerato uno stimolante, di fatto è un approccio efficace. Molti ricercatori ritengono che gli stimolanti sono di beneficio perchè in grado di aumentare la dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo essenziale nel pensiero e nell’attenzione.
  • Non stimolanti: Questi farmaci richiedono più tempo per iniziare a dare beneficio, ma allo stesso modo possono migliorare concentrazione, attenzione e impulsività. Rappresentano una seconda scelta, quando gli stimolanti non vengono tollerati o non hanno dato i risultati sperati. I due approcci possono talvolta essere combinati per aumentarne l’efficacia reciproca.
  • Antidepressivi: Anche se gli antidepressivi non sono approvati per la cura dell’ADHD da tutti gli organismi di controllo governativi, sono talvolta utilizzati per il trattamento di dei pazienti i vecchi antidepressivi triciclici, perchè anche loro in grado di aumentare le concentrazioni di dopamina e noradrenalina a livello cerebrale.

Siamo tutti diversi, quindi la durata della terapia contro l’ADHD dipende dal paziente. Alcune persone dovranno assumere il farmaco per un anno o due, mentre altre dovranno ricorrere alla terapia per molti più anni. In alcune persone, l’ADHD continua anche durante l’adolescenza e l’età adulta e questo richiederà un trattamento a lungo termine.

Psicoterapia

Negli anni sono stati provati diversi approcci psicoterapici per aiutare bambini e adulti affetti dalla sindrome di iperattività, ma i risultati possono variare a seconda dei pazienti.

Tra le più efficaci ricordiamo la terapia cognitivo comportamentale, un approccio che si propone di aiutare una persona a modificare il proprio comportamento, per esempio per:

  • organizzarsi meglio nei compiti,
  • riuscire a concentrarsi sul lavoro,
  • gestire situazioni emotivamente stressanti.

La terapia comportamentale insegna anche come:

  • monitorare il proprio comportamento,
  • concedersi piccole ricompense quando si è agito nel modo desiderato
  • controllare la rabbia,
  • pensare prima di agire.

Anche genitori, insegnanti e membri della famiglia possono essere coinvolti per aiutare a fornire un feedback (riscontro) positivo o negativo per specifici comportamenti e aiutare a stabilire regole chiare, elenchi di compiti da svolgere quotidianamente e altre routine strutturate per aiutare una persona a controllare il proprio comportamento.

I terapeuti possono anche insegnare ai bambini importanti abilità sociali, come la capacità di aspettare il proprio turno, condividere giocattoli, chiedere aiuto e anche rispondere alle prese in giro. Imparare a leggere le espressioni facciali e il tono della voce negli altri e rispondere in modo appropriato può essere parte integrante della formazione di competenze sociali.

Che cosa posso fare per aiutare mio figlio?

  • Siate molto affettuosi con vostro figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi amati e apprezzati, cercate il modo giusto per dimostrare con regolarità a vostro figlio che gli volete bene.
  • Mantenete una precisa routine giornaliera, che comprenda tutte le diverse attività dal mattino alla sera, includendo i tempi per i compiti, i giochi all’aperto e le attività al coperto. Conservate il programma sul frigorifero o su una bacheca in cucina e scrivete eventuali modifiche con il massimo anticipo possibile.
  • Organizzazione per gli oggetti di uso quotidiano. Avere un posto per ogni cosa e tenere tutto al proprio posto.
  • Organizzarsi per i compiti. Aiutare il bambino ricordandogli di scrivere sempre tutti i compiti da svolgere.
  • Essere chiaro e coerente. I bambini con ADHD hanno bisogno di regole precise e coerenti che possano capire facilmente e seguire.
  • Gratificarli, dando loro lodi o ricompense quando vengono seguite le regole fissate. I bambini con ADHD spesso ricevono e si aspettano critiche, quindi una gratificazione inaspettata può rappresentare una ricompensa enorme.

Adulti

  1. Impostare e mantenere una solida routine.
  2. Abituarsi a compilare liste per organizzarsi quotidianamente.
  3. Utilizzare un calendario per pianificare impegni ed eventi.
    Decidere un posto preciso per chiavi, le bollette e altri documenti importanti (per esempio di lavoro).
  4. Imparare a suddividere compiti complessi in attività più piccole e gestibili, in modo da gratificarsi ad ogni piccolo traguardo.

Prevenzione

Non esiste un modo sicuro per prevenire l’ADHD, tuttavia si possono prendere alcuni provvedimenti per prevenire i problemi causati dall’ADHD e garantire che il bambino sia il più sano possibile, sia dal punto di vista fisico, sia da quello mentale ed emotivo:

  • Durante la gravidanza evitate tutte le sostanze che potrebbero far male al bambino. Non bevete alcolici, non fumate e non fate uso di droghe.
  • Proteggete il bambino dall’esposizione agli agenti inquinanti e alle tossine, come il fumo di sigaretta, le sostanze chimiche usate in agricoltura e nell’industria e le vernici al piombo (usate in alcuni vecchi edifici).

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati

Domande e risposte
  1. Domanda

    Salve dottore, recentemente ho fatto diverse ricerche online su questo disturbo e più ne so al riguardo più sono convinto che potrei essere affetto da adhd di tipo inattentivo. Prima di tirare conclusioni affrettate e visitare uno specialista vorrei raccontarle brevemente la mia situazione e chiederle un parere personale.
    Presento tutti i sintomi di disattenzione fin da quando ho memoria. In particolare, riuscire a concentrarmi sui banchi di scuola e seguire le lezioni è per me un’impresa titanica : basta una piccolissima distrazione o un pensiero a farmi scivolare nel mio mondo senza che neppure me ne accorga. Fatico a prestare attenzione persino quando le persone si rivolgono a me direttamente, siano esse professori, compagni, amici, o genitori, con conseguenze spesso imbarazzanti. Lo svolgere i compiti e lo studio sono altri due incubi, non tanto perché trovi i concetti difficili da apprendere o perché non riesca a tenere a mente quanto leggo (anzi, ritengo di avere un’ottima memoria) ma per la mia incontrastabile tendenza a procrastinare all’infinito, al punto da non riuscire ad iniziare nulla fino a tarda sera o alla mattina stessa. Non riesco a tenere a mente date e orari di impegni anche importanti (a meno che stimolino molto il mio interesse, in quel caso non ho problemi, così come quando sono impegnato in attività che mi divertono riesco a concentrarmi fin troppo) e non poche volte ho scoperto di avere una verifica entrando in classe il giorno stesso; la mia disorganizzazione (su tutti i livelli) non conosce limiti, e la mia capacità di perdere oggetti quali portachiavi, portafogli, libri scolastici e cellulare è diventata pressoché leggendaria tra chi mi conosce (la bidella controlla sempre il mio sottobanco per recuperarmi il telefono che viene lì dimenticato cronicamente). Sono consapevole che a chiunque capitino ogni tanto una o più di queste cose ma onestamente non ho mai conosciuto nessuno che raggiunga il mio livello sotto alcun aspetto della questione. D’altro canto non mostro sintomi di iperattività o di impulsività (se non, ad esempio, dopo lezioni di un paio d’ore, come tutti del resto), né sono mai andato male a scuola nonostante tutto, pur frequentando un liceo decisamente impegnativo (anzi, i miei voti sono molto buoni anche se non eccellenti come lo erano in precedenza) guadagnandomi persino la fama di ‘secchione che non studia’ (come vorrei non fosse così). A causa di tutto questo relazionarmi con gli altri è sempre stato complicato, al di fuori di poche ma buone amicizie. Qual è il suo giudizio su tutto questo? La ringrazio per il suo tempo.

    1. Dr. Roberto Gindro

      NON sono uno specialista, quindi dia il giusto peso alle mie parole, ma onestamente non sono così sicuro che si tratti di ADHD; da sempre rileva queste difficoltà?

    2. Domanda

      Dalla scuola elementare.

    3. Dr. Roberto Gindro

      Però i risultati scolastici sono sempre stati almeno buoni?

    4. Domanda

      Sì, è probabilmente anche per quello nessuno si è mai preoccupato per le mie ‘mancanze’ (salvo gli insegnanti che ogni tanto richiedevano un colloquio con i miei o mi spostavano al primo banco).

    5. Dr. Roberto Gindro

      Onestamente non considererei patologica la sua situazione, sembra solo esserci qualche difficoltà di concentrazione.

      Mi tenga al corrente su cosa eventualmente le dirà il medico o lo specialista che andrà ad interpellare.

    6. Domanda

      D’accordo, grazie mille per le sue risposte!

  2. Domanda

    Il mio neurologo vorrebbe farmi prendere il bupropione per trattare i sintomi dell’ADD. Ho una particolare curiosità da chiedere che riguarda le proprietà di rilascio del medicinale. Ho letto che ELONTRIL e WELLBUTRIN sono a rilascio modificato, mentre ZYBAN è a rilascio prolungato. Qual è la differenza tra i 2 tipi di rilascio? E per il disturbo da deficit dell’attenzione (ADD) quale sarebbe il più indicato e perchè? Grazie in anticipo per il consiglio, siete molto gentili e preparati.

    1. Dr. Roberto Gindro

      Anche Zyban è a rilascio prolungato, ma registrato con indicazione del tutto diversa (aiuto alla cessazione dell’abitudine al fumo) e non credo quindi che verrà preso in considerazione nel suo caso.

  3. Domanda

    Salve, ho 30 anni e da sempre soffro di adhd. Da bambino ero iperattivo (ingestibile), dai 16 anni in su ho iniziato a soffrire di deficit di attenzione (quando faccio qualsiasi cosa) accompagnato da pochissima memoria da lavoro. Non sono mai stato curato con farmaci, ma la diagnosi l’ho ricevuta più volte. In genere la mia pressione è di 90/50 con 80 pulsazioni al minuto. Secondo lei se indossassi 1 CATAPRESAN TTS-1 2,5 mg cerotti transdermici (3,5 cm2 di superficie) (Programmato per il rilascio in vivo di 0,1 mg al giorno di clonidina per 7 giorni, contiene: Principio attivo: clonidina mg 2,5). Rischierei qualcosa? Se si cosa? E se usassi metà cerotto? So che il farmaco può aiutare le persone con il mio disturbo. Grazie in anticipo per la risposta. Saluti

    1. Dr. Roberto Gindro

      Rischierebbe di abbassare ulteriormente la pressione manifestando sintomi di ipotensioni (svenimenti, potenzialmente); è stato prescritto da un medico?

  4. Domanda

    È possibile essere affetti da ADHD senza essere sempre iperattivi?

    1. Dr. Roberto Gindro

      Tecnicamente sì, la sindrome potrebbe manifestarsi soprattutto attraverso sintomi come difficoltà di attenzione e concentrazione, senza la componente di iperattività.

  5. Domanda

    Mio figlio credo che sia affetto da ADHD, cosa potrei dargli di omeopatico per aiutarlo?

    1. Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace, ma non credo nell’omeopatia; raccomando invece di parlare del suo dubbio con il pediatra, è MOLTO importante capire se l’ipotesi possa essere corretta (per valutare eventuali interventi mirati, non necessariamente farmacologici).

  6. Domanda

    Si può guarire?

    1. Dr. Roberto Gindro

      Tecnicamente è considerato come un disturbo da cui non è ad oggi possibile guarire, ma questo non significa che non si possa ottenere comunque una vita del tutto normale nella maggior parte dei casi.