Scialorrea (salivazione eccessiva): cause, sintomi e cura

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Introduzione

La saliva viene prodotta e secreta dalle ghiandole salivari presenti nella bocca, sotto il controllo del sistema nervoso autonomo, ed è essenziale per consentire la masticazione ed avviare la digestione.

L’ipersalivazione, che prende il nome di scialorrea, può essere causata da numerosi fattori ed è un sintomo molto comune; consiste nella fuoriuscita incontrollabile ed involontaria di saliva dalla bocca, a causa di una disfunzione nel coordinamento del meccanismo di deglutizione (iperproduzione o ridotta esplusione).

Le possibili cause sono numerose, ma quando si verificano solo episodi isolati non è raro che si tratti di meccanismi fisiologici o parafisiologici (vista di un qualche cibo, ansia, stress, …).

Le conseguenze, sia fisiche che psico-sociali, sono numerose e comprendono principalmente screpolature, disidratazione e cattivo odore, quest’ultimo in grado di esercitare risvolti concreti anche sulle relazioni sociali fino a condurre allo sviluppo di sintomi depressivi nei soggetti che ne sono affetti.

Donna che si copre la bocca a causa dell'imbarazzo provocato dalla scialorrea

iStock.com/AntonioGuillem

Causa

La scialorrea si presenta comunemente, senza assumere tratti patologici e con durata limitata nel tempo in presenza di

  • un’attivazione parasimpatica (ad esempio quando si ha una risposta pavloviana riflessa alla vista di un certo cibo)
  • o simpatica (ad esempio in momenti di stress acuto, prendendo il nome di scialorrea emotiva).

Tra le cause patologiche dell’ipersalivazione, che possono consistere in un’aumentata produzione, ridotta capacità di deglutizione o una combinazione di entrambe, ricordiamo invece:

  • Disfunzione neuromuscolare/sensoriale
  • Ritardo mentale medio, grave o gravissimo
  • Paralisi cerebrale
  • Morbo di Parkinson, grave malattia neuro-degenerativa che colpisce soprattutto i movimenti del corpo (si verifica una deglutizione rallentata o poco frequente, piuttosto che un’ipersecrezione salivare)
  • Ictus, in cui in genere entro i primi tre giorni dall’evento, a causa della paresi o della plegia (blocco del movimento parziale o totale) facciale
  • Ipersecrezione (solitamente controllata da un aumento della deglutizione)
  • Infiammazioni del cavo orale (carie, dentizione, stomatite)
  • Come conseguenza all’assunzione di alcune classi di farmaci (tranquillanti, anticonvulsivanti, benzodiazepine, potassio, colinergici)
  • Reflusso gastroesofageo, poiché la stimolazione dell’esofago da parte degli acidi gastrici stimola il riflesso salivare
  • Intossicazione da mercurio, arsenico, organofosfati o rame
  • Macroglossia (ingrossamento della lingua)
  • Problemi ortodontici (utilizzo di apparecchi)
  • Difetti/deformazioni del cranio o del collo (sindrome di Andy Gump)
  • Gravidanza, poiché dopo il quarto mese di gestazione, in concomitanza ai frequenti episodi di nausea e vomito e ad un’aumentata difficoltà di deglutizione, si può presentare molto di frequente la scialorrea; inoltre, la donna in gravidanza tende ad essere maggiormente stressata e, in questo caso, il sintomo può perdurare anche fino a dopo il parto.
  • Invecchiamento, a causa delle difficoltà di deglutizione provocate dall’utilizzo di apparecchi ortodontici
  • Fratture del condilo mandibolare
  • Tumori delle ghiandole salivari
  • Tumori della bocca
  • Sindrome di Down
  • Schizofrenia

È considerata una situazione normale nei neonati fino ai 15/18 mesi di vita, soprattutto nelle fasi di dentizione, ma può essere considerata patologica qualora superasse i quattro anni d’età.

Sintomi

I sintomi della scialorrea sono evidenti e per questo creano disagio e problemi sociali ai pazienti che ne soffrono; l’eccessiva produzione di saliva o la ridotta possibilità di assorbimento della stessa, che quindi tende a fuoriuscire dalla bocca del soggetto, favorisce la comparsa di fastidiose e dolorose screpolature alle labbra che possono anche infettarsi portando ad altre problematiche (cheilite angolare, ossia degli angoli della bocca).

Inoltre, contestualmente alla scialorrea, il paziente può avere difficoltà linguistiche e/o disfagia.

Essendo la sintomatologia manifestazione di altre malattie primarie, il suo decorso è direttamente legato al disturbo cui sottende, mentre quando la scialorrea è provocata da cause non patologiche è, per definizione, situazionale e della durata limitata a pochi istanti o pochi minuti.

Diagnosi

La diagnosi dell’ipersalivazione e della scialorrea è subordinata alla diagnosi della malattia che ne è la causa. Può essere effettuata da differenti specialisti a seconda dei fattori scatenanti:

  • neurologo, che può focalizzarsi in primis sulle eventuali patologie neurologiche;
  • logopedista, che può definire le funzioni e le abilità di deglutizione del paziente;
  • dentista, per individuare eventuali infiammazioni del cavo orale o problematiche scatenate dall’utilizzo di apparecchi ortodontici, nonché altre malattie che possano comportare una cattiva occlusione o una deglutizione disfunzionale/atipica;
  • otorinolaringoiatra, che può identificare possibili cause di ostruzione aero-digestiva che impediscano la corretta eliminazione della saliva.

Rimedi

La scialorrea è solo un sintomo, ossia la manifestazione di una malattia o di un disturbo primario, dunque è necessario agire ed impostare il trattamento virando verso la cura della causa piuttosto che della scialorrea stessa.

Poiché è spesso accompagnata da disfagia, è necessaria la consultazione e l’intervento riabilitativo-rieducativo effettuato da un logopedista, sulla base delle funzioni orali e le capacità di deglutizione del paziente.

È tuttavia possibile suggerire alcuni rimedi in grado di attenuare il disturbo, quando subordinato a lievi patologie come l’infiammazione del cavo orale: in questo caso l’utilizzo di un collutorio e l’apprendimento di un corretto spazzolamento, che assicuri la pulizia gengivale, contestualmente alla consultazione e alla visita del medico dentista, può assicurare una riduzione dell’eccessiva salivazione prodotta a causa di un’infiammazione.

In altri pazienti non è possibile prescindere dal trattamento della causa primaria, ad esempio, nei soggetti affetti da Parkinson possono essere utilizzati farmaci anticolinergici ad azione periferica (propantelina), in grado di bloccare la secrezione delle ghiandole salivari.

Alcuni antidepressivi si sono dimostrati funzionali per il rallentamento dell’eccessiva salivazione (amitriptilina, fluoxetina). Qualora l’eccessiva produzione di saliva fosse una manifestazione troppo invadente di stati di ansia e di stress acuto nel paziente, potrebbe risolversi con la prescrizione di farmaci dall’effetto ansiolitico, tenendo comunque presente che l’eccessivo utilizzo di determinati farmaci può essere esso stesso la causa della scialorrea.

Tra i farmaci in grado di esercitare un effetto specificatamente mirato alla riduzione della produzione di saliva ricordiamo l’atropina, principio attivo che annovera tra gli effetti collaterali la secchezza delle fauci che in questo caso viene sfruttato a scopo terapeutico (è tuttavia controindicata se il paziente è affetto da Parkinson, poiché in grado di causare interazioni con alcuni farmaci per il trattamento di quest’ultimo).

Le iniezioni di tossina botulinica nella ghiandola parotide (la maggiore delle ghiandole salivari) si sono dimostrate particolarmente utili e funzionali, nonché molto sicure; nonostante ciò non vengono utilizzate molto di frequente poiché l’effetto non è permanente, ma costringe il paziente a ripetute iniezioni.

In ultimo, il problema può essere risolto anche ricorrendo ad interventi più drastici, come la radioterapia delle ghiandole salivari, la denervazione delle stesse o, in alternativa, la legatura dei dotti salivari.

Fonti e bibliografia