Sbadiglio: cause, disturbi e curiosità

Ultima modifica 29.08.2020

Introduzione

Lo sbadiglio potrebbe avere una funzione sociale (un modo per comunicare noia) e una fisiologica (regolazione dello stato corporeo).

Studiare lo sbadiglio è di per sé l’antitesi della noia. È corredato di una ricchissima serie di teorie che si articolano fin dall’Antichità, pur rimanendo un mistero il suo effettivo ruolo biologico.

Non tutti gli sbadigli sono uguali. La maggior parte della gente sbadiglia e si stira (pandiculazione) quando si sveglia o quando va a letto, sbadiglia se annoiata o per stapparsi le orecchie dopo aver viaggiato ad altitudini elevate, ma anche semplicemente perché vede qualcun altro sbadigliare. L’atto di sbadigliare (oscitazione, termine ormai desueto) è comune in praticamente tutti i vertebrati: perfino uccelli e pesci hanno un modo di spalancare la bocca assimilabile allo sbadiglio. Negli esseri umani, i primi sbadigli possono manifestarsi già 20 settimane dopo il concepimento.

L’atto consiste in un movimento coordinato dei muscoli

  • toracici,
  • diaframmatico,
  • laringei (gola)
  • e palatini (bocca).

Lo sbadiglio aiuta a distribuire il surfactante (agente umettante) negli alveoli (minuscole sacche di aria) dei polmoni. In linea di massima, non è possibile sbadigliare a comando. S’ipotizza che sbadigliare sia in parte un’azione volontaria e in parte un riflesso controllato da neurotrasmettitori situati nell’ipotalamo, una struttura del cervello. Lo sbadiglio viene anche associato con livelli aumentati di neurotrasmettitori, neuropeptidi proteici e alcuni ormoni.

Anche la lettura di questo breve articolo potrebbe indurre a sbadigliare. La speranza è che non sia perché noioso, ma perché ha portato a pensarci intensamente.

Donna che sbadiglia

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Cause dello sbadiglio

Esistono diverse teorie sul perché si sbadiglia, tanto che ancora non esiste una visione univoca nella comunità scientifica. Una delle prime teorie può essere ricondotta a Ippocrate, il padre della medicina, che ipotizzò che lo sbadiglio precedesse uno stato febbrile e fosse un modo per rimuovere l’aria cattiva dai polmoni. Attualmente, tuttavia, sembra del tutto improbabile che lo sbadiglio sia funzionale all’apparato respiratorio.

Gli scienziati iniziarono a mettere in discussione la teoria di Ippocrate sullo sbadiglio già a partire dai secoli XVII e XVIII. Formularono nuove teorie centrate sul sistema circolatorio, immaginando che sbadigliare causasse un aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e dell’ossigenazione del sangue, migliorando così le prestazioni motorie e il livello di vigilanza. Ciò potrebbe spiegare perché diversi atleti sbadiglino prima di misurarsi nei loro sport. In realtà, attualmente i dati disponibili mostrano che frequenza cardiaca, sudorazione o attività elettrica cerebrale non aumentano in seguito a uno sbadiglio.

Oggi, il mondo scientifico continua a ricercare la funzione dell’atto. Il Dr. Robert Provine, pioniere della ricerca sui comportamenti contagiosi, ipotizza che lo sbadiglio sia associato a una variazione di uno stato comportamentale, come il passaggio veglia-sonno, noia-attenzione (Provine, 2005). Studi più recenti hanno suggerito che sbadigliare possa essere un’attività collegata alla temperatura del cervello (Gallup e Gallup, 2008). Quando il cervello diventa più caldo della temperatura omeostatica (stabile), si potrebbe dover sbadigliare per raffreddarlo. La teoria è che il sangue del corpo, più freddo, affluisca al cervello mentre quello caldo defluisce tramite la vena giugulare.

I dottori Andrew Gallup e Omar Tonsi Eldakar (2011) hanno scoperto che la temperatura esterna potrebbe anch’essa esercitare un ruolo sullo sbadiglio. Se la temperatura esterna è maggiore del normale, si sbadiglia tendenzialmente meno. Una possibile spiegazione è che poiché l’aria esterna non è utile all’organismo, non serve inspirarne di più tramite lo sbadiglio. Altre prove, però, hanno evidenziato che il numero di sbadigli aumenta quando ambedue le temperature, aria esterna e cervello, sono aumentate.

Esistono anche spiegazioni sociologiche ed evoluzionistiche. Lo sbadiglio potrebbe essere collegato ai ritmi circadiani (attività biologica in un ciclo di 24 ore) come segnale per andare a dormire o rituale del risveglio. Potrebbe anche servire per trasmettere noia o sensazioni di stress al proprio gruppo sociale. Lo sbadiglio può anche essere contagioso.

Perché lo sbadiglio è contagioso?

Lo sbadiglio contagioso consegue al vedere qualcuno che sbadiglia o anche solo dall’immaginarselo. Secondo gli studi (Platek et al), il 42 – 55% degli esseri umani adulti sbadiglia mentre guarda (o subito dopo aver visto) la registrazione di qualcuno che lo sta facendo ripetutamente. Tipicamente, questo avviene in soggetti adulti normali, ben equilibrati. Tradizionalmente, non si osserva nei bambini sotto i 5 anni o nei soggetti autistici.

Gordon Gallup, psicologo evoluzionista, descrive perfettamente lo sbadiglio contagioso come meccanismo empatico primitivo relativo all’attribuzione dello stato mentale (Oxford Handbook of the Self, [B1]2011: p100). Lo sbadiglio attiva parti del cervello connessi a imitazione motoria, empatia e comportamento sociale. I neuroni cerebrali attivati causano la sensazione che la persona stia sperimentando e ordinando di ripetere l’azione anche a chi non ne sente il bisogno.

Sbadiglio continuo

Se lo sbadiglio è tipicamente associato ad una condizione di stanchezza o vero e proprio sonno, in alcuni casi la frequenza con cui si manifesta può diventare realmente eccessiva; la spiegazione più comune rimane associata a stanchezza e noia, ma tra le possibili spiegazioni patologiche secondo il sito MedLinePlus le principali possibili cause sono:

Ovviamente in assenza di altri sintomi lo “sbadigliare spesso” non è in genere mai suggestivo di alcun tipo di problema.

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