Pubalgia: sintomi, cause, rimedi e cura

Ultima modifica 19.10.2019

Cos’è la pubalgia?

La pubalgia è una sindrome dolorosa in cui il paziente percepisce dolore a livello inguinale (o sul lato interno della coscia); in genere la causa va ricercata in un eccessivo utilizzo e/o sforzo dei muscoli adduttori della coscia, eventualmente associati a microtraumi ripetuti.

Si tratta di una patologia particolarmente comune tra gli sportivi, in particolare in

  • calciatori,
  • ciclisti,
  • pattinatori
  • e pallanuotisti.

Dato l’elevato rischio di cronicizzazione è molto importante intervenire ai primi sintomi, attraverso riposo ed eventuali farmaci/trattamenti fino a un completo recupero.

Uomo che si tocca la parte interna della coscia

iStock.com/Marc Bruxelle

Causa

Dal punto di vista anatomico la pubalgia è un’infiammazione che colpisce muscoli e tendini, ma c’è tuttora gran dibattito anche sulla definizione esatta, che secondo alcuni specialisti andrebbe a coprire decine di cause diverse di dolore (fino a coinvolgere cause infettive, tumorali, borsiti, …).

L’aspetto su cui la quasi totalità degli autori concorda è che la causa dell’infiammazione dolorosa della pubalgia sia un “sovraccarico funzionale associato ai microtraumi ripetuti nel tempo” o, in parole più semplici, da un allenamento eccessivo e/o troppo intenso di specifici movimenti, ripetuti un numero eccessivo di volte.

Proprio per questo la sindrome interessa prevalentemente atleti, siano essi professionisti o meno. Nel caso dei calciatori la definizione trova perfetta applicazione nei gesti tecnici che caratterizzano questo sport:

  • dribbling,
  • scatti,
  • calci,

Secondo alcuni autori potrebbe infine esserci un legame, almeno in alcuni atleti, con un disturbo di malocclusione dentale e/o postura, mentre più condiviso è il legame con un’eventuale condizione di obesità.

Sintomi

I sintomi caratteristici della pubalgia sono:

La condizione può tuttavia interessare numerose strutture muscolo-articolari e per questo può presentarsi con sfumature diverse da un caso all’altro; raramente si presentano poi sintomi extramuscolari, come una sensazione di incompleto svuotamento della vescica (si avverte l’esigenza di fare pipì anche dopo averla appena fatta).

Il dolore viene percepito maggiormente durante la contrazione del muscolo interessato e soprattutto al mattino o comunque a muscolo freddo; tende a migliorare con l’attività fisica.

Solo nei casi più gravi di pubalgia acuta questa si manifesta improvvisamente, costringendo in alcuni casi l’immediata interruzione dell’atto sportivo, per palese incapacità di movimento.

Complicazioni

Non esistono gravi rischi per il paziente che manifesta la pubalgia, se non quella di andare incontro a cronicizzazione del problema, ossia trasformare l’infiammazione da acuta a cronica (di durata superiore a 12 settimane e, soprattutto, notevolmente più difficile da risolvere).

Gravidanza

Durante la gravidanza è molto comune sviluppare pubalgia, a causa dell’aumento di produzione dell’ormone relaxina, che prepara la donna a travaglio e parto favorendo una trasformazione delle caratteristiche delle articolazioni.

Si tratta di un problema non grave né pericoloso, ma sicuramente fastidioso per un organismo peraltro già sottoposto a numerose forme di stress e difficoltà.

Compare in genere attorno al terzo trimestre con una sensazione di fastidio a pube e basso ventre; in alcune donne il fastidio di trasforma in dolore vero e proprio, che spesso è associato a mal di schiena causato dall’aumento di peso del pancione.

La donna in gravidanza può quindi andare incontro a dolore mentre cammina e durante la notte nel rigirarsi nel letto.

A causa della condizione di gravidanza la scelta di eventuali farmaci è ovviamente limitata, ma d’altra parte è raro che il dolore sia tale da richiederne la somministrazione (che deve sempre avvenire dietro consiglio del ginecologo).

La prognosi è in ogni caso ottima, sia per la mamma che per il feto (che non viene minimamente interessato dall’infiammazione), in quanto la pubalgia tende a sparire a seguito del parto senza necessità di cure ulteriori.

Quando contattare il medico

Si raccomanda di contattare il medico ai primi sintomi dubbi di dolore pubico-inguinale, per la formulazione di una corretta diagnosi e l’impostazione di un’eventuale terapia.

Durante la visita il medico procederà all’anamnesi, ossia alla raccolta di dati importanti ai fini della diagnosi, come ad esempio:

  • quando è comparso il dolore,
  • sport praticati,
  • altri sintomi,
  • precedenti di pubalgia,

Il passo successivo consiste dell’esame obiettivo, durante il quale il medico potrebbe rilevare:

  • dolore irradiato alla coscia, sia internamente che nel retro,
  • muscoli adduttori contratti, tesi e dolenti alla palpazione.

Sono infine a disposizione del medico (soprattutto in caso di specialista) alcuni rapidi test muscolari eseguibili ambulatorialmente per la conferma del sospetto di pubalgia.

In un’ottica di una corretta diagnosi differenziale andranno esclude altre patologie con sintomi parzialmente sovrapponibili, come ad esempio:

per esempio attraverso esami di imaging come

più raramente

 

 

Cura e rimedi

A differenza di altre condizioni dolorose come il mal di schiena, la pubalgia richiede tassativamente riposo dell’atleta, quantomeno dei gruppi muscolo-articolari interessati dal problema; il riposo può andare da 2-3 settimane a qualche mese, a seconda dei casi.

A questo può essere associata terapia

  • crioterapia,
  • farmacologica,
  • fisioterapica.

L’applicazione di impacchi di ghiaccio, 2-3 volte al giorno, è in grado di ridurre efficacemente la sensazione di dolore avvertita dal paziente affetto da pubalgia.

Non esistono farmaci specifici, ma il medico può optare per la prescrizione di farmaci antinfiammatori (come ad esempio l’ibuprofene o il diclofenac), in grado di ridurre dolore e infiammazione; possono essere usati sia farmaci a uso topico (crema) che orale (compresse/bustine). Molto raramente, e solo in caso di prescrizione medica, è possibile ricorrere a brevi cicli di terapia cortisonica.

Nella maggior parte dei casi è molto importante non riprendere l’attività sportiva fino alla completa guarigione.

Parallelamente a questo assume grande importanza l’approccio fisioterapico, attraverso trattamenti manuali, elettromedicali e allenamento funzionale condotto da personale esperto, come ad esempio:

Lo stretching, per esempio, riveste grande importanza sia in fase di prevenzione che di trattamento, ma in questo caso è opportuno essere seguiti da personale sanitario.

La chirurgia è infine un approccio che raramente si rivela necessario in caso di pubalgia.

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Domande e risposte
  1. Domanda

    Il riposo è proprio necessario? SIamo alla fine del campionato e mi dispiacerebbe davvero…

    1. Dr. Roberto Gindro

      È ovviamente da valutare il rapporto rischio/beneficio con il suo medico, ma per la guarigione sì, è in genere particolarmente importante il riposo (anche per evitare antipatiche cronicizzazioni).