Psittacosi: cause, sintomi e cura

a cura di Dr.ssa Elisabetta Fabiani -Ultimo Aggiornamento: 19 giugno 2019

Introduzione

La psittacosi è una malattia infettiva trasmessa dal batterio Chlamydophila Psittaci; è conosciuta anche come “febbre dei pappagalli”, perché l’infezione fu inizialmente osservata proprio in questi animali, da cui il nome Psittacosi (psittakos in greco significa pappagallo).

Poiché qualsiasi specie di uccello può essere virtualmente serbatoio naturale del batterio la malattia viene spesso definita un’ornitosi (dal greco ornithos, uccello), tuttavia in realtà anche altri animali da allevamento possono esserne infettati:

  • piccioni,
  • galline,
  • gabbiani,
  • canarini,
  • anatre,
  • pecore,
  • mucche,
  • capre.

La malattia è trasmissibile anche all’uomo, che risulta quindi un ospite accidentale, infettandosi attraverso il contatto con uccelli portatori della malattia; l’infezione nell’uomo è dunque sporadica e può passare del tutto inosservata.

La Psittacosi è presente in tutto il mondo, con occasionali epidemie in luoghi a rischio quali:

  • allevamenti,
  • zoo,
  • nuclei familiari,
  • più in generale dove siano presenti uccelli (malati o apparentemente sani).
Fotografia di un pappagallo

iStock.com/agustavop

La malattia negli uccelli

Nei pappagalli la psittacosi può presentarsi con una sintomatologia molto varia, potendo consistere in:

  • diarrea,
  • congiuntivite,
  • difficoltà respiratoria,
  • sintomi nervosi,
  • anoressia e vomito.

In molti casi tuttavia l’infezione è silente e l’animale può essere considerato portatore sano della malattia.

Gli esemplari giovani sono più sensibili degli adulti, che possono non manifestare la malattia fino a quando non si verifica una condizione stressante (per esempio il trasporto).

La trasmissione tra gli animali avviene per via orizzontale:

  • per contatto diretto da animale infetto ad animale sano,
  • per contatto indiretto mediante inalazione o ingestione di aerosol originato dalle feci essiccate e dalle secrezioni nasali,
  • attraverso acari e pidocchi, che possono contribuire alla trasmissione dell’infezione, diventandone così vettori (per contaminazione esterna).

Trasmissione

Il microrganismo si ritrova nel sangue, nei tessuti, nelle feci e nelle piume degli uccelli infetti, che possono apparire malati o perfettamente sani.

I pappagalli sono i classici portatori sani, eliminatori permanenti del patogeno: si ammalano di rado e solitamente in seguito a stress (condizioni di sovraffollamento durante l’importazione o il trasporto). La propagazione della malattia avviene infatti solitamente a causa dell’importazione di soggetti con infezione allo stato latente o portatori in un allevamento indenne.

Il batterio viene di solito eliminato nelle feci degli animali infetti, oltre che nelle secrezioni nasali e oculari; se lasciate nell’ambiente, una volta seccate, possono disperdersi attraverso la circolazione dell’aria favorendo la diffusione del contagio per via inalatoria. Penetrati nell’organismo i batteri diffondono quindi alle cellule di diversi organi, tra cui principalmente:

  • fegato,
  • milza,
  • polmone,
  • sistema nervoso centrale.

I microrganismi iniziano poi a replicarsi all’interno degli organi, causando un’importante risposta infiammatoria con conseguente successiva morte (necrosi) dei tessuti.

Fattori di rischio per l’uomo

Nell’uomo il batterio si trasmette generalmente per inalazione da escrementi secchi, urina o secrezione respiratorie di uccelli, quindi la maggior parte delle infezioni derivano dal contagio attraverso uccelli portatori.

La trasmissione della malattia da persona a persona è invece rara.

Alcune categorie professionali sono più a rischio di contagio:

  • veterinari,
  • allevatori,
  • lavoratori degli zoo,
  • lavoratori di negozi di animali domestici,
  • personale addetto alla manipolazione del pollame.

Sintomi

La malattia si sviluppa dopo un periodo di incubazione variabile dai 5 ai 14 giorni e si manifesta generalmente come una sindrome influenzale, coi seguenti sintomi:

Sintomi e segni di interessamento polmonare comprendono:

È comune il coinvolgimento del sistema nervoso centrale, che si manifesta con sintomi anche seri nei casi più gravi e non trattati quali:

I pazienti possono inoltre manifestare sintomi a carico del tratto gastroenterico:

Altri possibili sintomi dovuti alla colonizzazione di altri organi e tessuti comprendono:

Diagnosi

La psittacosi può essere sospettata nei soggetti che, oltre a presentare sintomi compatibili con la malattia, abbiano avuto contatto con uccelli.

L’infezione viene diagnosticata sulla base di analisi del sangue, che mostrano:

  • elevato titolo anticorpale specifico, rilevabile almeno a partire da circa due settimane dal contagio,
  • isolamento dell’agente infettivo da colture cellulari su escreato, sangue o tessuti.

Può essere utile l’integrazione con esami radiologici quali:

  • radiografia del torace,
  • TC del torace.

La diagnosi può risultare difficoltosa se il soggetto è stato sottoposto a terapie antibiotiche recenti, che possono inficiare il risultato degli esami.

Cura

L’infezione è trattata efficacemente con somministrazione di antibiotici specifici ai quali la Clamidia è sensibile, in particolare:

  • tetracicline,
  • macrolidi.

Prevenzione

La psittacosi può essere prevenuta solo grazie al controllo delle infezioni degli uccelli domestici e importati.

A questo proposito risulta importante l’attuazione di alcune misure preventive, come:

  • Rispetto delle misure igieniche, soprattutto nelle situazioni di particolare esposizione come la pulizia delle gabbie, il trasporto, la custodia degli animali, la manipolazione delle carcasse, utilizzando sempre dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti).
  • Controllo degli animali per l’identificazione dei soggetti infetti o portatori sani.
  • Misure di sicurezza per evitare l’ingresso di volatili selvatici negli allevamenti.
  • Gli uccelli importati devono essere sottoposti a un periodo di quarantena e terapia antibiotica con tetraclicine per 45 giorni, prima di essere immessi in commercio.

La trasmissione da uomo a uomo avviene raramente, pertanto non è necessario l’isolamento del paziente né effettuare il trattamento di profilassi su chi è stato a contatto con l’individuo infetto.

Allo stato attuale non è disponibile un vaccino per questa malattia.

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