Pressione alta e stress: quanto influisce?

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

Lo stress (inteso anche come preoccupazione, nervosismo, stanchezza da troppo lavoro, …) e l’ipertensione protratti nel tempo non sembrerebbero essere collegati direttamente, ma prendere provvedimenti per ridurre uno stato di perenne tensione potrebbe migliorare il vostro stato di salute generale e di riflesso anche l’ipertensione. In questo articolo scopriremo come.

Cerchiamo innanzi tutto di definire meglio cosa si intenda per stress.

Lo stress è una sindrome (insieme di segni e sintomi) di adattamento a stimoli e sollecitazioni esterne che un organismo vivente si trova ad affrontare. Può avere moltissime cause diverse e ciò che può essere stressante per una persona può non esserlo per un’altra.

Lo stress non è dannoso in sé, ma può diventarlo se eccessivamente protratto nel tempo. Le situazioni stressanti possono alterare temporaneamente la pressione, ma lo stress cronico può a sua volta provocare ipertensione sul lungo periodo?

I ricercatori non sono ancora in grado di dare risposte certe a questa domanda, se tuttavia si fa attività fisica per diminuire la pressione, ad esempio per mezz’ora o un’ora al giorno, si può ridurre anche lo stress. Inoltre, se è stata diagnosticata l’ipertensione, impegnarsi in attività che aiutino a gestire lo stress e migliorino lo stato di salute generale può fare la differenza per la diminuzione della pressione sul lungo termine.

Donna furiosa in ufficio

iStock.com/valentinrussanov

La risposta dell’organismo allo stress

Lo stress spesso viene definito come reazione di “attacco o fuga”, cioè come un momento in cui l’organismo produce determinati ormoni (principalmente cortisolo e adrenalina) per prepararsi a combattere la situazione stressante o a fuggire; l’effetto di queste sostanze si manifesta anche sotto forma di vasocostrizione e aumento del battito cardiaco, che di riflesso aumentano la pressione sanguigna.

Provoca inoltre:

  • aumento della sudorazione, per consentire un corretto raffreddamento dell’organismo,
  • tensione muscolare, per prepararsi alla fuga o al combattimento,
  • aumento della frequenza respiratoria, per incrementare la quantità di ossigeno disponibile,
  • interruzione di tutte le funzioni non indispensabili dell’organismo (come la digestione) per evitare di sprecare energia preziosa,
  • aumento della velocità e lucidità di pensiero, favorendo l’utilizzo della parte più primitiva del cervello che si occupa di fornire reazioni immediate al costo di una diminuita razionalità.

Il problema è che questo meccanismo era utile per gli uomini primitivi, per esempio quando si ritrovavano di fronte a un animale selvatico o a una minaccia di natura diversa, mentre oggi l’organismo reagisce allo stress e alla percezione di pericolo più o meno nello stesso modo nonostante il fatto che la situazione scatenante possa essere molto diversa.

Invece di trovarvi di fronte ad un animale feroce, ci si ritrova a combattere contro minacce moderne: un licenziamento, una coda in autostrada o un discorso davanti a un pubblico.

Per alcuni versi si tratta ancora di una risposta utile, ma spesso fornita nel momento sbagliato. Non dobbiamo temere questa reazione del nostro organismo, è un sistema vecchio di migliaia di anni, ma imparare a gestirlo può essere utile a trarne beneficio solo quando realmente necessario.
La maggior parte degli eventi stressanti della nostra vita quotidiana sono sì impegnativi da affrontare, ma di solito la reazione di fuga o di difesa è inutile; l’organismo però, come in passato, continua a produrre una gran quantità di ormoni dello stress.

Questi ormoni aumentano temporaneamente la pressione sanguigna, causando tra l’altro l’accelerazione del battito cardiaco ed il restringimento dei vasi sanguigni.

L’aumento della pressione dovuto a una condizione di forte stress (per esempio un lutto) può essere drammatico, ma una volta che la situazione stressante sia terminata la pressione ritorna alla normalità. Tuttavia anche gli sbalzi temporanei di pressione, se si verificano con frequenza elevata, possono danneggiare i vasi sanguigni, il cuore e i reni, esattamente come l’ipertensione protratta.

Stress e pressione alta

Anche se molti ricercatori hanno studiato il collegamento tra ipertensione e stress, ad oggi non c’è alcuna prova che lo stress da solo sia in grado di provocare una situazione di pressione alta che duri nel tempo.

I ricercatori hanno anche studiato il collegamento tra i disturbi cardiaci e i disturbi mentali correlati allo stress, come l’ansia, la depressione e l’isolamento dai famigliari e dagli amici. Si ritiene che questi disturbi possano essere collegati alla coronaropatia (malattia delle coronarie), ma non c’è alcuna prova che siano collegati all’ipertensione. Al contrario è probabile che gli ormoni prodotti in condizioni di stress emotivo possano danneggiare le arterie, e quindi causare disturbi cardiaci. È anche probabile che le situazioni di depressione o di disperazione scatenino comportamenti autodistruttivi, come ad esempio:

  • dimenticarsi di assumere i farmaci contro l’ipertensione o contro gli altri disturbi cardiaci,
  • bere un’eccessiva quantità di alcolici,
  • alimentarsi in modo scorretto e disordinato, eccedendo con zucchero, sale e grassi,
  • ridurre e interrompere ogni tipo di attività fisica.

In questi casi lo stress è la causa alla base di queste pessime abitudini, che a loro volta incidono direttamente sull’aumento di pressione.

Ridurre lo stress

Non esiste una ricetta infallibile per combattere lo stress, ma è possibile individuare alcuni utili consigli con cui provare ad affrontarlo; l’American Heart Association americana suggerisce per esempio di:

  1. trovare il tempo per stare in famiglia e con gli amici,
  2. praticare regolarmente esercizio fisico,
  3. impegnarsi ogni giorno per imparare qualcosa di nuovo e porsi nuovi traguardi,
  4. ridere, non avere paura di farlo anche quando si è da soli,
  5. combattere tutte le cattive abitudini di uno stile di vita poco sano,
  6. rallentare i ritmi di vita, per trovare più tempo per le cose davvero importanti,
  7. dormire a sufficienza,
  8. imparare a organizzare i propri impegni,
  9. aiutare gli altri,
  10. imparare a non preoccuparsi di situazioni insignificanti, come può essere una cucina non ordinata o un prato non tagliato.

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Considerando che non ero proprio a riposo, va bene 127/85?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Molto probabilmente sì, ma va contestualizzato per darle una risposta certa (per esempio conoscendo gli eventuali altri fattori di rischio).

  2. Anonimo

    Crede che perdendo peso (sono alto 1.70 e peso 100 kg circa) potrò sospendere la pastiglia per la pressione?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sicuramente ne avrà benefici in termini di prevenzione cardiovascolare e non è escluso che possa anche ridurre il dosaggio o, addirittura, arrivare a sospendere la farmacoterapia.