Piede d’atleta (tinea pedis): cause, sintomi e rimedi

Ultima modifica 03.08.2019

Cos’è il piede d’atleta?

La tinea pedis, anche detta piede d’atleta, è un’infezione fungina che si manifesta negli spazi interdigitali (fra le dita) e/o nella pianta dei piedi.

Le manifestazioni sono ampiamente variabili trattandosi di

  • macerazione e ragadi tra le dita dei piedi,
  • chiazze arrossate (eritematose) ed ispessite (ipercheratosiche) alle piante,

spesso associate ad una intensa sintomatologia pruriginosa.

Tipicamente l’infezione viene contratta camminando a piedi nudi su superfici umide, come docce, piscine e pavimenti degli spogliatoi; per prevenire il contagio si raccomanda di:

  • aver cura di mantenere i piedi puliti, asciutti e freschi,
  • indossa calze pulite,
  • non camminare a piedi nudi nelle aree pubbliche, ivi comprese le docce,
  • mantere le unghie dei piedi pulite e tagliate corte.

La prognosi è in genere favorevole, perché l’infezione risponde alle comuni terapie antimicotiche.

Foto e immagini

Piede d'atleta sulla pianta del piede

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Tinea pedis interdigitale, fra le ultime due dita

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Ulcerazioni da tigna

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Causa

I responsabili della tinea pedis sono funghi dermatofiti, ovvero i miceti in grado di colonizzare la cheratina, la principale proteina che costituisce lo strato più superficiale della pelle (strato corneo dell’epidermide).

Tra questi

  • Tricophyton rubrum,
  • Tricophyton mentagrophytes variante interdigitalis
  • ed Epidermophyton floccosum

sono i più frequenti.

Si tratta di miceti antropofili, cioè che vivono a contatto con l’uomo e si trasmettono per contatto interumano diretto e/o indiretto. Le spore dei dermatofiti sono in grado di sopravvivere per mesi

  • nelle scarpe,
  • sui tappeti,
  • sui tappetini da bagno,
  • negli spogliatoi
  • e nelle docce.

Non solo i dermatofiti, ma anche le muffe (Scitalidium dimidiatum e Scitalidium hyalinum), specialmente in aree tropicali e subtropicali, causano infezioni dei piedi con manifestazioni molto simili a quelle causate dai dermatofiti.

Più raramente anche lieviti come la Candida albicans sono responsabile della tinea pedis.

Contagio e trasmissione

Il piede d’atleta è un’infezione dell’età adulta, più frequente nell’uomo che nella donna; si tratta di una condizione contagiosa, che può essere diffusa attraverso il contatto con oggetti o superfici contaminate, come ad esempio

  • asciugamani,
  • pavimenti
  • e scarpe.

Il contagio può avvenire anche per contatto diretto, toccando cioè la cute infetta di altri pazienti.

I funghi che causano il piede d’atleta trovano facile diffusione nell’ambiente, staccandosi dalla lesione e contaminando pavimenti e oggetti (per esempio calze e scarpe).

Ricordiamo infine la possibilità di auto-contagio: i funghi che causano la tinea pedis possono diffondersi da altre aree del corpo ai piedi, di solito a seguito di contatto con l’area interessata e successiva manipolazione dei piedi (con le mani o con asciugamani, per esempio).

Mentre il fungo responsabile rimane lo stesso, il nome della condizione cambia in base al punto in cui si trova l’infezione (tinea corporis nel caso del tronco o degli arti, tinea cruris nel caso dell’inguine, …). Come vedremo nel paragrafo dedicato alle complicazioni l’autocontagio può avvenire anche in senso inverso, dai piedi al resto del corpo.

Fattori di rischio

  • Si tratta di una condizione molto comune negli sportivi (da cui deriva il termine “piede d’atleta”) ed in persone che hanno l’abitudine di indossare delle scarpe in gomma o non traspiranti, che facilitano la creazione di un ambiente umido, terreno fertile per la proliferazione dei funghi.
  • È una condizione molto frequente tra i minatori, tanto che fino al 70% ne sviluppa l’infezione.
  • Altro fattore di rischio è costituito dai disturbi della circolazione sanguigna, tipici per esempio dei pazienti diabetici.
  • Altri fattori di predisposizione oltre al microambiente caldo-umido delle scarpe sono la
  • L’immunosoppressione, ovvero il deficit del funzionamento delle difese immunitarie per cause infettive (in primis l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana, HIV) e/o farmacologiche (ad esempio l’utilizzo di farmaci immunosoppressori in seguito ad un trapianto d’organo) rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la tinea pedis.

Sintomi

La tinea pedis può avere un’ampia varietà di manifestazioni cliniche:

  • La variante interdigitale (o intertriginosa) interessa gli spazi interdigitali dei piedi, più frequentemente gli spazi tra il terzo ed il quarto o tra il quarto ed il quinto dito, perché anatomicamente di norma a più stretto contatto tra di loro. Questa forma di tinea pedis si presenta con macerazione, erosione, desquamazione ed essudazione di materiale maleodorante. Il prurito è lieve, a meno che il paziente non vada incontro ad un’intensa sudorazione (ad esempio dopo una camminata): in questa situazione il prurito può diventare molto intenso. La sovrapposizione di un’infezione batterica da parte di Gram-negativi rende il quadro più grave.
  • La tinea pedis acuta ulcerativa inizia di norma a livello del terzo e quarto spazio interdigitale, per poi estendersi alla regione laterale del dorso e/o alla superficie plantare dell’arco del piede. Le lesioni si presentano con macerazioni e desquamazione.
  • La variante ipercheratosica o “a mocassino” si presenta con eritema (arrossamento), ispessimento (ipercheratosi) e desquamazione di una parte o anche di tutta la pianta del piede; si tratta nella maggior parte dei casi di un’infezione cutanea da T. rubrum associata ad un’infezione ungueale da parte dello stesso fungo.
  • La variante disidrosica (o vescicolosa), causata da funghi zoofili come T. mentagrophytes si manifesta nella pianta del piede con piccole lesioni cutanee rilevate contenenti materiale liquido (vescicole) o bolle derivanti dalla confluenza delle vescicole. Il bruciore e il prurito causati dalle bolle possono essere causa di grande disagio per il paziente.

Le ultime due forme di tinea pedis interessano tipicamente la pianta del piede, mentre le parti laterali ed il dorso del piede sono risparmiati.

Diagnosi

La diagnosi si basa sull’esame obiettivo e viene confermata dalla dimostrazione dell’agente microbico responsabile attraverso l’esame micologico (microscopico e colturale); questo esame, assolutamente indolore, prevede la raccolta delle squame da una lesione sospetta attraverso il grattamento della pelle con uno strumento chirurgico chiamato curette. Il materiale prelevato viene quindi osservato al microscopio per la ricerca diretta del micete (esame microscopico diretto) e poi inserito in appositi terreni di coltura (esame colturale). Le colonie fungine si sviluppano in 2-3 settimane e sono identificate sulla base degli aspetti macroscopici e microscopici.

La tinea pedis deve essere distinta da altre condizioni che possono determinare manifestazioni cutanee e sintomi simili:

Si noti che l’eventuale presenza bilaterale delle manifestazioni, ossia quando si presentano su entrambi i piedi, è in genere indicativo di un’infiammazione diversa dal piede d’atleta.

Prognosi e complicazioni

La prognosi è favorevole e non si verificano complicazioni quando la diagnosi è corretta e tempestiva. L’esame micologico per la dimostrazione del fungo consente di chiarire i casi clinicamente dubbi.

Quando la tinea pedis viene confusa con altre dermatosi e trattata erroneamente con farmaci steroidei topici che agiscono sulla componente infiammatoria, riducendola, si osserva una proliferazione del fungo e l’estensione dell’infezione dopo un primo momentaneo miglioramento (motivo per il quale si raccomanda prudenza quando si opta per l’automedicazione di condizioni che affliggono la pelle).

Nella variante interdigitale, inoltre, le macerazioni ed erosioni, se non trattate adeguatamente, possono evolvere in ragadi profonde con eventuali sovrainfezioni batteriche; in pazienti immunocompromessi questo rischio è ovviamente più elevato ed espone a possibili evoluzioni severe in forma di:

Rimedi e cura

La terapia della tinea pedis è preferibilmente locale; sono disponibili in commercio numerosi farmaci azolici sotto forma di

  • creme,
  • lozioni,
  • spray,
  • polvere (bifonazolo, miconazolo, econazolo, ketoconazolo).

Per uso topico si può anche scegliere la nistatina in spray o la ciclopiroxolamina in soluzione/polvere.

I prodotti topici si applicano per almeno 14 giorni consecutivi, non solo sulle lesioni, ma anche 2-3 centimetri oltre.

Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle norme suggerite nel paragrafo “Prevenzione” fin dall’inizio della terapia farmacologica.

La terapia per bocca, che si utilizza nei casi di lesioni particolarmente estese e pruriginose, può essere a base di:

  • ketoconazolo al dosaggio di 200 mg al giorno per almeno 2 settimane;
  • fluconazolo alla dose di 100 mg al giorno da assumere per almeno 2 settimane;
  • itraconazolo alla dose di 200/400 mg al giorno per 1-2 settimane; da considerare con cautela l’associazione di questo principio attivo come degli altri derivati azolici sopracitati con alcuni farmaci quali ciclosporina, diuretici, antidiabetici orali, anticoagulanti, rifampicina, contraccettivi con i quali gli azolici possono interferire;
  • terbinafina alla dose di 250 mg al giorno per 4 settimane; rispetto ai derivati azolici, crea problemi di interferenze con un più ristretto numero di altri principi attivi (rifampicina).

Gli eventuali effetti collaterali di questi farmaci sono minimi e reversibili alla sospensione.

Gli antimicotici per via sistemica sono controindicati durante la gravidanza e l’allattamento.

Prevenzione

Le misure preventive consistono nell’utilizzo di sandali in plastica/gomma quando si usano le docce comuni, nell’asciugatura attenta dei piedi (inclusi gli spazi interdigitali) e nell’indossare calze e scarpe pulite ad uso personale.

In caso di recidive frequenti si consiglia a scopo preventivo di applicare giornalmente una polvere antimicotica direttamente sui piedi oppure all’interno delle calze.

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Wolff K., Johnson R., Saavedra A. Fitzpatrick Manuale ed Atlante di Dermatologia clinica. Edizione italiana sulla settima di lingua inglese a cura di Mauro Alaibac. Piccin 2015.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

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