Pancreatite acuta: sintomi, cause, dieta e cura

Ultima modifica 01.06.2020

Introduzione

La pancreatite è una malattia poco comune responsabile dell’infiammazione del pancreas.

Il pancreas è una grossa ghiandola posta dietro lo stomaco e vicino al duodeno, il primo tratto dell’intestino tenue; secerne i succhi digestivi, o enzimi, nel duodeno attraverso un condotto chiamato dotto pancreatico. Gli enzimi pancreatici si mescolano alla bile, il liquido prodotto dal fegato e conservato nella colecisti, per digerire gli alimenti.

Il pancreas è responsabile anche del rilascio nel sangue di ormoni, insulina e glucagone, che aiutano l’organismo a gestire gli zuccheri assunti dal cibo come fonte energetica, in modo che il livello di glucosio presente nel sangue (glicemia) sia sempre adeguato (concentrazioni troppo alte o troppo basse possono condurre allo sviluppo di coma e danni permanenti).

Posizione anatomica del pancreas

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Normalmente gli enzimi digestivi secreti dal pancreas non diventano attivi finché non raggiungono l’intestino tenue tuttavia, quando il pancreas è infiammato, i tessuti pancreatici vengono attaccati e danneggiati dagli stessi enzimi che producono.

I sintomi tipici della pancreatite sono:

  • dolore graduale o improvviso nell’addome superiore, che talvolta si irradia alla schiena,
  • gonfiore addominale,
  • nausea e vomito,
  • eventualmente febbre.

La pancreatite può essere acuta o cronica. Ambedue le forme sono condizioni serie e possono avere complicanze anche gravi. All’inizio la pancreatite si manifesta in forma acuta e, se non viene curata, può diventare una malattia permanente (pancreatite cronica). Si tratta di una patologia grave che può causare pericolose complicazioni e addirittura la morte del paziente, qualora non venga curata.

La pancreatite acuta è un’infiammazione del pancreas che insorge improvvisamente e generalmente si risolve in qualche giorno attraverso un appropriato trattamento, diversamente può rivelarsi una malattia potenzialmente mortale o con gravi complicanze.

Esistono diverse forme di pancreatite acuta e, generalizzando, si rivelano fatali nel 15% dei casi. Analizzando più in profondità si scopre tuttavia che per forme di pancreatite edematosa i casi di morte sono meno del 2%, mentre nei casi di pancreatite necrotico-emorragica si registra una mortalità superiore al 30-40% dei casi. Nel caso in cui il pancreas venga colpito interamente da necrosi la mortalità è superiore al 60%.

I casi più gravi di pancreatite acuta, in assenza di un tempestivo intervento, provocano la morte del paziente entro 48 ore.

Nonostante sia rara, in Italia circa 15.000 nuovi pazienti vengono colpiti da pancreatite cronica ogni anno, mentre si stimano in 200.000 i casi annui di pancreatite acuta.

Le pancreatiti sono più frequenti negli uomini che nelle donne.

 

Cause

La causa più frequente di pancreatite acuta è la presenza di calcoli biliari, piccole formazioni simili a sassolini e costituiti da bile solidificata, che infiammano il pancreas attraversando il dotto biliare comune.

Altra causa è il consumo cronico e in forti quantità di alcolici. La pancreatite acuta può manifestarsi entro poche ore o fino a due giorni dal consumo di alcool.

Tra le altre cause di pancreatite acuta, si annoverano

  • traumi addominali,
  • farmaci,
  • infezioni,
  • tumori
  • e anomalie genetiche del pancreas.

Sintomi

Infografica semplificata con i sintomi più comuni della pancreatite

iStock.com/artbesouro

Una pancreatite acuta inizia generalmente con la comparsa di un dolore graduale o improvviso nell’addome superiore, che talvolta si irradia anche alla schiena.

Il dolore può essere inizialmente lieve e peggiorare subito dopo i pasti. Nella maggior parte dei casi è intenso, tende a diventare costante e dura diversi giorni. L’addome può essere gonfio e molto dolorante.

Un soggetto con pancreatite acuta appare e si sente tipicamente molto sofferente e necessita di un intervento medico immediato.

Altri sintomi includono:

Una grave pancreatite acuta può causare disidratazione e caduta della pressione arteriosa. Possono infine insorgere insufficienza cardiaca, polmonare o renale.

Il sanguinamento del pancreas può portare a shock e anche a morte.

Complicazioni

I calcoli biliari all’origine della pancreatite acuta devono essere rimossi chirurgicamente, insieme alla colecisti.

  • Nelle pancreatiti non gravi la colecistectomia (rimozione della colecisti) può essere eseguita durante il ricovero stesso.
  • Nei casi gravi, i calcoli possono essere asportati tramite la CPRE, la tecnica (vedere paragrafo “Cura”) che, visualizzando direttamente il pancreas, la colecisti e i dotti biliari, permette anche di intervenire sulle complicanze delle pancreatiti acute e croniche. La colecistectomia verrà poi eseguita in seguito, un mese o più dopo il completo recupero.

In caso d’infezione può essere necessario drenare l’area infetta, di fatto un ascesso, tramite CPRE o chirurgia. La chirurgia può essere eseguita anche a scopo esplorativo per localizzare fonti di sanguinamento, escludere condizioni simili alla pancreatite o rimuovere tessuto pancreatico gravemente danneggiato.

La CPRE o l’ecografia endoscopica consentono anche il drenaggio di formazioni pseudocistiche di liquido e residui tessutali che possono formarsi nel pancreas. Se non trattate, enzimi e tossine contenuti nelle pseudocisti possono entrare nel circolo sanguigno e danneggiare il cuore, i polmoni, i reni o altri organi.

La pancreatite acuta talvolta causa insufficienza renale. Questa condizione impone filtraggi periodici (dialisi) del sangue o un trapianto di rene.

In casi rari, la pancreatite acuta può causare problemi respiratori. Può insorgere ipossia, una condizione in cui le cellule e i tessuti non ricevono abbastanza ossigeno. L’ipossia viene trattata con la somministrazione di ossigeno. Alcuni pazienti vanno comunque incontro a insufficienza respiratoria, nonostante la somministrazione di ossigeno, e necessitano quindi di ventilazione assistita per un certo periodo.

Diagnosi

Il medico raccoglie l’anamnesi del paziente attraverso numerose domande ed esegue l’esame obiettivo, prescrivendo al contempo un esame del sangue di ausilio alla diagnosi.

Durante la pancreatite acuta, aumentano di almeno tre volte le concentrazioni di

  • amilasi
  • lipasi,

enzimi digestivi secreti dal pancreas. Anche altri parametri possono risultare alterati, in particolare

I livelli in genere tendono a normalizzarsi via via che il soggetto migliora.

La diagnosi di pancreatite acuta è spesso difficoltosa a causa della posizione profonda del pancreas. Verosimilmente, il medico procederà con uno o più dei seguenti esami:

  • Ecografia addominale. Fasci di onde a ultrasuoni vengono inviati al pancreas tramite una sonda che personale esperto appoggia su vari punti dell’addome. Gli ultrasuoni vengono riflessi dal pancreas, dalla colecisti, dal fegato e da altre strutture; questi echi riflessi generano impulsi elettrici che creano immagini, o ecografie, proiettate su un monitor. Anche eventuali calcoli biliari rifletteranno le onde a ultrasuoni, diventando così visibili sull’immagine.
  • Tomografia computerizzata (TAC). Si tratta di una tecnica radiografica non invasiva che genera immagini tridimensionali di parti del corpo. Per la scansione, il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che scorre all’interno dell’apparecchio, fatto a ciambella. L’esame può mostrare calcoli biliari e l’entità del danno pancreatico.
  • Ecografia endoscopica. Dopo aver anestetizzato la gola del paziente con uno spray, il medico inserisce un endoscopio (tubo sottile e flessibile, dotato di luce) attraverso la gola fino allo stomaco e all’intestino tenue. L’endoscopio viene quindi collegato a un trasmettitore/ricevitore di ultrasuoni in modo da generare immagini ecografiche del pancreas e dei dotti biliari.
  • Risonanza magnetica colangiopancreatografica. Questa tecnica si basa sulla risonanza magnetica, un esame non invasivo che genera immagini trasverse di parti del corpo. Dopo una lieve sedazione, il paziente viene fatto sdraiare in un tubo cilindrico. Viene quindi iniettato un mezzo di contrasto per via endovenosa, che aiuta a mostrare il pancreas, la colecisti e i dotti pancreatico e biliari.

Cura

Il trattamento della pancreatite acuta richiede qualche giorno di ospedalizzazione per la somministrazione endovenosa di

  • liquidi,
  • antibiotici
  • e farmaci analgesici.

Il paziente non deve né bere né mangiare, in modo da lasciar riposare il pancreas. In caso di vomito, può essere inserito un tubino attraverso il naso fino allo stomaco per rimuovere liquidi e aria.

A meno di complicanze, la pancreatite acuta in genere si risolve in qualche giorno. Nei casi gravi il paziente può aver bisogno di alimentazione tramite sondino nasogastrico (speciali soluzioni somministrate tramite un tubino lungo e sottile che, dal naso, arriva fino allo stomaco) per diverse settimane mentre il pancreas guarisce.

Prima di essere dimesso, al paziente verrà raccomandato di

Nei casi meno gravi si deve rimanere a digiuno per tre o quattro giorni, ma si possono somministrare liquidi e analgesici per endovena. Nei casi più gravi di pancreatite acuta il paziente deve essere nutrito tramite flebo per 3-6 settimane, durante il processo di guarigione del pancreas. Se si manifestano segni di infezione, devono essere somministrati gli antibiotici.

In alcuni casi la causa della pancreatite è chiara, ma in altri sono necessarie indagini supplementari dopo la dimissione e a guarigione avvenuta.

Colangiopancreatografia retrograda endoscopica (CPRE) terapeutica nella pancreatite acuta e cronica

Si tratta di una tecnica specialistica usata per visualizzare pancreas, colecisti e dotti biliari, e trattare complicanze della pancreatite acuta o cronica (calcoli biliari, stenosi o occlusione dei dotti pancreatico o biliari, fistole dei dotti biliari e accumuli pseudocistici di liquidi e residui tessutali).

Poco dopo il ricovero di un soggetto con sospetta stenosi del dotto pancreatico o dei dotti biliari, un medico appositamente formato esegue la CPRE.

Dopo una leggera sedazione del paziente e l’anestesia locale della gola, il medico inserisce un endoscopio (tubo lungo, sottile e flessibile dotato di luce e telecamera in punta) attraverso bocca, gola e stomaco fino all’intestino tenue. L’endoscopio viene collegato a un computer con monitor. Il medico guida l’endoscopio e inietta nei dotti pancreatico o biliari uno speciale colorante, che aiuta a delineare pancreas, colecisti e dotti sullo schermo sulle radiografie via via acquisite.

Le procedure seguenti sono eseguibili sotto guida CPRE:

  • Sfinterotomia. Tramite un piccolo filo sull’endoscopio, il medico individua il muscolo che circonda il dotto pancreatico o quelli biliari e vi pratica un taglietto per allargare l’apertura del dotto. Se è presente una pseudocisti, il dotto viene drenato.
  • Rimozione di calcoli. Tramite l’endoscopio, vengono rimossi con un piccolo cestello calcoli biliari dai dotti pancreatico o biliari. La rimozione dei calcoli è talvolta eseguita insieme alla sfinterotomia.
  • Posizionamento di uno stent. Tramite l’endoscopio, il medico inserisce in un dotto ristretto una piccola cannuccia di plastica o metallo, in modo da mantenerlo aperto.
  • Dilatazione con palloncino. Alcuni endoscopi sono dotati di un palloncino che il medico può utilizzare per dilatare o distendere dotti pancreatico o biliari ristretti. Il dotto può essere mantenuto aperto per qualche mese tramite uno stent temporaneo.

I pazienti sottoposti a CPRE terapeutica hanno qualche rischio di complicanze, tra cui

Queste complicanze sono più frequenti nei soggetti con pancreatite acuta o ricorrente. Un paziente che dopo la procedura sviluppa febbre, ha problemi a deglutire o avverte dolori ingravescenti a gola, torace o addome, dovrà immediatamente ricorrere al medico.

 

Dieta

La nutrizione è un punto cardine del trattamento dei pazienti colpiti da pancreatite e gli obiettivi principali che si propone sono:

  • prevenire malnutrizione e carenze nutrizionali,
  • mantenere nella norma i livelli di zucchero nel sangue (glicemia, evitando sia valori troppo bassi che troppo alti),
  • prevenire e gestire eventuali condizioni concomitanti (diabete, insufficienza renale, …),
  • prevenire nuovi episodi di pancreatite acuta.

Il primo passo nel trattamento di un paziente colpito da pancreatite consiste tuttavia nel digiuno, generalmente protratto per un paio di giorni, per dare tempo e modo al pancreas di riposare.

Una volta che l’infiammazione della ghiandola sia sotto controllo, i medici possono iniziare ad introdurre nuovamente liquidi chiari e cibi leggeri, privi di sale; nei casi in cui questo non sia possibile (per esempio a causa della persistenza dello stato infiammatorio e/o del dolore) si può valutare il ricorso all’alimentazione attraverso un sondino naso-gastrico.

Da un punto di vista di prevenzione si raccomanda di:

  • interrompere completamente il consumo di alcool e alcolici,
  • privilegiare una dieta povera di grassi e incentrata su
    • verdura,
    • frutta,
    • cereali integrali,
    • proteine da fonti magre (proteine vegetali da legumi, tagli di carne bianca e priva di grasso, …);
  • bere molto,
  • privilegiare piccoli e frequenti spuntini, rispetto ai due pasti classici abbondanti,
  • limitare la caffeina.

Si raccomanda inoltre di smettere di fumare.

Per approfondire il tema pancreatite e dieta si rimanda all’articolo dedicato.

Fonti e bibliografia

Adattamento dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

Domande e risposte
Dove si trova il pancreas?
Il pancreas è una ghiandola lunga circa 15 centimetri che si trova nella parte superiore dell'addome, centralmente dietro allo stomaco (tende leggermente di più verso il fianco sinistro)
Cos'è la pancreatite?
La pancreatite è l'infiammazione del pancreas; ne esistono due forme, acuta (di breve durata e, se curata adeguatamente, destinata a risolversi in poco tempo) e cronica (persistente nel tempo).
Quali sono i sintomi principali della pancreatite acuta?
I più comuni sintomi di pancreatite acuta sono
  • dolore addominale
  • addome teso e dolorante in caso di palpazione
  • nausea
  • febbre
  • tachicardia
  • disturbi respiratori
I sintomi in genere non sono costanti, ma l'entità con cui si manifestano è tendenzialmente severa.
Come si cura?
La pancreatite acuta richiede assistenza ospedaliera; la terapia prevede sostanzialmente
  • idratazione attraverso flebo
  • digiuno per mettere a riposo il pancreas (e successiva reintroduzione graduale di dieta liquida)
  • somministrazione di ossigeno se necessario
  • trattamento antidolorifico
  • eventuale trattamento delle cause scatenanti se possibile
Cosa mangiare in caso di pancreatite acuta?
Al momento del ricovero ospedaliero in genere il paziente viene messo a completo digiuno per dare modo al pancreas di riposare.
Viene successivamente reintrodotta gradualmente una dieta liquida (eventualmente nasogastrica se necessario) pasti piccoli e frequenti, privi di grassi, facilmente digeribili.
Domande e risposte
  1. Domanda -

    Si può vivere senza pancreas?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Non sono in grado di entrare nei dettagli, ma sì, si può vivere senza pancreas.