Orecchie

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 19 luglio 2019

Malattie

Anatomia delle orecchie

L’orecchio rappresenta l’organo principale del sistema uditivo e del senso dell’equilibrio nell’uomo. Dal punto di vista anatomico viene suddiviso in:

  • orecchio esterno,
  • orecchio medio,
  • orecchio interno.
Anatomia semplificata dell'orecchio

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L’orecchio esterno e quello medio costituiscono l’apparato di trasmissione dell’energia sonora. Quello interno costituisce l’apparato di percezione e serve a trasformare l’energia sonora in impulsi nervosi che arrivano sino al cervello. Sempre a livello dell’orecchio interno vi sono strutture deputate, assieme alla vista e alla propriocezione muscolare, alla funzione dell’equilibrio.

L’orecchio esterno è composto dal padiglione auricolare (scheletro di cartilagine ricoperto da cute) e dal condotto uditivo esterno, che hanno la funzione di captare, concentrare e amplificare i suoni sino al timpano. La membra timpanica che si trova al termine del condotto uditivo esterno separa l’orecchio esterno da quello medio ad assolve a diverse funzioni:

Proteggere le strutture dell’orecchio medio e interno dall’esterno

Trasformare l’energia sonora in vibrazioni meccaniche che attraverso la catena degli ossicini (martello, incudine e staffa) raggiungono l’orecchio interno

A livello dell’orecchio medio sono presenti i 3 ossicini e la tuba di Eustachio:

  • martello (connesso alla membrana timpanica),
  • incudine,
  • staffa.

La tuba di Eustachio, in parte cartilaginea e in parte ossea, collega l’orecchio medio al rinofaringe e quando si apre permette di equiparare la pressione dell’orecchio medio con quella atmosferica; permette inoltre di drenare eventuali secrezioni dall’orecchio medio.

L’orecchio interno è costituito da:

  • Coclea o chiocciola: dove avviene la trasformazione dell’energia sonora in impulsi nervosi, ovvero la decodifica del suono. Ha una forma a spirale all’interno della quale è presente liquido simil-linfatico che viene mosso dall’energia sonora. Immerso in questo liquido vi è infine l’organo del Corti con le cellule ciliate dove avviene precisamente la trasformazione del suono in impulso nervoso.
  • Vestibolo (con utricolo e sacculo) e canali semicircolari: strutture deputate ad assolvere alla funzione dell’equilibrio.

In maniera semplicistica si può affermare quindi che le onde sonore vengono captate dal padiglione auricolare e tramite il condotto uditivo esterno raggiungono il timpano che viene messo in vibrazione. Questa vibrazione si trasmette alla catena degli ossicini posti nell’orecchio medio, i quali a loro volta amplificano il suono e lo trasmettono alla coclea (presente a livello dell’orecchio interno) dove avviene esattamente la trasformazione dell’onda sonora in impulsi nervosi i quali attraverso i nervi raggiungono la corteccia cerebrale per l’elaborazione e la percezione del suono.

Le più comuni patologie dell’orecchio

Ipoacusia e sordità

Una delle patologie più gravi, soprattutto alla luce della ripercussione sociale che può avere sin dall’infanzia, è la riduzione dell’udito; si differenzia dalla presbiacusia, con la quale si intende la fisiologica riduzione della funzione uditiva che colpisce gli anziani a partire dai 60-70 anni.
Per ipoacusia si intende invece la riduzione della funzione uditiva che può essere più o meno grave.

Si può classificare in:

  • pre-verbale, se l’ipoacusia o la sordità si verifica prima dell’apprendimento del linguaggio,
  • post-verbale, se si manifesta a linguaggio ormai appreso.

A seconda della sede responsabile del deficit uditivo si distinguono:

  • ipoacusie di conduzione o trasmissive,
  • ipoacusie neurosensoriali o percettive,
  • ipoacusie miste.

L’ipoacusia di conduzione può avere cause:

  • malformative: atresia di vari parti dell’orecchio esterno o medio,
  • infiammatorie: da otite esterna, otite media, sclerosi del timpano,
  • non infiammatorie: perforazione timpanica, discontinuità della catena degli ossicini, otosclerosi.

L’ipoacusia neurosensoriale può avere come cause:

  • infezioni:
    • otite media cronica,
    • encefalite o meningite,
    • parotite o altre infezioni virali,
  • farmaci ototossici,
  • trauma acustico, occupazionale o meno,
  • vascolari,
  • neoplastiche,
  • trauma cranico.

Dal punto di vista diagnostico ci si avvale di una visita otologica specialistica e di alcune prove diagnostiche:

  • test di Weber e di Rinne,
  • esame audiometrico,
  • impedenzometria,
  • prove verbali,
  • potenziali uditivi evocati,
  • otoemissioni acustiche.

Il trattamento della sordità con la guarigione completa è possibile solo in alcuni casi. A seconda della causa della sordità ci si può avvalere dell’impianto di un apparecchio cocleare o di una correzione chirurgica di eventuali malformazioni congenite, per recuperare almeno parzialmente la funzione uditiva. Se all’origine vi è un danno alle strutture nervose non vi è nessuna terapia curativa possibile.

Molto importante risulterà la prevenzione soprattutto durante la gravidanza, per proteggersi dalle infezioni che possono danneggiare la funzione uditiva del feto portandolo ad una sordità congenita; e in caso di otiti croniche che andranno sempre trattate con la massima efficacia per evitare che loro eventuali complicanze portino allo sviluppo di grave ipoacusia.

Patologie dell’orecchio esterno

Rappresentano un gruppo di patologie piuttosto numeroso:

  • Atresia auris: corrisponde all’assenza del padiglione auricolare e del condotto uditivo esterno.
  • Otoematoma: tumefazione del padiglione auricolare dovuto ad un trauma con sviluppo dell’ematoma (raccolta di sangue). Va sempre drenato prevenire gravi sovrainfezioni.
  • Otite esterna, classificabile a sua volta in:
    • Bollosa-emorragica di natura virale: tipica della stagione invernale, si presenta con febbre, otorrea ematica (perdita di sangue dall’orecchio), senso di ovattamento e dolore. Si cura con antibiotici per prevenire sovrainfezioni batteriche e con antinfiammatori.
    • Batterica o micotica: tipica del periodo estivo ed in caso di attività natatoria, si presenta febbre, otorrea purulenta, dolore. Si cura con antibiotici, lavaggi auricolari e antinfiammatori.
    • L’otite esterna maligna è una rara e gravissima infezione da Pseudomonas che colpisce i soggetti molto debilitati e immunodepressi che per la sua gravità può risultare mortale se non trattata prontamente ed efficacemente.
  • Corpi estranei: sono rappresentati da pezzi di cotone (sempre evitare l’uso dei cotton-fioc), piccoli pezzi di plastica (spesso giocattoli), piccoli vegetali o insetti. Richiede l’accurata rimozione con lavaggio.
  • Tappo di cerume: si forma per cause locali come un condotto uditivo troppo tortuoso o ristretto, igiene scorretta, infiammazione dell’orecchio esterno. Si manifesta col tipico senso di ovattamento e a volte con acufeni. Viene asportato con lavaggi specifici da personale esperto.

Patologie dell’orecchio medio

  • Otiti medie acute o croniche: sono meno frequenti delle otiti esterni, ma in grado di portare a complicanze più gravi. Nella maggior parte dei casi sono provocate da infezioni batteriche (Pneumococco, Haemophilus, Streptococco), e provocano sintomi quali febbre, otalgia (dolore auricolare), otorrea (secrezione siero-ematica o purulenta nel casi si arrivi alla perforazione del timpano). Sono trattate con antibiotici e antinfiammatori, oltre che con lavaggi a base di soluzioni acidificanti. Le principali cause risultano essere:
    • disfunzioni tubariche,
    • allergia,
    • sinusite,
    • ostruzione rinofaringea da adenoidi, tumori o palatoschisi

    Le complicanze di un’otite media mal curata possono essere particolarmente gravi: labirintite, paralisi del nervo facciale, ascesso cerebrale, meningite, encefalite.

  • Colesteatoma: è spesso una conseguenza di un’otite media cronica ed è caratterizzato dall’accumulo di epitelio squamoso cheratinizzato che forma una sorta cisti a livello dell’orecchio medio. Si manifesta con gli stessi sintomi di un’otite media, ma il suo trattamento prevede l’asportazione chirurgica.
  • Otoscelorosi: consiste in una distrofia ossea della capsula labirintica, comportando una crescita anomala di tessuto osseo attorno alla staffa, in grado di irrigidirne i movimenti. Ne consegue che l’osso non può più trasmettere le onde sonore ai liquidi labirintici, determinando inevitabilmente una riduzione della capacità uditiva. Si tratta con un apparecchio acustico nelle fasi iniziali, sino ad arrivare alla rimozione chirurgica (stapedioplastica).
  • Perforazione del timpano: si deve ad una violenta variazione di pressione a livello del condotto uditivo esterno, che può essere dovuta a: schiaffi, tuffi in acqua, scoppi di petardi, corpi estranei. Si manifesta con otalgia, ipoacusia ed otorragia (secrezione ematica dall’orecchio). Si cura con la miringoplastica (ricostruzione chirurgica della membrana timpanica), quando la perforazione non riesce a chiudersi spontaneamente.

Patologie dell’orecchio interno

Si caratterizzano per la comparsa di sintomi dovuti a malfunzionamento delle strutture cocleari e vestibolari.

Le forme cocleari si presentano con ipoacusia di tipo neurosensoriale, acufeni, sensazione di ovatta mento, alterazione delle discriminazione vocale, mentre le forme vestibolari si manifestano con vertigini, nistagmo, disturbi dell’equilibrio.

  • Acufeni: corrisponde a suoni anomali avvertiti da un soggetto come un ronzio, fischio o trillo, che si sente come provenire dall’interno del proprio orecchio ma che non dipende da suoni esterni. Le cause di acufene sono svariate essendo un sintomo presente in molte patologie dell’orecchio, dalla sindrome di Menière fino all’artrosi cervicale. L’acufene può presentarsi ogni giorno per mesi e poi risolversi spontaneamente, e di per se non può essere trattato se non rimuovendo la causa sottostante.
  • Vertigine: è un’erronea sensazione di movimento di se stessi (vertigine soggettiva) o dell’ambiente circostante (vertigine oggettiva); si associa a nausea e vomito o a disturbi dell’equilibrio. Si manifesta ogni qualvolta vi è un problema a livello dell’apparato vestibolare, come in caso di sindrome di Menière, vertigine parossistica posizionale benigna, neurite vestibolare, labirintite. Viene trattata rimuovendo la causa sottostante o con farmaci sintomatici (che alleviano la sintomatologia).
  • Nistagmo: per nistagmo si intende la presenza di movimenti oscillatori involontari e ritmici dei bulbi oculari. Il nistagmo rappresenta già di per sé un sintomo, e sovente si associa ad altri sintomi quali vertigini, nausea e vomito, cefalea e disturbi dell’equilibrio. Per il suo trattamento è richiesta la rimozione della causa sottostante. Le cause del nistagmo possono essere diverse, tra cui:
    • nistagmo fisiologico: ovvero non associato ad alcuna patologia e quindi senza una causa scatenante identificabile,
    • nistagmo patologico: associato a diverse cause, le più frequenti delle quali possono riguardare una problematica neurologica o dell’orecchio interno.
  • Neurite vestibolare: si tratta di un’infezione dell’orecchio interno di origine virale che si manifesta con sintomi quali vertigini e stordimento, nausea e vomito, lieve ipoacusia, dolore, e malessere pseudo-influenzale.
  • Sindrome di Menière: anche detta idrope endolinfatica interessa il dotto endolinfatico o labirinto, responsabile del senso dell’equilibrio e in cui sono presenti i nervi auricolari che trasmettono l’informazione sonora al cervello. Alla base di questo disturbo vi è un aumento di produzione o un ridotto assorbimento di endolinfa. I sintomi di questa patologia sono eterogenei e variano da soggetto a soggetto. Principalmente si presenta con: vertigini, sudore freddo, palpitazioni e tachicardia, senso di stordimento, nausea, acufeni, lieve ipoacusia. Per la sindrome di Menière non esiste una cura risolutiva perché non se ne conoscono le cause precise. Si possono tenere sotto controllo i sintomi con farmaci anticolinergici, diuretici e una dieta iposodica. Nel caso la terapia medica non dovesse sortire effetto, si ricorre al trattamento chirurgico.
  • Neurinoma dell’acustico: è un tumore benigno che origina dalle cellule di Schwann della branca vestibolare dell’VIII nervo cranico. Essenzialmente monolaterale (risulta bilaterale nella neurofibromatosi di tipo II), tende ad accrescersi lentamente sviluppando sintomi quali: ipoacusia ingravescente progressiva, acufeni, disturbi dell’equilibrio, sino a provocare idrocefalo e sintomi cerebrali gravi (quando raggiunge dimensioni ragguardevoli). Risente di asportazione chirurgica quanto più precocemente possibile.
  • Vertigine parossistica posizionale benigna: è la più frequente causa di vertigine nell’adulto, e in circa nella metà dei casi non si riconosce una causa specifica. La causa principale di questa sindrome è lo spostamento di otoliti che dall’utricolo e dal sacculo si spostano in uno dei canali semicircolari (solitamente il posteriore); questi otoliti con i movimenti della testa stimolano in maniera inappropriata il canale semicircolare portando così allo sviluppo della vertigine. La vertigine di tipo oggettivo si verifica spesso di notte o al risveglio e dura pochi minuti, regredendo spontaneamente. Dal punto di vista diagnostico si riscontra il nistagmo posizionale tipico di questa patologia, ovvero evocato dal posizionamento della testa in alcuni piani dello spazio. Il trattamento della vertigine parossistica posizionale benigna si basa sull’esecuzione di esercizi posizionali e manovre liberatorie, e solo raramente sull’intervento chirurgico.
  • Sordità improvvisa: per sordità improvvisa si intende un’ipoacusia neurosensoriale che insorge improvvisamente ed evolve in poche ore. Colpisce soggetti giovani adulti (tra i 40 e i 50 anni) ed è tipicamente monolaterale. Si associa ad acufeni e alla presenza di vertigini. La caratteristica della sordità improvvisa è di essere nella maggior parte dei casi idiopatica, ovvero senza che ci sia la possibilità di riconoscere una causa apparente; negli altri casi è riconoscibile una causa ematologica (leucemia), infettiva (sifilide, morbillo, parotite), dismetabolica (diabete), vascolare (ipertensione), trauma cranico, tumori. La sordità improvvisa idiopatica può regredire spontaneamente in circa il 50% dei casi, ma spesso il recupero della funzione uditiva è soltanto parziale. Il tentativo terapeutico prevede la somministrazione di farmaci cortisonici, vasodilatatori e anticoagulanti.

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill)
  • Anatomia umana. Trattato vol. 1-3, di Giuseppe Anastasi
  • Manuale di Otorinolaringoiatria. A.Quaranta – R.Fiorella. Ed. McGraw-Hill srl.

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