Melasma gravidico: cause, sintomi, cura

Ultima modifica 12.06.2019

Introduzione

Il melasma (o cloasma, in genere i due termini sono usati come sinonimi) è una condizione di iperpigmentazione della pelle che interessa il volto e si manifesta tipicamente nelle donne in attesa, nei primi mesi di gravidanza.

Si definisce iperpigmentazione lo scurimento della cute, in genere causato da una quantità anomalmente alta del pigmento cutaneo melanina. (Fonte: MSD)

L’importanza di conoscere tale condizione deriva dal fatto che rappresenta un mero disturbo estetico e non porta a nessuna conseguenza patologica, se non un piccolo disturbo di tipo sociale.

Il cloasma gravidico (o maschera gravidica) è una declinazione di un’altra condizione più generica, il cosiddetto melasma, ossia un’iperpigmentazione della pelle generica più o meno estesa in varie zone del corpo.

Mentre non si conoscono ancora le cause esatte che portano alla comparsa del disturbo, son stati isolati e riconosciuti alcuni fattori di rischio legati alla loro origine:

  • squilibri ormonali tra estrogeni e progesterone, che rappresentano il fattore scatenante principale soprattutto nelle giovani donne in attesa,
  • esposizione solare ai raggi UV, che stimola i melanociti alla produzione di melanina, aumentando il rischio di iperpigmentazione anomala come nel caso del cloasma,
  • alcuni farmaci,
  • prodotti cosmetici,
  • stress psico-fisico,
  • patologie che provocano squilibri ormonali,
  • predisposizione genetica: vi è un rischio aumentato di sviluppare cloasma, qualora esso si sia presentato in individui dello stesso nucleo familiare.

Clinicamente il melasma si manifesta con macchie iperpigmentate che si presentano a livello del volto, soprattutto in zone come:

  • fronte,
  • guance,
  • labbra,
  • palpebre,
  • collo.

Le macchie

  • hanno una forma irregolare, poco definita, con grandezza variabile (in media 1-2 cm),
  • non sono associate a dolore o prurito.

L’unica problematica è quindi di tipo sociale, motivo per cui risente di trattamenti che cercano di far “schiarire” tali macchie mediante:

  • trattamento laser,
  • micro-peeling,
  • creme e pomate.

Rivestono grande importanza alcuni accorgimenti di prevenzione come:

  • protezione dall’esposizione solare,
  • utilizzo di prodotti cosmetici poco aggressivi,
  • evitare la ceretta nelle zone coinvolte.

Il cloasma non è associato ad alcun problema di salute e non è contagioso, motivo per cui il suo trattamento è importante unicamente per il suo risvolto sociale e psicologico nelle giovani donne.

Cause

Il melasma è un disturbo relativamente frequente che colpisce soprattutto le giovani donne in gravidanza, ma che può manifestarsi in una piccola percentuale in caso anche nei maschi.

A livello della cute si trovano i melanociti, cellule specializzate nel produrre melanina, un pigmento scuro responsabile del diverso colorito di ciascuno di noi. La stessa melanina viene prodotta in maggior quantità nel periodo estivo, stimolata da una maggior esposizione solare, ed è responsabile dell’abbronzatura della pelle.

Questo fenomeno di iperpigmentazione si manifesta nel caso del cloasma gravidico anche durante la gravidanza e, nonostante non siano ancora ben chiare le cause che portano a questa iperproduzione di melanina, sono stati individuati alcuni fattori di rischio che aumentano le possibilità che si manifesti tale condizione:

  • Fattori ormonali: rappresenta il fattore principale alla base del cloasma. Nella donna in gravidanza si possono creare alcuni squilibri ormonali tra gli estrogeni e il progesterone che portano alla maggiore produzione di melanina che nel caso del cloasma si accumula a livello del volto (da qui il nome popolare di “maschera gravidica”).
    Gli stessi squilibri ormonali possono manifestarsi anche in caso di terapia ormonale sostitutiva, uso della pillola anticoncezionale, tumori ovarici o altre diverse patologie.
  • Esposizione solare e ai raggi UV: questo fattore tende ad aumentare notevolmente il rischio che si presenti il melasma; i raggi UV solari non fanno altro che stimolare ulteriormente i melanociti a produrre melanina e le eventuali “macchie” di cloasma tenderanno a rendersi molto più evidenti.
  • Predisposizione genetica.
  • Altri fattori tra cui:
    • stress,
    • carnagione scura,
    • disfunzione tiroidea, ovarica o surrenalica,
    • effetti collaterali di alcuni farmaci, come l’idantoina (un farmaco antiepilettico),
    • prodotti cosmetici.

Sintomi

Il melasma è caratterizzato dalla comparsa di macchie iperpigmentate, cioè più scure, a livello della pelle: possono essere più o meno estese, variando da pochi millimetri a diversi centimetri.
Il loro colorito è variabile, dal marroncino chiaro al bruno-nerastro: in estate sotto lo stimolo dei raggi UV solari la pigmentazione si fa più intensa rispetto alla stagione invernale, dove tuttavia assume maggiore risalto rispetto alla cute normale circostante.

I contorni di tali macchie tendono ad essere poco definiti con margini irregolari e forme eterogenee.

In caso di cloasma gravidico viene interessato il volto, con le macchie che si localizzano principalmente a livello di:

  • fronte,
  • naso,
  • guance,
  • labbra,
  • zona retroauricolare,
  • mento,
  • nuca,
  • collo.

Tali macchie non sono associate né a dolore, né ad altri sintomi, perciò non destano alcuna preoccupazione dal punto di vista generale e dermatologico, rappresentando soltanto un disturbo di tipo estetico, con una connotazione socialmente sgradevole.

Il cloasma può perdurare per diverso tempo anche dopo l’espletamento del parto e, in alcuni casi, diventare permanente.

Complicazioni

Non sono stati segnalati casi di trasformazione maligna e non è mai stato documentato un legame con un aumentato rischio di melanoma o altre neoplasie (al contrario, le pazienti interessate dal melasma si considerano a ridotto rischio).

In molti casi la condizione tende a risolversi spontaneamente, ma purtroppo sono frequenti le recidive, quasi certe nel caso in cui non ci sia una rigida e scrupolosa astensione dall’esposizione solare.

Cura

Il melasma può sparire spontaneamente, soprattutto quando viene meno il fattore scatenante (tipicamente ormonale, per esempio con il parto o con la sospensione del farmaco responsabile).

Alcune donne, tuttavia, mostrano i sintomi del cloasma per anni, o addirittura per tutta la vita; non essendo legato a problematiche di salute e non essendo contagioso la decisione di trattarlo è dettata dalla volontà di ridurre il disagio sociale derivante dalla sua presenza. Ad oggi esistono diversi accorgimenti e trattamenti che cercano di rendere meno evidenti tali “macchie iperpigmentate”, riportare la pelle ad un colorito il più possibile normale.

A tale scopo è possibile utilizzare:

  • Creme e pomate a base di idrochinone, la cui azione interferisce con la produzione di melanina con l’effetto di schiarire moderatamente la pelle. L’idrochinone tuttavia è una sostanza da non sottovalutare per i suoi possibili effetti collaterali (cute irritata, dermatite o macchie biancastre) per cui il suo utilizzo è di pertinenza specialistica dermatologica. SI associano talvolta, oppure vengono prescritte in alternativa, creme a base di altri principi attivi (cortisonici e/o tretinoina).
  • Trattamento laser: un raggio laser ad una specifica lunghezza d’onda agisce a livello dei melanociti e delle cellule circostanti andando a distruggere la melanina ivi accumulatasi. Anche in questo caso si tratta di un trattamento di pertinenza specialistica poiché vi è il rischio che possano residuare cicatrici anti-estetiche da questa procedura
  • Micro-peeling: per molti rappresenta il trattamento più efficace contro il melasma; consiste in un processo di microabrasione superficiale della pelle con cui si aumenta il turnover delle cellule cutanee, con la desquamazione che a sua volta stimola una nuova sintesi cellulare. Il micro-peeling utilizza diverse sostanze e lozioni utili al suo scopo, tra cui l’acido retinoico, un derivato della vit.A
  • Creme protettive e make up: più che un vero e proprio trattamento rappresentano un’ottima soluzione preventiva. Le creme solari ad alta protezione (50+) riducono lo stimolo dei raggi solari UV sui melanociti e sulla produzione di melanina.
    I vari prodotti di cosmesi permettono invece un miglioramento del risultato estetico con la possibilità di “coprire” i vari difetti cutanei, tra cui le stesse macchie di cloasma.

Ad oggi la letteratura dimostra limiti importanti negli studi condotti, impedendo quindi di individuare l’approccio ideale.

Prevenzione

Dal punto di vista della prevenzione è utile seguire alcuni consigli pratici tra cui:

  • Applicare sempre la crema solare che protegge dai raggi UV. Oltre che migliorare il risultato estetico dovuto al cloasma quando già presente, essa protegge dalle lesioni cutanee da foto-esposizione, riducendo il rischio di sviluppare tumori della pelle a distanza di anni (carcinoma squamoso, basocellulare e melanomi)
  • Indossare indumenti protettivi come cappelli e occhiali da sole.
  • Durante la balneazione evitare l’esposizione solare prolungata, soprattutto durante le ore centrali del giorno (dalle 11 alle 15).
  • Evitare la ceretta e la depilazione nelle zone con macchie di cloasma; così facendo infatti si riduce la protezione naturale della pelle, ed aumenta la possibilità di avere zone pigmentate antiestetiche.

Fonti e bibliografia

  • Manuale di Ginecologia ed Ostetricia, Boli set al., Edises srl. Napoli
  • Rugarli C., Medicina interna sistematica