Laparocele addominale/ombelicale: sintomi, disturbi ed intervento

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Introduzione

Il laparocele, o ernia incisionale in caso di traduzione letterale dall’inglese, è una protrusione dei visceri contenuti nella cavità addominale che si forma in corrispondenza di una cicatrice chirurgica; si differenzia in questo dall’ernia addominale, che nasce invece da debolezze della parete addominale e canali anatomici preesistenti.

Rappresenta una possibile complicazione di un qualsiasi intervento chirurgico effettuato nell’area addominale con laparotomia (a cielo aperto), tecnica che prevede il classico taglio chirurgico per l’accesso agli organi interni.

Nonostante i progressi nelle tecniche chirurgiche, si stima che dal 15% al ​​20% dei pazienti operati con laparotomia sviluppi laparocele, disturbo che non può guarire spontaneamente ma che richiede invece a sua volta una nuova riparazione chirurgica.

Laparocele in seguito a cesareo

Ernia incisionale, complicazione di un taglio cesareo (Shutterstock/Casa nayafana)

Causa

La laparatomia è la tecnica chirurgica classica, quella che viene spontaneo immaginare pensando ad un intervento eseguito sull’addome, e che prevede un taglio più o meno lungo per accedere agli organi interni della cavità addominale.

Il laparocele deriva dall’indebolimento del muscolo addominale conseguente all’incisione chirurgica e può verificarsi dopo qualsiasi procedura in cui venga ad essere incisa la parete addominale.

Più raramente deriva da lesioni traumatiche della parete addominale.

Fattori di rischio

L’ernia può nascere in individui di tutte le età, di entrambi i sessi e di tutte le etnie, ma tra le condizioni in grado di favorire lo sviluppo di laparocele si annoverano:

  • taglio longitudinale (parallelo all’asse del corpo, ovvero in senso alto/basso)
  • interventi condotti in regime d’urgenza
  • creazione di stomie
  • sviluppo di infezioni post-chirurgiche
  • malattie croniche (diabete, insufficienza renale)
  • assunzione cronica di cortisonici e/o altri immunosoppressori
  • fumo
  • obesità
  • errori chirurgici.

È più probabile che le ernie incisionali si verifichino entro tre-sei mesi dall’intervento e, soprattutto in questa fase di guarigione, qualsiasi aumento della pressione addominale, come ad esempio

  • sforzi eccessivi (talvolta inevitabili, come violenti accessi di tosse o vomito)
  • gravidanza
  • aumento di peso,

rappresenta un rischio severo; possono comunque svilupparsi anche in seguito.

Sintomi e disturbi

Il sintomo più caratteristico è la presenza di una massa (tumefazione) più o meno evidente, spesso in corrispondenza della ferita chirurgica (in alcuni pazienti è apprezzabile ad una leggera distanza); la conferma diagnostica deriva in genere dall’aumento della pressione avvertita sull’ernia durante un colpo di tosse. Come nel caso di altre ernie intestinali è in genere possibile ridurre l’ernia applicando una leggera pressione sulla stessa, che tuttavia tenderà naturalmente a fuoriuscire nuovamente al primo sforzo successivo.

Se spesso si tratta dell’unico sintomo, alcuni pazienti possono lamentare anche

Nella maggior parte dei pazienti la presenza dell’ernia rappresenta però un grosso limite all’attività fisica, a causa dei sintomi associati o in quanto precauzione per evitare peggioramenti e complicazioni.

Complicazioni

Il rischio principale è legato al possibile incarceramento dell’ernia, ovvero l’intrappolamento del viscere attraverso la zona di debolezza, che può condurre ad una pericolosa interruzione del flusso sanguigno (ernia strozzata o strangolata) che, se non rapidamente trattata, può evolvere in morte tissutale (necrosi).

Nel caso in cui l’ernia abbia origine intestinale, come succede nella quasi totalità dei casi, è altresì possibile lo sviluppo di un’ostruzione intestinale.

Diagnosi

La diagnosi è in genere prettamente clinica, basata cioè sulla visita medica (ed in particolare sull’apprezzamento dell’ernia) e sulla conferma di un precedente intervento chirurgico.

Lo specialista può eventualmente richiedere l’esecuzione di esami di imaging, come l’ecografia, per la conferma diagnostica.

In casi più severi è possibile ricorrere ad esami di secondo livello (risonanza magnetica, TAC), anche se in realtà un’ernia strangolata è un’emergenza medica che non lascia il tempo di eseguire approfondimenti.

Occasionalmente piccole ernie incisionali vengono scoperte in occasione di altri interventi chirurgici addominali richiesti per altre cause.

Cura

L’approccio terapeutico dipende da fattori quali stato di salute generale, posizione e gravità dell’ernia, attività fisica praticata, ma l’unica strada eventualmente perseguibile è la riparazione chirurgica; l’alternativa, la vigile attesa, rappresenta un’opzione solo quando non sussista il rischio di complicazioni (strozzamento) e quando l’impatto sulla qualità di vita del paziente sia limitato e tollerabile.

In generale è comunque inevitabile un progressivo aumento delle dimensioni dell’ernia nel tempo quindi, salvo controindicazioni, le ernie grandi o sintomatiche devono quindi essere riparate chirurgicamente per evitare complicazioni ed alleviare i sintomi.

L’intervento può essere eseguito a cielo aperto, con un’incisione classica che consenta al chirurgo di riparare l’ernia, oppure in laparoscopia, tecnica più recente che richiede la creazione di pochi piccoli fori in cui inserire telecamera e strumenti chirurgici.

Per un approfondimento delle tecniche si rimanda all’articolo dedicato alle ernie addominali.

Esiste purtroppo il rischio di recidiva, stimato attorno al 5-20% dei casi.

Fonti e bibliografia