La febbre in bambini ed adulti: sintomi, cause e rimedi

Ultima modifica 29.05.2019

Introduzione

La febbre consiste in un temporaneo aumento della temperatura corporea in risposta ad una malattia e/o infezione; indicativamente si considera febbre in un bambino quando la misurazione restituisce valori uguali o superiori a

  • 38.0° per via rettale,
  • 37.5° per via orale,
  • 37.2° sotto l’ascella.

Per un adulto si indica generalmente un intervallo compreso fra 37° e 37.5° a seconda del momento della giornata, verso sera infatti la febbre o comunque la temperatura corporea tende spontaneamente a salire.

Ulteriori fattori in grado di causare una variazione della temperatura corporea sono:

Per un adulto la febbre può essere di ostacolo per le normali attività quotidiane, ma raramente è motivo di preoccupazione (a meno che non raggiunga valori elevati, pari a 39.5-40°); per i bambini più piccoli e soprattutto per i neonati un valore elevato è invece più probabilmente indicativo di un’infezione grave.

La febbre, anche quando alta, rappresenta un normale meccanismo di difesa verso le infezioni, come tale deve quindi essere considerata un sintomo e non una malattia di per sé; da questo punto di vista si noti che il rischio di danni cerebrali permanenti in non si verificano a meno che la febbre non superi i 42 °C, ma un’alterazione di temperatura non trattata raramente supera i 40° (a meno che il paziente non sia eccessivamente coperto o mantenuto in un luogo troppo caldo). Nei bambini è relativamente comune osservare la comparsa di convulsioni febbrili, ma si tratta di un fenomeno transitorio non legato allo sviluppo di epilessia o a danni permanenti.

Il trattamento dipende dalla causa della febbre, ma da un punto di vista generale si ricorre in genere a farmaci antipiretici come l’ibuprofene, il paracetamolo o l’aspirina (quest’ultima non nei bambini). Quando si tenta di abbassare una febbre alta è inoltre importante:

  • non coprire il paziente con brividi,
  • rimuovere gli indumenti o le coperte in eccesso (la temperatura della stanza dovrebbe essere confortevole, non troppo calda o fredda),
  • un bagno tiepido o l’applicazione di spugnature può aiutare a ridurre la febbre (da praticare dopo la somministrazione di farmaci antifebbrili, per evitare un rialzo indesiderato),
  • evitare bagni freddi, ghiaccio o spugnature con con alcool, pratiche che raffreddano la pelle ma peggiorano la situazione causando brividi e innescando un rialzo della temperatura a livello centrale).

È infine di fondamentale importanza bere molto per evitare il pericolo disidratazione, mentre in genere non è rischioso digiunare per qualche giorno.

Immagine di due termometri digitali

iStock.com/malerapaso

Misurare la febbre

Misurare la febbre significa rilevare la temperatura corporea; se fino a poco tempo fa i termometri a mercurio erano la norma, da qualche anno sono stati vietati a causa della potenziale tossicità in caso di rottura e sostituiti da analoghi contenenti una diversa lega metallica.

I termometri elettronici sono un’alternativa valida ed economica.

Il termometro dev’essere pulito prima e dopo ogni misurazione, a prescindere da dove viene usato, per evitare che diventi potenziale fonte di contagio; quando si utilizza un termometro in vetro (a mercurio o ecologico) può essere necessario agitarlo prima della rilevazione per riportare la sostanza contenuta all’interno del bulbo, dopodiché è possibile continuare con la misurazione della febbre (con i termometri ecologici si consiglia di farlo immediatamente dopo la misurazione, quando risulta più facile abbassarlo).

Prima di procedere alla rilevazione è importante:

  • attendere almeno 1 ora a seguito di esercizio fisico o bagno caldo,
  • attendere 30 minuti dopo aver fumato, mangiato o bevuto cibo/liquidi particolarmente freddi o caldi.

La rilevazione può avvenire sostanzialmente in 3 differenti posizioni:

  • BoccaIl termometro dev’essere posto sotto la lingua, tenendo la bocca chiusa e respirando con il naso.
  • RettoQuesta metodologia è più che altro usata per i bambini o per coloro che non sono in grado di tenere il termometro in bocca; è possibile eventualmente applicare della vasellina sul bulbo del termometro per facilitarne l’inserimento per circa 2 cm all’interno del retto.  È importante che il paziente stia più fermo possibile durante la misurazione per evitare incidenti, per questo nel caso di neonati si consiglia l’uso di termometri digitali a punta flessibile.
  • AscellaLa terza alternativa prevede il posizionamento del termometro sotto l’ascella, con il braccio chiuso sul corpo a tenerlo in posizione. Richiede di norma qualche istante in più per una corretta misurazione.

Termometri da orecchio e da fronte

Questa tipologia di termometri è sempre più diffusa grazie alla progressiva diminuzione dei prezzi e aumento dell’affidabilità; per quanto riguarda gli auricolari sono stati talvolta segnalati problemi nell’accuratezza dei risultati quando il paziente è affetto da otite.

Cause

La febbre è innanzi tutto un importante meccanismo di difesa messo in atto dall’organismo contro le infezioni con 3 obiettivi principali:

  1. rendere più difficile la proliferazione batterica e virale, generalmente ottimale a circa 37°,
  2. manifestare un segnale chiaro di allarme che renda evidente lo stato di malessere,
  3. attivare se necessario il sistema immunitario.

Praticamente ogni infezione è quindi potenzialmente in grado di provocare febbre, tra le più comuni possiamo ricordare:

Anche le malattie autoimmuni possono essere causa di febbre, ricordiamo per esempio artrite reumatoide, morbo di Crohn e lupus eritematoso.

In altre situazioni alcuni farmaci possono essere causa di aumento della temperatura corporea (alcuni antibiotici, antistaminici, medicinali per le convulsioni); un caso particolare è rappresentato dai vaccini dell’età infantile, che spesso possono causare la comparsa di una leggera febbre nei 2-3 giorni seguenti l’iniezione e che tende a risolversi spontaneamente.

Situazioni più rare sono invece quelle in cui la febbre può essere la prima manifestazione chiara di una forma tumorale, per esempio per i linfomi Hodgkin e non Hodgkin, leucemia.

Non dimentichiamo infine che talvolta una lieve alterazione è semplicemente dovuta a una reazione del corpo a vestiti troppo pesanti, all’attività fisica, …

Sintomi

A seconda della causa alla base della febbre potrebbero verificarsi anche i seguenti sintomi:

Valori di febbre particolarmente elevati potrebbero essere collegati anche ai seguenti sintomi:

Febbre alta: i pericoli

In genere la febbre di per sé non è causa di danni cerebrali, a meno che la temperatura non diventi superiore a 42°; gli aumenti di temperatura dovuti alle infezioni raramente aumentano oltre i 40.5°, anche se non trattate, a meno che il paziente non sia eccessivamente coperto o l’ambiente non sia particolarmente caldo.

Più comuni sono invece le convulsioni febbrili nei bambini; circa 1 bambino su 25 almeno una volta le ha manifestate, principalmente tra i 6 mesi ed i 5 anni, anche se in genere il primo attacco compare prima dei 3 anni. Più alta è l’età del primo attacco e minore è la probabilità che questo si ripeta.

Durante la convulsione il piccolo paziente potrebbe perdere conoscenza e contrarre involontariamente muscoli volontari per esempio di gambe e braccia. Più raramente il corpo, magari solo in alcune parti, diventa rigido (per esempio una gamba). Di norma questi attacchi non superano i 2 minuti, ma l’intervallo va da pochi secondi ad oltre 15 minuti in rari casi. Anche se particolarmente impressionanti le convulsioni febbrili difficilmente comportano pericoli reali: i rischi maggiori sono legati alla possibilità di trauma all’inizio dell’attacco ed all’eventualità che della saliva vada per traverso.

La maggior parte dei bambini colpiti da convulsioni febbrili presentano febbre pari o superiore a 39°, e si manifestano principalmente durante il primo giorno di febbre.

I bambini soggetti a convulsioni febbrili non sono da considerarsi epilettici e non esistono evidenze che leghino gli attacchi, anche se prolungati, a danni cerebrali permanenti. A parte condizioni particolari (ritardi mentali, per esempio) la probabilità che in futuro si manifesti epilessia e di 1 su 100.

In caso di attacco è necessario sforzarsi di mantenere la calma, poggiare il bambino per terra lontano da mobili od altri oggetti e per evitare rischi di soffocamento la posizione ideale sarebbe su un fianco.

Posizione di sicurezza per convulsioni da febbre

Posizione di sicurezza per convulsioni da febbre (https://it.wikipedia.org/wiki/Posizione_laterale_di_sicurezza)

A seguito di crisi è necessario procedere immediatamente a visita medica, recandosi in Pronto Soccorso se la durata fosse superiore ai 10 minuti.

Quando chiamare il medico

Bambini

Quando si parla di bambini è necessario rivolgersi al pediatra in qualsiasi caso di dubbio, in particolar modo per i più piccoli: le linee guida americane suggeriscono di contattarlo se il paziente

  • ha meno di 3 mesi ed una temperatura interna superiore ai 38° (necessità di verifica immediata),
  • ha fra i 3 e 12 mesi ed una temperatura interna superiore ai 39°,
  • è più piccolo di 2 anni e la febbre dura da più di 24-48 ore,
  • è più grande di 2 anni e la febbre persiste da 3 giorni.

Richiede invece assistenza immediata il bambino che:

  • piange e non riesce a tranquillizzarsi,
  • presenta convulsioni o non è in grado di muovere un braccio od una gamba (pericolo di comparsa),
  • fatica a respirare,
  • vomita senza soluzione di continuità e/o presenta sintomi di disidratazione.

Adulti e bambini

Per qualsiasi tipologia di paziente è necessario ricorrere al parere medico nelle seguenti situazioni:

  • in ogni caso per febbre superiore ai 40.5°,
  • un adulto con febbre che non passa da almeno 2 giorni,
  • presenza di ulteriori sintomi che richiedono trattamento, come
  • la febbre, anche se molto leggera, persiste da una settimana o più,
  • sussistano particolati problemi di salute come
  • sia stato recentemente fatto un vaccino,
  • siano presenti manifestazioni cutanee,
  • sia presente dolore mentre si urina,
  • sia di recente tornato da un viaggio, in particolar modo da Paesi del terzo mondo.

Richiede immediato intervento ospedaliero il paziente, adulto o bambino, che:

  • non riesce a restare sveglio,
  • manifesta un forte stato confusionale,
  • non è in grado di camminare,
  • ha gravi difficoltà respiratorie (dispnea),
  • ha labbra, lingua o unghie blu (cianosi),
  • sia presente un mal di testa particolarmente severo,
  • sia presente un severo torcicollo,
  • manifesti convulsioni.

Cura e terapia

Un semplice raffreddore od altra forma influenza potrebbe provocare febbre anche piuttosto alta, ma non necessariamente questo è segnale di situazione grave per l’incolumità del malato, al contrario esistono condizioni molto più pericolose in grado di manifestarsi con poche linee o addirittura senza febbre.

Escluse patologie che richiedano trattamenti specifici, indichiamo quindi una sorta di linea guida da seguire in caso di febbre.

Quando ci si trova di fronte a temperature non particolarmente elevate potrebbe essere sufficiente riposo e idratazione (bere molto), parallelamente ad una vigile attesa.

Quando si parla di bambini si possono ragionevolmente escludere complicazioni se il piccolo paziente:

  • mostra voglia di giocare,
  • mangia e beve regolarmente,
  • è attento e sorridente,
  • ha un colorito naturale,
  • si riprende non appena la temperatura diminuisce.

In presenza di

si dovrebbe invece agire in modo più incisivo per abbassare la febbre, avendo cura di:

  • non fasciare o coprire eccessivamente il paziente,
  • mantenere la temperatura della stanza nè troppo calda nè troppo fredda.

Utile invece:

  • incoraggiare il bambino a bere molti liquidi, possibilmente non zuccherati,
  • non forzarlo a mangiare.

Per quanto riguarda i farmaci si consiglia di attenersi scrupolosamente a quanto indicato dal medico/pediatra/farmacista, in generale si ricorda che:

  • Paracetamolo (Tachipirina®, Efferalgan®, Acetamol®, …) ed ibuprofene (usato più per i bambini che per gli adulti, sotto forma di sciroppi tra cui Nurofen®, Antalfebal®,…) aiutano a ridurre la febbre e, solo dietro parere medico, possono essere associati.
    • Il paracetamolo si assume di norma ogni 4-6 ore, a seconda della dose,
    • mentre l’ibuprofene si somministra ogni 6-8 ore, ma raramente nei bambini al di sotto dei 6 mesi di età.
  • L’acido acetilsalicilico (Aspirina®, Vivin C, …) è molto efficace per ridurre la febbre, ma senza il consiglio medico non deve MAI essere usata nei bambini al di sotto dei 16 anni.
  • È importante somministrare la dose corretta di farmaco, in bambini ed adulti, per rendere efficace il rimedio senza rischio di sovradosaggio.

Durante la febbre è infine importante:

I rimedi della nonna

Molte mamme ricorrono ancora ai rimedi popolari, come per esempio:

  • spugnature di acqua tiepida,
  • bagni freddi, ghiaccio od impacchi di alcol.

In realtà non sono sono inefficaci, ma spesso possono sortire l’effetto contrario, aumentando brividi e senso di freddo.

Approfondimenti e fonti

Articoli Correlati

Domande e risposte
  1. Domanda -

    Mio figlio 17enne ha la febbre a 39.7, tonsille gonfie e difficoltà respiratorie. Gli è cominciato stasera tutto all’improvviso.
    Gli abbiamo date bentelan intanto abbiam chiamato la guardia medica può essere grave grazie

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo) -

      Salve, difficile esprimere la gravità del quadro senza visitare una persona, Probabilmente ha una infezione delle vie aeree o una tonsillite, ma ha fatto bene a chiedere un consulto medico. saluti

  2. Domanda -

    Meglio Nurofen o Tachipirina per abbassare la febbre nei bambini?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Il profilo di efficacia e possibili effetti collaterali e per molti versi sovrapponibile (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5306275/); tendenzialmente ibuprofene dovrebbe essere probabilmente preferibile in quanto a efficacia nell’abbassare febbri molto elevate, ma si raccomanda di far bere molto il bambino per evitare di dare fastidio ai reni.