Ipoglicemia e iperglicemia nel diabete: sintomi, cause e valori

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 6 maggio 2019

Introduzione

La sfida che quotidianamente si trovano ad affrontare i soggetti affetti da diabete è quella di tenere sotto controllo la glicemia, ossia la quantità di zucchero nel sangue; nel paziente diabetico la tendenza è ovviamente quella di avere una glicemia troppo alta (iperglicemia), ma è altrettanto se non più pericolosa la condizione opposta, ossia una glicemia troppo bassa (ipoglicemia).

Nella popolazione sana è molto raro che la glicemia resti stabilmente sotto i 60 mg/dl o sopra i 100 mg/dl a digiuno, anche se in realtà esistono casi di questo tipo che non presentano alcun tipo di sintomo; nella prima infanzia la glicemia può essere un po’ più bassa, sebbene comunque superiore a 60 mg/dl dopo il periodo neonatale (in cui non è raro rilevare valori da neonati perfettamente in salute addirittura fino a 27 mg/dl fin dal primo giorno di vita).

Vediamo quindi cause, sintomi e rimedi di situazioni in cui nel paziente diabetico ci allontaniamo eccessivamente da questi valori di normalità.

Fotografia di un glucometro appoggiato sull'esito di un esame del sangue per la glicemia

iStock.com/simpson33

Ipoglicemia

L’ipoglicemia si verifica quando non è presente abbastanza glucosio nel sangue.

Il prefisso “ipo” di ipoglicemia ha origine greca e significa “sotto”, mentre “glicemia” deriva dai termini “γλυκύς” e “αἷμα”, significanti rispettivamente “dolce” (perciò “zucchero”) e “sangue”, sempre dal greco.

La definizione di valore minimo può variare in funzione della definizione che si desidera usare, che può tenere conto di:

  • media della popolazione sana,
  • probabilità di comparsa di segni e/o sintomi,
  • risposta metabolica.

Nel paziente diabetico viene in genere fissato come limite minimo un valore pari a 70 mg/dL.

Causa

L’ipoglicemia di solito si verifica nei pazienti in terapia con insulina o con altri farmaci e può essere causata da:

  • un eccesso di insulina, in questo caso è anche definita shock insulinico,
  • farmaci (tipicamente si tratta di un pericoloso effetto collaterale di sulfaniluree e meglitinidi),
  • alimentazione insufficiente (in particolare relativamente all’apporto di carboidrati),
  • ritardo nell’assunzione del pasto,
  • lavoro fisico o attività sportiva eccessiva,
  • stress,
  • malattie e in particolare la febbre,
  • eccesso alcool, soprattutto se consumato a stomaco vuoto.

Sintomi

I principali sintomi dell’ipoglicemia, che possono verificarsi tutti o solo in parte, sono:

Ricerche sperimentali su adulti sani hanno dimostrato che la capacità mentale cala in modo rilevabile se i valori di glicemia scendono al di sotto dei 65 mg/dl; valori inferiori ai 54 mg/dl scatenano meccanismi ormonali di difesa (adrenalina e glucagone).

Se non viene curata, l’ipoglicemia può causare perdita di conoscenza e/o convulsioni.

Alcuni pazienti, al contrario, non avvertono alcun sintomo: in questi casi devono basarsi unicamente sull’esame della glicemia per scoprire se si trovano a rischio di ipoglicemia e prendere così i necessari provvedimenti.

Rimedi

In caso di glicemia bassa in genere viene consigliato di bere/mangiare immediatamente qualcosa che contenga zuccheri rapidamente disponibili, ad esempio:

  • succo di frutta o una bevanda gassata dolce,
  • un cucchiaio di zucchero o di miele,

A questo punto si attendono 15 minuti per poi controllare nuovamente la glicemia, in caso di livelli ancora bassi si assume nuovamente zucchero per poi ripetere il dosaggio dopo ulteriori 15 minuti e così via fino a risoluzione della crisi.

Se al pasto successivo manca più di un’ora di distanza è infine consigliabile fare uno spuntino per mantenere il livello di glucosio stabile, per esempio con cracker o un pezzo di frutta.

In caso di grave crisi ipoglicemica si ricorre all’iniezione di glucagone, un ormone in grado di provocare un immediato aumento dei valori; in genere questo viene praticato da un famigliare, perchè il paziente potrebbe non essere più in grado di procedere autonomamente.

Ipoglicemia non diabetica

L’ipoglicemia non diabetica, che si verifica cioè in pazienti non affetti da diabete, è una condizione rara che può essere classificata in due possibili forme:

  • ipoglicemia reattiva, che si verifica entro poche ore dal consumo di un pasto,
  • ipoglicemia a digiuno, che può essere correlata a una qualche malattia.

Le due situazioni presentano ovviamente cause diverse; nel caso di ipoglicemia reattiva gli eventi scatenanti non sono ancora stati del tutto chiariti, ma è generalmente l’abbassamento delle concentrazioni di glucosio avviene in risposta ad un eccessivo rilascio in circolo di insulina e può essere per esempio dovuto a:

  • condizione di pre-diabete,
  • chirurgia dello stomaco, che causa un passaggio troppo rapido del cibo verso l’intestino, dove avviene l’assorbimento di zucchero,
  • rare carenze enzimatiche.

Per quanto riguarda invece gli episodi di ipoglicemia a digiuno questi possono essere innescati da:

  • farmaci (aspirina, sulfamidici, chinino, …),
  • alcolici (soprattutto in caso di binge-drinking un consumo occasionale ma esagerato),
  • alterazioni ormonali,
  • tumori pancreatici.

il trattamento d’elezione dipende ovviamente dalla causa, ma spesso alcuni accorgimenti possono rendere meno frequenti gli episodi.

Ask your doctor or dietitian whether you need to change your diet. The following type of diet may help you:

  • consumo di 5-6 piccoli spuntini al posto dei 2-3 pasti tradizionali,
  • seguire una dieta varia, sana e ricca di fibre,
  • limitare gli alimenti ad alto contenuto di zuccheri semplici.

Iperglicemia

Quando c’è troppo glucosio nel sangue si verifica la cosiddetta iperglicemia.

Iperglicemia è una parola formata dal prefisso di origine greca “iper” (ὑπέρ) che significa semplicemente “sopra”.

È difficile individuare e definire dei livelli massimi, ma è possibile affermare che la diagnosi di diabete viene posta in caso di

  • glicemia a digiuno superiore a 126 mg/dL,
  • oppure un valore preso a caso durante la giornata superiore a 200 mg/dL;

nel paziente diabetico l’obiettivo terapeutico viene individuato e personalizzato in base a numerosi fattori (età, stato di salute, …), ma:

  • tendenzialmente livelli cronicamente superiori ai 180-210 mg/dL sono causa di complicazioni d’organo sul lungo periodo,
  • eventuali sintomi possono tuttavia non comparire fino a livelli superiori, attorno a circa 250-300 mg/dL.

Cause

Tra i principali fattori di rischio alla base dello sviluppo di iperglicemia del paziente diabetico ricordiamo:

  • alimentazione eccessiva,
  • consumo di dolci,
  • mancata assunzione dei farmaci antidiabetici,
  • somministrazione insufficiente di insulina,
  • malattie,
  • stress,
  • scarso esercizio fisico.

Il paziente non diabetico è invece associato ad un maggior rischio di manifestare iperglicemia in caso di:

che sono ovviamente i classici fattori di rischio per lo sviluppo di diabete.

Sintomi

Purtroppo si tratta di una condizione che fino a valori molto elevati potrebbe rimanere del tutto asintomatica; quando presenti, tra i sintomi dell’iperglicemia ricordiamo:

Se persistente nel tempo possono comparire ulteriori sintomi, come ad esempio:

Se non viene curata può sfociare nel coma.

Rimedi

In caso di iperglicemia potrebbe essere necessario rivalutare la terapia prescritta e/o la dieta seguita, nonché migliorare quando possibile lo stile di vita.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    92 a digiuno, cosa ne dice?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sembra ottimo, ma va sempre inquadrato nel contesto generale (stato di salute, storia clinica, età, …).

  2. Anonimo

    Lo stress può influire sulla glicemia? Mia mamma è diabetica di tipo 2 ed è da sempre molto ansiosa, ma mi dà l’idea che quando si agita anche la glicemia salga di conseguenza.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      In letteratura non esistono ancora prove certe in tal senso (http://www.diabete.com/quali-fattori-nella-vita-quotidiana-influenzano-la-glicemia/), ma le confermo che praticamente tutti gli operatori sanitari le confermeranno di aver visto personalmente effetti simili.

      Nel mio piccolo posso dirle che in pazienti con situazioni simili a quella descritta ho visto prescrivere da parte dei rispettivi medici di famiglia dei blandi ansiolitici, ottenendo miglioramenti sia sulla qualità di vita che sul controllo della glicemia.