Infezioni da Klebsiella: cause, sintomi e pericoli

Ultima modifica 15.10.2020

Introduzione

I batteri gram negativi del genere Klebsiella fanno parte della famiglia delle Enterobacteriaceae, comprendente un gruppo di microrganismi che occupano normalmente la mucosa respiratoria e l’intestino umano, oltre che numerosi altri ambienti presenti in natura.

Le infezioni determinate da Klebsiella sono generalmente contratte in ambito ospedaliero, attraverso il contatto:

  • con superfici contaminate (sponde del letto, comodini, maniglie delle porte, telefoni, …);
  • interpersonale (da paziente a paziente o tramite personale sanitario).

Il contagio può tuttavia avvenire anche attraverso:

  • rapporti sessuali,
  • trasmissione materno-fetale (durante la gravidanza).

Le infezioni si presentano più spesso negli individui con un sistema immunitario compromesso e in questi pazienti i batteri del genere Klebsiella determinano principalmente:

A seconda del sito d’infezione possono comparire sintomi di diversa natura, quali ad esempio:

La coltura del sangue e\o dei tessuti infetti è di fondamentale importanza nell’iter diagnostico, mentre altri tipi di accertamenti strumentali, come ecografia, radiografia, tomografia computerizzata, sono eventualmente condotti in base al tipo di infezione.

Il trattamento si avvale della somministrazione di antibiotici, sulla base dei risultati ottenuti nelle prove di sensibilità locale, evidenziati all’antibiogramma; negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad un aumento dei ceppi di Klebsiella resistenti alla terapia per cui, in alcuni casi, come nelle polmoniti da K. pneumoniae acquisite in strutture sanitarie, le opzioni terapeutiche disponibili risultano limitate e questo conduce ad un tasso di mortalità che può superare il 50% nei pazienti vulnerabili, nonostante la somministrazione di farmaci antibatterici.

Capsula di Petri con una coltura di Klebsiella

iStock.com/Scharvik

Cause e diffusione

I batteri gram negativi del genere Klebsiella fanno parte della famiglia delle Enterobacteriaceae; si tratta di batteri

  • patogeni (in grado di causare infezioni)
  • opportunisti (proliferano soprattutto in caso di difese immunitarie compromesse),
  • onnipresenti in natura,

che nell’uomo si localizzano normalmente nella mucosa respiratoria e nell’intestino.

Il sistema immunitario delle persone in buona salute è normalmente in grado di prevenire l’insorgenza di un’eccessiva proliferazione batterica, che risulta invece più comune soprattutto in ambito sanitario, nei pazienti:

  • Ospedalizzati (specialmente se sottoposti ad interventi chirurgici che abbiano richiesto un lungo periodo di degenza o se ricoverati in terapia intensiva);
  • Affetti da gravi malattie concomitanti;
  • Sottoposti a cicli di terapie antibiotiche;
  • Con un sistema immunitario compromesso (come in presenza di diabete, alcolismo, patologie neoplastiche);
  • Soggetti all’uso di strumenti ospedalieri o a procedure mediche invasive (come ad esempio utilizzo di cateteri endovenosi e ventilazione artificiale);
  • Gestiti in maniera inadeguata in corso di infezione.

In questi individui la Klebsiella è in grado di superare i meccanismi di difesa immunitaria normalmente scatenati dall’ospite, determinando così la comparsa di un processo infettivo.

Le specie maggiormente patogene, associate a malattie che colpiscono l’uomo, sono:

  • Klebsiella Pneumoniae (comprendente le sottospecie K. Ozaenae e K. Rhinoscleromatis);
  • Klebsiella Oxytoca;
  • Klebsiella Granulomatis.

Trasmissione e contagio

Le infezioni da Klebsiella tendono a colpire pazienti il cui sistema immunitario risulti indebolito, per esempio a causa di malattie debilitanti e/o croniche.

Perché si verifichi un’infezione è necessario che organi e tessuti specifici vengano in contatto con questo microrganismo (per esempio, è necessaria la penetrazione di Klebsiella nelle vie respiratorie affinché si verifichi una polmonite, o il suo passaggio nel sangue perché si verifichi un’infezione sanguigna).

Ciò può avvenire attraverso:

  • Il contatto interpersonale negli ambienti ospedalieri (da paziente a paziente o da operatorie sanitario a paziente);
  • Il contatto del paziente alcune superfici (maniglie delle porte, sponde del letto telecomandi, …).

È quindi particolarmente importante che gli ambienti ospedalieri siano sanificati e che il personale sanitario, oltre a rispettare l’igiene delle mani, sia dotato di guanti e tutine monouso quando entra in stanze in cui si trovano pazienti con patologie correlate al batterio.

È possibile osservare la trasmissione del batterio anche tramite:

  • Rapporti sessuali;
  • Trasmissione materno-fetale.

Sintomi

Infezioni del tratto urinario

Si tratta di infezioni simili a quelle causate da altri patogeni e frequenti nei pazienti sottoposti all’utilizzo del catetere; sono accompagnate dal corteo sintomatologico tipico di queste patologie (cistiti, uretriti, pielonefriti) che comprende:

Polmonite

La polmonite da Klebsiella è un’evenienza rara e molto grave, diffusa maggiormente tra i diabetici, gli alcolisti cronici o nei pazienti affetti da malattia broncopolmonare cronica.
La condizione è accompagnata da un processo di necrosi, infiammazione ed emorragia tissutale che può risultare fatale.

Esordisce con:

  • Febbre
  • Brividi
  • Tosse (con espettorato marrone scuro o gelatinoso di colore rosso ribes).

Successivamentei l quadro clinico può complicarsi con la comparsa di:

  • Ascessi (raccolte di pus a livello del polmone o nella membrana localizzata tra i polmoni)
  • Empiema (raccolta di pus nello spazio pleurico).

Nonostante l’attuazione di terapie appropriate, il tasso di mortalità rimane purtroppo molto elevato (circa il 50% ma, specialmente negli alcolisti e nei soggetti con batteriemia, può raggiungere percentuali drammaticamente più elevate).

Rinoscleroma

Il rinoscleroma è un processo infiammatorio delle vie aeree superiori che riguarda soprattutto la parte superiore della faringe (gola e naso); si caratterizza per la comparsa di

  • secrezioni nasali purulente
  • formazione di croste e noduli (di colorito roseo o giallastro, consistenza lignea, ma facilmente incidibili) che spesso causano ostruzione respiratoria.

I reperti istologici e i risultati ottenuti dall’emocultura risultano dirimenti per la diagnosi.

Ozena

L’ozena è una particolare forma di rinite cronica, caratterizzata da una marcata atrofia della mucosa nasale; la moltiplicazione del microrganismo all’interno delle cavità nasali, può essere causa della comparsa di cattivo odore che spesso comporta l’emarginazione sociale del paziente, che lamenta spesso anche:

Batteriemia

La batteriemia è il termine medico che indica la presenza di batteri nel sangue; in particolar modo la specie Klebsiella Oxytoca è stata associata a batteriemia neonatale (che riguarda soprattutto i neonati prematuri). L’ingresso dei batteri nel torrente circolatorio può complicarsi e causare:

È purtroppo associata molto spesso a conseguenze letali.

Diagnosi

L’infezione da Klebsiella è sospettata, sulla base dell’anamnesi, nei pazienti ad alto rischio (affetti da malattie debilitanti o sottoposti a lunghi periodi di degenza).

La diagnosi richiede:

  • L’esecuzione di un esame colturale su sangue, espettorato, secrezioni polmonari, urine o campioni di tessuto infetto.
  • Altri esami diagnostici (di laboratorio o strumentali) possono essere richiesti in base al tipo di infezione.
  • L’esecuzione dell’antibiogramma, una volta stabilito il batterio responsabile dell’infezione, consente di stabilire quale antibiotico risulti più efficace per il singolo paziente.

Cura

La terapia è specifica e basata sui risultati di sensibilità ottenuti all’antibiogramma (tuttavia una terapia antibiotica empirica, ad ampio spettro, può essere utilizzata ancor prima di ottenere i risultati dell’antibiogramma, qualora si sospetti una batteriemia).

Negli ultimi anni, purtroppo, un gran numero di questi microrganismi ha sviluppato resistenza agli antibiotici, per cui la terapia può risultare di lunga durata e non sempre risolutiva.

Fra gli antibiotici più utilizzati (anche in combinazione tra loro) vi sono:

  • Cefalosporine di terza generazione
  • Carbapenemi
  • Aminoglicosidi
  • Chinoloni.

Nei pazienti vulnerabili, nonostante la somministrazione di farmaci antibatterici, può rendersi spesso necessario un trattamento chirurgico, per il drenaggio di un ascesso polmonare.

Fonti e bibliografia

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