Fotofobia: significato, cause, sintomi, pericoli e cura

Ultima modifica 29.05.2019

Introduzione

La fotofobia è un’eccessiva sensibilità alla luce che provoca

  • dolore,
  • sensazione di fastidio
  • e bruciore agli occhi.

Il termine deriva dal greco

  • φῶς (phōs), che significa “luce”,
  • e φόβος (phóbos), che significa “paura”.

La fotofobia è un sintomo e non una malattia, per questo motivo può essere ritrovato in moltissime condizione mediche; più comunemente si tratta di un sintomo tipico delle malattie oculari, ma in alcuni casi può essere anche espressione di patologie del sistema nervoso, come l’emicrania.

Il paziente fotofobico esprime già i suoi sintomi alla luce naturale, ma questi sono esacerbati dall’esposizione a un’intensità luminosa maggiore, come un flash o i raggi solari; per questo motivo chi soffre di fotofobia trova spesso conforto nella penombra e nelle stanze buie.

In accompagnamento al disturbo il paziente può lamentare anche:

  • dolore oculare,
  • vista offuscata,
  • sensazione di corpo estraneo,
  • arrossamento congiuntivale,
  • prurito agli occhi,
  • lacrimazione eccessiva o, al contrario, secchezza oculare.

Per la diagnosi, è bene sempre rivolgersi al proprio medico che, dopo un’attenta visita, può avvalersi di specifici esami e dell’aiuto di specialisti, come l’oculista o il neurologo. Essendo un sintomo il trattamento per risolvere completamente la fotofobia è quello di curare la patologia sottostante che l’ha provocata. Rimedi temporanei possono essere l’utilizzo di lenti fotocromatiche, di occhiali da sole a lenti polarizzate o di particolari lenti a contatto protesiche.

Donna che si ripara con una mano dalla luce solare

iStock.com/klebercordeiro

Cause

La fotofobia può essere causata da diverse condizioni mediche, nella maggior parte dei casi correlate all’occhio e meno frequentemente al sistema nervoso o altro.

Tra le malattie oculari che più frequentemente provocano fotofobia ricordiamo

Un’altra condizione che spesso si manifesta con fotofobia è l’irritazione con l’occhio, dovuta alle più svariate cause, come uno scorretto uso delle lenti a contatto o l’eccessivo sfregamento. La causa più comune dovuta a un interessamento del sistema nervoso che si manifesta frequentemente con fotofobia è invece l’emicrania.

Di seguito vengono elencate tutte le condizioni mediche che si possono manifestare con fotofobia, suddivise in patologie oculari, patologie del sistema nervoso e altre cause.

Sintomi

La fotofobia si manifesta con un senso di disagio che viene descritto in modo soggettivo dai pazienti, in molti casi viene lamentato un dolore, una sensazione di fastidio o un bruciore agli occhi.

La fotofobia si manifesta già all’intensità della luce naturale, ma i sintomi possono aumentare con l’esposizione ad una luce più forte, come ad esempio un flash o quando i raggi solari colpiscono direttamente gli occhi. In genere, chi soffre di fotofobia trova spesso sollievo nella penombra e nelle stanze buie.

A seconda della causa la fotofobia può associarsi a diversi altri sintomi e, poiché la maggior parte delle cause rientrano tra le patologie oculari, più di frequente l’intolleranza alla luce può accompagnarsi a

  • dolore oculare, che può andare da lieve a grave,
  • vista offuscata,
  • sensazione di corpo estraneo,
  • arrossamento congiuntivale,
  • prurito agli occhi,
  • lacrimazione eccessiva o, al contrario, secchezza oculare,
  • secrezioni oculari.

Una condizione che frequentemente si associa a fotofobia è l’emicrania, una patologia neurologica cronica caratterizzata da ricorrenti cefalee. In questo caso, l’intolleranza alla luce si associa a

  • mal di testa (più frequentemente monolaterale e pulsante, di intensità moderata-grave),
  • scotoma scintillante (zona di alterazione parziale nel campo visivo che “sfarfalla” e rende offuscata una parte del campo visivo),
  • irritabilità,
  • difficoltà di concentrazione,
  • nausea e vomito,
  • fonofobia (Intolleranza ai suoni).

In alcuni casi la fotofobia può essere uno dei primi segni di un problema al sistema nervoso centrale più grave, che richiede l’intervento urgente di un medico, come la meningite o l’encefalite. In questi casi, la fotofobia può manifestarsi associata a:

Diagnosi

La fotofobia è un sintomo estremamente aspecifico e comune a numerosissime patologie. La diagnosi si basa su un inquadramento generale del sintomo, attraverso

  • anamnesi e descrizione del sintomo,
  • esame obiettivo (sia generico che oculistico e neurologico),
  • eventualmente esami laboratoristici o di imaging.

Durante l’anamnesi il medico cerca di contestualizzare il sintomo con la storia clinica del paziente. Durante questa fase s’indagano eventuali patologie già presenti nel paziente e/o l’assunzione di alcuni farmaci che possano rendere conto dell’insorgenza della fotofobia. È importante per la diagnosi che il paziente descriva attentamente il sintomo, raccontando al medico le sue caratteristiche generali, se insorge in qualche momento particolare della giornata o a riposo e se sia associato ad altri sintomi.

Una parte fondamentale del percorso diagnostico è l’esame obiettivo che, data la frequenza di patologie oculari e neurologiche associate alla fotofobia, contemplerà anche un esame obiettivo oculistico e neurologico. Se il medico lo ritiene opportuno, può avvalersi della consulenza di visite specialistiche, che il più delle volte coinvolgono l’oculista e/o il neurologo.

Possono essere anche prescritti esami laboratoristici, sia generici, come un emocromo, che più specifici, come il dosaggio ematico di alcuni ormoni o la valutazione di specifici anticorpi. In alcuni casi vengono anche prescritti alcuni esami di imaging adatti alla malattia che si sospetta essere causa della fotofobia, come

Cura e rimedi

Il trattamento della fotofobia non può prescindere dalla corretta individuazione e possibilmente risoluzione della causa sottostante.

Rimedi temporanei per alleviare il senso di fastidio alla luce sono

  • ricorrere a speciali lenti fotocromatiche, che diventano automaticamente scure quando vengono esposte all’aperto e in ambienti particolarmente luminosi,
  • utilizzo di occhiali da sole con lenti polarizzate o di speciali lenti a contatto protesiche, che riducono la quantità di luce che arriva all’occhio.

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati