Flemmone: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 30.09.2020

Introduzione

Il flemmone è un’infiammazione acuta del tessuto connettivo cellulare-adiposo lasso che circonda i vari organi, con presenza di materiale purulento (pus) scarsamente delimitato nei vari piani anatomici.

La parola flemmone deriva dal greco “flegmone” che significa calore ardente, ad indicare uno dei sintomi locali che si presentano in questa condizione.

Il flemmone è un processo infiammatorio acuto, che insorge a causa di un’infezione localizzata che può estendersi sino a creare quadri particolarmente gravi di gangrena tissutale (morte dei tessuti). La causa infettiva prevede la presenza di batteri quali stafilococchi, streptococchi o anaerobi.

Il quadro clinico è caratterizzato da sintomi locali e sistemici.

I sintomi locali sono essenzialmente:

  • Arrossamento ed edema (gonfiore) della zona colpita
  • Dolore piuttosto vivo, accentuato dalla palpazione della parte coinvolta

I sintomi sistemici si associano ai quadri di flemmone più gravi ed estesi e prevedono:

La diagnosi si avvale dell’anamnesi e dell’esame obiettivo mirato al riconoscimento dei segni e dei sintomi che delineano il quadro clinico, eventualmente seguiti da esami del sangue e strumentali radiologici come l’ecografia, la TC e la risonanza magnetica.

Il trattamento prevede un approccio duplice, medico e chirurgico:

  • Il primo si avvale dell’assunzione di antibiotici, antinfiammatori e antidolorifici;
  • il secondo consiste nella toilette e nel drenaggio chirurgico del flemmone e della sua raccolta purulenta, da riservare ai casi più gravi che non hanno avuto un’evoluzione positiva dopo un primo approccio medico.

Causa

La principale causa di flemmone prevede un’infezione acuta a carico del tessuto connettivo lasso che può essere:

  • Superficiale come quello presente a livello sottocutaneo
  • Profondo, che a sua volta può essere classificato come:

Gli agenti patogeni più frequentemente coinvolti nello sviluppo di un flemmone sono varie specie di stafilococchi, streptococchi o pneumococchi, tutti batteri piogeni, ovvero in grado di generare raccolte purulente richiamando nel sito di infezione un notevole numero di globuli bianchi (leucociti).

Il processo infiammatorio può originare da un’iniziale ferita che tende ad infettarsi: i batteri penetrano nell’organismo dall’esterno attraverso le microlesioni ed iniziano a moltiplicarsi richiamando i leucociti e altre cellule immunitarie e sostanze mediatrici dell’infiammazione; il processo così innescato tende a diffondersi rapidamente nei tessuti od organi coinvolti con danni spesso ingravescenti.

La diffusione del processo infettivo-infiammatorio nel contesto del tessuto connettivo coinvolto è notevole e vi è scarsa capacità dell’organismo di delimitare tale processo.

Questa è la differenza sostanziale con l’ascesso o l’empiema, dove invece la raccolta purulenta tende ad organizzarsi e delimitarsi in spazi anatomici neoformati o pre-esistenti.

Tuttavia, nel corso della sua evoluzione, anche il flemmone può dar luogo ad ascessi piuttosto estesi o a vera propria necrosi con distruzione dei tessuti coinvolti e formazione di ulcere.

A seconda del tipo di flogosi sviluppata, i flemmoni possono classificarsi in:

  • Suppurativi: causati da batteri piogeni (stafilococchi e streptococchi) che raggiungono il tessuto connettivo attraverso le microlesioni di ferite infetti o per diffusione da focolai infettivi già esistenti nell’organismo.
  • Gangrenosi: causati soprattutto da batteri di tipo streptococco o anaerobi, che per via del loro alto potere tossico tendono a provocare una vera e propria necrosi tessutale.

Proprio quest’ultima tipologia di flemmone è la più grave, poiché in caso di particolare virulenza microbica associata a condizioni immunitarie carenti come per altra patologia pre-esistente, si viene ad avere una particolare invasività e diffusione del processo infiammatorio sino ad arrivare al catastrofico quadro della gangrena gassosa.

Sintomi

Il flemmone è caratterizzato da un notevole grado di

  • iperemia (arrossamento),
  • edema (gonfiore),
  • sensazione di calore o bruciore della parte coinvolta.

La parte colpita, quando superficiale (tessuto connettivo sottocutaneo), può inoltre presentare delle striature arrossate che rappresentano il coinvolgimento dei vasi linfatici regionali che portano l’infiammazione sino ai linfonodi regionali con comparsa di adenopatie (infezione di linfonodi che appariranno anch’essi ingrossati, tumefatti e dolenti alla palpazione).

Questo processo locale si traduce a livello sistemico in sintomi quali:

  • Iperpiressia e febbre
  • Cefalea
  • Astenia e malessere generalizzato
  • Inappetenza
  • Limitazione funzionale della parte colpita

Quando il flemmone non rimane circoscritto, ma al contrario tende a diffondersi, la flogosi si estende alle regioni vicine e le manifestazioni sistemiche si accentuano. La fase suppurativa prevede un indurimento diffuso della zona coinvolta e forte tensione dei tessuti che può esitare in una fistolizzazione naturale della raccolta purulenta con drenaggio spontaneo verso l’esterno.

Nella forma gangrenosa, prevalgono come già detto i fenomeni di necrosi locale con la parte colpita che arrossata tende ad avere un colorito più scuro verso il bluastro e violaceo e comparsa dei processi putrefattivi con produzione di gas da parte dei batteri anaerobi (da qui il nome di gangrena gassosa). In caso di gangrena gassosa si potrà apprezzare alla palpazione il crepitio enfisematoso tipico di queste forme.

Diagnosi

La diagnosi è tendenzialmente clinica, ovvero basata sul riconoscimento dei segni oggettivi del flemmone e dei sintomi soggettivi presentati dal soggetto. I dati di laboratorio visibili con esami ematochimici di routine prevedono un innalzamento degli indici infiammatori, quali

Per lo studio del flemmone in quelle forme particolarmente estese e gravi si ricorre anche all’esecuzione di esami strumentali radiologici quali la TC o la risonanza magnetica, quest’ultima spesso risolutiva nello studio dei tessuti molli.

L’ecografia è particolarmente utile come indagine di primo livello nello studio dei flemmoni superficiali a carico quindi del tessuto sottocutaneo.

Cura

La guarigione può avvenire spontaneamente nel giro di due settimane nelle forme più lievi e non complicate, tuttavia è importante non sottovalutare la possibile evoluzione del quadro clinico e si raccomanda quindi di rivolgersi ad un medico ogni qualvolta la guarigione spontanea non avvenga in tempi brevi o quando si osservi una rapida estensione del processo locale o un’ingravescenza dei sintomi clinici.

Il trattamento del flemmone è tendenzialmente duplice: medico e chirurgico.

Dal punto di vista medico-farmacologico ci si avvale di antibiotici che combattano l’infezione e di antinfiammatori per ridurre il processo infiammatorio in atto. La terapia locale prevede anche l’utilizzo di impacchi caldo-umidi come una borsa d’acqua calda, da poggiare sulla parte colpita per diverse ore al giorno.

Qualora la terapia medica sistemica e i trattamenti locali non siano sufficienti alla risoluzione del flemmone ormai ingravescente, viene posta indicazione ad un trattamento chirurgico con drenaggio e toilette di tutta la parte coinvolta. Viene praticata un incisione sulla zona flemmonosa da cui viene fatta drenare la raccolta purulenta e si praticano medicazioni seriate anche di tipo avanzato, per portare ad una guarigione per seconda intenzione della lesione flemmonosa.

Nelle forme di flemmoni suppurativi diffusi e gangrenosi l’intervento è principalmente di tipo chirurgico e deve essere tempestivo vista la gravità del processo. Le incisioni devono essere molto ampie e prevedono necrosectomie anche piuttosto estese con toilette di tutti i tessuti necrotici, per scongiurare l’estensione del processo alle zone vicine ancora sane.

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill)

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