Feci: sangue, muco, colore, forma, … ecco il significato

Ultima modifica 13.10.2019

Introduzione

Per defecazione s’intende l’insieme degli atti fisiologici, sia volontari che involontari, che permettono l’espulsione delle feci attraverso l’ano.

Tutte le sostanze e gli alimenti ingeriti attraversano lo stomaco e l’intestino; grazie ai movimenti di peristalsi intestinale raggiungono l’ampolla rettale, ultima porzione intestinale la cui funzione è quella di raccogliere le feci, compattandole, fino a quando non si avverte lo stimolo alla defecazione con conseguente evacuazione.

La defecazione segue un ritmo biologico periodico che nella maggior parte dei casi prevede una defecazione al giorno, con evacuazione di circa 150-200 grammi di feci; si noti che quantità e frequenza sono fattori ampiamente variabili in base a numerosi fattori, prima fra tutte il consumo di fibra nella dieta.

L’eventuale alterazione della normale defecazione può essere un campanello di allarme per molte patologie, alcune poco preoccupanti, altre più gravi; per questa ragione ogni qualvolta si osservi un cambiamento sostanziale nelle caratteristiche della defecazione e quindi delle feci, è opportuno rivolgersi ad un medico che, se lo ritenesse opportuno sospettando i segni di una qualche patologia, potrebbe prescrivere specifici esami di laboratorio o esami strumentali per poter giungere quanto prima ad una diagnosi.

Vediamo adesso le caratteristiche più importanti delle feci e come la loro alterazione si associ a determinati disturbi e patologie.

Primo piano di provette per l'esame delle feci

iStock.com/Zaharia_Bogdan

Frequenza

La normale frequenza di evacuazione è variabile, indicativamente compresa tra

  • 3 evacuazioni a settimana
  • e 3 evacuazioni al giorno.

La frequenza con cui si defeca può inoltre cambiare nel corso del tempo, in base per esempio a:

  • tipologia della dieta,
  • fattori
    • personali (per esempio psicologici),
    • ed esterni (vacanze, trasferte di lavoro, …).

Da un punto di vista generale, se le feci mantengono un aspetto ed una consistenza normale e non espongono il paziente a difficoltà quali urgenza o difficoltà di evacuazione, ulteriori variazioni di frequenza sono ancora considerabili normali.

Si noti infine che una frequenza inferiore alle 3 evacuazioni alla settimana non è sufficiente a porre diagnosi di stitichezza, se non in presenza di ulteriori sintomi caratteristici quali sensazione di incompleto svuotamento, difficoltà e sforzi per evacuare feci dure e che causano dolore.

Quantità

Normalmente si emettono circa 150-200 grammi di feci nelle 24 ore; da un punto di vista generale le feci sono costituite mediamente dal 75% di acqua e dal 25% di sostanze solide, quest’ultime rappresentate prevalentemente da fibra, che ne determina la consistenza, ma il 30% circa è invece legato alla presenza di batteri facenti parte della flora batterica intestinale.

Il 15% circa è è rappresentato da sostanze inorganiche (come calcio e fosfati), il 5% da grassi e derivati, mentre la parte residua in condizioni di normalità contiene

  • muco,
  • cellule di desquamazione
  • ed enzimi digestivi.

La formazione delle feci è quindi in parte indipendente dall’alimentazione, tanto che se ne osserva una formazione residua anche in caso di digiuno.

L’aumento della quantità giornaliera di feci può essere dovuto a:

  • Aumento del consumo di fibra (condizione ovviamente non patologica e non preoccupante, anzi, associata a grandi vantaggi di salute in termini di prevenzione oncologica e verso malattie metaboliche).
  • Coprostasi, ossia l’accumulo e la mancata emissione di feci per diversi giorni. Dopo un periodo anche lungo di mancata defecazione possono essere eliminati diversi chili di feci in un’unica evacuazione. La coprostasi è una conseguenza di condizioni quali:
    • megacolon (sia congenito che secondario),
    • atonia del colon: la muscolatura del colon non si contrae efficacemente, il che produce una sorta di paralisi intestinale.
  • Digestione inefficace: in questo caso le scariche sono frequenti e abbondanti con feci semiliquide. La ritroviamo in caso di:

La riduzione della quantità di feci può invece essere dovuta a:

  • malnutrizione e carenza alimentare grave,
  • dieta a base di carne e priva di frutta e verdura,
  • occlusione intestinale: in tal caso la riduzione è paradossa, poiché la quantità di feci è la stessa, ma si riduce la loro eliminazione.

Forma e consistenza

Normalmente le feci hanno forma cilindrica e consistenza semi-solida.

La scala di Bristol è una classificazione clinico-diagnostica che identifica 7 tipologie di feci in base a  forma e consistenza:

  • Tipo 1: feci dure separate tra loro, come pallottole (difficili da espellere); sono anche dette “feci caprine” poiché ricordano quelle degli erbivori.
  • Tipo 2: a forma di salsiccia, con pezzi uniti tra loro.
  • Tipo 3: a forma di salame, con crepe sulla sua superficie.
  • Tipo 4: a forma di salame ma con superficie liscia e morbida.
  • Tipo 5: pezzi separati morbidi con bordi come frastagliati; molto semplice da evacuare
  • Tipo 6: pezzi morbidi con bordi frastagliati, con consistenza pastosa.
  • Tipo 7: acquosa, senza pezzi solidi. Completamente liquida.
Scala di Bristol di valutazione delle feci

Immagine originale di Cabot Health, Bristol Stool Chart – http://cdn.intechopen.com/pdfs-wm/46082.pdf, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Com’è facile intuire i tipi 1 e 2 sono tipici della stipsi, i tipi 5-6-7 li ritroviamo in caso di diarrea e i tipi 3 e 4 sono quelli considerati normali.

La forma delle feci può essere:

  • cilindrica (normale),
  • sottile,
  • a nastro (in caso di spasmo o stenosi dell’ultimo tratto intestinale o dell’ano),
  • varia.

La consistenza delle feci può essere:

  • Solida: nella stipsi con le feci che soggiornano più a lungo nel colon e con prolungata disidratazione.
  • Pastosa: le feci non hanno forma cilindrica ma sono invece irregolari; indica un transito intestinale molto rapido senza l’adeguata disidratazione a livello del colon. Questa consistenza la si ritrova spesso in caso di:
    • eccessiva quantità di cellulosa (verdure) che non venendo digerita stimola la motilità del colon,
    • ipermotilità intestinale da varie cause.
  • Liquida: le feci perdono la loro caratteristica consistenza e vengono emesse come liquido siero-mucoso, a volte accompagnato da sangue. Tale consistenza è tipica della diarrea che a sua volta può essere dovuta a numerose cause, tra cui ricordiamo:

Colore delle feci

Il colore delle feci dipende dal contenuto in bilirubina delle stesse. Possiamo avere feci:

  • Scure: si ritrovano in caso di stipsi od ittero emolitico (che aumenta la quota di bilirubina indiretta presente nelle feci). Un particolare esempio di feci scure è la melena, col quale s’intende la eliminazione di sangue con le feci. La melena ha delle caratteristiche particolari:
    • consistenza vischiosa,
    • odore fetido,
    • colore nero intenso che ricorda la posa del caffè.

    Queste feci nerastre (o picee) si formano per un sanguinamento che origina dalle alte vie digestive (cavo orale, esofago, stomaco, duodeno); spesso, tuttavia, le feci molto scure non sono un segno di patologia, ma sono semplicemente indicative di alcuni fattori alimentari che andranno quindi esclusi durante l’anamnesi:

    • dieta iperproteica a base di carne,
    • consumo di spinaci, cavoli, rabarbaro, mirtilli e fragole,
    • minerali in eccesso come ferro, bismuto e manganese,
    • senna (una sostanza lassativa di origine vegetale),
    • esposizione delle feci all’aria, condizione che provoca ossidazione della bilirubina.
  • Giallo-verdastre: sono simili a quelle dei lattanti nei primi mesi di vita. Sono dovuta ad un accelerato transito intestinale o ad ittero ostruttivo (la bilirubina non riesce a raggiungere l’intestino).
  • Cretacee, color argilla: da ittero ostruttivo e mancato arrivo della bile a livello intestinale.
  • Bianche: da ingestione di caolino o solfato di bario (utilizzato nei mezzi di contrasto).

Odore

Le feci sono maleodoranti a causa dei processi di putrefazione a cui vanno incontro durante il transito intestinale, con la produzione di sostanze particolari. I processi di putrefazione vengono ad aumentare in caso di lunga permanenza delle feci nell’intestino (stipsi). Di contro, in caso di diarrea, a causa del transito accelerato le feci sono spesso scarsamente maleodoranti.

In caso di colera o dissenteria bacillare le feci possono avere un odore particolare che ricorda quello del pesce guasto.

Componenti anormali

Nelle feci può essere accertata la presenza di alcuni componenti che normalmente non sono presenti, tra cui alcuni parassiti. È necessario eseguire in tal caso un esame microscopico delle feci. Le componenti anormali che possiamo ritrovare sono:

  • Residui alimentari in digeriti: residui di carne, di vegetali, chiazze di grasso o di olio. Questi reperti possono indicare una serie di patologie come:
    • insufficienza gastrica,
    • transito intestinale accelerato,
    • sprue o morbo celiaco,
    • insufficienza pancreatica cronica (incapacità di digerire i grassi).
  • Muco: la sua quantità aumenta in caso di patologie infiammatorie intestinali croniche (IBD: rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn);
  • Pus: in caso di ascessi intestinali, colite ulcerativa purulenta.
  • Sangue: in caso di melena con feci scure, o in caso di feci rossastre (procto-enterorragie) indica un sanguinamento dalle vie digestive basse, quindi intestino tenue, colon, retto e ano.
  • Parassiti:
    • Tenie: vermi piatti che vanno da alcuni centimetri a diversi metri di lunghezza. Soggiornano nell’intestino parassitando le sostanze nutritive, provocando dimagrimento e carenza di vitamine e minerali. Vengono espulsi nelle feci soprattutto durante il trattamento per debellarle.
    • Ascaridi: soggiornano nell’intestino dove possono raggiungere un numero tanto elevato da provocare occlusioni che necessitano di un intervento chirurgico di urgenza.
    • Ossiuri: vermi molto piccoli che spesso soggiornano nel colon dei bambini; durante la notte migrano a livello anale per rilasciare le uova producendo un prurito intenso e persistente. Nelle feci è possibile ricercare e trovare le loro uova con l’esame microscopico.

Principali alterazioni patologiche

Stipsi

È caratterizzata da

  • ritardo nella defecazione con frequenza ridotta (2-3 evacuazioni settimanali),
  • feci dure, voluminose, secche, che richiedono grandi sforzi per essere eliminate (tipi 1 e 2 della scala di Bristol),
  • sensazione di dolore addominale e malessere.

Tra le cause più frequenti troviamo:

  • dieta carente di fibra (frutta, verdura e cereali integrali) o di liquidi,
  • carenza di attività fisica,
  • sistematica impossibilità di evacuare in presenza dello stimolo,
  • cambi improvvisi di dieta o routine quotidiane,
  • effetti collaterali legati ai farmaci,
  • gravidanza,
  • anomalie morfo-funzionali del colon,
  • stati ansiosi psicologici che ritardano l’atto della defecazione,
  • neoplasie stenosanti del colon (con occlusione intestinale di tipo meccanico),
  • fecaloma, ammasso di feci disidratate che si forma di solito negli anziani a livello dell’ampolla rettale.

Diarrea

La diarrea è un disturbo della defecazione caratterizzato da un aumento dell’emissione di una quantità giornaliera di feci superiore ai 200 g con diminuzione della loro consistenza e da un aumento della frequenza di scarica dell’alvo intestinale (fonte: Harrison); può essere:

  • acuta,
  • cronica se dura oltre le 2 settimane.

Le cause di diarrea sono numerose, tra le principali ricordiamo:

Incontinenza fecale

L’incontinenza fecale è la perdita involontaria di piccole quantità di feci; tipica degli anziani, rappresenta un segno piuttosto grave in età adulta poiché può essere dovuta a:

Tenesmo rettale

Il termine tenesmo descrive un senso di peso e di liberazione incompleta delle feci subito dopo un’evacuazione. È uno stimolo frequente ad evacuare, seguito da emissione dolorosa di feci liquide in quantità molto scarsa. Lo ritroviamo in:

Steatorrea

La steatorrea è caratterizzata dall’emissione di feci con quantità notevole di grassi non digeriti. Sono feci particolarmente maleodoranti, giallo-verdastre, che tendono a galleggiare con aspetto untuoso e grasso. Le cause più frequenti sono:

Meconio

Il meconio è il contenuto intestinale del feto che viene emesso nelle prime 24-48 ore di vita. Ha una consistenza vischiosa, colorito giallo-verdastro e scarsamente maleodorante. Rappresenta l’insieme delle secrezioni intestinali, delle cellule intestinali desquamate e del liquido amniotico ingerito dal feto.

Una mancata emissione di meconio nel corso dei primi giorni di vita, può indicare un’occlusione intestinale (si parla di ileo da meconio), ed è tipica della fibrosi cistica o della malattia di Hirschsprung (anche detto megacolon congenito).

In caso di sofferenza fetale, può essere emesso nel liquido amniotico prima della nascita e perciò essere aspirato dal feto stesso con rischio di polmonite da meconio.

Diagnosi

Le alterazioni della defecazione e quindi delle feci richiedono per la diagnosi un’attenta anamnesi da parte del medico per capire se ci possano essere delle patologie sottostanti che hanno provocato tali alterazioni.

L’esame obiettivo consiste nell’osservazione diretta delle feci da parte del medico. Questo è possibile soprattutto in caso di pazienti ricoverati. Grazie al solo esame obiettivo è possibile già formulare una diagnosi di sospetto che potrà essere confermata da esami di laboratorio ed esami strumentali.

L’esame microscopico delle feci consiste nell’allestire un preparato microscopico di feci a fresco che viene posto su un vetrino per l’osservazione al microscopio. Si potranno eventualmente osservare:

  • residui alimentari indigeriti,
  • grassi,
  • muco e sangue,
  • parassiti e loro uova.

La coprocoltura rappresenta l’esame batteriologico delle feci. Viene utilizzata per la ricerca di eventuali germi patogeni a livello intestinale. Ha un’importanza fondamentale nella diagnosi delle infezioni intestinali da:

La calprotectina fecale è una proteina delle cellule infiammatorie che è possibile ricercare nelle feci, la cui presenza indica uno stato di infiammazione intestinale; è utile alla diagnosi di:

  • rettocolite ulcerosa e Morbo di Crohn,
  • tumori gastro-enterici,
  • diverticolite,
  • entero-coliti infettive.

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