West Nile virus: sintomi, pericoli e prevenzione

Ultima modifica 01.01.2020

Introduzione

La febbre del Nilo occidentale è una malattia virale causata dal virus del Nilo occidentale (West Nile Virus); il nome deriva dal distretto di West Nile in Uganda, dove per la prima volta nel 1937 è stata diagnosticata su una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta.

La malattia è tipica del continente africano, tuttavia si sta diffondendo anche nel resto del mondo, come dimostrato dagli occasionali casi registrati anche in Italia.

Il contagio avviene esclusivamente attraverso il morso di zanzare vettori del virus, mentre non è possibile il contagio diretto tra pazienti.

La maggior parte dei soggetti infettati non manifesta alcun sintomo, quando presenti sono limitati in genere a:

  • sintomi lievi di tipo influenzale (febbre, malessere, sintomi gastrointestinali, …),
  • nausea
  • e rash cutaneo.

La prognosi è ottima, in quanto normalmente l’infezione viene risolta dal sistema immunitario senza necessità di trattamento.

I pazienti fragili o con sistema immunitario indebolito/immaturo possono più facilmente andare incontro a complicazioni e forme più severe, che si presentano con sintomi più gravi:

  • debolezza muscolare,
  • confusione,
  • convulsioni.

Queste manifestazioni richiedono ricovero ospedaliero, in quanto possono evolvere a quadri di encefalite e meningite.

Ad oggi non esistono vaccini o terapie specifiche, quindi il trattamento è limitato a supportare le funzioni vitali del paziente quando necessario e alla cura delle eventuali complicazioni collegate.

Fotografia della zanzara Culex quinquefasciatus, uno dei principali vettori del virus

Pubblico dominio, Collegamento

Sintomi

Il periodo di incubazione per la febbre del Nilo occidentale varia dai 2 ai 15 giorni circa (generalmente tra due e sei giorni) e nelle forme più leggere dura indicativamente da 3 a 6 giorni.

Circa l’80% dei contagi nell’uomo si manifesta senza alcun sintomo, quando presenti sono invece molto simili all’influenza:

Forme più gravi della malattia, che richiedono trattamento specialistico, sono caratterizzate da una sintomatologia di maggiore intensità:

In linea generale la malattia ha decorso benigno tuttavia, in circa l’1% dei pazienti, può degenerare in meningite o encefalite, soprattutto nei soggetti anziani od immunocompromessi (cioè con sistema immunitario indebolito).

Contagiosità

Il virus West Nile viene trasmesso attraverso la puntura di zanzare quindi, maggiori sono i casi d’infezione e la quantità di zanzare nell’ambiente, maggiore sarà la probabilità di contrarre la malattia.

La febbre del Nilo può contagiare anche gli animali, di particolare importanza in questo senso sono gli uccelli migratori responsabili della diffusione del virus nel mondo.

Le zanzare si infettano quando si nutrono del sangue di uccelli infetti, diffondendo poi il West Nile virus a persone e altri animali attraverso il morso.

In un numero estremamente limitato di casi il virus è stato diffuso attraverso:

  • esposizione in laboratorio,
  • trasfusione di sangue e donazione di organi,
  • parto o allattamento..

NON si può essere contagiati

  • attraverso tosse, starnuti o contatti diretti,
  • toccando animali vivi o morti (per cui è comunque consigliabile l’uso di guanti),
  • attraverso il consumo alimentare di uccelli o altri animali infetti.
Ciclo vitale del virus West Nile

Photo Credit: CDC

Prevenzione

Il più efficace mezzo di prevenzione è l’utilizzo di rimedi repellenti contro gli insetti, in modo da prevenire un’eventuale puntura da parte di insetti portatori del virus.

Si raccomanda inoltre di evitare in zone a rischio il contatto con animali deceduti e di prevenire la proliferazione delle zanzare limitando le superfici umide (il classico esempio del sottovaso rende bene l’idea).

Durata

Mentre la prognosi generale è favorevole, gli studi attuali indicano che la West Nile spesso può essere più grave di quanto precedentemente ipotizzato, con dei casi che richiedono fino a 90 giorni per un recupero completo. Anche i pazienti colpiti dalle forme più leggere possono manifestare per un anno o più sintomi di vario genere (tremore e disfunzioni motorie) e nei casi più severi alcuni danni possono essere permanenti.

Meno dell’1% dei pazienti colpiti sviluppa sintomi gravi e/o esiti fatali.

L’infezione lascia un’immunità permanente.

Trattamento

Non esistono al momento vaccini o trattamenti specifici, mentre vengono di norma usati farmaci per alleviare la sintomatologia tipica della malattia.

Si segnala infine che i soggetti potenzialmente a rischio di contagio sono temporaneamente sospesi dalle liste di donazione del sangue.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Domanda -

    Cos’è il virus west nile?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Il virus West nile è la causa di un’infezione che porta lo stesso nome e che viene diffusa attraverso le punture di zanzara; in soggetti in salute in genere non causa sintomi e si risolve spontaneamente, mentre in altri pazienti può essere causa di sintomi simil-influenzali e, più raramente, di complicazioni.

  2. Domanda -

    Come si manifesta e come si riconosce la febbre West Nile?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Quando presenti (20% dei casi), i sintomi tipici dell’infezione da virus West Nile includono tipicamente febbre, mal di testa, dolori muscolari, vomito, diarrea, affaticamento ed un’eruzione cutanea; meno dell’1% dei casi possono invece manifestare sindromi più gravi, come meningite ed encefalite.

  3. Domanda -

    Cosa fare?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      La maggior parte delle persone infettate non manifesta alcun sintomo e non necessita quindi di terapia.
      Per i casi lievi gli antidolorifici da banco possono alleviare sintomi come mal di testa e dolori muscolari, in attesa della risoluzione spontanea.
      I pazienti in condizioni più gravi richiedono una terapia di supporto in ospedale, attraverso la somministrazione di fluidi per via endovenosa e antidolorifici.