Favismo: sintomi, diagnosi e farmaci da evitare

Ultima modifica 06.08.2019

Introduzione

“Favismo” è il termine usato per indicare una malattia genetica legata al cromosoma X e caratterizzata dal deficit di uno specifico enzima, la glucosio-6-fosfato deidrogenasi (abbreviato in G6PD). Questo enzima si trova principalmente nei globuli rossi, dove svolge un’importante funzione per la sopravvivenza degli stessi. La loro ridotta sopravvivenza porta allo sviluppo di crisi di emolitiche acute (durante quale i globuli rossi vengono distrutti) che si presentano con sintomi come:

Queste crisi sono conseguenti all’esposizione a diverse sostanze o situazioni tra cui:

  • alimenti (come fave e piselli),
  • infezioni,
  • farmaci,
  • inalazione di naftalina o altre sostanze tossiche.

Il termine “favismo” viene utilizzato comunemente per indicare questa patologia, tuttavia il suo utilizzo è improprio visto che spesso, in questi soggetti, dopo l’ingestione di fave non si presenta nessuna crisi emolitica.

Il favismo è diagnosticabile sulla base del quadro clinico (correlando la comparsa dei sintomi con l’esposizione a determinate sostanze) e con gli esami del sangue.

La cura per questa malattia è basata esclusivamente sulla prevenzione e consiste nell’evitare il contatto con tutte le sostanze in grado di innescare una crisi emolitica. Nei casi più gravi è necessario ricorrere anche a:

  • trasfusione di sangue,
  • splenectomia (rimozione chirurgica della milza, per rimuovere il sito dove vengono distrutti la gran parte dei globuli rossi).
Fotografia di fave

iStock.com/AlasdairJames

Cause

Il deficit di G6PD è la carenza enzimatica più diffusa al mondo, con oltre 400 milioni di persone malate soprattutto in Africa, Medio Oriente e nell’area del Mediterraneo (Grecia, Italia, Spagna,…). Questa altissima prevalenza è dovuta al fatto che l’essere portatori di questa patologia fornisce in questi individui una maggior resistenza verso la malaria (infezione causata dal Plasmodium Falciparum).

La carenza del G6PD provoca una distruzione precoce dei globuli rossi; questo enzima nasce per fornire protezione dai radicali liberi e dal danno ossidativo; quando il globulo rosso ha subito un danno ingente viene ad alterarsi la sua struttura e ciò ne provoca la distruzione a livello della milza.

Il danno ossidativo si fa notevolmente maggiore, tanto da provocare una crisi emolitica, quando un individuo entra in contatto con determinate sostanze, come:

  • alimenti (soprattutto fave, piselli e legumi in genere),
  • farmaci (analgesici, antipiretici, antimalarici, chemioterapici e molti altri),
  • infezioni (soprattutto polmonite ed epatite).

Il favismo è una malattia ereditaria legata al cromosoma X, quindi colpisce maggiormente i maschi rispetto alle femmine. Questo accade perché

  • un individuo maschio possiede un solo cromosoma X ereditato dalla madre e, se questo è portatore della mutazione, allora quell’individuo svilupperà la malattia;
  • un individuo femmina, al contrario, avendo due cromosomi X sarà più probabilmente un portatore sano, cioè che non sviluppa i sintomi della malattia, ma che a sua volta potrà avere figli maschi di nuovo affetti dalla patologia.

Classificazione

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato le varianti genetiche della malattia in 5 classi:

  • Classe I: deficit grave con attività enzimatica <10%,
  • Classe II: deficit grave con attività enzimatica >10%,
  • Classe III: deficit lieve con attività enzimatica tra il 10 e il 60%,
  • Classe IV e V: nessun deficit.

La classe I rappresenta la forma più grave e si manifesta con un quadro di anemia emolitica cronica.

Le classi II e III si manifestano con crisi emolitiche intermittenti ed autolimitanti, soprattutto dopo esposizione a sostanze ossidanti.

Le classi IV e V non danno alcun sintomo.

Sintomi

Gli individui affetti da favismo nella maggior parte dei casi non manifestano alcun sintomo.

Qualora entrino in contatto con specifiche sostanze, sviluppano una crisi emolitica acuta autolimitante, cioè che scompare da sé dopo alcuni giorni.

Queste crisi si presentano dalle 12 alle 48 ore dopo l’ingestione fave o piselli, l’assunzione di alcuni farmaci, o dall’inizio di un episodio infettivo.

La distruzione dei globuli rossi libera in circolo notevoli quantità di emoglobina, che viene metabolizzata a bilirubina; l’aumento della concentrazione di bilirubina provoca la comparsa di ittero, accompagnata dai sintomi caratteristici:

  • colorazione giallastra di cute e mucose, soprattutto a livello delle sclere (la parte bianca dell’occhio),
  • urine più scure.

Nei neonati la bilirubina può superare la barriera emato-encefalica e depositarsi a livello del cervello (kernittero), con con la conseguente comparsa di danni cerebrali.

La crisi emolitica è inoltre accompagnata anche dai seguenti sintomi:

Diagnosi

Il medico inizia il percorso diagnostico con l’anamnesi, ossia con una serie di domande volte a comprendere:

  • quali siano i sintomi del paziente,
  • se c’è correlazione tra l’insorgenza dei sintomi e l’esposizione ad eventuali sostanze ossidanti,
  • se c’è in famiglia un parente affetto da favismo.

L’esame obiettivo mira a riconoscere i sintomi più caratteristici del favismo come:

  • ittero,
  • dolore addominale,
  • urine scure,
  • eventuale splenomegalia.

Gli esami del sangue in genere mostrano:

  • anemia (diminuzione dei globuli rossi e dell’emoglobina),
  • emoglobinuria (presenza di emoglobina nelle urine),
  • reticolocitosi (aumento dei reticolociti come risposta all’anemia),
  • transaminasi (AST e ALT), fosfatasi alcalina e γ-GT nella norma, condizione che esclude altre possibili cause di ittero,
  • riduzione dell’aptoglobina

All’osservazione microscopica di uno striscio di sangue periferico si potrà osservare la presenza dei corpi di Heinz e di altre deformità strutturali dei globuli rossi.

Il test di Coombs risluta negativo, il che aiuta ad escludere altre cause autoimmuni di emolisi.

Con test genetici si possono evidenziare le mutazioni a carico del gene dell’enzima G6PD.

Cura

Per il favismo l’unica cura è rappresentata dalla prevenzione, evitando l’esposizione a tutte le sostanze ossidanti.

In casi particolari gravi si dovrà ricorrere ad una trasfusione di sangue, per ristabilire il paziente dal punto di vista emodinamico

Nei soggetti con insufficienza renale si rende necessaria la dialisi.

In casi estremi alcuni pazienti hanno tratto beneficio dalla splenectomia, cioè la rimozione chirurgica della milza, l’organo dove vengono distrutti la maggior parte dei globuli rossi.

Prevenzione

La prevenzione è lo strumento fondamentale per affrontare questa patologia, evitando cosi le riacutizzazioni e le sequele a lungo termine.

Qui di seguito è riportato un elenco dei principali farmaci da evitare, estratto da una lista fornita dall’Istituto Superiore della Sanità:

Elenco non esaustivo

  • acido ascorbico (vitamina C),
  • acetilfenilidrazina,
  • acido acetilsalicilico (Aspirina®, Vivin C®, …),
  • bupivacaina,
  • chinidina,
  • ciprofloxacina (Ciproxin® antibiotico),
  • cloaramfenicolo (antibiotico),
  • dietilammina,
  • dorzolamide (anti-glaucoma),
  • idrossiclorochina (antimalarico),
  • gliclazide, glimepiride, glipizide (antidiabetici ipoglicemizzanti),
  • mesalazina (antinfiammatorio per le IBD),
  • metamizolo (Novalgina® analgesico),
  • naftalina (agente tossico),
  • primachina,
  • sulfametossazolo (Bactrim® antibiotico),
  • vitamina K.

Questa invece è una lista dei principali alimenti da evitare (elenco non esaustivo):

  • fave,
  • piselli,
  • altri legumi contenenti soia,
  • verbena (pianta ornamentale),
  • arachidi,
  • lupini,
  • mirtilli,
  • vino rosso ad alta gradazione (basso rischio),
  • acqua tonica (basso rischio),
  • vari estratti vegetali tipici della cucina asiatica,
  • menta e prodotti derivati.

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill 2009)
  • Core curriculum – Ematologia. G.Castoldi, V.Liso (McGraw-Hill Education – 2014)

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