Ernia addominale: cause, sintomi, intervento e cura

Ultima modifica 18.10.2019

Cosa sono le ernie addominali?

Per ernia addominale s’intende la fuoriuscita di una parte di viscere (intestino tenue nella maggior parte dei casi) o di tessuto adiposo attraverso un punto di passaggio a livello della parete addominale.

Si possono distinguere diversi tipi di ernia addominale a seconda del punto in cui fuoriescono gli organi addominali:

  • Ernia inguinale: è più frequente nel maschio, fuoriesce nel canale inguinale e si può portare a livello dello scroto.
  • Ernia femorale: fuoriesce al di sotto del legamento inguinale che è teso tra la spina iliaca e il pube.
  • Ernia epigastrica: fuoriesce attraverso un punto di debolezza posto nella parte superiore dei muscoli retti dell’addome.
  • Ernia di Spigelio: è un’ernia rara che si forma a livello dei vasi epigastrici inferiori.
  • Ernia lombare: si forma posteriormente in due punti di debolezza della parete muscolare.
  • Ernia ombelicale: tipica dei pazienti obesi o con ascite.

Le forme più frequenti sono l’ernia inguinale e femorale: circa il 5-10% della popolazione mondiale tra i 50 e i 70 anni ne è affetta e il 30-35% delle visite ambulatoriali di chirurgia generale riguarda proprio questi due tipi di ernia.

I sintomi dell’ernia addominale variano in base alla sede e alla gravità del quadro clinico, ma nella maggior parte dei casi si può verificare:

  • totale asintomaticità (senza sintomi): è la forma di presentazione più frequente,
  • dolore: non necessariamente è sintomo di un’ernia complicata,
  • Irriducibilità che si manifesta con tumefazione persistente.

Attraverso il trattamento chirurgico, la percentuale di pazienti che guariscono è elevata, in altre parole si tratta di una malattia con ottima prognosi, tuttavia è necessario prestare attenzione alle complicanze che possono seriamente compromettere le condizioni cliniche generali tanto da richiedere un intervento in urgenza.

Schema semplificato di un'ernia addominale

iStock.com/ttsz

Cause

L’ernia addominale si viene a formare dove esistono dei punti di debolezza della parete addominale. Per punto di debolezza si intende un’area non coperta dal muscolo, ma caratterizzata dalla sola presenza di tessuto fibroso che si può sfiancare in seguito ad aumenti della pressione addominale.

  • Per porta erniaria si intende quindi il punto in cui il viscere attraversa la parete addominale.
  • Per sacco erniario si intende la struttura rivestita da parete addominale ed eventualmente da membrana peritoneale (che avvolge l’intestino nell’addome) che accoglie il viscere erniato.
  • Per colletto si intende il punto più stretto a livello della porta erniaria.

Fattori di rischio dell’ernia addominale

I fattori di rischio hanno come elemento in comune l’aumento della pressione addominale e la debolezza della parete muscolare:

  • aumento della pressione interna all’addome per
    • età,
    • obesità,
    • sforzi intensi e prolungati,
    • stipsi cronica,
    • gravidanza;
  • lassità delle strutture muscolari della parete addominale anteriore,
  • malattie genetiche dei tessuti connettivali.

Sintomi

Per definizione, l’ernia si presenta come

  • una tumefazione (gonfiore)
  • che è riducibile (cioè applicando una debole pressione il viscere può ritornare nella cavità addominale)
  • e non dolente (almeno nelle prime fasi).

La tumefazione può aumentare quando si effettuano manovre di Valsalva, cioè durante

  • la defecazione,
  • starnuti
  • o manovre di espirazione forzata a glottide chiusa.

Tipicamente associata alla tumefazione, può esserci una lieve dolenzia che aumenta durante il giorno, soprattutto in chi per motivi professionali è obbligato a stare in piedi molto tempo.

Complicazioni

Se il dolore aumentasse e l’ernia non fosse più riducibile, bisogna escludere le eventuali complicanze tra cui:

  • Ernia incarcerata: non è più possibile riposizionare il viscere nella cavità addominale per la formazione di aderenze a livello della porta erniaria.
  • Ernia strozzata o strangolata: si verifica un ostacolo all’irrorazione sanguigna del segmento di viscere erniato che può portare a necrosi (cioè a morte delle cellule) di quel tratto di intestino. Anche un’ernia incarcerata si può complicare ulteriormente in un’ernia strozzata.
Ernia strangolata

Non è più possibile far rientrare l’ernia, il cui afflusso di sangue viene pericolosamente ridotto (iStock.com/blueringmedia)

La necrosi del tratto intestinale può determinare, nei casi più gravi, un quadro di shock con rapido deterioramento delle condizioni cliniche generali. Per questo potrà essere necessario un trattamento chirurgico in urgenza.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica, cioè il medico attraverso l’anamnesi ed un esame obiettivo valuterà

  • la sede,
  • la consistenza
  • e la riducibilità dell’ernia

per arrivare alla diagnosi.

Se persistono dei dubbi diagnostici, potrà essere indicata l’esecuzione di una ecografia che caratterizzerà il contenuto dell’ernia e potrà valutarne la vascolarizzazione.

Solo in rari casi, come l’ernia di Spigelio, potrebbe essere indicata una TAC o una Risonanza magnetica per valutare l’esatta sede di fuoriuscita del contenuto erniario.

Rimedi e chirurgia

L’unica terapia risolutiva dell’ernia addominale è la chirurgia.

  • Nel caso di assenza di sintomi, la chirurgia è elettiva quindi può essere programmata nelle settimane o mesi successivi.
  • Nel caso di ernia strangolata è indicata la chirurgia tra le 4 e le 6 ore per evitare un danno importante a carico dell’intestino.

Tecniche chirurgiche

L’intervento prende il nome di ernioplastica e le tecniche più utilizzate sono:

  • ernioplastica tradizionale o a cielo aperto,
  • ernioplastica laparoscopica.

I vantaggi delle tecniche laparoscopiche comprendono:

  • riduzione del dolore post-operatorio e quindi minor ricorso a farmaci antidolorifici,
  • miglior risultato estetico.

Preparazione all’intervento

Nelle settimane precedenti l’intervento viene eseguita la procedura di pre-ricovero in cui vengono effettuati dei prelievi di sangue. I risultati verranno discussi durante una visita anestesiologica.

È necessario informare il personale sanitario riguardo l’assunzione di farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti.

Generalmente non è necessaria una preparazione intestinale con lassativi come avviene per interventi eseguiti sull’intestino, a meno che il medico non la richieda espressamente.

Anestesia

L’intervento nella maggior parte dei casi è eseguito in anestesia generale, ma in base alle condizioni cliniche, possono essere applicate tecniche di anestesia

La procedura laparoscopia viene in genere praticata in anestesia generale, mentre con la tecnica a cielo aperto è possibile valutare le tecniche loco-regionali.

Quanto dura l’intervento?

La durata dell’intervento è di circa 30-60 minuti, variabile a seconda di fattori tecnici.

Come avviene l’intervento

Nella maggior parte dei casi l’intervento è svolto in regime di day-surgery, cioè la dimissione avviene la sera stessa della giornata dell’intervento.

I casi in cui può essere consigliata una degenza ospedaliera di una notte sono:

Qualora l’ernia sia andata incontro a complicanze, sarà necessario valutare le condizioni dell’intestino con un intervento più complesso e, nel caso in cui il chirurgo noti la presenza di aree non più vitali, si procederà a resecare il segmento di intestino malato; la degenza ospedaliera in questi casi si protrae fino ad almeno 4-5 giorni.

Intervento a cielo aperto

Inizialmente si esegue un’incisione cutanea effettuata a livello del sacco erniario, di lunghezza generalmente inferiore a 10 cm ma variabile a seconda delle dimensioni e alla localizzazione dell’ernia.

Successivamente si riposiziona il viscere in cavità addominale e si fissa con dei punti di sutura a livello della parete addominale interna una piccola rete, sagomata dal chirurgo al momento in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, per evitare la recidiva di ernia.

Chirurgo che modella la rete per l'ernia inguinale

iStock.com/PhotoGraphyKM

Intervento laparoscopico

Concettualmente è lo stesso tipo di intervento, con l’importante differenza che viene effettuato dal lato della cavità addominale e non dall’esterno, ma sempre con l’obiettivo di posizionare una rete per evitare la recidiva.

Generalmente si eseguono 3 piccole incisioni sull’addome, attraverso cui sono inseriti gli strumenti:

  • una telecamera dotata di luce,
  • e due strumenti che serviranno per ridurre l’ernia.
Ferite da laparoscopia dopo appedicectomia

iStock.com/annedehaas

Fa male?

Durante l’intervento l’anestesia è in grado di prevenire la comparsa di qualsiasi percezione di dolore, mentre nei primi giorni post-chirurgia gli antidolorifici prescritti permetteranno un efficace controllo di eventuali fastidi.

Dopo l’intervento

Sarà necessario astenersi da sforzi per le 4 settimane successive all’intervento. Si potrà tornare al lavoro già 2-3 giorni dopo l’intervento, a patto che questo non richieda sforzi fisici eccessivi; le attività aerobiche leggere sono invece permesse.

È possibile ricominciare a bere e mangiare lo stesso giorno dell’intervento.

Se è presente dolore questo verrà trattato in modo ottimale con farmaci analgesici. Nei pazienti trattati con tecnica laparoscopica potrebbe esserci anche dolore cervicale o alla spalla legato al fatto che viene inserita anidride carbonica nell’addome per distenderlo durante l’intervento e questo può causare irritazione di alcuni nervi. Questo tipo di dolore di solito regredisce in pochi giorni.

Nelle settimane seguenti l’intervento sarà inoltre programmata una visita ambulatoriale con il chirurgo, volta a

  • verificare il decorso post-operatorio,
  • rimuovere i punti di sutura.

Verrà consigliata una breve astinenza sessuale nei primi giorni, poi la ripresa potrà essere graduale senza previste complicazioni.

Complicanze e rischi dell’intervento

L’intervento di ernia addominale è eseguito ogni giorno su migliaia di pazienti ed è considerato ad oggi molto sicuro. Non bisogna però dimenticare che ogni operazione è caratterizzata da alcuni rischi e complicazioni di cui si verrà edotti.

Le principali complicanze, sia della chirurgia a cielo aperto che della chirurgia laparoscopica sono:

  • infezione della rete posizionata a livello della parete addominale,
  • lesioni di alcuni nervi della regione con conseguente dolore cronico o perdita di sensibilità,
  • ischemia testicolare o dolore testicolare cronico,
  • recidiva dell’ernia,
  • complicanze generali della chirurgia:

Quando chiamare il medico

Una volta a casa si raccomanda di contattare il medico in caso di:

  • febbre elevata e/o persistente,
  • disturbi urinari (ad esempio ritenzione urinaria),
  • dolore addominale importante che non passa,
  • fuoriuscita di materiale sieroso o purulento dalla ferita,
  • gonfiore alle gambe e/o alla caviglia,
  • difficoltà respiratoria,
  • vomito che non passa.

Fonti e bibliografia

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