Erisipela: contagio, immagini e cura

a cura di Dr.ssa Giulia Ciccarese -Ultimo Aggiornamento: 11 gennaio 2019

Introduzione

L’erisipela è un processo infettivo acuto, causato tipicamente dallo Streptococco β emolitico di gruppo A e talvolta anche da altri germi, che interessa lo strato della cute medio-profondo (il derma) e le ghiandole linfatiche.

L’infezione si manifesta con una lesione cutanea sotto forma di

La prognosi è tanto migliore quanto più tempestivamente viene intrapresa la necessaria terapia antibiotica.

Immagini e foto

Erisipela su una gamba

iStock.com/bleex

Erisipela sul viso di un uomo

By CDC/Dr. Thomas F. Sellers/Emory University – This media comes from the Centers for Disease Control and Prevention‘s Public Health Image Library (PHIL), with identification number #2874.Note: Not all PHIL images are public domain; be sure to check copyright status and credit authors and content providers., Public Domain, Link

Causa

La causa più frequente dell’erisipela è l’infezione da parte dello Streptococco β emolitico di gruppo A; altri agenti batterici responsabili sono negli adulti gli stafilococchi e l’Haemophilus influenzae e nei neonati-lattanti l’Acinetobacter.

Fattori di rischio

I germi sopracitati possono penetrare nella cute in presenza di

che causano macerazione tra le dita dei piedi (specialmente quelle fungine), tutte condizioni che creano una “porta d’entrata” per i microrganismi nello strato del derma.

La cattiva circolazione della linfa nei vasi linfatici e le procedure chirurgiche (ad esempio l’asportazione della vena safena, safenectomia, in casi di grave insufficienza venosa) rappresentano fattori favorenti l’insorgenza di erisipela degli arti inferiori; il diabete è invece un fattore favorente l’infezione a livello del volto.

È contagiosa?

La lesione cutanea dell’erisipela non è particolarmente contagiosa, tanto che risulta infatti difficile isolare  l’agente batterico prelevando il materiale tramite tampone cutaneo o aspirando il liquido di una eventuale bolla.

Inoltre a differenza di altre infezioni dermatologiche come ad esempio l’impetigine, l’erisipela è un’affezione degli strati più profondi della pelle, che per questo richiede quindi una porta d’ingresso per i microrganismi (come una ferita) e non il semplice contatto diretto.

Sintomi e manifestazioni

Il periodo d’incubazione dell’erisipela è di circa 48 ore, dopo le quali l’infezione esordisce improvvisamente con

  • febbre elevata (39-40°C),
  • brividi
  • e malessere generale.

Sulla cute, nella sede di una precedente ferita o anche di un piccolo trauma passato inosservato, compare una lesione, tipicamente monolaterale e singola, sotto forma di

  • chiazza intensamente arrossata (eritematosa),
  • leggermente rilevata (il rilievo costituisce il “segno dello scalino”),
  • a superficie liscia e lucida
  • e con bordi netti.

L’infezione può verificarsi su qualsiasi parte del corpo, tra cui viso, braccia, gambe, dita delle mani e dei piedi, anche se tendenzialmente gli arti rappresentano i bersagli più frequentemente interessati dall’erisipela.

Talvolta sulla chiazza sono presenti bolle a contenuto ematico (erisipela bollosa) oppure il tessuto va incontro a necrosi (erisipela gangrenosa). Quest’ultima situazione si verifica soprattutto in persone con ridotte difese immunitarie, diabetiche o con deficit circolatori degli arti.

La lesione dell’erisipela causa dolore e si associa ad ingrossamento dei linfonodi regionali.

Se l’erisipela interessa l’arto inferiore, l’ingrossamento dei linfonodi avviene a livello del cavo popliteo (dietro il ginocchio) o all’inguine; se l’infezione interessa invece il volto, ad esempio la guancia, possono aumentare di dimensione i linfonodi retroauricolari (dietro le orecchie). Talvolta il processo infettivo guarisce in un punto e ricompare a distanza (erisipela migrante).

Diagnosi

La diagnosi è semplice nella maggior parte dei pazienti e si basa sull’esame clinico, ovvero sulla valutazione delle manifestazioni cutanee e dei sintomi. Gli esami di laboratorio non sono solitamente indicati: metterebbero in luce una condizione di infiammazione generale (aumento della velocità di eritrosedimentazione, VES) già evidenziabile con l’esame clinico. L’isolamento di batteri come lo Streptococco dalla lesione cutanea, ad esempio mediante prelievo di materiale con tampone e successivo esame colturale, è difficile, a meno che non sia presente un’ulcera che rappresenta la porta di ingresso del germe nella cute profonda.

L’erisipela deve essere distinta da:

  • eritema nodoso, infiammazione dello strato più profondo della cute (l’ipoderma) in cui manca la febbre ed il processo è meno acuto;
  • tromboflebite, infiammazione di un vaso venoso con ostacolo al flusso di sangue che comporta l’insorgenza di rossore (eritema) e gonfiore (edema) subito al di sopra di una struttura vascolare nella quale è facilmente palpabile una zona di consistenza aumentata.

Complicazioni

La prognosi è buona e le complicazioni acute sono rare se si viene prontamente intrapresa la corretta terapia antibiotica. Una volta impostata la terapia infatti, l’erisipela guarisce rapidamente.

La prognosi è peggiore quando l’infezione non trattata si estende ai tessuti ancora più profondi, arrivando talvolta alla fascia muscolare sottocutanea e determinando necrosi dei tessuti (fascite necrotizzante). Sono a rischio di complicazioni i pazienti fragili come i neonati, gli anziani e in generale tutti i soggetti con difese immunitarie ridotte. Sono state descritte localizzazioni dell’infezione streptococcica anche a livello miocardico-endocardico e renale, in corso di erisipela.

Cura e terapia

La terapia consiste nell’assunzione di antibiotici per bocca o per iniezione intramuscolare, della classe dei β lattamici (penicilline, cefalosporine) o dei macrolidi; se necessario possono essere associati antinfiammatori/antidolorifici per il trattamento sintomatico dei sintomi associati (dolore, febbre, …).

Mentre i sintomi sistemici della malattia si risolvono in un giorno o due, la pelle potrebbe richiedere settimane per tornare alla normalità.

Mostra purtroppo una certa tendenza a recidivare, ossia a ripresentarsi nuovamente; al fine di prevenire reinfezioni è consigliabile trattare sempre l’eventuale causa scatenante quando possibile (per esempio una micosi del piede), perseguire un’attenta igiene locale e il controllo di eventuali altri fattori di rischio (come una corretta gestione della glicemia nel paziente diabetico). A questo scopo si opta in alcuni casi selezionati a una terapia antibiotica di copertura prolungata nel tempo.

Fonti e bibliografia

  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.
  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Braun-Falco O., Plewing G., Wolff H.H., Burgdorf W.H.C. Dermatologia. Edizione italiana a cura di Carlo Gelmetti. Sprienger – Verlag Italia 2002.

Articoli correlati