Epigastralgia e dolore alla bocca dello stomaco

Ultima modifica 15.10.2020

Introduzione

Con il termine “epigastralgia” si indica in medicina un dolore localizzato tra l’ombelico e la parte alta dell’addome, la cui intensità varia da paziente a paziente.

La causa più comune di dolore epigastrico è legata ad affezioni riguardanti l’apparato gastrointestinale (per esempio gastriti, ulcere gastriche o duodenali, reflusso gastroesofageo), fino a patologie anche molto gravi, come l’infarto del miocardio o tumori del pancreas e dello stomaco.

Paziente che si tocca in regione epigastrica a causa di dolore

iStock.com/Shidlovski

Una diagnosi corretta, che tenga conto anche dei sintomi che si accompagnano all’epigastralgia, è fondamentale per intervenire tempestivamente, attuando la terapia più appropriata in base al singolo caso clinico.

Richiami di anatomia

La regione epigastrica equivale, in anatomia, allo spazio delimitato superiormente dalle cartilagini costali e inferiormente dalla regione ombelicale, che identifica la porzione più alta e centrale dell’addome.

Questa zona dell’addome corrisponde in profondità a diversi organi, tra cui:

  • stomaco,
  • duodeno (primo tratto dell’intestino tenue),
  • pancreas,
  • parte del fegato (in particolare al lobo sinistro e parte del lobo destro),
  • parte dell’aorta,
  • vena cava inferiore,
  • colon trasverso (porzione più alta del grande intestino, segue il cieco e il colon ascendente e precede il colon discendente, il sigma e il retto).

Cause di epigastralgia

Tra le cause più comuni di epigastralgia si annoverano:

  • Pasti eccessivi che comportino una cattiva digestione.
  • Gastrite: infiammazione a carico della mucosa gastrica che riveste le pareti dello stomaco; può insorgere in maniera improvvisa o svilupparsi gradualmente sotto forma di disturbo costante.
  • Malattia da reflusso gastroesofageo: si verifica quando c’è una risalita del contenuto acido dello stomaco nell’esofago (il canale che collega la bocca allo stomaco).
  • Gravidanza: in gravidanza si verificano un rallentamento dei processi digestivi e un aumento della pressione addominale esercitata dal feto in accrescimento, che possono essere causa di epigastralgia.
  • Assunzione di farmaci gastrolesivi: primi fra tutti i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), di cui fa parte anche l’aspirina.
  • Intolleranza al lattosio: nei soggetti intolleranti, in caso di assunzione di questo zucchero presente nel latte e nei suoi derivati si verificano frequentemente disturbi gastrointestinali, come gonfiore, crampi e diarrea.

Meno frequentemente il dolore epigastrico può essere determinato da:

  • Calcolosi della colecisti: condizione clinica causata dalla formazione di calcoli, simili a sassolini, all’interno della colecisti (un organo localizzato al di sotto del fegato e deputato al raccoglimento della bile prodotta a livello epatico, per facilitare la digestione e l’assorbimento di grassi); è la precipitazione di sostanze che costituiscono la bile a determinare l’insorgenza della calcolosi.
  • Ernia iatale: si forma quando parte dello stomaco raggiunge, attraverso un’apertura (iato esofageo/diaframmatico), il diaframma, ossia il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale.
  • Esofago di Barrett: viene così definita la condizione nella quale l’epitelio che riveste normalmente l’esofago è sostituito da un epitelio non originario dell’esofago (detto metaplastico) che è visibile endoscopicamente per il suo colorito rosa salmone; chi soffre di esofago di Barrett ha un rischio di sviluppare un tumore maligno dell’esofago da 30 a 100 volte maggiore rispetto a chi non ne soffre.
  • Neoplasie: principalmente tumori del pancreas, dello stomaco o dell’esofago.
  • Pancreatite: infiammazione del pancreas, ghiandola molto importante per il mantenimento degli equilibri digestivi e glicemici dell’intero organismo.
  • Ulcera gastrica o duodenale: processi erosivi che interessano la mucosa dell’apparato digerente, in particolar modo dello stomaco o del duodeno; quasi tutte le ulcere sono causate dall’infezione da Helicobacter pylori o dall’uso di FANS.
  • Rottura di un aneurisma aortico, un’alterazione della struttura di una grossa arteria (aorta) che determina la comparsa di una zona particolarmente fragile e per questo soggetta a rottura.

Epigastralgia e infarto del miocardio

In alcuni casi il dolore epigastrico può essere indicativo di un infarto del miocardio (noto come “attacco di cuore”, si verifica quando l’apporto di sangue che giunge al cuore si riduce al punto tale che una porzione di cellule cardiache vanno incontro a morte) o di un’angina pectoris (una sindrome caratterizzata da dolore oppressivo e costrittivo a centro del petto, che insorge più spesso sotto sforzo, in risposta ad una riduzione dell’apporto di sangue al cuore, in genere a causa un processo di aterosclerosi delle arterie coronarie).

In questi casi è importante non sottovalutare eventuali sintomi che si accompagnano all’epigastralgia, come:

Altri sintomi associati

Quando il dolore epigastrico è dovuto ad un’affezione che interessa l’apparato gastrointestinale è generalmente accompagnato da:

Quando rivolgersi al medico

È buona norma, soprattutto in caso di

  • persistenza,
  • forte intensità del disturbo

rivolgersi tempestivamente ad un medico.

Qualora sia presente una sintomatologia cardiaca associata si raccomanda di rivolgersi tempestivamente in Pronto Soccorso (o allertare il numero unico delle emergenze), così come nel caso di un improvviso dolore lancinante.

Diagnosi

Il medico, nell’elaborazione della diagnosi, si basa su:

  • Anamnesi: raccolta della storia clinica del paziente, con particolare riferimento ad analoghi episodi di epigastralgia, nonché alla presenza di eventuali sintomi o patologie associate; è necessario indagare:
    • da quanto tempo sia comparso il fastidio,
    • la sua natura (costante o intermittente, entità, …),
    • andamento nel corso della giornata,
    • variabilità in base ai pasti e alla posizione assunta,
    • sintomi associati.
  • Esecuzione di un esame obiettivo accurato, che preveda la palpazione superficiale e profonda della regione addominale, al fine di identificare la precisa sede del dolore.
  • Esami specifici, consigliati sulla base del sospetto clinico emerso attraverso le valutazioni precedenti e che comprendono l’eventuale esecuzione di:

Cura

Il trattamento dipende dalla causa scatenante e, in base alla gravità del quadro clinico, potrà essere più o meno invasivo.

Prevenzione

Una volta appurata la natura del disturbo, il medico o il nutrizionista di fiducia, saprà consigliare la dieta più adatta per il singolo paziente.

In tutti i pazienti, specialmente in coloro che soffrano abitualmente di questo disturbo e quando si siano escluse patologie di natura tumorale o altre condizioni croniche, si consiglia l’adozione di uno stile di vita sano ed equilibrato, che

  • limiti il consumo di bevande gassate, alcolici, cioccolate, caffè e caffeina in genere, fritture, carni grasse, formaggi stagionati, pane poco lievitato
  • e favorisca l’assunzione di verdure (tuttavia pomodori, peperoni, carciofi, cavoli, aglio e cipolla dovrebbero essere consumati in minime quantità nei soggetti che dimostrino di mal tollerarli) carni bianche, frutta ben matura, in particolare mele e pere;
  • preveda piccoli e frequenti spuntini più che 2-3 pasti abbondanti,
  • si fondi sulla pratica di regolare attività fisica.

È importante dimagrire in caso di sovrappeso/obesità, perché l’eccesso ponderale causa un aumento della pressione all’interno dell’addome favorendo la comparsa di disturbi come il reflusso.

Fonti e bibliografia

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