Epatite A,B,C: sintomi e diagnosi

Ultima modifica 17.01.2020

Introduzione

L’epatite è un’infiammazione del fegato che provoca dolore e gonfiore dell’organo: la causa più comune è rappresentata dall’infezione da parte di uno dei sei virus dell’epatite (A, B, C, D, E e G), che hanno in comune la capacità di compromettere più o meno gravemente la capacità di funzionamento dell’organo.

Il fegato è l’organo più grande e più resistente che abbiamo, grazie alla sua alta capacità rigenerativa, ciononostante si stima che nel mondo le sole epatiti virali interessino ancora milioni di persone, con esiti talora fatali.

Costituiscono un serio problema per la sanità pubblica, anche se negli ultimi anni molto si è speso in prevenzione e in diagnosi precoci con risultati notevoli.

Tra le altre possibili cause di epatite ricordiamo:

La principale funzione del fegato è demolire le sostanze di rifiuto presenti nel sangue: quando si infiamma non è più in grado di svolgere un buon lavoro nello sbarazzarsi di queste tossine. Una sostanza di scarto chiamata bilirubina comincia ad accumularsi nel sangue e nei tessuti dal momento in cui il fegato non funziona più correttamente; la bilirubina è ciò che rende la pelle di una persona colpita da epatite di un colore giallo-arancio (ittero). La bilirubina e le altre sostanze di scarto possono anche causare

Si noti tuttavia che molti pazienti affetti da epatite non hanno sintomi e non sanno di essere infetti.

Riconosciamo due forme principali di epatite:

  • acuta (di breve durata), i cui sintomi possono comparire in qualsiasi momento da 2 settimane a 6 mesi dopo l’esposizione,
  • cronica (della durata di almeno 6 mesi), che possono invece richiedere decenni per svilupparsi, ma avere complicazioni devatastanti: il carcinoma epatocellulare, uno dei dieci più comuni tumori in tutto il mondo, è strettamente associato all’epatite B e, almeno in alcune regioni del mondo, al virus dell’epatite C.

Dal 1991 l’Italia ha adottato la vaccinazione obbligatoria per l’epatite virale di tipo B, che assume oggi un’importanza ancora maggiore di fronte ai flussi migratori che espongono al rischio di un ritorno del virus. Ai virus dell’epatite B e C si possono attribuire metà dei casi italiani di cirrosi.

Mentre solo pochi anni fa si era impotenti di fronte all’epatite B, oggi, grazie a medicinali simili a quelli che si usano contro il virus dell’HIV, si riesce a bloccare la replicazione virale nella quasi totalità dei casi; nel caso dell’epatite C invece la cura ha subito una vera e propria rivoluzione pochi anni fa, quando sono stati introdotti in commercio farmaci in grado di aumentare quasi al 100% il tasso di guarigione, contro il circa 60% del recente passato.

Grazie a questi nuovi farmaci si spera di riuscire a eradicare la forma C già nei prossimi anni.

Riproduzione grafica del fegato

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Epatite A

Credit: https://it.wikipedia.org/wiki/File:HAV_prevalence_2005.png

Prevalenza dell’epatite a nel 2005. Credit: https://it.wikipedia.org/wiki/File:HAV_prevalence_2005.png

Il virus dell’epatite A (HAV), identificato per la prima volta nel 1973, appartiene alla famiglia Picornaviridae, genere Hepatovirus, ed è rappresentato da un unico sierotipo. Sono sufficienti poche particelle virali per causare l’infezione.

Il virus si riproduce quasi esclusivamente nel fegato, ma sono stati rilevati come sede di replicazione anche l’orofaringe (gola) e l’intestino tenue, nella sua porzione superiore. L’HAV è neutralizzato dagli anticorpi di tipo IgG e di tipo IgM, tant’è che la diagnosi avviene attraverso la ricerca degli anticorpi IgM.

L’infezione ha generalmente un tempo di incubazione attorno alle 4 settimane e l’esordio dei sintomi è brusco, con sintomi simil-influenzali:

Sempre nei primi giorni può essere presente febbre.

Segue un quadro con remissione di questi sintomi ed inizia la comparsa di segni tipici di epatite acuta:

Il virus HAV si trasmette per via oro-fecale, ossia attraverso l’ingestione di cibi e bevande contaminate da acque reflue. I più colpiti generalmente sono gli adulti, almeno nei Paesi industrializzati, mentre i bambini sono ancora molto a rischio di contrarre l’infezione nei paesi poveri.

L’epatite A è caratterizzata da un’evoluzione spontanea verso la guarigione completa e nel 90% dei casi si presenta in forme acute benigne ed autorisolventi che non necessitano di terapie se non talvolta di supporto. Solamente negli anziani e in persone immunodepresse, e comunque molto raramente, può dare origine a forme croniche.

È disponibile un vaccino la cui copertura si attesta attorno ai 10 anni.

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Epatite B

Credit: https://en.wikipedia.org/wiki/File:HBV_prevalence_2005.png

Credit: Prevalenza dell’epatite B nel 2005. https://en.wikipedia.org/wiki/File:HBV_prevalence_2005.png

L’agente eziologico dell’epatite B è il virus HBV, appartenente alla famiglia degli Hepadnaviridae, ed è uno dei virus più infettivi al mondo; si trasmette tramite sangue infetto o tramite rapporti sessuali non protetti.

I sintomi legati all’epatite B sono variegati e di non sempre facile individuazione, addirittura l’ammalato potrebbe non presentare alcun sintomo evidente, pur essendo in grado di trasmettere la malattia: in questo caso si parla di portatore sano.

L’esordio dell’infezione può essere a volte segnalato da:

  • ittero (colorazione giallastra della cute e della mucosa, dovuta ad un aumento della bilirubina nel sangue oltre valori di 3 mg/100 ml),
  • affaticamento,
  • febbre,
  • prurito ed eventuali piccole ferite dovute al grattarsi,
  • nausea e vomito,
  • dolore proiettato all’ipocondrio destro (sede di proiezione del fegato) ed eventualmente riflesso alla spalla destra,
  • feci chiare,
  • urine scure,
  • sempre presente è invece l’innalzamento delle transaminasi e della bilirubina nel sangue.

La corretta diagnosi di epatite B può però essere fatta solamente mediante dosaggio dei marker virali specifici attraverso un esame del sangue.

L’infezione da virus dell’epatite B può evolvere in 4 esiti diversi, a seconda delle condizioni immunitarie del paziente:

  1. Decorso acuto con completo recupero e acquisizione della immunità dall’infezione (circa il 95% dei casi),
  2. epatite fulminante con mortalità del 90% (può richiedere il trapianto di fegato),
  3. infezione cronica (meno del 5% dei casi), ossia persistenza del virus nell’organismo con danno epatico; in questo caso la malattia ha un andamento cronico e può compromettere la funzionalità epatica nel giro di 10-30 anni con l’insorgenza di cirrosi epatica o di carcinoma epatocellulare primitivo (di solito dopo che è già presente la cirrosi),
  4. stato di portatore inattivo: il virus persiste nel fegato ma non provoca danno epatico; può rimanere in questo stato anche tutta la vita, senza arrecare danni nemmeno a lungo termine. È anche poco contagioso per gli altri.

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Epatite C

https://it.wikipedia.org/wiki/File:HCV_prevalence_1999.png

https://it.wikipedia.org/wiki/File:HCV_prevalence_1999.png

L’epatite C è causata dal virus HCV facente parte della famiglia dei Flaviviridae, agente meno infettivo tuttavia molto resistente, la cui diffusione avviene soprattutto per via ematica e non per via sessuale come comunemente si crede. La trasmissione per via sessuale avviene solo in presenza di cicli mestruali o di patologie a carico del sistema urogenitale a causa dei quali avviene uno scambio di sangue infetto.

L’epatite C può essere:

  • La forma acuta è un’infezione a breve termine, i cui sintomi possono durare fino a 6 mesi. Nel 20% circa dei casi l’organismo riesce a sconfiggere l’infezione e liberarsi del virus, ma nella maggior parte dei casi il paziente sviluppa epatite cronica.
  • La forma cronica, se non riconosciuta e trattata, può durare per tutta la vita e causare gravi problemi di salute, tra cui danni permanenti al fegato, cirrosi epatica e tumore. I danni al fegato possono comparire a distanza di 10-30 dal momento dell’infezione.

Quando presenti, i sintomi dell’infezione acuta possono annoverare i classici sintomi indicativi di sofferenza epatica, come ad esempio:

  • ittero,
  • urine giallo scuro e feci chiare,
  • affaticamento,
  • febbre,
  • dolori muscolari e articolari,
  • perdita di appetito,
  • nausea e/o vomito,
  • dolore addominale.

La diagnosi avviene attraverso specifici esami del sangue ed eventuali approfondimenti necessari a stabilire l’entità del danno al fegato (ecografia, biopsia, …).

Il trattamento per l’epatite C prevede specifiche terapie antivirali, che possono curare l’infezione nella maggior parte dei casi (in caso di infezione acuta è possibile restare in vigile attesa prima di iniziare il trattamento, per verificare l’eventuale risoluzione grazie all’intervento del sistema immunitario).

Nei casi di danni già occorsi all’organo, è talvolta necessario ricorrere al trapianto d’organo.

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Domande e risposte
  1. Domanda -

    Come si trasmette l’epatite A?

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo) -

      La malattia si trasmette attraverso il contatto con le feci di una persona infetta, quindi per esempio consumando cibo cucinato da un soggetto che non si sia lavato le mani dopo aver usato il bagno, bere acqua contaminata, mettendo in bocca un dito entrato in contatto con oggetti infetti.

  2. Domanda -

    Come si trasmette l’epatite B?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      L’epatite B si trasmette per contatto con il sangue, lo sperma o altri fluidi corporei di una persona infetta. Una donna infetta può inoltre contagiare il bambino alla nascita.

  3. Domanda -

    Come si trasmette l’epatite C?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      L’epatite C si trasmette attraverso il contatto con il sangue di un paziente infetto da HCV, per esempio per condivisione o puntura accidentale di/con aghi o rasoi, tatuaggi effettuati con materiale non sterile, condivisione di spazzolini da denti, occasionalmente anche attraverso rapporti sessuali.

  4. Domanda -

    Come si manifesta un’epatite?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Quando presenti, i sintomi di un’infiammazione del fegato possono includere stanchezza, eruzioni cutanee, gonfiore alla caviglie e addominale, dolore addominale sul lato destro, ittero, urine scure.

  5. Domanda -

    Quanto sopravvive il virus dell’epatite fuori dal corpo?

  6. Domanda -

    Esiste l’epatite E?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Si tratta di una forma virale autolimitante, almeno nella maggior parte dei soggetti altrimenti in salute.

  7. Domanda -

    Con un bacio profondo si può prendere l’epatite?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      A meno di presenza di abbondante sangue, ossia attraverso il solo scambio di saliva, è in teoria possibile ma poco probabile; si tratta di un’ipotesi ancora controversa, oggetto di discussione nella comunità scientifica.

  8. Domanda -

    Se ho preso l’epatite A sono immune dalla B e dalla C?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      No, i virus sono diversi e non conferiscono immunità crociata.