Emorragia interna: quali sintomi? Cosa fare?

Ultima modifica 04.12.2019

Introduzione

L’emorragia interna è definita come un importante sanguinamento che si raccoglie all’interno del corpo e non è visibile all’esterno, derivante dalla rottura di un vaso sanguigno.

I primi sintomi dell’emorragia interna includono

  • dolore nel distretto in cui si verifica l’emorragia,
  • ansia,
  • aumento della frequenza respiratoria,
  • polso debole (battito percepito in modo lieve),
  • e pelle fredda su braccia e gambe.

Se il sanguinamento interno non viene trattato la pressione del sangue inizierà a calare significativamente e, come tentativo di compensazione, il battito cardiaco e la frequenza respiratoria continueranno ad aumentare; compariranno i primi segni di alterazione dello stato mentale a causa della riduzione del sangue circolante e della ridotta pressione (un adulto può perdere più del 30% del volume di sangue prima che si verifichino cambiamenti nei segni vitali o nel livello di coscienza).

Si tratta di un’emergenza medica, la cui gravità dipende dalla localizzazione e dall’entità dell’emorragia; se non trattata tempestivamente può portare allo sviluppo di shock emorragico con riduzione del volume di sangue circolante e morte del paziente.

Emorragia interna, immagine che rappresenta la rottura di un'arteria su sfondo bianco

iStock.com/Naeblys

Cause

Le cause responsabili di un sanguinamento interno possono essere numerose e di gravità variabile, ricordiamo ad esempio:

  • farmaci, in particolare i fluidificanti del sangue tra cui: dicumarolici come l’acenocumarolo (Sintrom®) e il warfarin (Coumadin®), i nuovi anticoagulanti orali (NAO) tra cui l’apixaban, rivaroxaban, il dabigatran e l’edoxaban e gli antiaggreganti come l’acido acetilsalicilico, il clopidogrel e la ticlopidina;
  • aneurisma, ossia la dilatazione patologica di un’arteria (cerebrale, addominale, …) che può rompersi ed iniziare a sanguinare, ad esempio a causa della pressione alta;
  • disturbi emorragici ereditari, tra cui l’emofilia, una malattia genetica che impedisce la corretta coagulazione del sangue. Una lesione anche lieve, può portare alla lunga ad un sanguinamento importante se non viene riconosciuta ed adeguatamente trattata;
  • cause gastrointestinali: un’emorragia interna dell’apparato digerente può essere la conseguenza di diverse patologie tra cui polipi del colon, colite, morbo di Crohn, gastrite, esofagite e varici esofagee, ulcere gastriche e duodenali, …;
  • traumi: incidenti stradali o cadute di oggetti pesanti sul corpo possono danneggiare organi, vasi sanguigni oppure ossa, senza che si verifichi una lesione con l’esterno;
  • gravidanza extrauterina: può causare un’emorragia interna a causa della rottura delle tube, diventando rapidamente un’emergenza medica,
  • chirurgia: prima del termine del trattamento, lo specialista dovrà assicurarsi che non vi sia alcun tipo di sanguinamento;
  • infezioni: sebbene poco comuni, esistono diverse infezioni in grado di causare emorragia interna, tra cui ad esempio Ebola, Dengue o infezione da virus di Marburg;
  • tumori (come nel caso del tumore al colon-retto).

Sintomi dell’emorragia interna

L’emorragia interna è una condizione clinica spesso subdola, che nella maggior parte dei casi viene diagnosticata in fase avanzata perché inizialmente potrebbero non comparire sintomi.

Le manifestazioni cliniche dipendono dalla localizzazione del sanguinamento:

Complicazioni

Nei casi più gravi, quando l’emorragia interna non viene riconosciuta o trattata tempestivamente, ci può essere una notevole perdita di sangue con conseguente rischio di shock emorragico. I sintomi includono:

Diagnosi

La diagnosi di emorragia interna si basa su un’anamnesi approfondita sul paziente, seguita dall’esame obiettivo, concentrandosi su quell’area del corpo in cui potrebbe essersi verificato il sanguinamento. Ad esempio,

  • quando vi sia il sospetto di un’emorragia cerebrale, l’esame obiettivo si focalizzerà sul sistema neurologico,
  • mentre in caso di sospetto sanguinamento intestinale, lo specialista si concentrerà sull’addome.

È importante valutare il paziente alla ricerca di eventuali segni visibili sul corpo che possano suggerire un’emorragia interna tra cui una ferita, un ematoma (che potrebbe far sospettare un trauma violento), un livido, una sindrome compartimentale.

Gli esami del sangue possono essere richiesti per verificare l’eventuale presenza di

si noti tuttavia che, se l’emorragia si verifica rapidamente, i valori possono risultare ancora normali.

I test strumentali sono fondamentali per poter far diagnosi:

  • la TC è l’esame più utilizzato per ricercare un’emorragia cerebrale. È inoltre in grado di identificare un’eventuale frattura del cranio. Utile anche nei sanguinamenti che derivano da lesioni degli organi e vasi retroperitoneali (reni, surreni, aorta, vena cava inferiore, duodeno, colon e pancreas),
  • l’ecografia può essere utile in caso di emorragia addominale, soprattutto per problemi ostetrici o ginecologici, tra cui un sanguinamento derivante da una cisti ovarica o una gravidanza extrauterina,
  • se si sospetta la lesione di un vaso come un arteria, può essere utilizzata l’angiografia che permette di valutare il flusso sanguigno arterioso,
  • nel caso in cui l’emorragia sia molto grave e il paziente non sia cosciente, è necessario un intervento chirurgico per poter ricercare la fonte del sanguinamento (laparotomia esplorativa).

Cura

La gestione dell’emorragia interna dipende dalla causa e dalla gravità dell’emorragia:

  • Il trattamento delle emorragie lievi comporta in genere la somministrazione di liquidi per via endovenosa e un successivo periodo di riposo. Tipicamente si svilupperà un coagulo che limita temporaneamente l’emorragia mentre il vaso sanguigno si ripara da solo. Nel tempo, i tessuti corporei circostanti riassorbiranno il sangue in eccesso.
  • Nelle forme più gravi è fondamentale la ricerca del sanguinamento, portando il paziente in sala operatoria per cercare di individuare e fermare l’emorragia. Nel frattempo è importante che al paziente vengano somministrati fluidi per via endovenosa ricchi in elettroliti e valutare per un’eventuale trasfusione di sangue.

Successivamente viene consigliato al paziente un periodo di riposo, cercando di associarlo a uno stile di vita sano. Per ridurre il rischio di nuovi episodi emorragici, verranno sospesi i farmaci anticoagulanti in tutti quei pazienti che li assumono.

Fonti e bibliografia

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